di Carla Piro Mander
Corriere della Sera, 9 giugno 2026
Torinese, il 15 maggio 1935 viene arrestato su delazione per attività clandestina con il Partito d’azione. Rinchiuso nella sua cella, scrivendo ai genitori, riflette sulla disumanità della condizione in cui si trova. Disse di lui Giorgio Napolitano: “È stato senza alcun dubbio una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano del Novecento”. Che Vittorio Foa fosse una mente eccezionale lo rivelavano già le lettere dal carcere, poi raccolte nel 1949 della rivista Il Ponte. Dal carcere, scrivendo ai genitori, riflette sulla disumanità della condizione in cui si trova.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 9 giugno 2026
Le democrazie raramente muoiono per mano dei loro avversari, si consumano dall’interno. E i Parlamenti, quasi sempre, muoiono per suicidio. Le leggi elettorali scritte contro la rappresentanza non aiutano a salvarli. 1. Tecnicamente, la legge elettorale è il meccanismo che trasforma i voti in seggi. Costituzionalmente, è molto di più: è la democrazia che si organizza. Da essa dipendono la composizione delle Camere, la consistenza delle maggioranze parlamentari, la formazione del Governo, la qualità della rappresentanza politica. Nessun’altra legge ordinaria incide con uguale intensità sulla forma di governo e, prima ancora, sul rapporto tra cittadini e istituzioni. Non sorprende, allora, che la legislazione elettorale abbia progressivamente acquisito uno speciale statuto costituzionale. È vero che la Costituzione non impone uno specifico sistema di voto, affidandone la scelta alla discrezionalità del legislatore. Ma discrezionalità non significa arbitrio.
di Paolo Petracca*
Corriere della Sera, 9 giugno 2026
In una epoca di delegittimazione dell’Onu e attacco all’Europa come continente di pace, immaginare che enti locali e società civile si alleino per costruire ponti e dialoghi tra i popoli dal basso può sembrare irenico o irrilevante ma forse è il modo migliore di immaginare il futuro. Perché ci ostiniamo a parlare di pace? Perché usare un linguaggio disarmato aiuta tutti a vivere e a convivere meglio. La sola pratica di riconversione del nostro parlare e scrivere può cambiare sensibilmente le cose. Può portarci a comprendere che quella della pace è prima di tutto una scelta personale, è il quotidiano tentativo di essere esseri umani migliori, di alimentare le nostre più profonde convinzioni ovvero il desiderio di esprimere solidarietà e fraternità, di dialogare, di essere corretti e rispettosi dell’umanità dell’altro anche nel conflitto tra parti ed interessi differenti. Se poi ci si mette, anche in pochi alla volta, a parlare di pace e a pensarla insieme quell’arricchente condivisione tra diversi può far scaturire una prospettiva politica ed una visione del mondo.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 9 giugno 2026
Il fuoco e l’acqua. Comunque la morte. Lo scorso 1 giugno 4 braccianti immigrati vengono bruciati vivi dai caporali ad Amendolara. Dopo appena sei giorni, domenica scorsa, 11 migranti muoiono nell’ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Tutte vittime di un sistema che non le tratta come “persone con dignità, risorse e sogni, che hanno diritto a essere trattate con rispetto e chiedono di poter diventare parte attiva delle società che le accolgono”. Così Papa Leone XIV definisce i migranti nell’Enciclica “Magnifica humanitas”, “un banco di prova decisivo per la giustizia sociale”, scrive. Due prove fallite in pochi giorni.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 9 giugno 2026
Gli immigrati indiani pagano ai mediatori fino a 18 mila euro, poi il lavoro sparisce. L’appuntamento, un po’ carbonaro, è in un brutto bar sulla statale 148 Pontina: sedie e hamburger di plastica, famiglie e ragazzini urlanti. L’indiano ventisettenne che ho davanti e che chiamerò Gill Singh cerca in effetti di sparire nella folla: si è dato alla macchia da due giorni. “Sappiamo dove stanno tua madre e le tue sorelle in Punjab”, gli hanno detto i caporali all’ultima minaccia. Lui ha mollato la baracca a Pontinia dove per sette mesi è rimasto imprigionato dal “padrone” a fare il muratore, “sgobbando dalle cinque di mattina alle undici di sera, vitto e alloggio gratis ma zero paga: mi diceva che ero ancora in debito, dovevo ristrutturargli casa”. E s’è nascosto in un altro piccolo centro in provincia di Latina, protetto da una rete informale.
