di Chiara Di Benedetto
Avvenire, 30 giugno 2026
Una delegazione di Euro-Verdi denuncia l’impossibilità di esaminare il Cpr dell’accordo Italia-Albania. Guarda (Avs): “In un mese sei tentativi di suicido”. A Gjader non si entra. Una delegazione di europarlamentari del gruppo dei Verdi, ieri, ha denunciato l’impossibilità di svolgere un’ispezione completa e adeguata del centro per migranti previsto dall’accordo Italia-Albania. Secondo quanto riportato dagli eurodeputati, il personale del Cpr avrebbe impedito l’accesso alle celle e si sarebbe rifiutato di fornire dati e di rispondere alle domande della delegazione. L’ispezione non era prevista, gli europarlamentari sono andati a Gjader a sorpresa nel corso di un viaggio in Albania organizzato per incontrare ambientalisti e rappresentanti della società civile impegnati nella lotta contro la costruzione di un maxi-resort di lusso sull’isola di Sazan, promosso da Jared Kushner, genero e consigliere del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
cdt.ch, 30 giugno 2026
Il rapporto della Commissione contro la tortura: più violenza, meno cure e niente reinserimento. Costruire nuove prigioni non basta, serve ridurre i detenuti. La sovrappopolazione carceraria in Svizzera viola i diritti dei detenuti e compromette il raggiungimento degli obiettivi della reclusione. È quanto mette in evidenza in un rapporto la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (Cnpt), secondo cui il problema può essere risolto solo mettendo in atto una strategia per ridurre il numero di persone che finiscono dietro le sbarre.
di Vladimiro Satta
Il Riformista, 30 giugno 2026
Sette anni di reclusione per violazioni dei diritti dei detenuti nel suo Paese È molto verosimile che egli abbia ben meritato la condanna Purtroppo anche l’Italia è inadempiente sulla gestione delle proprie carceri. Il generale Almasri, che fino a pochi mesi fa era uno degli “uomini forti” della disastrata Libia, ultimamente è stato condannato dal tribunale penale di Tripoli a sette anni di reclusione per violazioni dei diritti dei detenuti nel suo Paese, avvenute dal febbraio 2015 all’ottobre 2024 nel carcere di Mitiga. È molto verosimile che egli abbia ben meritato la condanna. Purtroppo anche l’Italia è parzialmente inadempiente circa la gestione delle proprie carceri, si sa, ma nel caso della Libia si parla di vere e proprie torture, e la sentenza conferma la fondatezza delle denunce sporte dalle vittime.
di Matteo Garavoglia
Il Manifesto, 30 giugno 2026
L’ultima a essere detenuta è Sihem Bensedrine, attivista per i diritti umani da 25 anni. E poi il media Inkyfada e la Lega per i diritti dell’uomo, vincitrice del Nobel. Il regime di Saied è sempre più soffocante e l’effetto si vede nelle strade: cortei semi vuoti. Non è più una questione di numeri. A Tunisi da diversi mesi non importa quante persone rispondano a una mobilitazione o gli anni di condanna inflitti ad attivisti e giornalisti in processi giudicati iniqui. Il dato più significativo è un altro: la cappa autoritaria nel paese si è fatta opprimente, senza quasi più possibilità di invertire la rotta. Sihem Bensedrine è il volto che più di tutti rappresenta l’attuale fase politica. Storica attivista per i diritti umani fin dai tempi di Habib Bourguiba e Ben Ali, recentemente è stata condannata a venticinque anni di carcere per la sua attività da presidente dell’Istanza della verità e della dignità (Ivd), una commissione chiamata a risanare gli anni bui della dittatura dopo la Rivoluzione del 2011.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 giugno 2026
Ogni anno, in questo periodo, l’attenzione sulla detenzione si alza. Arriva l’estate, le celle sono infernali, i detenuti maggiormente mal sopportano una carcerazione inumana e degradante. Gli ultimi dati del ministero della Giustizia, al 15 giugno, contano 64.850 detenuti per 46.337 posti davvero disponibili. Il sovraffollamento è in media del 140 per cento, con carceri che sfiorano il 280 per cento come a Lucca. Per dare una speranza, che poi puntualmente si rivela falsa, il governo annuncia costantemente riforme che andrebbero ad incidere sull’esecuzione penale. Nel 2024 con il ddl Nordio si promettevano miglioramenti grazie ad una semplificazione e velocizzazione delle procedure per l’accesso alla liberazione anticipata ordinaria.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 giugno 2026
