di Luigi Ferraiuolo*
Corriere della Sera, 24 gennaio 2025
Via al Giubileo della Comunicazione: papa Francesco ha evidenziato come la nostra società sia sempre più povera di rispetto. Anche a causa di una cattiva informazione. Forse nessuno ci ha fatto ancora caso, ma nel brano della lettera di Pietro (1Pt3, 15-16) citato da Papa Francesco come tema della Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali del Giubileo viene usata la parola rispetto. Lo scorso dicembre l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha scelto rispetto come parola dell’anno. Il Papa sicuramente non “ci azzecca” nella scelta ma, come fa spesso Bergoglio, ha letto i segni dei tempi di una società sempre più povera di rispetto a causa anche dell’informazione o forse soprattutto per l’informazione. Un tema legato inscindibilmente, secondo noi delle Buone Notizie, alla qualità dei media ma anche alla loro credibilità e soprattutto al ruolo: che non è litigare in tv, aizzare le persone le une contro le altre, strombazzare accuse, spesso anche in buona fede, non capendo che quanto più si spettacolarizzano omicidi e gesti di violenza in tv, sui giornali e nei social, più diventano familiari e ripetibili.
di Gabriele Segre
La Stampa, 24 gennaio 2025
Sarà il caso di iniziare ad abituarci: la verità non esiste più. O, perlomeno, non per come eravamo abituati a conoscerla. A dissipare gli ultimi dubbi ci ha pensato Donald Trump che, con le prime dichiarazioni e azioni del suo secondo mandato, ha letteralmente riscritto gli ultimi decenni di storia americana e qualche secolo di geografia mondiale. Eppure, leggere le sue parole come pura eversione o, al contrario, come semplice provocazione significherebbe non cogliere l’essenza di un’epoca in cui, ormai, ognuno si appropria del suo pezzo di verità. Intendiamoci: esiste sempre una dimensione oggettiva dei fatti, un dato incontrovertibile che l’informazione ha il compito di perseguire.
di Santino Gaudio*
Il Domani, 24 gennaio 2025
Considerando i dati sugli adolescenti italiani, la politica tutta dovrebbe mettere in primo piano il problema e, magari, proporre una maggiore tassazione degli alcolici. Questi proventi potrebbero essere tutti investiti in campagne di informazione per genitori e ragazzi. Il rischio è quello di giocarci la salute e il futuro di tanti nostri giovani. Dall’inizio del nuovo anno di parla tanto di assunzione di bevande alcoliche: dalla stretta sull’assunzione di alcol per i nuovi patentati alla guida, presente nel nuovo codice della strada, alle dichiarazioni del dottor Vivek Murthy, Surgeon General of the United States (la persona a capo del sistema sanitario degli Usa). Quest’ultimo, ricordando che l’alcol è il terzo fattore di rischio nell’insorgenza di tumori dopo fumo e obesità, ha anche proposto di imporre sulle etichette degli alcolici un chiaro avviso sui rischi dell’alcol (così come avviene per i prodotti del tabacco).
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 gennaio 2025
A voler essere ottimisti, la VII Conferenza nazionale sulle dipendenze che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha fissato ieri per il 7 e l’8 novembre a Roma potrebbe assomigliare più a quella di Trieste del 2009 che non all’ultima, tenutasi a Genova nel novembre 2021. Al contrario del confronto tra istituzioni, studiosi, operatori e consumatori organizzato poco più di tre anni fa dalla ministra alle Politiche giovanili Fabiana Dadone (M5S) del governo Draghi, infatti, la “vetrina per sigillare le politiche della legge Fini-Giovanardi” - come venne definita dalle associazioni del privato sociale che si riunirono contemporaneamente in un convegno alternativo - servì solo a celebrare “il matrimonio tra patologizzazione e repressione” tanto caro al governo Berlusconi di allora, e in particolare al sottosegretario Carlo Giovanardi che ne fu promotore.
di Ferruccio de Bortoli
Corriere della Sera, 24 gennaio 2025
La vicenda del generale libico Najem Osama Almasri. Di una Corte internazionale, o si accettano tutte le sue pronunce, anche quelle che riguardano gli alleati, magari considerate ingiuste o semplicemente inopportune, oppure si corre il rischio di depotenziarle tutte, di rivalutare i condannati, autori di massacri e di crimini contro l’umanità. È incredibile, nella sua sconcertante gravità, la vicenda del generale libico Najem Osama Almasri, arrestato a Torino - era lì per Juventus-Milan - perché colpito da mandato di cattura della Corte penale internazionale e subito liberato per un cavillo giuridico o per una ragione di Stato. “Espulso perché pericoloso” ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Chissà cosa avranno pensato della serietà del nostro sistema giudiziario, dei valori occidentali, del rispetto dei diritti universali della persona, i suoi sodali che lo hanno accolto in patria come un eroe dopo essere sceso da un aereo di Stato pagato da tutti i contribuenti italiani?
