di Chiara Nicoletti
L’Unità, 27 giugno 2026
L’immigrazione albanese degli anni 90, le storie vere che da Lampedusa sono diventate opere come “Terraferma” e “Fuocoammare”, l’immigrazione di seconda generazione di Giovannesi. Su queste pagine nei giorni scorsi è stata constatata un’amara deriva, sottolineata dal direttore Sansonetti: l’Europa democratica delle origini, quella accogliente e inclusiva, è stata sconfitta. Il voto a favore del Parlamento europeo alla “remigrazione”, con l’uso di campi dove detenere i migranti indesiderati presso paesi terzi, porta grande sconforto in chi crede in uguaglianza, dignità e diritti umani. Se la paura viene dalla non conoscenza, il cinema si è fatto finestra su situazioni e realtà che non conosciamo e che attraverso il grande schermo prendono corpo e vita. Nella speranza che un film possa far conoscere la verità di chi è costretto a vivere da “altro” ed è trattato da tale, 10 pellicole che dagli anni 90 a oggi hanno raccontato l’immigrazione in Italia, per una riflessione concreta su cosa abbiamo vissuto e stiamo vivendo.
Migranti. Tra i disperati alla frontiera: “In tasca solo permessi scaduti, vivono qui come fantasmi”
di Giovanna Loccatelli
La Stampa, 27 giugno 2026
A Ventimiglia una rete di associazioni porta cibo a oltre 70 migranti diventati stanziali: “Bloccati da mesi, anche anni. Molti finiscono nella rete della micro-criminalità”. Ci sono una settantina di persone in fila per il cibo nel piazzale del cimitero a Ventimiglia. La maggior parte sono bengalesi, afghani e africani. Quasi tutti hanno in tasca un permesso di soggiorno; molti ce l’hanno scaduto e ne portano il foglio appallottolato in tasca. Sono i migranti stanziali del confine, un ossimoro che però spiega bene la loro situazione: persone rimaste incagliate nella frontiera che vivono in città da settimane, mesi o addirittura anni.
di Gilberto Corbellini
Il Dubbio, 27 giugno 2026
Martedì 23 giugno la Corte costituzionale ha discusso, per l’ottava volta, del fine vita. In questione il requisito del “trattamento di sostegno vitale”, uno dei quattro paletti fissati dalla sentenza 242/2019, chiamato in causa dal gip di Bologna a partire dal caso della donna accompagnata in Svizzera da Marco Cappato. All’udienza hanno partecipato undici malati, non come casi concreti, ma come estremi di una polarizzazione. Infatti, chiunque ne abbia scritto li ha presentati identificandone otto contrari e tre favorevoli all’ampliamento. Quasi tutte le cronache hanno parlato di seduta “senza precedenti”. Di che precedente si tratta?
di Valter Vecellio
Italia Oggi, 27 giugno 2026
La liberazione di Dina Alberizia e Nico Centrone, i due italiani attivisti del Global Sumud Convoy, detenuti per un mese in quella parte di Libia controllata dal generale Khalifa Haftar, è frutto di una delicata trattativa dei nostri servizi segreti; si sarà senz’altro pagato, come in altre simili situazioni, un “prezzo”. Nulla si fa o si riceve per niente. Come in altre simili situazioni, gli artefici dell’operazione resteranno nell’ombra, parlerà chi non sa, chi sa non fiaterà. Giusto che sia così. Global Sumud Convoy aveva organizzato una “carovana” (ambulanze e camion con aiuti) che dalla Libia, via Egitto, intendeva portare soccorso alle popolazioni palestinesi di Gaza. Ottima intenzione che però non ha per nulla commosso i libici. A loro, come del resto agli altri paesi arabi, dei “fratelli” palestinesi importa un fico secco. Li hanno usati per anni, oggi non servono più.
di Francesco Rigatelli
La Stampa, 27 giugno 2026
Il presidente del Pen international: “I curdi in Turchia, una storia kafkiana”. “Ho scritto un romanzo su Kafka in curdo, perché la vicenda del mio popolo è kafkiana. In Turchia le norme democratiche e lo stato di diritto non vengono rispettati. Ci sono posti del mondo in cui simili conquiste reggono, ma vanno protette e bisogna lavorare perché vengano estese”. Burhan Sönmez, 61 anni, scrittore e avvocato turco di etnia curda rifugiato in Inghilterra, presidente del Pen international (la più grande associazione di autori contro la censura), domani riceverà il Premio Hemingway a Lignano Sabbiadoro.
