di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 25 aprile 2024
“Zero giorni di prognosi” al detenuto ridotto in semi incoscienza dagli agenti. Agenti in malattia per protestare contro il nuovo corso della comandante di Polizia penitenziaria. Vigeva un concetto molto elastico di malattia o non malattia nel carcere minorile Beccaria di Milano. “Malattia” era quella da cui facevano finta di essere tutti di colpo contagiati gli agenti (lunedì scorso arrestati in 13, sospesi in 8 e indagati in altri 4) come forma di polemica protesta nei confronti del nuovo corso della comandante di polizia penitenziaria, indisponibile a far finta di niente: “Oggi tutti i colleghi hanno mandato “malattia” nel pomeriggio e vogliono mandarla ad oltranza... perché il collega l’hanno mandato in Procura (denunciato, ndr), quindi è una protesta verso il comandante nuovo e il direttore”, si raccontavano ad esempio due agenti intercettati un giorno che un collega, “che non è neanche nei turni di servizio, si è permesso di scrivere ai colleghi che sono qua con dieci anni di servizio che lui ha visto che hanno “battezzato” un detenuto... Quindi abbiamo mandato tutti “malattia” per protesta, per aiutare il collega... undici persone su undici”.
di Monica Serra
La Stampa, 25 aprile 2024
Le due dirigenti sono accusate di omissione. Si allarga l’inchiesta: undici perquisizioni, sequestrato l’archivio sanitario dell’Ipm. Nell’inchiesta sulle torture al carcere Beccaria, due ex direttrici dell’istituto sono finite sotto inchiesta. Oltre a Maria Vittoria Menenti, oggi a capo dell’Ipm Casal del Marmo di Roma, un avviso di garanzia ha raggiunto anche Cosima Buccoliero, candidata del Pd alle ultime Regionali, insignita dell’Ambrogino d’oro per il suo lavoro al carcere di Bollate, ex direttrice del Lorusso e Cutugno di Torino, oggi al carcere di Monza. Entrambe sono state perquisite per sequestrare il contenuto di pc e cellulari.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 25 aprile 2024
Il capo del Dipartimento per la giustizia minorile: “Il governo hanno fatto tutto ciò che doveva”. La Cisl: “Sistema allo sfascio, serve un piano straordinario”. Una squadra di 14 nuovi agenti della Polizia penitenziaria sono entrati in servizio al carcere minorile Beccaria, subito dopo gli arresti scattati nei confronti di 13 divise, mentre altre otto sono state sospese per un’inchiesta della procura di Milano in cui si ipotizzano maltrattamenti e torture contro una dozzina di ospiti minorenni. Lo spiega Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, che annuncia anche nuovi agenti della polizia penitenziaria “che abbiamo chiesto al Dap (Dipartimento dell’amministrazione giudiziaria, ndr) che sono sicuro vorrà corrispondere a questa richiesta”.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 25 aprile 2024
La presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Maria Carla Gatto: “Nel carcere non c’era un direttore stabile e il comandante era assente nei momenti cruciali. Occorre una formazione specifica per gli agenti”. Subito dopo l’arresto dei 13 agenti di custodia e la sospensione di altri 8, la presidente del Tribunale per i minorenni di Milano Maria Carla Gatto si è recata al Beccaria.
di Gad Lerner
Il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2024
Nella città di Cesare Beccaria, padre dell’illuminismo lombardo e antesignano della civiltà giuridica, 160 anni dopo la pubblicazione di “Dei delitti e delle pene”, ancora dei ragazzi sono stati torturati in una sede preposta alla loro custodia e rieducazione. Anzi, a ben vedere sono due a Milano le istituzioni per giovani reclusi trasformate in luoghi di tortura: il carcere minorile che porta con disonore il nome dello stesso Beccaria; e il Centro di Permanenza per i Rimpatri di via Corelli, commissariato dal dicembre scorso. Due buchi neri, in cui precipitano dei giovanissimi, che Milano preferisce ignorare. Due luoghi della vergogna ai bordi di una città che intanto festeggia gli afflussi record del Salone del mobile e del turismo ricco. La statua di Beccaria eretta là dove un tempo sorgeva la casa del boia, non può arrossire. Gli uomini invece sì, se hanno coscienza.