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 24 gennaio 2025
La strana tempistica del mandato di arresto da parte della Corte penale internazionale, l’inerzia della Germania, il ruolo di Nordio e il volo di stato. Intanto le opposizioni attaccano la premier Meloni. Sono diversi gli aspetti che ancora restano da chiarire del caso di Osama al Njeim Almasri, capo della polizia giudiziaria libica su cui pende un mandato della Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, arrestato in Italia sabato scorso, ma poi rilasciato e rimpatriato martedì in Libia con tanto di volo di stato. La vicenda ha scatenato l’ira dei partiti di opposizione, che uniti hanno parlato di “fatto di gravità inaudita” e chiesto che la premier Meloni riferisca in Parlamento. La stessa Cpi ha chiesto ieri sera spiegazioni all’Italia. Intanto fonti autorevoli del governo, consultate dal Foglio, esprimono forti perplessità sulla tempistica con cui la Corte penale internazionale ha emesso il mandato di arresto e sull’inerzia mostrata dalla Germania.
di Irene Famà
La Stampa, 24 gennaio 2025
Il documento con cui i giudici chiedevano l’arresto: “È il direttore di quel lager. Ha partecipato personalmente alle violenze. Assassinati anche medici e religiosi”. Spietato. Sadico. Osama Almasry Njeem, “Mr Njeem”, il comandante libico arrestato a Torino su mandato internazionale e lasciato libero per un cavillo giudiziario, è un uomo crudele. Lo racconta il mandato di cattura della Corte dell’Aja. Che lo accusa di crimini di guerra e contro l’umanità. Di stupri, omicidi, torture, botte. È vero, si legge negli atti, Almasry “non ha un titolo ufficiale”. Ma nella prigione di Mitiga, ad ovest della Libia, “tutto avviene sotto il suo controllo e con il suo consenso”. Lì occupa “la posizione più alta”. È il direttore di quel lager. Dispone di vita e di morte.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 gennaio 2025
Dopo le dimissioni di Russo, il Dap è diretto dalla sua vice Lina Di Domenico. Ma nessun nome è ancora arrivato al Colle. Amministrazione della giustizia, la relazione al Parlamento del Guardasigilli. Il sovraffollamento c’è. Ma l’atto di clemenza “sarebbe un incentivo alla recidiva”. A un mese dalle dimissioni di Giovanni Russo, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è ancora senza un capo. Mentre l’ex procuratore nazionale antimafia che si era insediato a largo Daga nel gennaio 2023 ha già preso posto come consigliere giuridico della Farnesina, la sua vice Lina Di Domenico, magistrata collocata fuori ruolo dal Csm l’8 gennaio scorso, lo ha sostituito ma ancora solo nella veste di facente funzione. Ma né il suo né un altro nome è ancora arrivato - come vuole la prassi - al Quirinale. Spetta infatti a Sergio Mattarella, in quanto capo delle forze armate, firmare il decreto presidenziale di nomina della figura istituzionale che guida anche il corpo di Polizia penitenziaria. L’impasse è tale che la delibera con la quale il governo propone il nome del nuovo capo Dap non è neppure ancora pervenuta formalmente sul tavolo del Consiglio dei ministri.
di Errico Novi
Il Dubbio, 23 gennaio 2025
Più tempo, innanzitutto: il nuovo commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio vede prorogata al 31 dicembre 2026, con un extra time di 12 mesi esatti, la scadenza per presentare e mettere sui binari il proprio piano di riqualificazione. È una delle novità previste, in materia carceraria, dal decreto Giustizia convertito martedì alla Camera. Ieri, in entrambi i rami del Parlamento, il guardasigilli Carlo Nordio ha citato il “Piano per l’edilizia penitenziaria e la ristrutturazione del patrimonio” nell’ambito della propria relazione sullo Stato della giustizia.
di Angela Stella
L’Unità, 23 gennaio 2025
Silenzio sui detenuti suicidi, solito bla-bla sul sovraffollamento. Difesa della separazione delle carriere con contemporaneo attacco alla figura del pubblico ministero, soddisfazione per la diminuzione dell’arretrato, nessuna parola sui suicidi in carcere: questa la sintesi del detto e non detto nella Relazione sull’amministrazione della giustizia da parte del Ministro Nordio ieri prima al Senato poi alla Camera. Il responsabile di Via Arenula si è infatti scagliato contro quell’ “enfasi apocalittica di radicati pregiudizi” che accomunano magistratura e parte dell’opposizione nel fronteggiare il ddl costituzionale per la modifica dell’ordinamento giudiziario.
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