di Lucia Bellaspiga
Avvenire, 4 febbraio 2024
Dal legno delle imbarcazioni arrivate a Lampedusa violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Il 12 febbraio suoneranno Bach e Vivaldi a Milano, in uno dei teatri più prestigiosi del mondo. E alla fine approdano alla Scala di Milano. Sono violini, viole, violoncelli e contrabbassi costruiti con i legni delle barche dei migranti, arrivate a Lampedusa cariche di vite e di speranze, ma anche di morte e di lamenti. È l’Orchestra del Mare, quella che lunedì 12 febbraio suonerà per la prima volta, e lo farà nel teatro più famoso al mondo, con i suoi strumenti ancora verdi e azzurri e gialli come le assi dei gozzi che erano pochi mesi fa. Legni ben diversi dai pregiati abeti e aceri utilizzati nella liuteria, legni crepati, intrisi di gasolio e di salsedine, eppure casse armoniche in grado di suonare Bach e Vivaldi. Così come crepate sono le mani che hanno saputo trasformare le barche in orchestra, mani di uomini detenuti nel penitenziario milanese di Opera - i loro nomi sono Claudio, Nicolae, Andrea, Zurab - diventati liutai sotto la guida di maestri esperti.
di Luca Pakarov
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
Sebastiano Benasso e Luca Benvenga sono i curatori del volume collettivo dedicato al genere musicale e alle sue dinamiche. Tempo fa il compositore Alessandro Greggia e il tenore Costantino D’Aniello si sono cimentati in una versione classica di “Sciroppo”, brano del 2018 di Sfera Ebbasta. Una discutibile boutade per un magazine live, in cui i sorrisetti che anticipavano e poi seguivano la breve esibizione davano sostanza al pregiudizio che colloca la musica trap a prodotto culturale minore, prevedibile, che fa numeri importanti grazie a chi non è depositario di nessun grado di erudizione. Come scaturisce il fastidio verso questo genere della (sub)cultura giovanile? Una domanda che si pongono Sebastiano Benasso e Luca Benvenga, curatori del libro collettivo “Trap. Suoni, segni e soggettività nella scena italiana” (Novalogos, pp. 266, euro 20). Ma questo libro è un percorso di decodifica anche di un tipo di identità di periferia, in cui l’appartenenza e la trasgressiva biografia dei trapper sono molla per l’emancipazione.
di Michele Ainis
La Repubblica, 4 febbraio 2024
Una legge c’è, ma fa acqua da ogni lato. È un colabrodo. “Nemo iudex in causa sua”, dicevano nell’antica Roma. Nella Roma dei nuovi imperatori, viceversa, ciascun parlamentare giudica se stesso. E ovviamente si assolve, anzi s’appunta al petto una medaglia. Sicché alle nostre latitudini il diritto genera il rovescio - la giustizia ingiusta, la legge illegale. La (non) disciplina del conflitto d’interessi è la prima causa di questa sciagurata condizione. Perché una legge c’è - quella concepita da Franco Frattini nel 2004 - ma fa acqua da ogni lato, è un colabrodo.
di Chiara Nardinocchi
La Repubblica, 4 febbraio 2024
La mancanza di una definizione univoca e le carenze delle raccolte dati dei singoli Stati ostacolano la corretta definizione del fenomeno e la sua reale portata. Parlare di femminicidio in Europa è come cercare di comporre un puzzle usando pezzi di grandezze e forme diverse, alcuni sono andati persi, altri invece fanno parte di altre scatole. L’immagine che ne emerge è quindi incompleta e disomogena. Questo perché ogni paese ha una sua definizione di “femminicidio”, pochi lo riconoscono come reato o aggravante nel proprio sistema giuridico e pochissimi hanno una raccolta dati efficiente. Una serie di mancanze che complicano ancora di più non solo l’applicazione di misure a contrasto della violenza di genere, ma anche la capacità di capirne l’efficacia laddove sono state implementate.
di Elena Marisol Brandolini
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
L’8 marzo del 2022, la Commissione europea propose una direttiva sulla violenza di genere, per rendere cogente la Convenzione di Istanbul del 2011, che all’articolo 36 si riferisce allo stupro come a un rapporto sessuale realizzato senza consenso, specificando al paragrafo 2 che “il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona”. Due anni dopo, la proposta approvata dal parlamento europeo, è stata rimaneggiata dal Consiglio, tanto che la presidenza di turno belga della Ue starebbe lavorando a un nuovo testo per stralciarne gli avanzamenti più importanti che ruotano attorno al concetto del consenso, sia nella definizione del reato di stupro che in quello sulle molestie sessuali sul lavoro. La prossima settimana, quando martedì riprenderà la discussione tra i capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles, potrebbe segnare un arretramento dell’Unione europea in materia di diritti delle donne. Ma le donne italiane non ci stanno e chiedono alla presidente Meloni di respingere la proposta al ribasso della presidenza belga.
