di Andrea Montanari
La Repubblica, 11 maggio 2024
La visita dei Consiglieri regionali. Il sopralluogo della Commissione carceri del Pirellone: “Non si può solo sorvegliare e accudire, ma devi avere una forte presenza educativa”. Un carcere minorile sovraffollato, con pochi educatori e con personale penitenziario giovane, spesso poco formato per lavorare in una struttura di questo tipo. Questo il bilancio della visita della commissione Carceri del Pirellone al carcere minorile Beccaria di Milano. “Proprio in un istituto minorile dove l’attenzione deve essere a trecentosessanta gradi non si può solo sorvegliare e accudire, ma devi avere una forte presenza educativa - racconta la consigliera regionale del Pd Paola Bocci - Il grande tema è inserire degli educatori. Molti operatori che partecipano ai concorsi poi decidono di andare in altre sedi e di non stare lì”.
sassarinotizie.com, 11 maggio 2024
La situazione nelle carceri sarde continua a destare preoccupazione. Questa volta, al centro delle attenzioni della garante dei detenuti Irene Testa, si trova la casa circondariale di Cagliari- Uta E. Scalas. Riportiamo di seguito le sue dichiarazioni in merito: “La mia visita nei giorni scorsi alla Casa Circondariale di Uta ha confermato ancor di più la situazione di estrema precarietà e violazione dei diritti umani nei confronti di alcune persone private della libertà personale, in particolare per quanto concerne l’assistenza sanitaria. Sono circa 655 i detenuti costretti a vivere in una situazione di sovraffollamento e grave disagio, privati della giusta assistenza sanitaria prevista dalle norme. Ho trovato alcuni detenuti disabili costretti a vivere in condizioni inaccettabili e disumane. In una sola sezione ben cinque detenuti affrontano gravi invalidità: quattro costretti su sedie a rotelle e uno sulle stampelle.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 11 maggio 2024
La donna sconta una pena divenuta esecutiva dopo anni. Prossima udienza il 7 giugno. Il piccolo è stato costretto a sospendere la fisioterapia. La garante: “Si è verificato un errore. Recluso in un istituto di pena a soli 13 mesi perché la mamma deve scontare una pena per reati compiuti più di sei anni fa. L’assurda storia arriva dall’Ipm di Casal del Marmo, l’istituto per minorenni di Roma. La ragazza, che oggi ha 24 anni, tre settimane fa è entrata nel carcere con il figlio di poco più di un anno, per una pena divenuta esecutiva dopo anni. Poco importa se nel frattempo è diventata madre. E se il bambino, che ha festeggiato il primo compleanno nell’aprile scorso, con l’ingresso in istituto ha dovuto interrompere le sedute di fisioterapia a cui si sottopone.
di Sara Busato
Corriere del Veneto, 11 maggio 2024
Studio e cultura: strumenti di riscatto e libertà anche dietro le sbarre. Ieri mattina, nel carcere di Padova, la Rettrice Daniela Mapelli ha inaugurato, con la presenza delle istituzioni, il ventunesimo anno accademico dedicato agli studenti detenuti. Il progetto, avviato nel 2003, ha visto finora sessantatré reclusi ottenere la laurea. Quest’anno, ci sono 59 nuovi iscritti alle sette scuole dell’ateneo, di cui dieci matricole. L’università ha dimostrato un forte impegno, mettendo a disposizione diciotto tutor che seguono settimanalmente gli studenti detenuti, fornendo supporto e materiali didattici.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 11 maggio 2024
Il periodico CarteBollate, creato dai detenuti del carcere di Bollate, rischia la chiusura per mancanza di fondi. Attivo da vent’anni, promuove la cultura e l’informazione in un contesto carcerario fragile. Una campagna di crowdfunding è in programma per salvare il progetto. “Aiutateci tutti, altrimenti chiudiamo” è il titolo di copertina dell’ultimo numero di CarteBollate, il periodico scritto, pensato e finanziato dai detenuti e dalle detenute del carcere di Bollate. Dal 2002 informa dal carcere e sul carcere, ma ora rischia di chiudere perché i soldi sono finiti. “I motivi di questa crisi sono semplici: l’economia carceraria è estremamente fragile, basta un piccolo intoppo perché si sgretoli e stiamo lavorando con tutte le nostre forze per continuare ad esserci”, scrive Susanna Ripamonti nel suo editoriale. Che aggiunge, “il nostro giornale vive da più di vent’anni e non ha mai interrotto la sua attività, neppure durante la pandemia”.
di Luigi Benelli
centropagina.it, 11 maggio 2024
Obiettivo del corso settimanale è ridurre i livelli di aggressività, il recupero mentale ed emotivo. Si chiama “Yoga in carcere” il progetto rivolto alle detenute della sezione femminile del carcere di Pesaro, che portranno praticare una volta alla settimana, la disciplina. Un’iniziativa di totale karma yoga (servizio in volontariato) nato da un’idea di Manuela Andreani, realizzatrice e coordinatrice del progetto, con il patrocinio dell’assessore allo Sport Mila Della Dora, e del direttore della Casa Circondariale di Pesaro Annalisa Gasparro.
