di Piero Sansonetti
L’Unità, 2 marzo 2024
Armando Veneto è un signore di 88 anni, un grande avvocato, una persona che con notevole autorevolezza si occupa di politica, un uomo molto colto, gentile, elegante. Lo ho conosciuto negli anni nei quali ho lavorato in Calabria. E ho potuto stimarlo, come lo stimava chiunque lo conoscesse. Quattro anni fa l’avvocato Veneto ha subito una ferita che difficilmente si può rimarginare. La Procura di Catanzaro lo ha accusato di concorso in associazione mafiosa e di aver corrotto un giudice. Il tribunale gli ha rifilato 9 anni di prigione. Chi lo frequenta e gli vuole bene mi dice che lui è stato distrutto da quel processo. La sua vecchiaia sbriciolata. Ieri finalmente la Corte d’appello lo ha assolto. Gli avvocati Maiello e Migliucci, che lo difendono, hanno assai sobriamente dichiarato. “È stata ristabilita la verità”. Con quale motivazione è stato assolto Armando Veneto? È stato assolto perché non ha commesso il fatto.
di Frank Cimini
L’Unità, 2 marzo 2024
La Procura di Torino ha chiuso l’indagine per l’omicidio del brigadiere D’Alfonso alla Cascina Spiotta nel 1975, riaperta dopo un esposto. Era stata archiviata ma la sentenza è andata persa in una alluvione. E quindi i giudici l’hanno revocata senza leggerla. In questo Paese esiste una struttura di antiterrorismo militante di cui fanno sicuramente parte i pm di Torino che hanno chiuso le indagini sui fatti del 5 giugno 1975 a Cascina Spiotta nell’Alessandrino quando venne uccisa Mara Cagol durante la liberazione dell’imprenditore Vallarino Gancia.
di Giuseppe Molfese
latribuna.it, 2 marzo 2024
Con sentenza n. 9044 del 13 dicembre 2023-1° marzo 2024, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha ricordato che la circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria n. 8845 del 16 novembre 2011 (e, in seguito, l’analoga circolare del 2 ottobre 2017), emessa con riferimento ai detenuti sottoposti al regime di cui all’art. 41-bis Ord. pen., dispone che qualsiasi tipo di stampa autorizzata (quotidiani, riviste, libri) deve essere acquistato esclusivamente nell’ambito dell’istituto penitenziario tramite l’impresa di mantenimento ovvero direttamente in libreria tramite personale delegato dai Direttori degli Istituti Penitenziari; parimenti, eventuali abbonamenti a giornali e riviste autorizzate dovranno essere sottoscritti direttamente dalla Direzione o dall’impresa di mantenimento per la successiva distribuzione ai detenuti che ne abbiano fatto richiesta. Viene vietato anche l’ingresso di libri o riviste ricevuti dall’esterno dai familiari anche tramite pacco colloquio o postale. Viene fatto divieto di consegnare tale materiale all’esterno.
di Michela Nicolussi Moro
Corriere del Veneto, 2 marzo 2024
Piano del ministero di Giustizia per le carceri venete: in arrivo educatori e agenti. Team anti-suicidi. L’ennesima protesta scoppiata ieri al Due Palazzi di Padova (580 reclusi a fronte di 308 poliziotti) dopo la morte nel sonno di un detenuto, riaccende i riflettori sulla difficile situazione delle carceri del Veneto. Dopo i 5 suicidi avvenuti a Montorio in cinque mesi il 18 febbraio gli avvocati della camera penale veronese hanno proclamato lo sciopero della fame a staffetta. Il 19 febbraio un 23enne recluso nel carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia, per rapina a mano armata ha dato fuoco ad alcuni fogli di giornale nella sua cella e ha accusato la Polizia penitenziaria di averlo picchiato, causandogli un’emorragia interna che lo ha portato al ricovero d’urgenza e al trasferimento a Montorio. La Procura ha aperto un’inchiesta per lesioni.
di Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, 2 marzo 2024
Visita al carcere di Venezia delle associazioni, spunta un cappio. Ticozzi: intervenga il Consiglio. Lettera dei detenuti. Più di 230 persone sono detenute al carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia, su una capienza di posti disponibili di 146. E rispetto a luglio dell’anno scorso nel penitenziario lagunare ci sono settanta reclusi in più. “La situazione è grave: un’impennata di sovraffollamento”, denuncia Rita Bernardini, presidente nazionale dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” dopo la visita al carcere veneziano assieme a una delegazione della sua associazione, al Movimento Forense, a Radicali Venezia e al consigliere dem Paolo Ticozzi.
