ansa.it, 11 marzo 2026
Il Garante: “Brandine a due metri da terra, serve il casco”. Con i caschetti gialli in testa hanno urlato “dignità e libertà” rivolgendosi verso il carcere di Poggioreale i manifestanti - una cinquantina di persone in tutto - che si sono ritrovati nel pomeriggio davanti al Palazzo di Giustizia di Napoli per richiamare l’attenzione sulle condizioni dei detenuti nelle carceri italiane. Alla manifestazione - promossa da varie associazioni impegnate nella tutela dei diritti dei detenuti, tra cui Libera, Liberi di Volare e Antigone - ha presenziato anche il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello. “Le carceri italiane producono disperazione e recidiva e negano dignità, salute e diritti fondamentali” e “Si esce dal carcere, ma non dalla condanna”, queste alcune delle frasi esposte su striscioni e cartelli volte a denunciare le difficoltà legate alla detenzione e al reinserimento sociale. Concetti espressi anche in maniera sonora con i fischietti per far arrivare la protesta ai detenuti nelle celle del carcere di Poggioreale, struttura immediatamente di fronte. “C’è una legge - ha rimarcato il garante Ciambriello - che impone a chi lavora a due metri da terra di indossare il casco per motivi di sicurezza.
di Federica Serfilippi
Corriere Adriatico, 11 marzo 2026
Una bomba pronta ad esplodere. Nel carcere di Montacuto le prime micce di una situazione ormai emergenziale si sono già accese. Il primo problema: il sovraffollamento cronico. Stando ai dati del Ministero della giustizia (aggiornati al 9 marzo) la casa circondariale ospita attualmente 361 detenuti a fronte di una pianta organica di 256. Ci sono, dunque, 105 reclusi in più. Cosa vuol dire? Anzitutto le celle sono state riempite in ogni loro spazio vitale, tanto che non bastano neanche più i letti. Almeno dieci detenuti sono costretti a dormire sui materassi buttati a terra. Nessuna rete, nessuna branda. Un clima di disagio che, inevitabilmente, si ripercuote sugli agenti della Polizia penitenziaria, costretti con ogni sforzo possibile, e sempre con grande professionalità, a tenere a bada quasi quotidianamente allarmi e inottemperanze.
di Valentina Moro
La Stampa, 11 marzo 2026
Negata agli studenti l’autorizzazione ad assistere allo spettacolo preparato con i reclusi di Asti. Il garante Domenico Massano chiede ai vertici dell’amministrazione penitenziaria di rivedere la decisione. “Il treno non ha fischiato”. Gli studenti delle scuole superiori e dell’Università non potranno assistere in carcere allo spettacolo che hanno preparato con i detenuti. Un percorso iniziato da da Agar teatro che con il progetto “Teatro Oltre” aveva dato ottimi risultati. Il divieto arriva dal Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) che ha negato l’autorizzazione. Allo spettacolo potranno assistere i familiari e il pubblico ma non gli studenti. Ad ottobre il Dap ha emesso una circolare che limita molto le attività che prevedono la presenza di esterni. Il diniego per gli studenti è arrivato 20 giorni dalla prima della rappresentazione di Teatro Oltre, un progetto che prosegue da tre anni e che non ha mai comportato problemi di sicurezza.
sardegnalive.net, 11 marzo 2026
Consentirà ai partecipanti di ottenere certificazioni utili per il reinserimento lavorativo e competenze per intervenire nelle emergenze sanitarie. Prendere il via quest’oggi il nuovo progetto formativo promosso dal Cpia n.4 di Oristano e rivolto a cinquanta detenuti della Casa di reclusione di Massama. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di ampliare le opportunità di formazione per gli studenti detenuti, offrendo loro la possibilità di conseguire brevetti e certificazioni spendibili nel mondo del lavoro. Il progetto è stato ideato dal professor Gian Mario Dettori, docente del Cpia e referente dell’istituto presso la struttura penitenziaria. La sua realizzazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione con l’associazione ed ente di formazione Re-Heart, di cui lo stesso docente fa parte come istruttore.
di Federica Pacella
Il Giorno, 11 marzo 2026
Dalla casa di reclusione di Verziano, le voci delle detenute arrivano nel cuore del Tribunale di Brescia, per raccontare la reclusione da un punto di vista per certi versi inedito. Le donne recluse sono stabilmente il 4-5% dei detenuti, ma molto spesso sono corree dei propri partner. Nell’ambito degli spazi di ascolto e del laboratorio di teatro sociale, tenuti a Verziano da Fraternità Sistemi con l’équipe educativa dell’istituto e il supporto di Comune di Brescia, Rete Antiviolenza territoriale, Comunità Fraternità, sono emerse fragilità accomunate da relazioni violente, a cui si è iniziato a dare una risposta che, per molte detenute, si sta trasformando in una ritrovata libertà dalla violenza.
