di Giovanni Viafora
Corriere della Sera, 8 marzo 2024
Si è commosso Gino Cecchettin varcando la porta dell’aula magna de “La Sapienza” (lui ospite d’onore di Obiettivo 5, l’iniziativa del Corriere ospitata proprio dall’Università di Roma). Ha guardato la platea, gremita di studenti e gli è scesa una lacrima. Unica concessione all’emozione, prima di parlare per oltre un’ora della sua Giulia (la figlia uccisa dall’ex, lo scorso 11 novembre) e, in fondo, anche di tutti noi. Sempre con una serenità e una profondità spiazzanti. “Piango perché penso a Giulia, una studentessa come voi”, ha sussurrato ai ragazzi, ricevendo un lungo e sentito applauso.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 8 marzo 2024
La sindrome “Battered Woman”, alla base di molte assoluzioni negli Usa. I pochi casi simili in Italia. Premessa numero uno: non si difende il diritto di qualcuno di uccidere qualcun altro. Makka - per capirci - ha ucciso il padre e non aveva il diritto di farlo, anche se lui era un violento. Premessa numero due: le indagini sono appena cominciate, quindi il racconto nero di questa diciottenne - per quanto risulti finora veritiero - è ancora da verificare fino in fondo. Eppure, più entriamo nei dettagli della storia, più leggiamo le parole affidate ai suoi foglietti diventati diario, più ci scopriamo a empatizzare con lei, a comprendere il suo tormento, il suo dolore, la sua rabbia.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 8 marzo 2024
Samuel era finito in commissariato nel 2020 insieme al suo fidanzato. Picchiato e denudato. Dopo il rilascio hanno denunciato, ma la procura ha archiviato. Adesso il ricorso alla Cedu. “Per oltre tre anni ho creduto di poter ottenere giustizia. Così non è stato, ma sono contento che oggi, finalmente, l’Italia stia scoprendo quello che ci è successo”. Per il cittadino tedesco Samuel Sasiharan, 27 anni, ripercorrere quanto accaduto nella questura di Sassuolo (Mo) il 22 dicembre 2020 non è facile, ma dopo l’archiviazione del caso a fine 2023 da parte del gip ha dovuto fare una scelta. Cercare di rimuovere tutto, nonostante gli strascichi psicologici e fisici che quelle ore in commissariato hanno comportato. O esporsi in prima persona, per far conoscere all’Italia una storia ormai sepolta dal punto di vista giudiziario. Sasiharan ha scelto di raccontare, con il supporto del suo fidanzato italiano che come lui ha vissuto in prima persona i presunti abusi denunciati nella questura di Sassuolo. E ora la vicenda, rivelata da Domani, è finita in parlamento.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 8 marzo 2024
Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 9705 depositata oggi, respingendo il ricorso di un uomo. La sentenza di non doversi procedere per mancata conoscenza del processo da parte dell’imputato, prevista dalla riforma Cartabia del codice di procedura penale, non può applicarsi anche al caso di chi lamenti la mancata conoscenza dell’appello. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 9705 depositata oggi, respingendo il ricorso di un uomo.
Corriere del Veneto, 8 marzo 2024
In carcere con i propri bimbi finché compiono tre anni. Questa è l’istantanea dell’oggi per tante detenute. Un tema spinoso e che si allarga alle problematiche specifiche della detenzione femminile in generale. Perché le donne in carcere sono una minima parte rispetto agli uomini: il 4,2% a livello nazionale, in Veneto un po’ di più ma comunque sotto il 6%. Essendo poche, il “sistema” già in crisi dell’universo penitenziario, le penalizza ulteriormente. I soggetti a maggior rischio suicidio, specifica Jessica Lorenzon dell’associazione Antigone, sono donne. Parte da qui la mozione della consigliera regionale del M5s Erika Baldin, dai numeri impietosi dell’emergenza per chiedere che i figli di donne condannate possano restare con la mamma fino ai 6 e non ai 3 anni e che lo possano fare fuori dall’ambiente carcerario, in strutture protette che esistono ma sono ancora troppo poche. Perché il carcere, spiegano anche i membri di altre associazioni intervenute ieri alla presentazione, come Nessuno tocchi Caino, si allontana sempre più dal principio della rieducazione previsto nella carta costituzionale. E per le donne è ancora peggio, spiega ancora Lorenzon, “alle detenute è impossibile anche solo iscriversi alle superiori”. I problemi, però, partono ben prima, spiega ancora Lorenzon, dalla negazione delle cure sanitarie, ginecologiche in primis: “È recente il caso di una detenuta alla prima esperienza in carcere che, neppure a fronte di emorragie notturne legate alla pre menopausa, ha potuto avere degli assorbenti igienici, s’è dovuta arrangiare con della carta”.
