di Fabrizio Geremicca
Il Manifesto, 5 gennaio 2025
La legge di bilancio appena approvata non stanzia nulla per il contrasto alla povertà educativa minorile, così rischiano di sparire i progetti del Terzo settore che avevano trovato una copertura dal 2016. “È aberrante che l’orfano debba fare domanda per avere un sussidio e che questo non venga erogato immediatamente. Devono essere le istituzioni ad andare dagli orfani e non viceversa”. Giuseppe Delmonte, 45enne milanese, la cui madre fu assassinata nel 1997 dall’ex marito, aveva fatto questa denuncia nel corso di un convegno sugli orfani di femminicidio che si era svolto in Campania. Chissà cosa avrebbe detto se avesse saputo che il governo Meloni si apprestava a non rifinanziare il fondo dedicato al contrasto alla povertà educativa minorile, con il quale si sostengono anche i progetti per gli orfani di femminicidio. Il fondo fu alimentato con circa 360 milioni dalle Fondazioni bancarie nel triennio 2016 - 2018, a seguito di un protocollo d’intesa col governo e con il Terzo settore. La legge di Bilancio 2019 lo confermò per il triennio 2019 - 2021 e mise a disposizione 55 milioni annui di credito d’imposta a favore delle Fondazioni, che ne potevano fruire per il 65% degli importi versati e a carico delle quali si prevedeva un contributo annuo di circa 80 milioni.
di Paolo Di Falco
Il Domani, 5 gennaio 2025
Il 42enne è morto nella notte tra il 26 e il 27 ottobre del 2019 a Spadafora, frazione del Comune di Messina, nelle mani dello Stato. Era sotto casa della sua ex, che chiamò due volte i soccorsi. La ex moglie, però, oggi chiede ancora verità e giustizia. I dubbi sulle indagini archiviate. “Non mi interessa, non mi interessa”. Queste le ultime parole che, con un ginocchio di un carabiniere in borghese sulla schiena che preme la sua faccia sull’asfalto, pronuncerà Enrico prima di morire. È la notte tra il 26 e il 27 ottobre del 2019 e a Spadafora, frazione del comune di Messina, il 42enne Enrico Lombardo bussa insistentemente alla porta della sua ex compagna con cui non conviveva più da tre anni. Nonostante questo, i due erano comunque rimasti in buoni rapporti a beneficio dei figli.
di Roberto Miliacca
Italia Oggi, 5 gennaio 2025
In Italia sono circa 15mila gli avvocati cosiddetti “monocommittenti” che prestano cioè la loro opera in regime di collaborazione esclusiva in favore di uno studio. Ma la Cassazione ha detto che l’avvocato resta comunque un libero professionista, e quindi non può essere considerato un dipendente. Liberi professionisti ma anche dipendenti. in Italia sono circa 15mila gli avvocati cosiddetti “monocommittenti” che prestano cioè la loro opera in regime di collaborazione esclusiva in favore di un altro avvocato, di un’associazione professionale, di una società tra avvocati o di una società tra professionisti. Rappresentano, secondo gli ultimi dati del Consiglio nazionale forense, il 5,7% della professione forense, e, nonostante l’esistenza di una norma che sancisce l’incompatibilità tra professione forense e lavoro parasubordinato, sono una realtà da anni in attesa di una regolamentazione specifica, visto che questi professionisti, per l’attività svolta, percepiscono un compenso in misura fissa o variabile, come fosse uno stipendio mensile, pur svolgendo un’attività che ha natura libero professionale.
di Pietro Mecarozzi
La Nazione, 5 gennaio 2025
Tra quattro giorni ci sarebbe stata l’udienza di appello. Nel 2023 il detenuto aveva chiesto di scontare la pena in Egitto. Disposta l’autopsia. Tra quattro giorni avrebbe dovuto presentarsi in aula davanti ai giudici della corte di Appello di Firenze. Lì, il suo legale Demetrio Laganà, avrebbe provato a ribaltare la condanna di primo grado a tre anni e tre mesi di reclusione, e ottenere almeno i domiciliari. In aula Salem Ibrahim Khaled, però, non è mai entrato. Perché giovedì pomeriggio, intorno alle 19, ha deciso di togliersi la vita nella sua cella di Sollicciano. Lo ha fatto impiccandosi con un laccio costruito artigianalmente. Ci aveva già provato, senza riuscirci.
di Luca Serranò
La Repubblica, 5 gennaio 2025
Il detenuto, trovato impiccato in cella, era inserito nel centro clinico. L’assessore Paulesu: “Nessuna dignità”. Il Sappe: “Siamo al collasso”. “Già in passato aveva posto in essere gesti autolesionistici, pertanto era stato inserito nel reparto Centro clinico. Purtroppo la situazione degli istituti penitenziari toscani è al collasso, soprattutto nell’Istituto fiorentino”. Monta la polemica sul dramma del detenuto egiziano di 25 anni che venerdì pomeriggio si è tolto la vita - come altri prima di lui - in una cella del carcere di Sollicciano. Una tragedia su cui sono ancora in corso gli accertamenti della procura, ma che torna a testimoniare le condizioni del sistema penitenziario, come denunciato, tra gli altri, dal segretario per la Toscana del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, Francesco Oliviero: “Da tempo chiediamo interventi risolutivi all’amministrazione penitenziaria a livello locale e nazionale - aggiunge - incremento del personale, ma soprattutto progetti e percorsi rieducativi. Purtroppo, ad oggi dobbiamo constatare che le nostre richieste cadono nel vuoto”.
