Il Mattino, 2 aprile 2025
Nel Casertano spazio a un progetto di inclusione sociale e lavorativa. Le colombe artigianali e i prodotti dolciari, realizzati dai detenuti della casa di reclusione di Carinola sono il segno tangibile di inclusione e riscatto sociale. Nella sala Caduti di Nassiriya del consiglio regionale ieri la presentazione dei prodotti realizzati nell’ambito del progetto “I FaRinati” promosso dall’associazione Generazione Libera. Una iniziativa voluta dal Garante Samuele Ciambriello e dal presidente del consiglio regionale della Campania, Gennaro Oliviero.
insidertrend.it, 2 aprile 2025
Le attività sono state organizzate da CSI Milano. Lo sport come strumento educativo per aprire nuove frontiere della proposta sportiva negli istituti di pena. Forti le emozioni vissute sabato scorso nel Reparto Luce della Casa circondariale di Via Sanquirico a Monza, in occasione della terza edizione della giornata Genitori-Figli organizzata dal Centro Sportivo Italiano - Comitato Territoriale di Milano, in occasione della quale le famiglie dei ragazzi detenuti hanno potuto accedere all’istituto per trascorrere un’intera giornata di gioco, convivialità e festa con i rispettivi papà e compagni.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 aprile 2025
Il volume del magistrato Marcello Bortolato e del giornalista Edoardo Vigna, “Oltre la vendetta” edito da Laterza. Non risarcisce nulla, non è vendetta e non è necessariamente perdono, non è punizione né pentimento, non è riparazione del deviante, non è una terapia psicologica e neppure si tratta di un processo parallelo a quello che si celebra nelle aule di tribunale. È soprattutto una pratica a vantaggio della vittima - sia essa una persona o la collettività in senso lato - al fine di alleviare, o riparare simbolicamente con un’azione, le sofferenze derivanti dal reato subito. Ma aiuta anche chi di quel reato è autore, o semplicemente accusato, a prendere coscienza dell’accaduto, a capire il punto di vista dell’altro e a superare le proprie frustrazioni o sensi di colpa, lasciando invece il posto ad un’empatia che cura le ferite. È un “teatro dell’umano senza pubblico” che “risana la frattura tra chi ha commesso e chi ha subito un torto”. Regola numero uno: l’adesione volontaria al programma.
di Ruggiero Capone
L’Opinione, 2 aprile 2025
Il carcere o le pesanti sanzioni pecuniarie si confermano ancor oggi il miglior viatico a far esplodere nella popolazione il diffuso senso di rancore, di ribellione, di odio verso la classe dirigente. Ancora è aperto e viscerale il dibattito tra coloro che reputano educativo il carcere duro ed i tanti paladini della semilibertà, delle porte aperte per scongiurare l’esclusione sociale del condannato. Ormai è acclarato quanto l’esclusione sociale contribuisca al non reinserimento dell’essere umano: perché il carcere incrementa la violenza e la povertà nelle classi con meno possibilità economiche.
di Maria Stagnitta
Il Manifesto, 2 aprile 2025
“Il progresso della medicina è lento e difficile. Ciò è detto senza ironia. Tanto più lento e difficile quanto più questa disciplina riceve ed accoglie la delega di interpretare fenomeni che con essa non hanno a che fare se non per le apparenze dei loro stadi conclusivi. Il problema della ingiustizia, della miseria, della violenza, percorre la storia. La medicina coglie i segni che “le competono” e ne fa talvolta - nel rispetto ossequioso dei paradigmi - capitoli non gloriosi, ma consistenti della sua storia” (Giorgio Bignami in Terre di confine. Soggetti, modelli, esperienze dei servizi a bassa soglia Edizioni Unicopli a cura di Grazia Zuffa, Patrizia Meringolo, Stefano Bertoletti, Maria Stagnitta).
di Angela Nocioni
L’Unità, 2 aprile 2025
Un decreto legge non può modificare un accordo internazionale senza il consenso delle parti che lo hanno stipulato. Non hanno nessun fondamento giuridico e sono soltanto materiale per la propaganda meloniana le dichiarazioni di Piantedosi sul funambolico tentativo di mettere per decreto una pezza al buco nell’acqua fatto con l’operazione meloniana dei lager italiani in Albania. Quelle celle non possono essere usate per rinchiudere immigrati che hanno ricevuto in Italia un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale. La legge lo vieta. Con decreto il governo ha deciso di portare nelle celle fatte costruire in Albania anche gli stranieri presenti in Italia colpiti da provvedimenti di trattenimento convalidati o prorogati in attesa di rimpatrio coatto.