di Marinella Salvi
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
Il trentenne è ricoverato a Udine con fratture multiple. Il centro è una bomba e le istituzioni lo sanno. L’anno scorso un marocchino ha provato a fuggire, è morto dopo otto mesi di coma. Precipitato sull’asfalto dopo un volo di sei metri dal tetto del Cpr di Gradisca. Venerdì sera è toccato a un tunisino di 34 anni, che probabilmente voleva fuggire, raggiungere con un balzo la recinzione esterna ma ha mancato la presa: fratture multiple e ricovero in gravi condizioni all’ospedale di Udine. I racconti parlano di una sommossa, di letti dati alle fiamme, di decine di migranti sul tetto ma è sempre difficile sapere cosa davvero succede in quel blindatissimo cono d’ombra.
di Lilli Gruber
Corriere della Sera, 4 febbraio 2024
La destra italiana ha accarezzato il pelo della xenofobia di una parte dell’opinione pubblica. “Quando in Italia si parla di tasse e immigrazione poi vince la destra” diceva qualche settimana fa Romano Prodi a Corrado Formigli durante Piazzapulita. Semplice e purtroppo efficace, perché è vero che su questi due temi le destre - non solo in Italia - prosperano alimentando da un lato un certo lassismo fiscale e dall’altro la paura della cosiddetta invasione dei migranti. Intendiamoci, si tratta di due questioni enormi, cruciali per la tenuta del nostro tessuto sociale. L’immigrazione in particolare è un fenomeno così complesso che va affrontato con decisione, governato con lungimiranza e non derubricato in nome di una generica accoglienza senza se e senza ma.
di Francesco Strazzari*
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
“Un attacco russo alla Nato è possibile, fra 5 anni, forse 8”. A parlare è il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius. Mosca minaccia sempre più paesi baltici e Moldavia e il capo del comitato militare Nato, Rob Bauer, evoca la necessità di una warfighting transformation dell’Alleanza. Fino a ieri neutrale, il vertice militare svedese invita i cittadini a “prepararsi mentalmente per la guerra”. Il ministro degli esteri lituano dichiara che “non esiste uno scenario in cui l’Ucraina non vince la guerra e le cose finiscono bene per l’Europa”, mentre la leadership polacca, che già destina alla difesa il 4% del proprio Pil, sottolinea come a questo punto nessuno scenario possa essere escluso.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 4 febbraio 2024
Il ministro: “Finché dura il processo in Ungheria non è possibile intervenire. Le nostre carceri sono sovraffollate, limitare la custodia cautelare. Con la riforma sarà un collegio di tre giudici a decidere la detenzione”. Bando all’ipocrisia, ai falsi miti e al politicamente corretto. Questo sembra essere il vero programma del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che vorrebbe stravolgere il sistema. Sul caso Salis, ad esempio, la giovane ammanettata e tenuta al guinzaglio, dice di avere provato “profondo dolore e sorpresa”. Ma aggiunge, malizioso: “Anche se ricordo che anni fa durante la tangentopoli veneta, un mio collega fece sfilare in manette due imputati in piazza San Marco a Venezia, dove avevamo gli uffici di Procura. Protestarono in pochi”.
di Monica Serra
La Stampa, 4 febbraio 2024
Tajani: “I legali chiedano l’applicazione della misura a Budapest”. Domani l’incontro tra il padre e i ministri di Giustizia ed Esteri. Almeno per tre volte, nel corso di quasi un anno in una cella del carcere di Budapest, tra “topi, scarafaggi e cimici nel letto”, i legali di Ilaria Salis hanno chiesto ai giudici ungheresi di concederle gli arresti domiciliari in attesa della sentenza. Una possibilità negata alla maestra brianzola, ex militante anarchica, soprattutto per via del “pericolo di fuga”. Perché in quel Paese, Salis non ha legami familiari e un luogo sicuro dove trascorrere i domiciliari.
- Romania. “Dentro quel carcere mio fratello si sta spegnendo”
- Medio Oriente. Nella Gerusalemme sconvolta dalla guerra le difficili condizioni per il cessate il fuoco
- Medio Oriente. Cemento e mitra. Così nasce una colonia e muore il sogno dei 2 Stati
- Il vero nodo da sciogliere sul dramma delle carceri italiane è culturale
- Nordio, i suicidi in carcere? “Bisogna diminuire il sovraffollamento”