di Angela Calvini
Avvenire, 11 maggio 2024
Il regista Santarelli, attraverso la vicenda di un giovane arabo, racconta “un mondo fatto di rabbia, paura, speranza”. Il film è frutto di una lunga esperienza sul campo come documentarista. Quanto è difficile rifarsi una vita dopo il carcere, farsi accettare dagli altri e, soprattutto, liberarsi da ciò che la prigione ha lasciato dentro di sé? Sono alcuni dei quesiti posti da Samad, in sala dal 13 maggio, il primo coinvolgente lungometraggio di Marco Santarelli, protagonista l’attore di origine marocchina Mehdi Meskar, nato in Italia ma che vive e lavora in Francia. Accanto a lui un intenso Roberto Citran nei panni di padre Agostino, Marilena Anniballi e Luciano Miele. Gli altri attori arabi arrivano sul grande schermo per la prima volta: alcuni di loro sono ex detenuti formatisi nei laboratori di teatro presso la casa circondariale “Dozza” di Bologna, altri sono giovani artisti marocchini del collettivo bolognese Cantieri Meticci. Il film è sostenuto da Antigone, l’associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale, ed è prodotto da The Film Club e Kavac Film con Rai Cinema. Samad (Mehdi Meskar) ce l’ha fatta. Ha pagato il suo conto con la giustizia e ora ha un lavoro da giardiniere, una nuova vita. Padre Agostino (Roberto Citran), suo amico e mentore, lo invita in carcere perché possa essere di ispirazione per i suoi compagni, come esempio di reinserimento, perché possa raccontare la nuova vita da uomo libero. Ma è la giornata sbagliata: una rissa fa esplodere la rabbia e il risentimento dei detenuti, che decidono di barricarsi nella biblioteca del carcere. Samad, che sta pensando alla conversione al cattolicesimo oppresso dai sensi di colpa per la morte della madre cristiana il giorno del suo arresto, si troverà a dover scegliere chi essere: musulmano o cristiano, complice oppure ostaggio. “Samad - racconta il regista Santarelli con alle spalle una lunga carriera come documentarista impegnato - nasce durante le riprese del mio secondo documentario in carcere: Dustur (Costituzione).
di Maria Elena Viggiano
Corriere della Sera, 11 maggio 2024
Il professor Sabino Cassese e don Virginio Colmegna hanno colloquiato con gli amministratori. “La sussidiarietà non è solo portatrice di servizi ma costruzione della socialità”. “Il potere appartiene a noi, al popolo”, dice Sabino Cassese, professore emerito Scuola Normale Superiore di Pisa durante l’incontro “Articolo 118 - Istituzione e sussidiarietà. La sfida dell’amministrazione condivisa” moderato da Elisabetta Soglio. La sussidiarietà riguarda “l’autonoma iniziativa di cittadini nella funzione di interesse generale, aspirazione molto importante ma poco realizzata”. Anche se non sempre è possibile applicarla, questa aspirazione “rappresenta un criterio, un canone dove si stabilisce che il cittadino viene prima”. Cassese continua con un excursus sulla nascita ed evoluzione del principio di sussidiarietà, una parola utilizzata nell’800 da un vescovo tedesco che era anche un deputato della Dieta di Francoforte e sosteneva i corpi intermedi. La parola divenne famosa un secolo dopo grazie a Pio II che nel 1931 spiegò come il principio di sussidiarietà comportava l’apostolato dei laici.
di Rosella Redaelli
Corriere della Sera, 11 maggio 2024
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (…)”. Così recita l’articolo 21 della nostra Costituzione al centro dell’incontro “Libertà di Stampa. L’informazione nei paesi del mondo” moderato dal vicedirettore del Corriere della Sera, Venanzio Postiglione. Dalla sala Donzelli di Palazzo Giureconsulti a Milano è iniziato un viaggio nel mondo con i collegamenti in diretta con le firme del Corriere della Sera per conoscere lo stato di salute della stampa estera. Prima tappa gli Stati Uniti con Federico Rampini collegato da New York che ha ricordato gli anni gloriosi della stampa americana, quelli dello scandalo Watergate fatto emergere dai reporter del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein. “Allora la stampa fu davvero Quarto Potere, svolse il suo ruolo di vigilanza sulle istituzioni democratiche - ha spiegato Rampini - oggi siamo lontani da quel tempo e la stampa si è calata nella mischia”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 maggio 2024
Le anticipazioni del rapporto, a missione conclusa, degli inviati dalle Nazioni Unite. In eccesso nelle galere, in difetto nelle leadership: discriminati gli afrodiscendenti. Nelle carceri italiane, sovraffollate oltre ogni limite di rispetto dei diritti umani, “il 32% circa dei detenuti è di origine straniera; di questi il 54% è africano o di origine africana. Siamo preoccupati per questa sovra rappresentazione di popolazione straniera, in particolare afrodiscendente, nel sistema di giustizia penale italiano”. Senza contare i casi di maltrattamenti e torture, o i singoli comportamenti delle polizie di qualunque corpo, in Italia si evidenzia un forte rischio di “razzismo sistemico” e istituzioni non adeguate a garantire “l’uguaglianza razziale nel contesto del sistema delle forze dell’ordine”.
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