di Luciano Eusebi
Il Riformista, 10 dicembre 2024
C’è una categoria giuridica, la colpevolezza, che, stante il suo nome, parrebbe funzionale a condannare. Ma già si puniva prima che essa fosse considerata necessaria per quel fine. Prima poteva essere, infatti, che qualcuno fosse reputato responsabile al pari di come lo si suole ritenere un fenomeno naturale, poniamo un fulmine, cioè per il mero aver causato un danno. Poi l’evolversi della civiltà giuridica ha condotto a richiedere che per punire, e per come punire, si debba tener conto della reale condizione personale, rispetto al suo agire, di chi pure, materialmente, quel danno l’abbia prodotto, cioè della sua colpevolezza: dunque, del suo essere stato o meno in grado di dominare la sua condotta e, pur quando lo si ritenga colpevole, degli elementi che abbiano inciso su di essa (potendo risultare ben diverse le caratteristiche della colpevolezza con cui venga commesso un medesimo reato). In sostanza, quella categoria ci dice che non si punisce condannando, al fine di gestire lo sgomento che sia derivato da un fatto offensivo, chi dal punto di vista oggettivo ne sia stato artefice, senza porsi questioni ulteriori (e spiegando quel medesimo fatto, in modo rassicurante, con riguardo al mero volere di tale persona); ma che si può punire solo in rapporto, e dando rilievo, a una rappresentazione reale, cioè non riduttiva, del soggetto agente. Sebbene l’attuazione di simile principio resti ampiamente inadeguata.
di Francesco Chindemi
avveniredicalabria.it, 10 dicembre 2024
Dall’importanza degli spazi adeguati per i colloqui ai servizi di supporto psicologico e sociale: le proposte dell’avvocato Luca Muglia per garantire la tutela dei figli di madri e padri reclusi. Nel contesto della tutela dei diritti dei detenuti, emerge spesso il ruolo della genitorialità e delle difficoltà che i genitori reclusi devono affrontare nel mantenere un legame con i figli. “La situazione riscontrata in Calabria è simile a quella di altre regioni, ma le difficoltà sono diverse”, spiega l’avvocato Luca Muglia, fino a poche settimane fa Garante dei diritti dei detenuti calabresi.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 10 dicembre 2024
Il 2024 doveva essere l’anno nel quale si era imboccata “la strada giusta per la realizzazione del nuovo carcere di cui da anni si sente impellente il bisogno”, auspicava nella relazione di dodici mesi fa la Garante delle persone private di libertà del Comune di Brescia, Luisa Ravagnani, ma su quella strada pare ci si sia persi ed oggi si scopre non solo che quei progetti sono lontani dall’essere realizzati, ma anche che le carceri bresciane risultano essere sempre più sovraffollate, con le celle di giorno ancora chiuse, diverse difficoltà ad accedere alle attività trattamentali, all’area sanitaria ed ai colloqui, acuendo le difficili relazioni tra detenuti, tribunale di sorveglianza e personale di polizia, mentre il “caro-detenzione”, causato dall’aumento dei prezzi nella lista della spesa, pesa sempre di più.
viterbotoday.it, 10 dicembre 2024
Visita a Mammagialla dei deputati di Italia viva Maria Elena Boschi e Roberto Giachetti, che denunciano una situazione definita “drammatica” e “lesiva della dignità” tanto dei detenuti quanto degli operatori penitenziari. I parlamentari hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere un intervento immediato.
