di Massimo Massenzio
Corriere Torino, 19 luglio 2024
Non si fermano le proteste nel carcere di Torino, dove la situazione è sempre più “esplosiva”. Dopo le rivolte, gli incendi e le aggressioni dei giorni scorsi, nella giornata di giovedì 270 detenuti (su 470) del padiglione C si sono rifiutati di rientrare in cella, rimanendo nel cortile fino alle 18. A scatenare la nuova contestazione, ci sarebbero le condizioni di degrado del Lorusso e Cutugno e la presunta lentezza burocratica delle procure e della magistratura di Sorveglianza. Durante la protesta non si sono registrati scontri, ma i manifestanti hanno chiesto colloqui con il garante nazionale dei detenuti, con i rappresentanti di governo e del Tribunale di Sorveglianza.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 19 luglio 2024
Esasperati e delusi, ma comunque alla ricerca di dialogo. Sono i detenuti del più sovraffollato carcere d’Italia, il Nerio Fischione di Brescia, protagonisti del “Mandela Day” che si è tenuto anche qui, come accade ogni 18 luglio in tutto il mondo. La giornata a sostegno di quelle che sono conosciute come le “Nelson Mandela Rules”, le norme che fissano gli standard minimi di tutela in materia di trattamento penitenziario dei detenuti fatte proprie dalle Nazioni Unite nel 2015, ha avuto due momenti distinti: alle 18.30 all’esterno dell’invivibile carcere cittadino e di Verziano decine di persone hanno letto gli scritti dei reclusi e con cartelloni appesi ai loro corpi hanno chiesto che quelle buone pratiche, attualmente lontane dall’essere rispettate, possano diventare la prassi anche in Italia e Brescia ed invertire la rotta che ha provocato in Italia un record di suicidi: 56 dall’inizio dell’anno.
di Federica Nannetti
Corriere di Bologna, 19 luglio 2024
L’arcivescovo ha incontrato i detenuti in occasione della presentazione di “Codice ristretto”, un vademecum sui diritti delle persone detenute. “Servono più misure alternative al carcere”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi che ieri ha visitato il carcere della Dozza che come molti altri istituti in Italia è sovraffollato. Basterebbe un numero e nessun’altra parola. “È arrivato il 57esimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno, 57 persone che vanno ascoltate. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di commentare questo dato ma almeno va letta l’emergenza; perché è chiaro come ci siano dei meccanismi che non funzionano”. Riconoscere i malfunzionamenti dell’amministrazione carceraria per poi cercare di trovare soluzioni, a partire dalle misure alternative, è il primo e più forte appello del cardinale e presidente della Cei, arcivescovo Matteo Zuppi, che ieri ha incontrato i detenuti della Dozza di Bologna in occasione della consegna del nuovo Codice ristretto, una guida sui diritti delle persone detenute - in primis l’ottenimento delle misure alternative al carcere - distribuita in tutti gli istituti penitenziari della regione. “Nella Costituzione non si parla di carcere, ma di pene - ha proseguito Zuppi - nemmeno di pena. Ecco, che venga preservato almeno il plurale”.
Gazzetta del Sud, 19 luglio 2024
“Oggi è una giornata di mobilitazione promossa dai Garanti territoriali delle persone private della libertà personale - scrive Luciano Giacobbe, Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale - Per questo la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali ha indetto una quarta giornata d’iniziative di denuncia e sensibilizzazione. Il sistema carcerario per i Garanti è al centro di un acceso dibattito politico e sociale, purtroppo la politica non dà risposte concrete. Sono trascorsi ormai quattro mesi dall’appello “Sui suicidi in carcere servono interventi urgenti” con cui il Presidente della Repubblica invitava la classe politica del nostro Paese ad adottare, con urgenza, misure immediate per allentare il clima di tensione che si respira nelle carceri italiani, causato principalmente dal sovraffollamento, dalla carenza di personale e dall’inefficienza dell’assistenza sanitaria intramuraria e dalle Circolari del DAP sul trattamento penitenziario. Il Decreto-Legge sul carcere, del 4 luglio 2024, per la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale è una vera e propria scatola vuota, non in grado di porre un argine immediato alle drammatiche condizioni in cui versano gli Istituti di pena italiani. Preoccupante è l’indice di sovraffollamento che, ad oggi, è arrivato ad essere pari al 130%. Ci sono 7.027 persone detenute che devono scontare meno di un anno di carcere. Dati allarmanti, conseguenti anche a scelte di politica penale che, in un’ottica puramente repressiva e securitaria, hanno portato all’introduzione di nuove fattispecie di reato, all’innalzamento della durata di pene detentive per alcune fattispecie di reato, all’inasprimento dell’applicazione di misure cautelari, anche per reati di lieve entità”.
