di Francesca Salvatore
insideover.com, 20 gennaio 2025
Il numero di persone detenute in carcere in tutto il mondo sta crescendo, ma nei Paesi Bassi la tendenza va nella direzione opposta. Negli ultimi dieci anni, venti prigioni sono state chiuse nel Paese. Gli olandesi hanno visto la loro popolazione carceraria diminuire di oltre il 40% negli ultimi 20 anni: non si tratta di una ricetta miracolosa ma della risultante di differenti fattori, ma quello che risulta vincente è l’atteggiamento culturale nei confronti della detenzione, che guarda alla permanenza in prigione come qualcosa che fa più male che bene e non garantisce la redenzione e tantomeno il reinserimento sociale.
agi.it, 20 gennaio 2025
La proposta degli avvocati include il potenziamento delle misure di detenzione domiciliare per i trasgressori non violenti e “prigioni part-time”. Condizioni simili alle restrizioni imposte dal Covid dovrebbero essere applicate ai criminali come alternativa alle carceri sovraffollate. La proposta arriva da un gruppo di avvocati inglesi. In un documento ufficiale presentato alla revisione delle sentenze in corso, guidata dall’ex segretario conservatore alla Giustizia David Gauke, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha chiesto di prendere in considerazione un “uso più creativo della pena”.
ansa.it, 20 gennaio 2025
Novanta in tutto, 69 donne e 21 minori sono i primi prigionieri palestinesi liberati da Israele a fronte del rilascio dei primi tre ostaggi rilasciati da Hamas allo scattare della tregua. Sono 90 i prigionieri palestinesi rilasciati oggi da Israele, 69 donne e 21 uomini di cui otto minori. Nessuno di loro ha condanne per omicidio. Una volta arrivati al carcere di Ofer, secondo quanto riferito dal Times of Israel, verranno identificati da rappresentanti della Croce rossa e aspetteranno qui il rilascio definitivo, a fronte della liberazione dei tre ostaggi israeliani. Il cinico conteggio dei rilasci prevede che 30 palestinesi siano liberati per ciascun civile israeliano e con un “peso” corrispondente. Ovvero, per il momento dal carcere israeliano escono detenuti “minori”, quindi non ergastolani e non nomi legati a ruoli apicali della dirigenza di Hamas.
di Davide Frattini
Corriere della Sera, 20 gennaio 2025
Pubblicato l’elenco dei 735 in carcere affinché i famigliari delle vittime possano fare appello. Per ora resta in cella Marwan Barghouti, considerato l’erede di Abu Mazen. Quando ha deciso di slacciare la pistola Smith & Wesson color argento dalla cintura e di nascondere il fucile mitragliatore M-16 (solo perché avrebbe dovuto consegnarlo agli israeliani, disarmo simbolico), l’unico esplosivo che Zakaria Zubeidi portava ancora in giro era quello conficcato in faccia: anni prima, si stava costruendo una bomba ma gli era esplosa troppo presto. Con quei grani di pepe sottopelle, il sorriso di chi resta lo sceriffo anche senza esibire bandoliere, passeggiava per i vicoli del campo rifugiati di Jenin, ormai in pensione dalle battaglie più sanguinose della seconda intifada. Le unità speciali dell’esercito hanno cercato di assassinarlo sei volte: leader delle Brigate Al Aqsa nel Nord della Cisgiordania, nel 2002 ha progettato l’attacco (sei morti) a un seggio elettorale durante le primarie del Likud, il partito di Benjamin Netanyahu, ed è stato accusato di aver inviato attentatori suicidi da quella che venticinque anni fa l’intelligence chiamava “la capitale dei kamikaze”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 gennaio 2025
Separazione delle carriere, il presidente del sindacato delle toghe: “In corso una partita che si gioca da 30 anni tra politica e giurisdizione, che non ha voluto allentare il controllo di legalità sulla politica. Oggi ci fanno pagare il prezzo per questo”. 27 febbraio: è il giorno deliberato dal parlamentino dell’Anm per lo sciopero contro la riforma costituzionale della separazione delle carriere. La proposta lanciata da Stefano Celli di Magistratura democratica è stata accolta all’unanimità. L’obiettivo adesso è raccogliere tutte le forze per organizzare la giornata di astensione ad un mese esatto dell’elezione del nuovo Comitato direttivo centrale e con l’incertezza di aver già eletto anche il nuovo presidente. Un elemento non da poco dal punto di vista di chi dovrà spiegarlo e legittimarlo nelle sedi pubbliche e comunicative.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 19 gennaio 2025