di Edoardo Iacolucci
La Capitale, 11 marzo 2026
Rebibbia, “la città invisibile” prende voce all’Auditorium: il docu-teatro ispirato a Calvino debutta davanti al pubblico. Le luci della sala si abbassano mentre sullo schermo scorrono i primi volti. All’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” sta debuttando “Rebibbia: la Città invisibile”, esperimento di docu-teatro nato dai Laboratori d’Arte in carcere e ispirato all’opera di Italo Calvino, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa. Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Ottava Arte in collaborazione con La Ribalta Centro Studi “Enrico Maria Salerno”, porta sul palco detenuti, ex detenuti e personale della Polizia penitenziaria del carcere romano di Rebibbia. La regia è firmata da Laura Andreini e Francesca Di Giuseppe. In platea il pubblico segue in silenzio un racconto che mescola teatro, video e memoria personale, mentre il progetto prende forma davanti agli spettatori.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 marzo 2026
“Dei delitti e delle pene”: nel primo numero dell’anno, MicroMega fa il punto sulla giustizia del XXI secolo. Tassatività, determinatezza, materialità, offensività. Alzi la mano chi sa di cosa stiamo parlando. Sono i principi costituzionali ai quali dovrebbe sottostare qualsiasi norma incriminatrice affinché si possa ridurre la “divergenza tra ius quia iustum (diritto che è tale perché giusto) e ius quia iussum (diritto tale per il solo fatto di essere sancito)”. Di questi tempi di grande abbuffata simbolica del diritto penale il pericolo di rimanere disorientati è alto ma l’ultimo numero di MicroMega, il primo del 2026 - Dei delitti e delle pene. Carcere e penalità nel XXI secolo (pp. 272, euro 18) - è un’ottima bussola e un valido strumento per riconoscere le trappole della giungla panpenalista. Per esempio, tra le numerose firme del volume, Luigi Manconi e Federica Resta, autori delle righe appena citate, ricostruiscono l’evoluzione storica della “pena, tra colpa reinserimento e speranza”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 11 marzo 2026
Intervista con in regista cofondatore del Teatro libero di Rebibbia dopo le notizie su limitazioni alla recita per reclusi in alta sicurezza. “Ho conosciuto 2 mila detenuti, la loro recidiva è passata dal 65 al 15%. Alcuni ora sono attori professionisti. Il teatro fa bene a loro e alla società. La pena non è vendetta”. Stasera la compagnia è all’Auditorium di Roma. “A Rebibbia è attivo da dieci anni un Laboratorio teatrale durante il quale gli studenti universitari assistono alle prove in palcoscenico dei detenuti del Reparto alta sicurezza. Per quest’anno, al momento, non è stato autorizzato dal Dipartimento penitenziario”.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 11 marzo 2026
Guerra poco spiegata, referendum opaco e informazione nelle mani di pochi: quando il potere discrezionale cresce, la libertà dei cittadini diventa sorvegliata. Non troppo distante da noi divampa una guerra che non riusciamo a capire fino in fondo e di cui sappiamo pochissimo. Le informazioni sono frammentarie e filtrate e il governo incredibilmente non sente il dovere urgente di spiegare ai cittadini quali scelte stiamo compiendo, con quali rischi e con quali implicazioni. Nello stesso tempo siamo chiamati a pronunciarci su un referendum che sancirebbe una modifica alla Costituzione. Ma lo si fa nell’ambito di un dibattito falsato. Terribilmente tecnico o del tutto ideologico e quindi vuoto.
di Federica Rossi*
Il Manifesto, 11 marzo 2026
Sempre di più le richieste respinte in nome di un’imprecisata “sicurezza dello Stato”. “Quando mi hanno rigettato la cittadinanza ho camminato per ore, piangendo per tutta la città. Era notte. Qui ho lavorato una vita, tutti mi rispettano. Non riuscivo a crederci”, racconta Amal Al-Ali (nome di fantasia). La sua è una delle centinaia di storie di dinieghi al riconoscimento della cittadinanza italiana per motivazioni inerenti alla “sicurezza dello Stato”. Secondo una richiesta di accesso agli atti che abbiamo presentato, in questo gruppo ricadono 132 persone solo nel 2024. Negli ultimi 5 anni sono 975. Il rigetto avviene quando, per l’amministrazione, l’acquisizione potrebbe comportare una minaccia.
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