di Francesco Perone*
L’Unità, 26 ottobre 2024
Il legislatore invece aggrava anche quelle per spaccio di lieve entità. Quasi verrebbe da dire: e fu così, che al tempo del populismo penale e dell’ipertrofia sanzionatoria che ne è diretta discendente, la Corte Costituzionale batté un colpo che in pochi udirono tanto erano impegnati nell’inventarsi nuovi delitti e nuove pene. Lo scorso mese di luglio, il Giudice delle leggi con la sentenza n. 138/2024, pur dichiarando l’inammissibilità “tecnica” della questione di legittimità costituzionale sollevata dalla bravissima G.U.P. del Tribunale di Brescia, Angela Corvi, ne ha di fatto condiviso le articolate argomentazioni afferenti il contrasto del trattamento sanzionatorio del reato di associazione finalizzata al narcotraffico con gli artt. 3 e 27 della Costituzione, per essere stati violati i principi di proporzionalità e ragionevolezza della pena, nonché la necessaria finalità rieducativa della stessa. Per intenderci, attualmente i commi 1 e 2 dell’art. 74 D.P.R. 309/90 prevedono una pena non inferiore a 20 anni di reclusione per i promotori e gli organizzatori dell’associazione e non inferiore a 10 anni per i semplici partecipi. L’omicidio, per fare un paragone, è punito con la reclusione non inferiore agli anni 21.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2024
La novità in manovra che fa infuriare giudici e avvocati. “Calpestati i diritti dei più deboli”. Chi non pagherà il contributo unificato, cioè la tassa dovuta per aprire una controversia, perderà il diritto di agire in giudizio civile, tributario o amministrativo. La novità, contenuta del disegno di legge di bilancio, fa infuriare l’avvocatura e la magistratura progressista, unite - come non accade spesso - contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio nel denunciare quella che definiscono una disposizione ingiusta e irragionevole ai danni dei cittadini meno abbienti. La previsione, contenuta all’articolo 105, modifica il codice di procedura civile introducendo una nuova causa di estinzione del processo “per omesso o parziale pagamento del contributo unificato”, che va da 43 a 3.372 euro a seconda del valore della causa e del grado di giudizio.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 26 ottobre 2024
L’indagine che ha coinvolto i due ex magistrati dimostra che la collaborazione fra una commissione parlamentare e una procura altro non è che un intreccio pericoloso fra politica e magistratura. La ricerca della verità su Borsellino non passa da lì. Le indagini della procura di Caltanissetta sul favoreggiamento alla mafia mediante il presunto insabbiamento di un procedimento su mafia e appalti da parte dei due noti ex magistrati Natoli e Pignatone, come è stato rilevato, sollevano questioni problematiche di elevata complessità. Ma queste indagini hanno continuato a suscitare attenzione politico-mediatica, come si desume dalle cronache di questi giorni, per le vivaci polemiche e le accese contrapposizioni politiche sorte intorno al caso Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e attuale senatore pentastellato, accusato di avere preventivamente concordato con l’ex collega Natoli i contenuti di una successiva audizione di quest’ultimo alla Commissione nazionale antimafia, della quale lo stesso Scarpinato fa parte. Questa ennesima e recente vicenda politicamente conflittuale è stata finora prevalentemente affrontata nei termini fuorvianti e riduttivi di un forte attacco a Scarpinato da parte della maggioranza di destra o, al contrario, di una difesa a tutto campo da parte dell’opposizione, come se l’unico aspetto rilevante concerna la liceità o illiceità, opportunità o inopportunità dell’interlocuzione con Natoli avuta dall’ex magistrato oggi senatore. A ben vedere, i più rilevanti profili problematici sono invece di natura sistemica, e hanno quindi una portata ben più generale. A nostro avviso vengono, infatti, in rilievo importanti aspetti connessi alla logica di funzionamento e alle modalità operative della Commissione parlamentare antimafia considerate anche in rapporto all’attività di indagine della magistratura, specie nei casi in cui l’organo parlamentare e gli organi giudiziari finiscono con l’occuparsi contemporaneamente dei medesimi fatti. È su questo piano sistemico di connessioni funzionali che occorre, verosimilmente, rinnovare e approfondire la riflessione.