cronacadiverona.com, 2 marzo 2024
Funzionano due laboratori di Quid, una falegnameria, il forno e la produzione di marmellate. Aumento della popolazione carceraria, aumento del numero dei suicidi e anche del disagio psichico. Una progressione preoccupante che non riguarda solo Verona ma che si registra a livello nazionale. È quanto emerso dalla relazione annuale del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale Don Carlo Vinco, nel corso dell’illustrazione in aula della sua relazione annuale in merito alla situazione carceraria alla Casa Circondariale di Montorio.
di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 2 marzo 2024
Il Comune torna a lanciare un allarme sulle condizioni dei detenuti della Dozza. “Da mesi le presenze sono superiori a 800, a fronte di una capienza di 498”, segnala l’assessore al Welfare Luca Rizzo Nervo in question time che prefigura anche uno scenario con tre detenuti per cella. “Risulta evidente - sono le parole di Rizzo Nervo lette in aula dal collega di giunta Massimo Bugani - che il problema del sovraffollamento stia tornando a presentarsi in maniera assai severa. Se il trend in crescita dovesse confermarsi non possono escludersi in prospettiva anche estreme conseguenze, nel senso dell’allocazione per singola cella di tre persone, condizione che sarebbe ancora più pregiudizievole dei diritti delle persone detenute”.
di Giorgia Venturini
fanpage.it, 2 marzo 2024
“C’è una rete criminale”. Le due psicologhe e l’avvocata di Alessia Pifferi, Alessia Pontenani, sono indagate per falso ideologico e le due dottoresse anche per favoreggiamento. Il pubblico ministero chiede ora il prolungamento di altri sei mesi nelle indagini nei loro confronti per “delineare la rete criminale nel cui ambito si collocano i fatti”. Il pubblico ministero Francesco De Tommasi ha chiesto un rinvio delle indagini sulle due psicologhe che hanno seguito in carcere Alessia Pifferi, accusata di aver abbandonato la sua bambina di 18 mesi morta poi di stenti in casa. E per questo rinvio il magistrato parla di “rete criminale”: il sostituto procuratore infatti sostiene che durante il corso delle indagini su Alessia Pifferi ci sia stato un accordo per spingere il procedimento penale verso l’incapacità mentale dell’imputata.
di Domenico Agasso
La Stampa, 2 marzo 2024
Lo ha accompagnato don Francesco Pirrera, cappellano di due carceri siciliane. Il giovane recluso: “Un’esperienza da brivido. Dio c’è, nella vita si può cambiare”. È in prigione da un decennio. Deve scontare altri quattro anni di reclusione. Ma oggi Mirko vive una giornata di gioia. Ed emozioni positive forti. Detenuto nel carcere siciliano a Favignana, incontra il Papa in Vaticano grazie a un permesso premio. Lo accompagna don Francesco Pirrera, cappellano di due istituti di pena siciliani: in Vaticano sono con i partecipanti alla seconda edizione della “Cattedra dell’accoglienza”. Il giovane recluso può così abbracciare il Pontefice, a cui chiede l’assoluzione dai peccati: “Un’esperienza da brivido, proprio pazzesca - racconterà ai Media vaticani - Posso dire che Dio c’è e che nella vita si può cambiare”.
di Emiliano Fittipaldi*
Il Domani, 2 marzo 2024
Il pool dei giornalisti investigativi di Domani è finito, quasi al gran completo, sotto inchiesta. Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine sono tutti indagati dai magistrati della procura di Perugia, che di fatto imputa loro - a leggere le carte dell’accusa - una sola cosa: aver fatto bene il proprio lavoro. Che è quello di trovare buone fonti, ottenere notizie segrete sui potenti di pubblico interesse, verificarle e infine pubblicarle. A beneficio unico dei lettori e della pubblica opinione. Senza mai tenere informazioni rilevanti nel cassetto, come troppe volte capita nella nostra professione. A Domani non accade mai: la regola aurea in redazione è pubblicare sempre, e pubblicare tutto. Secondo i pm guidati da Raffaele Cantone, però, realizzare inchieste giornalistiche con l’ausilio di carte vere ottenute da fonti giudiziarie è un reato, da condannare severamente: per le fughe di notizie i giornalisti di Domani rischiano ora fino a cinque anni di carcere.
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