di Nadia Urbinati*
Il Domani, 9 giugno 2026
La lotta al caporalato fu l’esperienza di servitù che Di Vittorio portò in Costituente. Come in passato, il caporalato si serve della manodopera più diseredata, che ora viene dai paesi extra-comunitari, disposta a tutto pur di portare a casa qualche soldo. Nel darci i rudimenti del significato della libertà, i dizionari delle lingue europee risalgono a Cicerone: la libertà è una condizione che sta all’opposto della schiavitù. Libero è colui che è sottoposto solo alle leggi e mai al volere di un suo simile. Nella repubblica antica, la libertà si poteva donare e vendere; questo mercato della libertà sta alle radici dell’Occidente. In migliaia per ricordare gli schiavi uccisi.
di Enza Plotino
Il Fatto Quotidiano, 9 giugno 2026
Sarà uno dei primi provvedimenti indegni prodotti dalla destra al Governo che verrà stracciato dai prossimi inquilini di Palazzo Chigi. Speriamo! Perché rappresenta una miscela di rigido moralismo, ipocrita e bigotto, con cui Meloni e i suoi si arrogano il diritto di ergersi a custodi integerrimi del pudore e della morale pubblica, ma anche privata, dando ai genitori “tradizionalmente” intesi la facoltà di esprimere il consenso all’insegnamento nelle scuole medie e superiori dell’educazione sessuale e affettiva. Mentre nella scuola dell’infanzia rimane proibito. Chiunque sia sano di mente non si capacita di questa grave responsabilità che il Governo si assume con l’approvazione del ddl Valditara, negando a tutta una fascia di minori di poter accedere alle informazioni e a progetti di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, ovvero nei luoghi deputati alla formazione collettiva. Di più. Il Disegno di legge rinvigorisce la storica contrapposizione tra la scuola e la famiglia che, da questo momento, viene coinvolta direttamente nella scelta dell’insegnamento sessuale e affettivo, subordinato all’autorizzazione esplicita e scritta da parte dei genitori.
di Simone Di Matteo
affaritaliani.it, 8 giugno 2026
La Legge Cartabia punta sul recupero e sul reinserimento sociale, ma per molti ex detenuti trovare lavoro e ricostruirsi una vita resta ancora una sfida. L’analisi di Filippo Marra tra riforme, criticità e sicurezza collettiva. Mentre il sistema carcerario italiano continua a fare i conti con il sovraffollamento, la carenza di personale e le crescenti tensioni all’interno degli istituti penitenziari, da anni politica, magistratura e opinione pubblica dibattono su una semplice quanto spinosa questione: cosa accade davvero a una persona quando termina di scontare la propria pena? Ciò non riguarda soltanto i detenuti, ma il modello stesso di giustizia che un Paese sceglie di adottare.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 8 giugno 2026
Tupac morì nel 1996 in un ospedale di Las Vegas, all’età di 25 anni, dopo sei giorni trascorsi in coma a seguito di un’aggressione armata. Anche Abrar Jarrar è morta a 21 anni in ospedale, ma dopo aver tentato il suicidio nel carcere di Trento il 24 maggio scorso. Tupac Shakur aveva la stessa età di Abrar Jarrar quando scrisse Trapped, singolo considerato tra i più politicamente espliciti del rapper di East Harlem. Il testo racconta la brutalità degli abusi di polizia nei confronti della comunità afroamericana, dell’impossibilità di uscire fuori dal ghetto per chi ci è nato e, soprattutto, della crudeltà di un carcere da cui, quando esci, vieni risputato fuori più distrutto di come eri entrato. Il verso finale del ritornello recita: Dimmi cosa faccio, vivo in una cella di prigione? / Preferisco morire piuttosto che restare intrappolato in un inferno vivente.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 8 giugno 2026
La giustizia vive di equilibrio, ma soprattutto di credibilità. È una fiducia costruita nel tempo attraverso il rigore delle regole, la serietà delle decisioni e la convinzione, da parte dei cittadini, che l’accertamento della verità avvenga lontano da condizionamenti esterni e da pressioni estranee al processo. Nessun sistema giudiziario può dirsi infallibile e sarebbe illusorio sostenere il contrario. La possibilità che emergano nuovi elementi investigativi, anche a distanza di anni, appartiene alla fisiologia di ogni ordinamento moderno e rappresenta una garanzia di civiltà giuridica.