di Antonello Ciervo e Salvatore Fachile*
Il Domani, 2 aprile 2025
Il Governo modifica nuovamente il quadro normativo. I dubbi sulla compatibilità del Decreto con l’accordo stipulato con l’Albania. La vicenda dei centri di detenzione in Albania ha un nuovo sviluppo: mentre la Corte di Giustizia valuta la compatibilità con il diritto Ue delle procedure di trattenimento nel centro di Gjader, il 29 marzo è stato pubblicato il decreto legge n. 37, che modifica radicalmente il quadro normativo. Il decreto stabilisce che potranno essere trasferiti in Albania non solo i migranti intercettati in acque internazionali durante operazioni di soccorso, ma anche tutti i cittadini stranieri destinatari di provvedimenti di trattenimento. Si aprono così le carceri albanesi ai migranti irregolari già presenti sul territorio italiano e destinati ai Cpr in attesa di espulsione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 aprile 2025
Il rapporto degli esperti indipendenti del Comitato per i diritti umani: garantire a Shengjin e Gjader diritto di difesa e proporzionalità della detenzione. Le raccomandazioni sono rivolte a Tirana ma parlano anche a Roma. I Centri italiani in Albania preoccupano l’Onu. Lo afferma un rapporto del “Comitato per i diritti umani” scritto al termine di una missione di monitoraggio in Albania. L’organo è composto da esperti indipendenti nominati dagli Stati firmatari della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici - tra loro ci sono Italia e Albania - per monitorarne l’applicazione. Critiche e raccomandazioni sono rivolte a Tirana, ma quelle sul “trattamento di migranti, rifugiati e richiedenti asilo” parlano anche a Roma. Il Comitato è “preoccupato per i potenziali conflitti tra il protocollo e la convenzione”, come quelli che riguardano “la detenzione automatica dei migranti e il rischio di una detenzione prolungata, nonché il rischio di essere soggetti a procedure di migrazione o asilo inadeguate”.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 2 aprile 2025
Caterina Bozzoli è uno dei legali che ruotano attorno al mondo dei migranti, quello che ha ottenuto il “permesso” per Happy Ijebor, nigeriano di 28 anni, spazzino volontario “adottato” da un quartiere padovano. Spesso le cose non vanno come devono andare, tranne ogni tanto, quando tutto va per il verso giusto. Questo è il momento che dà senso alla fatica, alla frustrazione dei tanti “no”. È questo lo spirito con cui Caterina Bozzoli racconta la storia di Happy Ijebor, giovane nigeriano di 28 anni “adottato” dagli abitanti di un quartiere del centro di Padova, che sta tentando di avere un permesso di soggiorno dal 2016, e che dopo una lunga serie di no, ha avuto un sì: la sospensione del decreto di espulsione. Pur trovandosi nella schiera dei tanti “invisibili” senza documenti, Happy ha deciso di non chiedere l’elemosina ma di prendere una scopa e pulire le strade gratuitamente.
di Nadia Ferrigo
La Stampa, 2 aprile 2025
L’associazione per la legalizzazione della cannabis Meglio Legale ha sollevato per la prima volta la questione di legittimità costituzionale del nuovo Codice della Strada con un ricorso al giudice di pace di Udine per il caso di Elena Tuniz, 32 anni, insegnante e “vittima di un paradosso giudiziario che rischia di compromettere gravemente la sua vita”. Come racconta nel video pubblicato da Meglio Legale, il 7 gennaio scorso, mentre era alla guida della sua auto, Elena Tuniz ha avuto un malore improvviso che ha causato un lieve incidente stradale. Ricoverata in ospedale tra i diversi esami è stata anche sottoposta a un test tossicologico che ha evidenziato una “dubbia positività al Thc”, che è il principio attivo della cannabis. Solo dopo un secondo attacco epilettico, avvenuto nella notte successiva, è arrivata la diagnosi corretta. “Nella terapia c’è anche la prescrizione di cannabis medica, fatta da neurologo” racconta nel video.
- Se le istituzioni europee insinuano la guerra nelle nostre menti
- Medio Oriente. Non c’è giustizia in un sistema coloniale
- Medio Oriente. A Gaza la fame come arma, gli aiuti come via per l’occupazione
- Più telefonate per i detenuti? Manca il regolamento, ma c’è il suicidio numero 25
- I suicidi in cella e l’aritmetica a targhe alterne










