di Gianluca Modolo
La Repubblica, 3 maggio 2024
L’ultimo report di Freedom to Write: sfondata quota cento. Segue l’Iran con 49 intellettuali dietro le sbarre. Primo posto per il quinto anno consecutivo. Soltanto che ora, per la prima volta, il numero arriva in tripla cifra. Non è un Paese per scrittori, la Cina: a confermarlo è il report Freedom to Write Index 2023 di Pen America appena pubblicato. In 107 si trovano in carcere, diciassette in più rispetto ai 90 segnalati nel report dell’anno precedente. “La maggior parte è stata incarcerata per aver espresso online critiche alle politiche ufficiali o opinioni a favore della democrazia”, spiegano gli autori del rapporto. “Sovversione del potere statale” o “provocare disordini”: le accuse che vanno per la maggiore. Dei 107 casi documentati dall’organizzazione per la libertà di espressione, 50 si riferiscono a commentatori online: “Scrittori che usano regolarmente le piattaforme dei social media per pubblicare le loro opinioni e i loro commenti su una serie di argomenti politici, economici e sociali”.
di Fabio Fazio
Oggi, 2 maggio 2024
Al Beccaria, alla pena si sommavano le angherie. E la rieducazione? Zero. Al carcere minorile Beccaria di Milano accadevano cose atroci. Molti ragazzi detenuti hanno subito violenze inaudite: calci, pugni, frustate, botte, tentativi di stupro da parte delle guardie penitenziarie con la incomprensibile copertura di tanti, compreso qualcuno del personale sanitario e degli educatori. Altre volte pare che gruppi di detenuti abusassero dei più fragili mentre chi avrebbe dovuto sorvegliare si voltava dall’altra parte. Venticinque circa gli agenti coinvolti, alcuni dei quali arrestati e altri sospesi. Aspettiamo indagini e processi prima di trarre conclusioni, ma quel che già sappiamo sembra più che sufficiente.
di don Gino Rigoldi*
Famiglia Cristiana, 2 maggio 2024
Sono troppe le ore lasciate vuote: ai ragazzi bisogna offrire più laboratori, agli agenti più formazione. Il buco nero, che ha visto agenti di polizia penitenziaria accusati di atti terribili del tutto illegali dentro l’istituto penale minorile Cesare Beccaria di Milano, di cui sono stato cappellano e in cui continuo a impegnarmi, ha radici in problemi strutturali che segnaliamo da anni: per carenza di personale, dopo le 16.30 e fino al mattino successivo non ci sono più attività per i ragazzi detenuti che restano a “ciondolare” nelle celle, mentre gli unici adulti presenti nella struttura con loro sono gli agenti penitenziari addestrati a mantenere l’ordine e la sicurezza, ma non formati con competenze da “educatori”, né una preparazione specifica nel trattare con adolescenti difficili.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 2 maggio 2024
Sono terribili alcune immagini diffuse dalla Polizia penitenziaria e tratte dal sistema di videosorveglianza dell’Istituto penale per i minorenni Cesare Beccaria di Milano, che hanno per vittima del pestaggio un giovanissimo. “È da una trentina d’anni che vado come volontario al carcere minorile e credo che quanto è successo al Beccaria rientri in episodi orribili ma molto delimitati”. A dirlo è Marco Lovato, della Comunità Papa Giovanni XXIII.