La riforma della “separazione delle carriere” tra Pm e giudici sembra arrivata all’ultimo miglio (per altro ancora piuttosto lungo), grazie alla tenace ossessione di gran parte degli avvocati e all’irriducibile dedizione alla causa dei politici di centro-destra. Tra questi primeggia il ministro Nordio, sempre pronto a rivendicare per le sue idee un marchio Doc, perché lui “sa” in quanto vecchio pubblico ministero. “Sa” e garantisce, chiedendo un atto di fede, che non si avranno quelle ricadute negative sull’indipendenza del Pm che molti invece - a partire dal Consiglio superiore della magistratura - ritengono inevitabili. Mentre non a caso la separazione delle carriere fra Pm e giudici era nel programma di Licio Gelli e Silvio Berlusconi.
di Grazia Longo
La Stampa, 19 gennaio 2025
La presidente di Magistratura democratica: “Una legge cara a Gelli. Rischioso affidare a un organo esterno al Csm la funzione disciplinare”. Silvia Albano, tra i primi giudici a non convalidare il trattenimento nel centro migranti in Albania, è la presidente di Magistratura democratica.
di Zita Dazzi
La Repubblica, 19 gennaio 2025
“Ci vogliono progetti di educazione alla legalità per i ragazzi che commettono reati da Daspo e occorre garantire condizioni di vita dignitosa. Bisogna includere i giovani stranieri nati in Italia e questo comporta anche l’accettazione delle diversità senza creare discriminazioni Ho fortissimi dubbi sulle misure del Governo per le forze di polizia: possono alimentare la rabbia sociale e ritorcersi contro gli stessi agenti”. Gherardo Colombo, lunga carriera di magistrato, protagonista di una stagione di inchieste giudiziarie che hanno segnato il Paese, dalla Loggia P2 a Mani Pulite, oggi scrive saggi sulla legalità e parla ogni anno davanti a migliaia di studenti per spiegare i valori sui quali ha fondato il suo lavoro.
di Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio
Corriere della Sera, 19 gennaio 2025
Dall’urto alla caduta, i punti da chiarire. Il consulente della procura, l’ingegnere Domenico Romaniello, sabato mattina ha effettuato un sopralluogo sul punto dell’incidente. Si cerca di recuperare il video cancellato. Anche un drone in cielo per registrare le immagini dall’alto dell’angolo tra via Ripamonti e via Quaranta a Milano. Misurazioni accurate, dalla carreggiata all’altezza del marciapiedi, alla ricerca di dettagli che possano ricostruire finalmente cosa è successo la notte del 24 novembre quando Ramy Elgaml è morto dopo un inseguimento con i carabinieri. Il consulente della procura, l’ingegnere Domenico Romaniello, sabato mattina ha effettuato un sopralluogo sul punto dell’incidente accompagnato dagli agenti della polizia locale.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 19 gennaio 2025
Oggi un presidio collegato al caso di Ramy. Il nodo delle telecamere. Il tratto in comune. “Verona-Milano-Verucchio. Lo stesso razzismo omicida”. Le differenze: le immagini. Quelle che sono state mostrate e che continuano a uscire, il caso di Ramy. Quelle di cui ancora non si sa nulla, come per Moussa. È questo il solco nel quale si muoverà domani, alle 16, il presidio organizzato davanti alla stazione per “Moussa, Ramy, Fares e Muhammad”. Quello nato sotto l’egida del “pretendere Giustizia e Verità per Moussa” e che vedrà la partecipazione di persone e collettivi da Milano, del Magazzini 47 di Brescia, Onda Studentesca, Associazione Diritti per tutti e collettivo Gardesano autonomo.
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