di don Maurizio Patriciello
Avvenire, 26 ottobre 2024
“Scarcerati per decorrenza dei termini”, parole che non vorremmo più sentire. Non si possono sentire, suscitano rabbia, scoraggiamento. Invitano al pressapochismo, al menefreghismo, al tirare i remi in barca, perché “tanto è tutto inutile”. Non è possibile che nel giro di pochi giorni, in Sicilia, boss mafiosi rinchiusi fino al giorno prima al 41 bis, vengano rimessi in libertà per scadenza della carcerazione preventiva. Non è neppure lontanamente pensabile che chi ha obbedito alla propria coscienza e - con timore e tremore - si è deciso a denunciare, pur sapendo i rischi che corre, e correrà in futuro, si ritrovi a passeggiare per il corso del paese avendo dietro di sé l’uomo che potrebbe ucciderlo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 ottobre 2024
In un sistema penitenziario già al limite del collasso, la denuncia del Garante del Lazio Stefano Anastasìa sulle condizioni del carcere di Frosinone getta nuova luce sulla drammatica situazione delle carceri. La sesta sezione dell’istituto laziale versa in condizioni che definire critiche sarebbe un eufemismo: assenza totale di energia elettrica, finestre prive di vetri e 14 celle ancora operative dove i detenuti vivono al buio dalle ore notturne all’alba. Ma il caso di Frosinone, con i suoi 604 detenuti stipati in uno spazio previsto per 484 persone - un tasso di sovraffollamento del 125% - non è che la punta dell’iceberg di una crisi sistemica che investe il territorio nazionale.
La Nazione, 26 ottobre 2024
Commissione e polemiche sul carcere di Sollicciano. Dopo una prima riunione saltata - lo scorso 18 ottobre il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non dette in tempo l’autorizzazione - la puntata due è andata in scena ieri e i consiglieri della Commissione Politiche sociali sono entrati dentro Sollicciano. Hanno parlato con alcuni detenuti nello spazio del “Giardino degli incontri” e con la direttrice Antonella Tuoni. Dal punto di vista dell’infrastruttura i problemi emersi - riferiti da molti consiglieri - sono gravi: infiltrazioni, cimici nei letti, un quadro in generale poco dignitoso. Dal punto di vista delle modalità dell’incontro non sono mancate le critiche. Dmitrij Palagi (Spc) è stato il più duro: ha parlato di “brutta seduta”, di un “Comune che si è confermato un corpo estraneo” e di “un dibattito alterato dalla presenza della direttrice”.
di Michela Vitale
espansionetv.it, 26 ottobre 2024
Non solo sovraffollamento, “la prima emergenza del carcere di Como è quella sanitaria, legata anche al disagio psichico”. A spiegarlo è Sergio Gaddi, Consigliere regionale comasco di Forza Italia in visita ieri al Bassone per verificare le condizioni all’interno del penitenziario, ha incontrato il direttore della Casa Circondariale Fabrizio Rinaldi e Alessandra Gaetani, dal 2021 Garante per i diritti delle persone private della libertà personale per il Comune di Como. Gaddi, che è componente della commissione speciale “Tutela dei diritti delle persone private della libertà personale” di Regione Lombardia, ha fatto il punto sulla situazione del carcere comasco.
La Sicilia, 26 ottobre 2024
La testimonianza: “Ora ho un futuro”. Il “presidio per la Giustizia di comunità in Sicilia orientale” traccia un bilancio: raggiunti 549 detenuti, erogati 300 sussidi economici e 27 per abitazione. E in 30 hanno fatto un tirocinio, qualcuno è diventato lavoro stabile. “Qual è il senso della pena? Costituzionalmente è chiaro, il reintegro in società. E lavoriamo perché questo sia sempre più vero”. Lo ha affermato Domenico Palermo, direttore del progetto Koinè, conclusosi a luglio, a l’incontro, nel salone delle Adunanze di Palazzo di Giustizia di Catania, su ‘Il senso della pena - Dalla rete al presidio per la giustizia di comunità’.
Ristretti Orizzonti, 26 ottobre 2024
Primo percorso Pro.Digi concluso con successo a Fidenza. Formazione digitale alle persone in esecuzione penale, o sottoposte a misure di comunità in Emilia-Romagna: si è concluso con successo a Casa di Lodesana, a Fidenza (PR), il primo percorso di Pro.Digi, il progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale - Impresa sociale, che punta a creare una seconda opportunità per 100 persone in situazione di fragilità, accompagnandole a maturare competenze digitali per la cittadinanza e l’inclusione, oltre che finalizzate al reinserimento lavorativo.
triestecafe.it, 26 ottobre 2024
“Pensiamo che la nostra libertà sia un diritto scontato, che essendo nati in Occidente nessuno possa arrivare e portarcela via. Non è così, la libertà va difesa ed è stata duramente conquistata col sacrificio di chi ci ha preceduti e ha combattuto per i diritti dei quali oggi beneficiamo”. Così la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste, dott.ssa Margherita Paglino, durante il suo intervento in occasione della visita del 24 ottobre, presso la Casa Circondariale di Trieste Ernesto Mari, nell’ambito del progetto finanziato dalla Fondazione Casali e realizzato dall’Osservatorio Internazionale sulla Legalità di Trieste.
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