primadituttoverona.it, 8 marzo 2024
Il fenomeno delle morti dietro le sbarre non è una problematica che riguarda il singolo, ma l’intero territorio comunale. Dopo il quinto suicidio al carcere di Montorio in quattro mesi, Verona Radicale chiedeva lo stop al sovraffollamento e l’introduzione di misure a tutela della salute mentale dei detenuti con un presidio davanti alla casa penitenziaria. Ad oggi, il Comune di Verona annuncia la convocazione a martedì 26 marzo 2024 del primo tavolo di lavoro per trovare una soluzione concreta al fenomeno delle morti in carcere.
Gazzetta del Sud, 8 marzo 2024
In riferimento all’articolo “Detenuto del carcere di Barcellona ingoia tre lamette, è in coma al Policlinico di Messina” la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Messina, Francesca Arrigo a precisazione afferma che “L’avv. Salvatore Silvestro, indicato nell’articolo quale difensore del detenuto che ha tentato il suicidio, non risulta essere tale dalla disamina degli atti del procedimento innanzi al Tribunale di Sorveglianza di Messina, atteso che unico difensore è invece l’avv. Cinzia Panebianco.
di Barbara Apicella
monzatoday.it, 8 marzo 2024
I dati sono stati forniti dall’associazione Antigone durante un incontro pubblico a Monza. Celle sovraffollate, personale sotto organico e soprattutto mancano medici ed educatori. Questo il ritratto del carcere di Sanquirico a Monza illustrato dall’avvocato Enrico Vincenzini di Antigone, associazione nata alla fine degli anni Ottanta per i diritti e le garanzie nel sistema penale.
ottopagine.it, 8 marzo 2024
Questa mattina firma di un protocollo tra istituto penitenziario e Ufficio locale Esecuzione penale. Per determinate categorie di detenuti esiste un’alternativa al carcere per scontare, o meglio finire di scontare la propria pena. Le misure alternative se da un lato offrono ai detenuti una chance in più e di maggiore qualità per il reinserimento e far abbassare il numero di recidivi, dall’altro è utile anche per contrastare il sovraffollamento nelle carceri. Quindi le pene alternative vanno favorite e lo si può fare con l’impegno di Comuni, Enti e associazioni che possono impiegare alcuni detenuti per scopi sociali. Tutto questo al centro del protocollo firmato questa mattina tra il direttore della Casa Circondariale di Benevento, Gianfranco Marcello e l’Ufficio locale di Esecuzione Penale Esterna, rappresentato dal direttore Marisa Bocchino. Entrambi hanno apposto le proprie firme su un documento d’intesa sui temi della detenzione e della post-detenzione.
di Luca Molinari
cronacabianca.eu, 8 marzo 2024
La vicepresidente dell’Assemblea legislativa Silvia Zamboni e il garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri hanno inaugurato in Assemblea legislativa “(In)curabile bellezza. Donne che fanno comunità”, mostra che racconta la collaborazione creatasi tra le pescatrici del Delta del Po e le detenute di Modena. Gli sguardi fieri delle pescatrici del Delta del Po e quelli delle detenute di Modena. Storie diverse che si sono incrociate all’insegna della dignità e del riscatto e che ora rivivono grazie all’arte, in particolare ai collages.
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