Ogni estate il ministero della Salute manda i suoi bollettini sul caldo. Codici colorati, città a rischio, l’invito a non uscire nelle ore centrali, a bere spesso, a tenere d’occhio gli anziani e chi soffre di patologie. Raccomandazioni sensate, che ogni anno servono di più, perché ogni anno fa più caldo. Chi vive libero ha almeno la possibilità di seguirle. Per le oltre sessantaquattromila persone chiuse nelle carceri italiane quelle parole non hanno quasi alcun senso pratico. La domanda non è nuova. La poneva già nell’agosto di diversi anni fa Roberto Cavalieri, allora garante dei detenuti del Comune di Parma, dopo che l’azienda sanitaria aveva verificato le sezioni di alta sicurezza del carcere: più di cinquanta detenuti sopra i sessantacinque anni, almeno centosessanta cardiopatici, trentaquattro gradi in un cortile per i passeggi in una giornata neppure tra le più calde.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 29 giugno 2026
Dell’intera popolazione penitenziaria che si trova attualmente in carcere solo una piccola parte è composta da donne. Di queste solo una piccola parte si trova in istituti pensati per donne. E di tutte le donne recluse solo una piccola parte sono madri con figli al seguito. Ma non è una buona notizia. Per due ragioni: l’ultimo dato dovrebbe sparire, invece cresce. E gli stessi numeri annunciano un fatto: più sono piccoli più le cose si complicano, per chi sta in cella. Come conferma l’unica fotografia che abbiamo a disposizione: un rapporto di Antigone fermo a tre anni fa, che definisce la detenzione femminile come una “minoranza penitenziaria” dimenticata tra le cifre spaventose delle carceri italiane.
di Simona Musco
Il Dubbio, 29 giugno 2026
“Il carcere è un buco nero. Ci vogliono zitti e buoni”. È il 23 aprile 2025. Sala “Meta” del Nuovo Complesso di Rebibbia. Seduta in una sorta di mezzaluna insieme ad altri giornalisti, ascolto la voce che rimbomba tra le pareti bianche a mattoncini e le alte finestre sbarrate sulla destra. Il microfono è in mano a un politico, ma il palcoscenico non è quello a cui è rimasto abituato per anni. Quella voce appartiene a Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma. Da qualche giorno di nuovo in libertà. Il lungo corridoio che conduce alla sala Meta è spezzato da una serie di cancelli blu. A sinistra si può intravedere un campo da gioco, simulacro di un mondo che per un po’ rimarrà fuori.
di Domenico Forgione
Il Dubbio, 29 giugno 2026
Arriviamo a Reggio Calabria che sono passate le 6, quasi tre ore dopo l’inizio dell’incubo. In una stanza mi prendono le impronte digitali, misurano l’altezza, scattano le foto segnaletiche. In tarda mattinata scendo la scalinata della Questura, accompagnato da due poliziotti che mi raccomandano di tenere le manette nascoste sotto le maniche del giaccone. Dal lato opposto della strada ho puntati contro i teleobiettivi del plotone d’esecuzione. Partiamo a sirene spiegate, che vengono spente quando imbocchiamo l’autostrada. Lo show è finito. Al carcere di Palmi la prima tappa è nell’ufficio matricola, a seguire visita medica e ispezione corporale. Mi spoglio davanti a due agenti che mi fanno accovacciare: una manovra che consente di accertare che non nasconda qualcosa nell’ano. Nudo e ubbidiente agli ordini, realizzo che da adesso in poi la mia volontà non conterà niente. È scivolata tra le dita di lattice che tastano il mio corpo.
di Alessandra Livi
tg.la7.it, 29 giugno 2026
Gianni Alemanno apre il confronto con Vannacci sul futuro delle carceri: “La sicurezza si fa con la riabilitazione, non lasciando marcire le persone nel degrado”. Gianni Alemanno è appena uscito dal carcere e l’intervista di Gaia Tortora a Omnibus è la prima che rilascia in Tv. Alemanno racconta la sua esperienza detentiva a Rebibbia, dove è finito a causa della revoca dell’affidamento in prova legato a una condanna a un anno e dieci mesi per traffico di influenze, un reato peraltro successivamente abolito. Per un caso del destino, l’ex sindaco di Roma si è ritrovato nella stessa identica cella in cui era stato rinchiuso quarant’anni prima, nel 1982, per militanza politica. Rispetto ad allora, ha trovato una situazione completamente devastata dal sovraffollamento, con l’istituto romano che viaggia sul 160% delle presenze.
- Caso 41bis, il piano del Ministero è ufficialmente partito
- Nordio brinda per il Pnrr: ma la giustizia resta malata
- Rossano (Cs). Detenuto trovato morto nel carcere, era stato arrestato per l’omicidio Pugliese
- Roma. Cronaca di una giornata in un Centro di Giustizia riparativa
- “Non solo maranzine”: undici storie per raccontare il lato invisibile del disagio









