di Maria Caterina Bombarda
settimananews.it, 10 giugno 2026
Con “Trovate la speranza o voi che entrate. Il carcere tra pena e possibilità (Pendragon, Bologna 2026), Fabrizio Pomes accompagna il lettore dentro il mondo del carcere con uno sguardo autentico, umano e profondamente vero. Non è il solito libro sulla detenzione raccontata solo attraverso numeri, cronaca o slogan: qui il carcere prende voce attraverso le persone, le emozioni, i silenzi e le relazioni. La forza del libro sta proprio nella sua capacità di farci entrare in quella realtà senza filtri. Si sentono il rumore delle chiavi, il peso delle porte blindate, il tempo che sembra non passare mai. Alcuni passaggi restano impressi perché riescono a raccontare in poche righe tutta la durezza della vita dentro: “Per l’agente esperto è quasi musica. Per il detenuto è un promemoria: sei qui, e non te ne andrai”.
di Marco Voleri
Avvenire, 10 giugno 2026
Strumenti nati da legni feriti raccontano storie di rinascita. Nei laboratori e nell’Orchestra del Mare, Arnoldo Mosca Mondadori racconta che chi era ai margini ritrova voce, senso e possibilità di futuro attraverso la bellezza. Ci sono legni che galleggiano per salvarsi. E poi ci sono legni che, dopo aver attraversato il dolore, imparano persino a suonare. Quando incontro Arnoldo Mosca Mondadori penso subito a questo: alla possibilità che qualcosa di ferito possa ancora generare bellezza. Non una bellezza da museo. Una bellezza viva, consumata dalle mani, dal sale, dagli errori. Una bellezza che conosce il buio e proprio per questo sa parlare al cuore. Dal 2012 Arnoldo, insieme a Marisa Baldoni, ha dato vita alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, sull’Alzaia Naviglio Grande a Milano: attraverso arte, cultura e lavoro prova a restituire dignità alle persone più fragili.
ansa.it, 10 giugno 2026
Conclusa la ricognizione dei documenti della prigione borbonica. È rimasto aperto, ma sarebbe meglio dire “chiuso”, per 160 anni, ospitando nelle sue celle uomini che hanno scritto la nostra storia, da Luigi Settembrini al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, o criminali comuni, noti dissidenti politici e oppositori dei vari regimi succedutisi in Italia, come il brigante Carmine Crocco, l’anarchico Giuseppe Mariani, il bandito Sante Pollastri. Oppure, tra tutti, Altiero Spinelli, lo storico antifascista e padre fondatore dell’Unione Europea, che proprio durante il confino e la prigionia tra Ventotene e Santo Stefano scrisse il celebre Manifesto. L’ex carcere di Santo Stefano, edificato dai Borbone alla fine del ‘700 nell’inaccessibile isolotto situato ad un miglio da Ventotene, famoso per la sua struttura “panottica a anfiteatro a cielo aperto”, dopo la sua chiusura nel 1965, a cui è seguito un lungo periodo di vandalismo, incuria e degrado, dal 2016 è stato avviato ad un progetto governativo di recupero e valorizzazione. L’obiettivo è di far rinascere l’intera cittadella carceraria per ospitare spazi museali e aree dedicati all’alta formazione, integrati a percorsi espositivi naturalistici.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 10 giugno 2026
Il caporalato in varie forme, non solo il lavoro nero, non è un residuo del passato, di un capitalismo e di un’economia di mercato ancora primitivi e da società arretrata. È uno strumento strutturale di una grossa fetta dell’economia italiana, trasversale a molti settori - dall’agricoltura alle costruzioni, dalla logistica alla moda. Può contare sulla disponibilità di un “esercito di riserva” non più limitato alla popolazione locale e la cui sfruttabilità e ricattabilità è rinforzata dall’incertezza dello status giuridico causata dalle procedure che regolano gli ingressi e la permanenza degli stranieri in Italia: migranti in attesa di permesso di soggiorno, o cui è scaduto il permesso, stranieri arrivati per vie legali, con un contratto di lavoro, ma che all’arrivo non trovano le condizioni statuite e/o che per avere quel contratto hanno dovuto pagare qualcuno. Non c’è solo il fenomeno della de-localizzazione verso Paesi dove i salari sono più bassi e i diritti sindacali, civili, sociali, inesistenti. C’è anche l’importazione di manodopera a basso prezzo e senza diritti. Tutto nell’indifferenza, quando non nella connivenza, delle aziende che utilizzano il loro lavoro. Succede a Milano, come si è da ultimo scoperto nel caso della costruzione del nuovo consolato statunitense dove operai indiani, arrivati con un contratto regolare, lavoravano praticamente in schiavitù. Succede nel Foggiano, dove da anni un Centro di prima accoglienza è un bacino di forza lavoro a costi infimi. Succede nella piana di Sibari e in molte aree agricole al Sud come al Nord. C’è un intreccio con la criminalità organizzata autoctona, ma anche con l’irresponsabilità sociale di troppe imprese che basano la concorrenza sul ricorso a rapporti di lavoro al di fuori della legalità.