di Susanna Marietti*
Oggi, 2 maggio 2024
Le carceri minorili sono 17 e recludono 550 ragazzi. Quelle per adulti sono 190 e recludono 61 mila persone. Il sistema minorile è quindi molto più contenuto (e differente per codice di procedura penale e dipartimento del ministero della Giustizia da cui è controllato) di quello del carcere per adulti. Si ispira a un modello educativo che punta al recupero dei ragazzi. In “Mare fuori” si sono viste figure istituzionali che, oltre a garantire la sicurezza, seguivano i giovani detenuti anche con impegno educativo e formativo: dovrebbe essere sempre così, perché - come per gli educatori - il compito dei poliziotti nelle carceri minorili è primariamente educativo.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 2 maggio 2024
“Nuovi volontari, formazione per agenti, cappellanie e uffici di pastorale penitenziaria, il Giubileo negli istituti”. L’ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane traccia al Sir un bilancio del quinto convegno nazionale che si è tenuto ad Assisi sul tema “Lo vide e ne ebbe compassione. (Lc 10,33). Dall’indifferenza alla cura”. Un incontro segnato dalla fraternità, dalla numerosa partecipazione e da un “vero senso di Chiesa”: queste le caratteristiche del quinto convegno nazionale dei cappellani e degli operatori della pastorale penitenziaria che è stato promosso ad Assisi, dal 24 al 27 aprile, dall’Ispettorato generale dei cappellani nelle carceri italiane, sul tema “‘Lo vide e ne ebbe compassione. (Lc 10,33). Dall’indifferenza alla cura”. A trarre un bilancio dell’appuntamento è don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane.
di Liana Milella
La Repubblica, 2 maggio 2024
Il Guardasigilli evita di presentare il testo prima del congresso di Palermo dell’Anm. Il deputato calendiano Costa: “Basta un emendamento ai testi già presentati alla Camera”. Non è ancora questa la “settimana buona” per portare a palazzo Chigi la separazione delle carriere. Così dicono in via Arenula. Gli uffici stanno studiando, ma non sono ancora pronti. I maligni sostengono che il Guardasigilli Carlo Nordio vuole solo evitare di essere “impallinato” a caldo durante il congresso dell’Anm, in programma la prossima settimana a Palermo e per giunta con la presenza di Sergio Mattarella il giorno dell’apertura. Al ministero fanno spallucce. E spiegano semmai che il ministro, questa settimana, dovrà occuparsi del G7 sulla giustizia a Venezia.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 2 maggio 2024
La vicepresidente di Libera è figlia di un funzionario ucciso dalle cosche nel 1995 a Foggia: “A chi vive un lutto così grande ricucire lo strappo della violenza sembra impossibile. Ma esiste una strada. Quando raccontiamo le nostre storie parliamo anche a noi stessi, quando vediamo che il nostro dolore viene riconosciuto dai mafiosi e dagli assassini che abbiamo davanti capiamo che c’è una possibilità per noi di conoscere la verità e per loro, anche, di cambiare vita”.
L’altra giustizia possibile, plasmata dalle mani e dal coraggio dei familiari delle vittime di mafia
di Francesco Cajani*
Avvenire, 2 maggio 2024
Quanto coraggio ci vuole ad incontrare se stessi, quando tutto questo deve passare attraverso l’incontro con un altro che ci ha ammazzato l’esistenza? Credo di aver iniziato a pormi questa domanda solo 8 anni fa, accompagnando Marisa Fiorani, madre di Marcella di Levrano, uccisa dalla Sacra Corona Unita, ad un incontro al carcere di Opera con alcuni detenuti del Gruppo della Trasgressione, un tempo appartenenti alla criminalità mafiosa. Prima, nella mia testa, abitava solo il ricordo di poche parole che un ragazzo mi confidò - in un campo profughi a Novo Mesto quando entrambi avevamo 22 anni - per cercare di spiegarmi cosa avesse provato ad uccidere un proprio simile.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 2 maggio 2024
Il diniego di risarcimento va impugnato altrimenti assurge a cosa giudicata e non è consentita la riproposizione della domanda in base a elementi non valutati dal giudice a cui erano stati però presentati. L’istanza respinta per ottenere il risarcimento della sofferta detenzione inumana e degradante, non può essere riproposta se non per elementi nuovi o già sussistenti, ma non sottoposti all’esame del giudice di sorveglianza. Va quindi definita inammissibile la domanda riproposta quando si lamenta la mancata presa in considerazione da parte della precedente decisione di rigetto di elementi di fatto portati all’attenzione del giudice.
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