di Francesco Benvenuti
Corriere Fiorentino, 5 gennaio 2025
Nonostante la nomina di due nuovi vicedirettori per coprire l’assenza della direttrice penitenziaria Antonella Tuoni e il grido d’allarme dell’istituzioni territoriali ad intervenire sulle croniche criticità della struttura (sovraffollamento, degrado e violenza) il 2025 del carcere fiorentino di Sollicciano si apre tristemente così come si era concluso, con la prima vittima dell’anno in Toscana. Nella serata di venerdì infatti gli agenti penitenziari hanno trovato un detenuto egiziano di 25 anni, che già in passato aveva tentato gesti autolesionistici, impiccato dentro la sua cella. Un suicidio che, a pochi giorni dal monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, scuote nuovamente (l’ultima vittima, un 28enne somalo, risale al 22 dicembre) la comunità penitenziaria e la politica locale, spingendo il governatore toscano, Eugenio Giani, a chiedere un incontro urgente al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, destinatario già in estate di una lettera-appello.
di Fabiana Marcolini
L’Arena, 5 gennaio 2025
Prima portato da Montorio a Roma, adesso rischia l’estradizione in patria. Ma i legali vogliono chiarezza e fanno ricorso. Una vicenda intricata, per certi versi un arzigogolo, perché nemmeno l’unico dato oggettivo, ovvero il trasferimento di Nicolae Ion, detto Nicu, dal carcere di Verona a Rebibbia avvenuto il 2 dicembre, sarebbe giustificato da elementi legati alla estradizione in Romania per scontare gli anni residui di condanna (per lui il fine pena è nel 2027). Complicata la vicenda burocratica e quella umana perché subito dopo il suo arrivo a Roma Ion ha tentato di togliersi la vita, mantiene a tutt’oggi un atteggiamento autolesionistico. Per questo l’avvocato Irma Conti, componente del Collegio del Garante nazionale dei detenuti, è andata due volte a trovarlo.
Taranto. Figli in carcere con le mamme, Turco: “Reinserirli nella società è la battaglia da vincere”
di Pierpaolo D’Auria
cronachetarantine.it, 5 gennaio 2025
Uno dei problemi, certamente non secondario, è quello del “dopo” ovvero di ciò che un detenuto deve aspettarsi una volta scontata la pena e uscito dal carcere. Problema che le detenute della Casa circondariale di Taranto hanno prospettato al sen. Mario Turco nel corso della visita che questi ha compiuto nella mattinata del 4 gennaio all’interno dell’istituto di pena nello specifico nella sezione femminile della casa circondariale. Accompagnato dal coordinatore provinciale del M5S, Francesco Nevoli, e dal rappresentante del gruppo territoriale di Taranto, Gregorio Stano, oltre che dalla responsabile dell’ufficio comunicazione Annagrazia Angolano, il parlamentare e vicepresidente pentastellato è stato accolto dal direttore, Luciano Mellone, e dalla vicedirettrice, Nicoletta Siliberti, della casa circondariale oltre che dal Primo dirigente della Polizia penitenziaria Belisario Semeraro.
di Monica Leoncini
La Nazione, 5 gennaio 2025
Dal 2007 al 2024 il Cec Rinascere ha ospitato in totale 154 detenuti. Gli ospiti seguono percorsi di recupero basati su attività produttive. “Per la prima volta, qui, mi sono sentito a casa”. Lo dice Wilson, originario del Brasile, adottato da una famiglia italiana. Gli fa eco Klaudio, che invece arriva dall’Albania e dopo una breve esperienza in carcere, vive da oltre un anno al Cec Rinascere, Comunità educante con i carcerati, progetto portato avanti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per la rieducazione dei detenuti. Siamo al Pungiglione, nel Comune di Mulazzo, il grande Villaggio dell’accoglienza che dà il nome a una cooperativa sociale, un luogo dove persone socialmente disagiate provenienti dal mondo del carcere, dalla strada, da storie di solitudine e abbandono, trovano una casa e una famiglia, impegnandosi in percorsi di recupero nelle attività produttive del Villaggio. E vistare il Villaggio, ogni volta, è una nuova ed emozionante scoperta. Le guide sono Wilson e Klaudio, che lo conoscono bene, e volentieri si prestano a raccontare il loro quotidiano. “Non ho avuto una vita semplice - racconta Wilson - e ho affrontato molti momenti bui, qui per la prima volta mi sono sentito in famiglia. Non è stato affatto semplice all’inizio, sarei voluto scappare, ma adesso insegno italiano agli stranieri del Villaggio e mi piace molto”.
di Chiara Fabrizi
Corriere dell’Umbria, 5 gennaio 2025
La porta è rivestita dai resti delle coperte termiche dei migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. È stato l’arcivescovo Renato Boccardo ad aprire ieri (sabato 5 gennaio) la porta santa del carcere di Maiano di Spoleto costruita dai detenuti e rivestita in più punti dai resti delle coperte termiche dei migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. Il presule ha poi presieduto la messa che ha segnato l’avvio dell’anno giubilare nella casa di reclusione davanti a tanti reclusi, alla direttrice Bernardina Di Mario e al comandante della polizia penitenziaria Luca Bontempi. Presenti anche i magistrati di sorveglianza Grazia Manganaro e Nicla Flavia Restivo, il parlamentare Walter Verini e il vicesindaco Danilo Chiodetti.
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