di Pasquale Prencipe
L’Unità, 5 aprile 2025
Le notizie emerse finora sulla riforma sulla “sicurezza” del governo Meloni approvata dal Consiglio dei ministri, se confermate, sarebbero una presa in giro, contenendo il testo stesso modifiche irrilevanti rispetto al disegno di legge, che lascerebbero invariato l’impianto repressivo e illiberale, producendo un sovraffollamento carcerario ingestibile. I tempi ordinari della democrazia parlamentare sono troppo lunghi per l’attuale Governo che, utilizzando un decreto legge, ha l’intenzione di rimpiazzare il disegno di legge in discussione al Senato.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 5 aprile 2025
“Non funziona più così”, risponde l’agente di polizia al professore arrestato perché appoggia le proteste contro il collasso climatico, quando chiede il rispetto delle garanzie costituzionali. Siamo nel 2030 negli Usa e in Diluvio, romanzo di Stephen Markley, ma la scena potrebbe ripetersi in una qualsiasi città italiana. E non tra qualche anno ma già domani, perché il governo ha trasformato in decreto il disegno di legge “sicurezza” che limita i diritti e aumenta le pene. Meloni stringe i bulloni della repressione, guarda caso - dalla finzione alla realtà - anche contro gli attivisti del clima. Lo fa con un provvedimento immediatamente in vigore che dovrebbe, per Costituzione, essere di “straordinaria necessità e urgenza” e invece è diventato prassi per il governo. A domanda su dove diavolo sia l’urgenza, il ministro Piantedosi ha risposto candido: “In parlamento si è perso troppo tempo”.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 5 aprile 2025
A centinaia nella capitale, con qualche manganellata e i palazzi blindati: mix tra politici e attivisti. Cortei da Bologna a Napoli contro la “deriva ungherese”. “La loro sicurezza serve soltanto a giustifica leggi liberticide. Non vogliamo un paese che ci obbliga a stare in silenzio di fronte alle ingiustizie e che invece di proteggerci ci minaccia”. Le parole di una studentessa media al microfono piazzato davanti al Pantheon sintetizzano alla perfezione i motivi della protesta, convocata last minute, che ha visto centinaia di persone ritrovarsi al centro di Roma, a un tiro di schioppo dai palazzi in cui il Ddl sicurezza è rimasto impigliato, per l’opposizione parlamentare, le urla che in questi mesi sono arrivate dalle piazze e i bisticci dentro la maggioranza.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 5 aprile 2025
Il presidente Cesare Parodi sospende il giudizio ma conferma i rischi di possibili conflitti sulle conseguenze del decreto legge che, nelle stesse ore, è sul tavolo del Consiglio dei ministri. “Il decreto legge sulla sicurezza? Lo vedremo nel dettaglio quando sarà approvato, ma certamente avrà ricadute sulla gestione comune della giustizia nel Paese, sulla percezione del significato della giustizia, nel momento in cui si fa una scelta di criminalizzare ulteriori condotte. Ovviamente ci sarà una parte del Paese che approverà questa stretta, un’altra che la vivrà come una forma di ingerenza nelle libertà di cittadini. A noi sta il compito di verificare l’impatto nell’applicazione dei singoli casi, e questo sicuramente faremo”. Cesare Parodi, presidente dell’Anm, sospende il giudizio ma conferma i rischi di possibili conflitti sulle conseguenze del decreto legge che, nelle stesse ore, è sul tavolo del Consiglio dei ministri.
di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 5 aprile 2025
Avanti solo con le carriere separate: non facciamole apparire vittime. Lo stop imposto da Meloni in concomitanza con il cambio ai vertici Anm. Fermi tutti. La presidente del Consiglio ha chiesto che sulla giustizia la maggioranza si concentri in Parlamento sulla separazione delle carriere e metta in stand by tutti gli altri provvedimenti. Fino al referendum. C’è la prova di questo orientamento, deciso a Palazzo Chigi e attuato dai gruppi di centrodestra. Mercoledì scorso è stata bloccata a Montecitorio una proposta di legge di iniziativa parlamentare che mira a istituire la giornata in memoria delle vittime degli errori giudiziari: per quanto fosse evocativa, non appariva politicamente rilevante.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 5 aprile 2025
Il membro del Csm: “Solo un Consiglio di sorteggiati è in grado di assicurare la reciproca indipendenza dei consiglieri. La magistratura associata non ha mai formulato la benché minima proposta riformista per chiuderla con il correntismo”. “Si dice che il sorteggio per l’elezione dei consiglieri togati al Csm sarebbe incostituzionale ma mi domando cosa ci sia di più democratico e inclusivo che riconoscere a ogni singolo magistrato, espressione di un’élite distinta al suo interno solo per funzioni, l’astratta possibilità di essere chiamato al governo autonomo senza prima doversi genuflettere a una corrente”.