di Marco Birolini
Avvenire, 10 giugno 2026
Solo a Bergamo in un anno la Cgil ha raccolto una ventina di casi tra paghe da fame, orari stressanti e violenze. “Serve una rete che prenda in carico chi ha il coraggio di sporgere denuncia”. Spuntano altre irregolarità. L’ultima frontiera dello sfruttamento schiaccia i lavoratori dentro un panino. Settanta ore a settimana per 900 euro lorde, con finto contratto part time, per preparare kebab o sushi sette giorni su sette. Non c’è domenica che tenga, e persino le pause assomigliano a uno stato di libertà vigilata. “Quando alcuni lavoratori sono venuti da noi a denunciare - spiega Paola Redondi, della segreteria Cgil di Bergamo - i loro smartphone squillavano in continuazione. Rispondevano e si sentivano chiedere: dove sei? Cosa fai? Erano i datori di lavoro che li controllavano”.
di Carla Rossi
Il Manifesto, 10 giugno 2026
Negli ultimi anni l’Unione europea ha sviluppato strumenti quantitativi per valutare le politiche sulle droghe non solo sul piano sanitario, ma anche rispetto a mercato, sequestri, prezzi, criminalità e azione repressiva. Applicati al caso italiano, questi indicatori mostrano con chiarezza il fallimento delle politiche fondate quasi esclusivamente sulla repressione della produzione e del commercio. Prendendo in esame 33 anni di dati carcerari (1991-2024), le serie storiche mostrano che le diverse modifiche legislative hanno inciso soprattutto sulla pressione penale, ma non sulla capacità di ridurre il mercato. La legge Fini-Giovanardi, che equiparava droghe leggere e pesanti, rappresenta il momento di massima repressione; dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha reintrodotto una distinzione sanzionatoria, si osserva una riduzione degli ingressi ma mai un reale effetto di contenimento dell’offerta.
di Carlo Cambi
La Verità, 10 giugno 2026
Tra gli emendamenti è previsto il supporto dei medici ospedalieri alla morte assistita. A Leone XIV toccherà intervenire a Montecitorio così come ha fatto due giorni fa davanti al Parlamento spagnolo ripetendo: “Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto”. Stefania Craxi, capogruppo al Senato di Forza Italia avrebbe allora qualche difficoltà a spiegare gli emendamenti al testo di legge sulla fine della vita in discussione in Parlamento e che ha come relatori di maggioranza Zanettin (Fi) e Zullo (Fdi). Uno in particolare “riguarda il ruolo del servizio sanitario nazionale, e prevede che l’assistenza alla morte medicalmente assistita possa avvenire attraverso i medici ospedalieri o di medicina generale, su base volontaria e gratuita, nell’ambito dell’attività libero professionale ovvero in intra moenia”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 9 giugno 2026
Non cambia il trend dietro le sbarre. A giugno il sovraffollamento ha raggiunto il tasso del 139%. Pagano (garante dei reclusi a Milano): nella rete della giustizia spesso finiscono soggetti fragili che non riescono a uscire dal sistema punitivo. Continua a crescere il numero dei detenuti nelle carceri italiane. Con la carenza ormai “patologica” del personale di vigilanza e degli educatori, l’aumento costante degli ospiti rende ancora più pesanti le condizioni di vita dietro le sbarre, destinate a peggiore ulteriormente con l’arrivo dell’estate. Al 31 maggio i reclusi erano 64.741 (49.323 dei quali condannati in via definitiva e 20.350 stranieri), ovvero 329 in più rispetto ad aprile.
di Angela Stella
L’Unità, 9 giugno 2026
L’Associazione dei Professori di diritto penale e l’Ucpi intervengono nel giudizio promosso davanti alla Corte dal tribunale di sorveglianza di Firenze sul caso di recluso a Sollicciano. L’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale (Aipdp), presieduta dal professor Gian Luigi Gatta, ha depositato un’opinione scritta in qualità di amicus curiae nel giudizio promosso dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze davanti alla Corte costituzionale che si svolgerà il prossimo 22 settembre. La questione riguarda la legittimità articoli 147 cp e 47-ter comma 1 ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevedono, oltre i casi ivi espressamente contemplati, l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione quando “la pena debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità”.
rainews.it, 9 giugno 2026
Dopo i fatti di Perugia, tra colloqui intercettati e violazione del segreto professionale, scatta la protesta nazionale dell’Unione delle camere penali. La protesta nasce in seguito agli episodi di intercettazione dei colloqui tra avvocati e assistiti emersi nel carcere di Capanne, a Perugia, e, secondo quanto denunciato dall’avvocatura penalista, anche in ambito giudiziario a Napoli. Secondo quanto riportato in una nota del direttivo della Camera Penale, si tratta di una forma di protesta “ferma e consapevole”, resa necessaria dalla particolare gravità dei fatti emersi presso la Procura della Repubblica di Perugia. La Camera Penale contesta in particolare una violazione massiva e sistematica del segreto professionale, una grave compromissione del diritto di difesa, l’alterazione dell’equilibrio tra accusa e difesa e la violazione delle norme legislative vigenti.
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