di Alberto Mittone
doppiozero.com, 29 agosto 2026
Recensione del volume: “Quando la difesa è legittima? Il diritto alla paura e la paura del diritto”, a cura di Gaetano Insolera. La recente vicenda giudiziaria del gioielliere che ha sparato a rapinatori in fuga riapre un dibattito destinato a riproporsi ogni volta che si verifica una reazione a un’aggressione: fino a che punto è consentito difendersi? Esistono limiti, e se esistono quali sono? Colui che reagisce è una sorta di Michael Kohlhaas, vittima nel racconto di von Kleist di un sopruso che decide, visti vani i tentativi di avere giustizia, di emettere lui stesso una sentenza nei confronti di chi gli aveva provocato il danno? (Tuzet, “Giustizia a ogni costo? Su Michael Kohlhaas” di H. von Kleist, “Rifrazioni anomale dell’idea di giustizia”, Edizioni Scientifiche Italiane, 2017).
di Angelo Zaccone Teodosi*
Il Fatto Quotidiano, 29 agosto 2026
Quel che è sempre mancato ad un canale come Rai Scuola è un collegamento organico con il sistema scolastico nazionale, che pure di tanta “educazione digitale” avrebbe necessità. La notizia della chiusura del canale Rai Scuola (dal 1° ottobre non sarà più offerto sul digitale terrestre) è sintomatica di quel deficit della politica culturale e mediale italiana che da decenni segnalo - anzi denuncio - nella mia attività di ricercatore specializzato, anche come Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult: la decisione Rai è stata criticata da molti (ci sono già petizioni con decine di migliaia di firme, oltre 80mila su Change.org nell’arco di pochi giorni), mentre alcuni hanno commentato che si tratta in fondo di un canale che si è caratterizzato per audience da nanoshare (il che è oggettivamente vero, poche decine di migliaia di spettatori nel minuto medio), e quindi non se ne deve piangere granché la perdita…
di Emanuela Del Frate e Chiara Sgreccia
Il Domani, 29 agosto 2026
Il Pd prepara un’interrogazione al parlamento Ue. Gli hacker fanno sapere di aver ricevuto anche una telefonata da Banca etica che chiuderà il loro conto. Bloccato anche l’account Paypal e i servizi di posta elettronica. Sarebbero conseguenze delle sanzioni americane. Benifei: “L’azione degli Usa colpisce un intermediario di servizi in modo indiscriminato, associandolo senza prove a eventuali usi illeciti di terzi. Errore. Impossibile raggiungere il sito: “Impossibile trovare l’indirizzo Ip del server”. È dalla mattina del 28 agosto che chi prova a visitare www.autistici.org, il sito del collettivo Autistici/Inventati visualizza soltanto questo messaggio.
di Davide Imeneo
Avvenire, 29 agosto 2026
L’IA ci spinge a ripensare intelligenza, coscienza, educazione e libertà. Ne parliamo con Giovanni Salmeri, docente di Filosofia morale a Roma Tor Vergata: “La parola intelligenza ha un significato intuitivo che usiamo in molte occasioni, ma darne una definizione precisa è difficile. Potremmo per esempio dire che essa è la capacità di analizzare in maniera simbolica e astratta la realtà, e grazie a questa analisi trovare soluzioni a problemi vecchi o nuovi. Molti sarebbero grosso modo d’accordo con una descrizione di questo tipo, ma utilizzarla per distinguere che cosa sia intelligenza e che cosa non lo sia non è facile.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 29 agosto 2026
Per anni la destra italiana ha costruito la propria identità in contrapposizione all’Unione europea. Bruxelles era il luogo nel quale l’Italia perdeva sovranità, subiva decisioni prese altrove e vedeva sacrificati i propri interessi. Ma quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, la narrazione politica è diventata un’altra. Non bisognava più liberarsi dell’Europa, bensì cambiarla. E soprattutto dimostrare che l’Italia la stava cambiando. Armi, benzina e migranti: l’autunno caldo di Meloni in vista delle elezioni L’immigrazione L’immigrazione è stata il terreno sul quale questa narrazione ha funzionato meglio. Il governo ha rivendicato più volte di avere spostato l’Ue verso le sue posizioni - protezione delle frontiere esterne, rimpatri, contrasto agli ingressi irregolari - anche se quella convergenza dipendeva soprattutto dall’affermazione di governi di destra in molti Stati, più che dall’influenza di Meloni.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 29 agosto 2026
In un documento interno del 2020 un dipendente di Meta riporta una discussione avuta con alcuni colleghi sviluppatori sui metodi impiegati dal gruppo per aumentare gli utenti delle piattaforme social. Si parla dei nuovi algoritmi e delle funzioni di scrolling e il tono è allarmato perché è chiaro a tutti che inducono dipendenza con un meccanismo che viene accostato a quello delle slot machine; si parla delle “ricompense intermittenti” come su Instagram dove ogni apertura del feed può portare qualcosa di nuovo: un video interessante, un like, un commento, una notizia o un contenuto che cattura l’attenzione.