di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 5 aprile 2025
“Il carcere come opportunità” per le aziende di trovare manodopera qualificata difficile da reperire, per i detenuti come occasione di riscatto sociale. Il provveditore dell’amministrazione penitenziaria di Emilia-Romagna e Marche Silvio Di Gregorio spiega così il protocollo d’intesa firmato tra Prap Emilia-Romagna e Marche, Ance Emilia-Romagna, la principale associazione di categoria che rappresenta i costruttori edili, il consorzio Formedil Emilia-Romagna, che coordina a livello regionale le attività delle scuole edili territoriali e l’associazione del Terzo Settore Seconda chance, impegnata a procurare opportunità di formazione e di lavoro a detenuti, affidati ed ex detenuti nell’ambito di un accordo con il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
di Giuseppe Crimaldi
Il Mattino, 5 aprile 2025
È il terzo caso nei padiglioni della Campania, sos del Garante: “Intervenire subito al fianco dei deboli”. Poco più di un mese fa aveva deciso di iniziare un percorso di collaborazione con la giustizia, e per questo dal carcere di Santa Maria Capua Vetere era stato trasferito in quello di Secondigliano. Giovedì mattina Pietro Ligato - 53enne di Pignataro Maggiore, figlio del boss Raffaele (morto nel 2022 nel carcere di Milano Opera) e di Maria Giuseppa Lubrano sorella dell’altro capoclan Vincenzo Lubrano) - è stato trovato morto nella sua cella di isolamento: aveva una busta di nylon stretta al collo con una striscia di lenzuolo. A scoprirlo sono stati gli agenti della Polizia penitenziaria, che nulla hanno potuto fare per rianimarlo: il suo cuore aveva cessato di battere alcune ore prima.
di Gianni Galeotti
lapressa.it, 5 aprile 2025
Sovraffollamento al 155%, ma due dei tre detenuti morti negli ultimi mesi erano stati trasferiti da altri carceri sovraffollati. Aperta un’indagine interna. Il ministro Nordio: “Il governo sta intervenendo”. La deputata Ascari: “Basta annunci, servono fatti. Il carcere non può continuare ad essere visto come discarica sociale”. Il Ministro della Giustizia ha risposto all’interrogazione dell’onorevole Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle riguardo alla situazione delle carceri, in particolare alla Casa Circondariale di Modena, che ha registrato una tragica sequenza di morti tra i detenuti negli ultimi tre mesi. Stando ai dati del Ministro, sono stati registrati tre decessi nella struttura, di cui due per cause da accertare e uno per suicidio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 aprile 2025
Depositate le motivazioni della sentenza che ha escluso il reato di tortura per il pestaggio di un detenuto. Le immagini delle telecamere erano state chiare. Alcuni agenti della polizia penitenziaria del carcere di Reggio Emilia, come un branco, hanno incappucciato il detenuto con una federa stretta al collo. Denudato, lo hanno colpito con calci e pugni. Ma non era finita lì: lo hanno trascinato in cella, ferito e sanguinante, e lasciato lì dentro, sempre denudato, per un’ora. In quel lungo lasso di tempo, lui ha spaccato il lavandino e compiuto gesti di autolesionismo. Tutto il corridoio è stato inondato di acqua e sangue. Pur essendo innegabili i comportamenti violenti e degradanti messi in atto dagli agenti, la sentenza ha escluso il reato di tortura sulla base di una valutazione della giudice - non convincente per le parti civili - che si può evincere dalle motivazioni da poco depositate.
- Ivrea (To). La “cella liscia” era usata per punire i detenuti
- Viterbo. Andrea Di Nino, romano morto in cella: ipotesi omicidio
- Ancona. Visita al carcere, attraversando corpi e muri martoriati e cogliendo qualche promessa
- Latina. “Noi fuori”, le voci dei detenuti dal carcere di Rebibbia arrivano alla Curia vescovile
- Castrovillari (Cs). Teatro-carcere, Aprustum porterà in scena “Finale di partita” di Beckett










