di Antonio Polito
Corriere della Sera, 28 aprile 2024
Stiamo vivendo un’epoca di svolta, che ricorda il Sessantotto. È il sintomo di un’insofferenza verso l’Occidente. Quest’anno sarà ricordato nei libri di storia per le università occupate dal movimento pro Palestina che lotta contro le “complicità” di Biden e Meloni, o per un pontefice che per la prima volta si siede al G7 a fianco di Biden e Meloni? Per l’elezione al Parlamento europeo di un generale in servizio cui non piacciono gay e neri, o per quella di una militante accusata di violenze di piazza contro i “fasci”? In una parola: il mondo sta andando a sinistra o a destra?
di Mauro Vignola
cronachedi.it, 28 aprile 2024
La pratica di somministrare sedativi alle persone detenute dalla polizia si è diffusa silenziosamente in tutta la nazione negli ultimi 15 anni, basandosi su dati scientifici discutibili e sostenuta da esperti allineati alla polizia. Lo rileva un’inchiesta condotta dall’Associated Press. Basandosi su migliaia di pagine di cartelle cliniche e delle forze dell’ordine e video di dozzine di incidenti, l’indagine mostra come una strategia intesa a ridurre la violenza e salvare vite umane abbia provocato alcune morti evitabili.
di Nello Scavo
Avvenire, 28 aprile 2024
L’agenzia di viaggi “Hala” pubblicizza su internet i “pacchetti” per lasciare la Striscia. Fino a 10mila dollari per chi non ha documenti. A capo del business un fedelissimo di al-Sisi. “Prigionieri di Israele e in ostaggio di Hamas”, dice l’uomo che ha pagato 15 mila dollari per dare alla moglie e alla figlia piccola una speranza di vita: lasciarsi alle spalle Gaza. I soldi non li aveva, perciò si è indebitato con i parenti emigrati all’estero. Hanno pagato loro gli emissari di “Hala”, la controversa agenzia di viaggi con buoni contatti al Cairo e in rapporti d’affari con Hamas.
Il Dubbio, 28 aprile 2024
Lo Wall Street Journal (Wsj) che cita “persone a conoscenza dei fatti”. L’oppositore russo è deceduto in carcere lo scorso mese di febbraio. Le agenzie di intelligence statunitensi hanno stabilito che il presidente russo, Vladimir Putin, “non ha ordinato direttamente” che l’oppositore Aleksei Navalny venisse ucciso a febbraio nel carcere di massima sicurezza dove era recluso. A scriverlo è il Wall Street Journal (Wsj) che cita “persone a conoscenza dei fatti”. “La valutazione non contesta le responsabilità di Putin” in quanto accaduto, “ma ritiene piuttosto che probabilmente non sia stato lui a ordinarla in quel momento”, scrive la testata americana, sottolineando che la considerazione “è ampiamente accettata all’interno della comunità dell’intelligence e condivisa da diverse agenzie, tra cui la Cia, l’Ufficio del Direttore dell’intelligence nazionale e l’unità di intelligence del dipartimento di Stato”, hanno riferito le fonti.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 27 aprile 2024
Il Tribunale di Sorveglianza, nel nostro ordinamento, è chiamato ad assolvere una funzione semplicemente cruciale, giacché si occupa della fase della esecuzione della pena. È il Tribunale di Sorveglianza che decide se il condannato ad una pena detentiva meriti o meno di scontarla in carcere (o ancora in carcere). È il Magistrato di Sorveglianza che ha la responsabilità di occuparsi delle condizioni nelle quali ciascun detenuto sta espiando la pena, in modo che ciò non avvenga in condizioni “disumane e degradanti”. È lui che ha la responsabilità di concedere o negare permessi-premio, o di sorvegliare sulle condizioni psicologiche e psichiatriche del recluso; e molto altro ancora.
a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 27 aprile 2024
Dice l’art. 69 dell’Ordinamento Penitenziario che “Il magistrato di sorveglianza vigila sulla organizzazione degli istituti di prevenzione e pena e prospetta al Ministro le esigenze dei vari servizi, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo”. Ricordo che una persona detenuta che aveva girato molte carceri nella sua lunga esperienza detentiva, allo studente che gli chiedeva quale fosse il carcere dove si stava meglio, aveva risposto senza esitazioni “Quello da cui si esce prima”. Non è una risposta banale: vuol dire che la qualità della vita in galera si misura prima di tutto sulla capacità del carcere di negare sé stesso, costruendo percorsi significativi di accesso alle misure alternative: l’essenza della pena secondo la Costituzione è la sua capacità di riportare nella società le persone che ne sono state “espulse” dopo aver commesso un reato, aiutandole a ricostruirsi una vita decente.
di Donatello Cimadomo*
Il Riformista, 27 aprile 2024
Le carceri sono fatiscenti e piene fino all’inverosimile, gli agenti della polizia penitenziaria finiscono per essere reclusi con i reclusi. Occorre che a questa consapevolezza si accompagni un’altra cosa: vedere (e rivedere) le carceri per rendersene conto, come diceva Calamandrei. Seneca ha messo la vita su un piano inclinato, dal quale si scivola via in un attimo perché la via libertatis, la via d’uscita è sempre aperta. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Consiglio d’Europa evidenziano come in Italia ci siano pochi suicidi in libertà, tanti nelle carceri, con numeri in un crescendo sempre più allarmante; una protesta di vita, direbbe Pavese.
di Giulia Fiorelli*
Il Riformista, 27 aprile 2024
È trascorso un anno da quando si concludeva il digiuno dell’anarchico Alfredo Cospito, la cui vicenda giudiziaria ha riportato prepotentemente sotto i riflettori dell’opinione pubblica il regime differenziato di cui all’art. 41-bis ord. penit. Sopito il clamore giornalistico, il regime di “carcere duro” sembra essere tornato nuovamente nell’ombra e, con esso, l’attenzione alle esigenze di tutela dei diritti delle persone ristrette al 41-bis. Quella vicenda ha lasciato, però, sul tappeto numerosi ed irrisolti interrogativi, la risposta ai quali rende non più differibile un confronto, senza pregiudizi, sulle possibili prospettive di riforma di questo istituto così controverso.
di Massimiliano Lanzi*
Il Riformista, 27 aprile 2024
La dottoressa Benedetta Rossi è magistrato di sorveglianza in servizio presso l’Ufficio di sorveglianza di Varese - Tribunale di sorveglianza di Milano. Dottoressa Rossi, dopo gli effetti positivi della sentenza Torreggiani e dei provvedimenti “svuota carceri”, ecco riproporsi l’emergenza sovraffollamento. Che tipi di rimedi risultano attivabili a tale riguardo?
di Cesare Gai*
Il Riformista, 27 aprile 2024
Vale la pena di raccontarla questa storia, per dimostrare come un soggetto, condannato ad una severa sanzione detentiva, abbia saputo dimostrare resipiscenza ed emendarsi, sfruttando l’opportunità concessagli. La vicenda di Carlo non rappresenta un caso isolato. Le misure alternative alla detenzione garantiscono l’espiazione della pena e il reinserimento nella collettività seguendo modelli socialmente adeguati e rappresentano un’opportunità della quale bisogna dimostrarsi meritevoli.