di Luisiana Gaita
Il Fatto Quotidiano, 26 giugno 2026
I sindacati: “Forni crematori, fermiamo la strage di diritti”. Si segnalano i rischi per migliaia di detenuti più anziani e con problemi cardiaci. Per alcuni l’ora d’aria arriva quando fa più caldo, mentre il sovraffollamento non accenna a diminuire. Carceri realizzate in cemento e asfalto, senza aree verdi, ostacoli per l’acquisto dei ventilatori, tasso di sovraffollamento insostenibile. E da giorni, anche il caldo oltre l’immaginabile. “Questa estate rovente sta diventando una seconda pena per le persone nelle carceri italiane. Abbiamo migliaia di detenuti che hanno più di 70 anni e molti malati cardiopatici e come ogni anno in questo periodo aumentano i suicidi e le morti da infarto”. A parlare è il portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali dei detenuti, Samuele Ciambriello, che chiede al ministero della Giustizia e al Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria di mettere in campo misure per far fronte all’ondata di caldo estremo nelle carceri italiane. E racconta: “Ci sono scene di detenuti che fanno l’ora d’aria quasi nudi a causa delle alte temperature. Dobbiamo fermare la strage di diritti e di vite in queste settimane, restituendo un minimo di dignità”.
di Manuel Orazi
Il Foglio, 26 giugno 2026
Rieducare i detenuti è anche un problema architettonico. Che nessuno ha risolto. Fra le due posizioni estreme del “buttare via la chiave” da un lato e dell’abolizionismo dall’altro esistono alcune alternative. C’è chi pensa, come il Fatto quotidiano, che basterebbe costruire nuove carceri per risolvere la questione. Ripensare il sistema penitenziario. La scarcerazione di Gianni Alemanno e le sue prime dichiarazioni sul sovraffollamento e le drammatiche condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari, personale di servizio compreso, riaprono il dibattito su questo tema spinoso tradizionalmente sostenuto da Marco Pannella e più di recente liquidato in maniera opposta dall’ex sottosegretario Delmastro, che anzi in un pubblico discorso si spinse a dire che “provo intima gioia all’idea di far sapere che non lasciamo respirare chi sta dietro il vetro oscurato”.
cnel.it, 26 giugno 2026
Maggiori tutele contro la disoccupazione involontaria. Il Cnel ha approvato all’unanimità un disegno di legge che riconosce ai detenuti lavoratori la possibilità di accedere alla NASpI, cioè di ottenere l’indennità erogata dall’INPS in caso di disoccupazione involontaria. Si tratta del quinto ddl predisposto nel quadro del programma Recidiva Zero, realizzato dal Cnel in collaborazione con il ministero della Giustizia, al fine di favorire l’inclusione sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale grazie a studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere. In particolare, la proposta - definita nell’ambito del Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale, istituito presso il Cnel - modifica l’art. 20 della legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario, chiarendo espressamente che il lavoro intramurario svolto alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria costituisce lavoro subordinato anche ai fini previdenziali e assistenziali e che la cessazione del rapporto produce uno stato di disoccupazione utile ai fini dell’accesso agli ammortizzatori sociali contro la disoccupazione involontaria.
garantedetenutilazio.it, 26 giugno 2026
Nella proposta della senatrice Bilotti si prevede il completamento del percorso iniziato con la legge Basaglia del 1978 e proseguito con la chiusura degli Opg. “Credo che ce ne sia molto bisogno”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, ha esordito nel suo intervento alla conferenza stampa di presentazione del disegno di legge sulle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), della senatrice Anna Bilotti, che si è svolta nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato, mercoledì 24 giugno. La legge 81 del 2014 ha chiuso gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), una riforma parte dello stesso percorso che, con la legge Basaglia del 1978, aveva portato alla chiusura dei manicomi civili. Niente più manicomi criminali, dove la custodia si confondeva con la cura. Al loro posto, le Rems: residenze piccole, territoriali, pensate per accompagnare verso la riabilitazione. Dodici anni dopo, quella riforma sembra incompiuta.
odg.it, 26 giugno 2026
Sono oltre 30 le testate giornalistiche che si avvalgono di redazioni all’interno degli istituti penitenziari. Esperienze importanti alle quali collaborano giornalisti professionisti e che puntano a far crescere la capacità di lettura e analisi della realtà, nonché a comunicare in maniera responsabile e corretta, secondo le regole deontologiche che l’Ordine si è dato. Alcune testate hanno ormai una storia consolidata, altre sono più giovani e altre ancora stanno muovendo i primi passi. Iniziative fondamentali per il percorso di reinserimento, nel contesto di una pena costituzionalmente orientata, la cui validità è da sempre riconosciuta e valorizzata dal Ministero della Giustizia. Sostenere e promuovere queste esperienze e favorire la nascita di nuove è l’obiettivo del Protocollo d’intesa siglato nell’aprile scorso tra Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (Cnog).
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