cagliarinews.it, 10 dicembre 2024
È “allarme rosso” per il penitenziario più grande della Sardegna. Nelle ultime ore tante situazioni al limite, i poliziotti sono sempre più esasperati: “Possiamo ospitare 530 persone, invece ce ne sono 750 e ne arrivano anche per il 41 bis”. Il carcere di Uta “è una polveriera, la situazione sembra ormai sfuggita di mano, si attivino interventi urgenti immediati”. A lanciare l’allarme sono tutti i sindacati, uniti sempre di più. Michele Cireddu della Uil Pa, Luca Fais del Sappe e Alessandro Cara dell’Uspp, insieme a Giovanni Villa della Fns Cisl descrivono uno scenario di caos, confusione e violenza.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 10 dicembre 2024
Il detenuto tunisino denuncia torture subite in carcere. Chiesto risarcimento di 180mila euro. Dieci agenti sotto accusa. “Quello che è successo è un fatto gravissimo, inaccettabile e ha un nome preciso: tortura”. Davanti al giudice dell’udienza preliminare Silvia Guareschi, sono le parole scandite dall’avvocato Luca Sebastiani, che tutela il detenuto tunisino 44enne, in passato nel carcere della Pulce, che denunciò di aver subito pesanti vessazioni dalla Polizia penitenziaria e ora costituito parte civile. Nella scorsa udienza il pubblico ministero Maria Rita Pantani ha chiesto la condanna (la più alta di 5 anni e 8 mesi) per tutti e dieci gli agenti che hanno scelto il rito abbreviato, accusati a vario titolo di tortura, lesioni e falso nelle relazioni stilate sul fatto del 3 aprile 2023.
monzatoday.it, 10 dicembre 2024
Infezione da scabbia nel carcere di Monza. La denuncia arriva dalla monzese C.V, sorella di un detenuto nella Casa circondariale di via Sanquirico, che ha riferito l’impossibilità di andare a far visita al fratello perché affetto dalla scabbia. “Mi ha contattato dicendomi di non andare a trovarlo perché fra i detenuti è scoppiata un’epidemia di scabbia e anche lui ha contratto l’infezione - ha spiegato - So, sempre secondo quanto mi ha spiegato mio fratello, che la situazione si sta protraendo da diverse settimane e che si è anche proceduto con lo spostamento dei detenuti colpiti dall’infezione in aree dove sono tenuti in isolamento”.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 10 dicembre 2024
Nell’istituto penale per minorenni è tutto precario: dalle classi alla “palestra”. Il cappellano don Otello Bisetto: pesa il peggioramento delle comunità educative. Materassi a terra, refettori che senza soluzione di continuità distribuiscono pasti e lezioni di matematica e una turca come piatto doccia. Se è vero che gli spazi rivelano cosa intende fare di un luogo chi li ha progettati, l’Istituto penale minorile (ipm) di Treviso avrebbe da raccontare una storia grave. Già, perché quello che secondo tutti i report è l’Ipm più sovraffollato d’Italia, con un tasso di densità del 183%, è un carcere nato sotto una cattiva stella.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 10 dicembre 2024
I detenuti presso la Casa di reclusione iscritti ai poli universitari penitenziari di Milano-Bicocca, Bocconi e Statale di Milano avranno uno strumento in più per il loro corso di studi: un’aula multimediale con accesso alle piattaforme online degli atenei. Potranno usufruire dei servizi didattici, anche di e-learning, e di quelli di segreteria. Un’aula multimediale da cui accedere in tempo reale ai materiali del corso e, laddove disponibili, alle video-lezioni ma anche gestire autonomamente la propria carriera universitaria. È questo il nuovo passo avanti per gli studenti iscritti ai poli universitari penitenziari di Milano-Bicocca, Bocconi e Statale di Milano e detenuti presso la Casa di reclusione di Bollate, che potranno accedere alla piattaforma in tutta sicurezza.
garantedetenutilazio.it, 10 dicembre 2024
Presentato il primo numero del periodico, realizzato da 22 detenuti. Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Stefano Anastasìa, è intervenuto alla presentazione del primo numero del mensile Voci di Ballatoio, che si è svolta giovedì 5 dicembre nella Casa circondariale di Velletri, nato dopo una prima edizione sperimentale. Il progetto è stato ideato e curato dall’Associazione La Farfalla e realizzato da un gruppo di detenuti, grazie alla collaborazione della direttrice del carcere, Anna Rita Gentile, e della dirigente dell’Area giuridico-pedagogica, Sabrina Falcone.
- Firenze. Il padre detenuto e il colloquio in video con le maestre di scuola delle figlie
- Andria (Bat). “A Mano libera”, taralli solidali che donano futuro ai detenuti
- Monza. Milly e Alice con papà, volontari in carcere. Corsi di volley e speranza
- Napoli e l’esperienza dei minori stranieri non accompagnati
- 533 storie di impatto sociale, cioè di guadagno umano