La Stampa, 19 luglio 2024
“Una finta giornata di sole - Storie di genitori in carcere”, si può ascoltare sulla piattaforma RayPlay Sound (https://www.raiplaysound.it/playlist/unafintagiornatadisole-storiedigenitoriincarcere) ed è legato a un laboratorio di produzione che si è svolto all’interno della biblioteca della casa circondariale Lo Russo e Cotugno. Il progetto (della Fondazione Circolo dei Lettori e delle Biblioteche Civiche Torinesi) ha previsto, fra fine gennaio e inizio febbraio 2024, cinque giornate di laboratorio di produzione, condotte da Francesca Berardi, giornalista e autrice di storie audio, con il contributo di Luca Morino, musicista, sound designer e autore delle musiche.
di Enea Conti
Corriere della Sera, 19 luglio 2024
“Sospesi” è il titolo della pellicola che sarà proiettata al Giffoni Film Festival, ideata nel progetto “SanPa Cine Lab” diretto da Paolo Ruffini e realizzato da 28 ospiti. Non racconta storie di droga o dipendenza, ma la vita insieme e la collaborazione tra i suoi abitanti. Quando una ragazza o un ragazzo, un uomo o una donna, varcano la soglia della comunità di San Patrignano, a Coriano, sulle colline intorno a Rimini lo fanno per mettersi alle spalle una vita fatta di dipendenze: che sia dalle droghe o dall’alcool non importa. Loro sanno che il percorso che li attende impone prima di tutto uno stacco dalla quotidianità e una routine, con la speranza di vederla allontanarsi sempre di più volgendo all’indietro lo sguardo. È una lunga pausa di riflessione, di sospensione che anche per le sfumature malinconiche, a tratti drammatiche, necessità di un atto di coraggio per essere rivelata. Accadrà al Giffoni Film Festival, giunto quest’anno alla sua 54esima edizione e partito giovedì 19 luglio: “Sospesi”, non a caso, è il titolo del primo film, un cortometraggio d’autore di 45 minuti scritto, diretto e interpretato dai ragazzi e dalle ragazze di San Patrignano, prodotto da Vera Film e San Patrignano, in collaborazione proprio con Giffoni Film Festival, pensato e ideato nel progetto SanPa Cine Lab, laboratorio di cinematografia sperimentale diretto da Paolo Ruffini, che in cinque mesi ha insegnato ai partecipanti l’arte del fare cinema: scrivere sceneggiature, utilizzare i linguaggi base del film making, cenni anche ai legami tra cinema e industria cinematografica (produzione, realizzazione, promozione).
di Donatella Stasio
La Stampa, 19 luglio 2024
Laura Santi era arrivata alla Corte costituzionale alle 9,00 in punto del 19 giugno. Una missione quasi impossibile, la sua. Non perché fosse inchiodata a una sedia a rotelle ma perché la battaglia per conquistare il diritto di parola nel processo sul suicidio assistito sembrava persa fin dall’inizio. Dall’esito di quel processo sarebbe dipeso il suo commiato da una vita che, già da molto tempo ormai, non è più vita. Perciò non poteva e non voleva restare fuori dalla porta. Laura ha 49 anni, è giornalista, vive a Perugia ed è malata di sclerosi multipla, come Martina Oppelli, sua coetanea e architetta triestina. Insieme hanno combattuto per “intervenire” nel processo davanti alla Consulta, nato dalla vicenda di un altro malato di sclerosi multipla, Massimiliano, andato a morire in Svizzera con l’aiuto di Marco Cappato perché l’Italia gli ha rifiutato il diritto di accedere alla procedura di fine vita stabilita nel 2019 dalla Corte.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 19 luglio 2024
Confermati i requisiti di accesso al suicidio assistito, tra cui il sostegno vitale. Ma la Corte invita il legislatore e il servizio sanitario a interpretarlo correttamente. Sul fine vita la Corte costituzionale non “corregge” se stessa. Ma bussa ancora alla porta della politica sorda, e invita tutti a rispettare le regole di accesso al suicidio assistito stabilite cinque anni fa. Regole che restano invariate, spiega la Corte, ma reinterpretate per ciò che riguarda il criterio dei “trattamenti di sostegno vitale”. Ovvero uno dei quattro requisiti sanciti nel 2019 con la sentenza 242 sul caso Cappato Dj/Fabo, il nodo sul quale la Corte era chiamata nuovamente a pronunciarsi per estenderne o restringerne l’interpretazione. Oppure, per superarlo.
di Simone Bauducco
Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2024
La Life Support è ormeggiata al porto di Civitavecchia. Ha appena salvato 178 persone nel Mediterraneo centrale ma è già pronta per ripartire per la sua ventiduesima missione. Da quando ha iniziato la sua attività nel dicembre 2022, la nave umanitaria di Emergency ha recuperato 1856 persone. “Noi facciamo quello che gli Stati non fanno - racconta a ilfattoquotidiano.it l’advocacy manager della ong Francesca Bocchini - Non è possibile voltarsi indietro e far finta di non vedere gli oltre 800 morti che ci sono stati nel Mediterraneo nei primi sei mesi del 2024”. Una media di cinque al giorno. E se si allarga lo sguardo agli ultimi dieci anni il numero dei decessi supera i 29mila.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 19 luglio 2024
Le due donne iraniane, giunte in Italia nel 2023, sono accusate di scafismo. Speriamo che, finalmente, vengano almeno ascoltate. Ponete mente a queste parole: “Andremo a cercare gli scafisti lungo tutto l’orbe terracqueo” (Giorgia Meloni, Cutro, 26 febbraio 2023). Fu, quella, una delle più meste manifestazioni dell’attuale governo. Dopo il naufragio e la morte di 94 persone, in una esibizione di rara “irreligiosità” istituzionale, senza un solo atto di partecipazione al lutto, la presidente del Consiglio - a chi le chiedeva se avrebbe incontrato i familiari delle vittime - rispondeva: “Ho finito adesso, dopodiché io… ci vado volentieri”. E non ci andò. Neanche il programma di lotta senza quartiere ai trafficanti di esseri umani ha avuto un seguito concreto. Ma è riuscito, va detto, a produrre ingenti danni sulle vite di tanti innocenti: migranti e richiedenti asilo che, dopo aver raggiunto le coste italiane per cercarvi scampo e tutela, si sono visti accusare di “scafismo”.
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