di Roberto Giampietro
Il Fatto Quotidiano, 29 agosto 2026
Un tempo in metrò si vedeva gente che leggeva il giornale, persone che si parlavano, chi ascoltava musica o un audiolibro. Guardate una vettura del metrò nel 2026: sembra il finale dell’Invasione degli Ultracorpi: quasi tutti, in piedi o seduti, in silenzio, col collo piegato sulla “piastrella”, con il pollice che da “opponibile” sta diventando un tentacolo fatto di tendini involontari. Meglio pagare 16,7 miliardi con un patteggiamento, che rischiare l’obbligo di dover correggere algoritmo e design dei social network per proteggere la salute mentale dei minori. Parliamo di Meta, la casa madre di Facebook e Instagram, rinviata a giudizio dal tribunale federale della California dopo le denunce firmate dai procuratori generali di 29 Stati americani. Trascurando il dettaglio che 16,7 miliardi di dollari di patteggiamento per Meta sono come se io pagassi 4 euro e cinquanta per patteggiare un omicidio stradale con omissione di soccorso, ciò che mi lascia perplesso è la questione della dipendenza creata da certe app a danno (solo) dei minori fino all’adolescenza.
di Simonetta Sciandivasci
La Stampa, 29 agosto 2026
Abolire il movimento culturale che è stato accusato di essere diventato una dittatura potrebbe portare a qualcosa di peggio: in America è successo. Che rinnegare, estirpare e dimenticare il woke sia ciò che è giusto fare a fini elettorali è chiaro e ovvio. Lo è per la sinistra americana, prima di tutto, dal momento che una delle ragioni della sconfitta contro Trump alle presidenziali è stato detto (più detto che dimostrato) che sia stata la vicinanza dei democratici alle istanze della woke culture (che, tecnicamente, si fonda sulla consapevolezza delle ingiustizie sociali, e si estrinseca nella lotta per abbatterle: negli ultimi anni, uno dei metodi di quella lotta è stata una problematica discriminazione di chi discriminava, che è valsa al woke trasversali accuse di essere degenerata in polizia del pensiero, dittatura dei giusti). Va letto in questa cornice di opportunismo politico, vista l’imminenza delle elezioni di midterm, il dietrofront di Alexandra Ocasio-Cortez, la deputata socialista che ha sancito: “La fase uno del woke era una follia”.
di Francesca Santolini
La Stampa, 29 agosto 2026
Le controrivoluzioni raramente si annunciano come tali, preferiscono il lessico della semplificazione, delle deroghe e delle procedure accelerate. È in questo linguaggio apparentemente neutro che, negli ultimi due anni, si è consumato uno dei più profondi cambi di rotta della politica europea sull’ambiente. Dal ritorno di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea, sono già state approvate venti misure di deregolamentazione ambientale e sanitaria e altre trenta sono in preparazione. Lo documenta un rapporto di dieci organizzazioni francesi, che descrive uno smantellamento progressivo del Green Deal, il piano con cui la stessa Commissione aveva promesso di portare l’Ue verso la neutralità climatica entro il 2050.
di Marino Occhipinti*
Ristretti Orizzonti, 28 agosto 2026
Chi non ha mai vissuto il carcere forse può difficilmente capire cosa significhi aspettare la notte e scoprire che, invece di portare sollievo, diventa il momento peggiore della giornata. Non avevo mai pensato che il caldo potesse diventare così difficile da sopportare. Prima del carcere, quando arrivava l’estate, cercavo semplicemente un posto all’ombra, una finestra aperta o una stanza più fresca. Qui dentro, invece, non sempre puoi scegliere. Devi rimanere dove sei, aspettando che passino le ore. Ricordo bene l’estate del 2003 nel carcere di Padova, dove mi trovo tutt’ora. In quegli anni i blindo, cioè i portoni blindati esterni al cancello della cella, venivano chiusi alle 23.30 e rimanevano serrati fino al mattino. Durante la notte l’aria nella cella diventava pesante, immobile, e il caldo sembrava aumentare invece di diminuire. Non avevamo ventilatori, non avevamo frigoriferi: c’era soltanto la speranza che arrivasse un po’ di fresco dall’esterno, ma spesso non arrivava nulla.
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