di Cristina Giudici
Il Foglio, 25 aprile 2024
L’arcivescovo Delpini riflette su violenza e alternative al carcere minorile. “Ci troviamo di fronte a un tema complesso, quello della carcerazione, a cui dovremmo trovare alternative”, dice al Foglio l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, riflettendo sulle violenze nel carcere Beccaria: “E poi ci sono le persone, i ragazzi minorenni che commettono un reato, vanno contenuti ma anche aiutati a distinguere il bene dal male. Soprattutto se sono stranieri e soli”. “Non li possiamo trattare come numeri ma dobbiamo trattarli come persone da accogliere, da seguire con attenzione. Ci vorrebbe un maggior investimento nell’educazione, nella possibilità di trovare più soluzioni alternative alla detenzione, nelle comunità”, chiosa monsignor Delpini.
di Alessia Candito
La Repubblica, 25 aprile 2024
Mancano mezzi e uomini per garantire che la pena abbia funzione rieducativa. “Politica e istituzioni mute”, denuncia il Garante cittadino. “Gli istituti di pena sono usati come discariche sociali”, tuona il presidente siciliano di Antigone. Di carcere si muore. Troppo, se è vero che dall’inizio dell’anno sono già tre i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri dell’isola. Ecco perché in tanti hanno risposto all’appello del Garante delle persone private della libertà personale, di Palermo Pino Apprendi, che oggi ha chiamato tutti ad un sit-in di fronte al nuovo tribunale. “C’è troppo silenzio da parte di politica e istituzioni - dice - Il suicidio in carcere non è un fatto episodico e personale, ma un modo di riprendersi la libertà da un sistema che continua a concepire il carcere solamente come un fatto punitivo e non con finalità di rieducazione”.
di Irene Carmina
La Repubblica, 25 aprile 2024
“Gli fu diagnosticata una schizofrenia, quando invece il problema era la droga”. Le appare spesso in sogno, di notte. “Mamma, sei la vita mia, mi dice. E tu sei la mia, gli rispondo io”. Quel figlio impiccato con i lacci delle scarpe, in una cella del Pagliarelli, Lucia Agnello lo vede sempre. Samuele Bua aveva 29 anni quando si uccise. E ora che non c’è più, è rimasto per sempre bambino nelle foto incorniciate a casa. Non ha buttato via niente, Lucia. Il pigiama, i maglioni, gli orologi, i dischi di Samuele: ogni cosa è al suo posto. Come in un museo dei ricordi, tutto è fermo a quel 4 novembre di sei anni fa. Anche il dolore: “Non si supera mai, ci si convive”. Trema la voce di Lucia Agnello, si spezza nel pianto. “Me lo hanno ucciso”, singhiozza. Lucia ha preso parte al sit-in sull’emergenza carceri organizzato davanti al Tribunale di Palermo.
di Maurizio Cirillo
Il Centro, 25 aprile 2024
“A Pescara e Chieti abbiamo un tasso di sovraffollamento delle carceri che è superiore alla media nazionale: siamo nell’ordine del 170% a fronte del 125% nazionale”. Lo afferma Sergio D’Elia, segretario dell’associazione Nessuno tocchi Caino. Ieri, con i rappresentanti delle camere penali delle due città, ha visitato i due istituti di pena. “In carceri così affollate”, prosegue D’Elia, “non si riesce neppure ad assicurare quei beni fondamentali: qui non si parla solo di luoghi di privazione della libertà, ma di tutto, della salute, della vita”.
di Micaela Cappellini
Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2024
La Cooperativa Giotto dal 1991 ha dato un impiego a oltre 2mila detenuti. La testimonianza: “Lavorare non mi pesa, anche dietro le sbarre si ha bisogno di soldi”. Per il New York Times il panettone della Pasticceria Giotto è il più buono d’Italia. Non il più giusto. Proprio il più buono. Dove viene preparato, però, i coltelli non hanno lame d’acciaio, ma solo di plastica. Perché i pasticcieri sono i detenuti del carcere Due Palazzi di Padova. Dietro le sue sbarre nascono molti altri dolci, come le colombe di Pasqua per esempio, che per la rivista Forbes stanno di diritto tra le dieci migliori artigianali presenti sul mercato, accanto a quelle dimostri sacri come Cracco e Cannavacciuolo.
- Cuneo. “Panatè”, il pane prodotto in carcere arriverà a chi ne ha più bisogno
- Piazza Armerina (En). L’altro volto del carcere: “Un luogo di vita, non solo di dolore”
- Perugia. Sesta edizione di “Per Aspera ad Astra”, i detenuti diventano attori a teatro
- Il fascismo che non viene denunciato, nell’indifferenza di giornali, politica e scrittori
- Oggi la Liberazione si chiama disarmo e la Resistenza si chiama nonviolenza










