ansa.it, 21 gennaio 2024
Da ex detenuto nel carcere di Uta a dipendente del Tecnocasic, l’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nella città metropolitana di Cagliari: una nuova opportunità di vita grazie al progetto “Lav(or)ando” della cooperativa sociale Elan. L’assunzione è il frutto di un lungo percorso iniziato col progetto sostenuto dalla Fondazione con il sud, nato per favorire il reinserimento sociale e offrire un’occasione di riscatto.
di Emanuele Lombardini
Avvenire, 21 gennaio 2024
La sfida è di quelle ambiziose: provare a sopperire alle lacune di un sistema giudiziario che - soprattutto per mancanza di risorse e personale - non riesce più a garantire quel fine rieducativo della pena previsto dalla Costituzione. Un fine nobile, reso ancora più importante dal fatto che il progetto nasce da una iniziativa della provincia serafica dei frati minori di Assisi. Da qualche mese è attiva nel Ternano la casa accoglienza per detenuti “Il Leccio di Disma”, ubicata all’interno del convento del Beato Antonio Vici, a Stroncone.
di Luca Rolandi
Corriere di Torino, 21 gennaio 2024
I santi sociali sono nella storia ma il loro impulso, il loro spirito vivono ancora oggi, lo ha ricordato monsignor Roberto Repole, arcivescovo di Torino, nell’occasione dell’inizio delle celebrazioni per il 160esimo anniversario di Giulia Colbert di Barolo, venerabile dal 2015, unica donna tra i santi sociali. Passato e presente sono stati legati da un filo rosso di bene e solidarietà ben espressa nella presentazione del libro
di Irene Famà
La Stampa, 21 gennaio 2024
L’istruzione come riscatto nelle parole di un carcerato all’incontro di Opera Barolo: “A 50 anni punto alla terza media”. “Cara scuola, magari ci fossimo conosciuti bene. Forse non sarei qui, in cella, dove a 50 anni cerco di prendere la terza media”. La forza dell’istruzione è racchiusa tutta lì: in quella lettera che un detenuto ha donato al francescano Giuseppe Giunti. “Se non aggiustate la scuola, la camorra vincerà sempre. La camorra vive di silenzio, a scuola impari le parole”. E la riflessione vale per la criminalità organizzata. Così come per quella comune e quella da strada. Ecco la sfida che padre Giunti e la giornalista Marina Lomunno hanno raccolto nel libro “E-mail a una professoressa. Come la scuola può battere le mafie”. Un titolo che parafrasa don Milani: le battaglie, in fondo, ricalcano quelle del parroco di Barbiana.
di Jule Busch
ilgiunco.net, 21 gennaio 2024
Si è concluso il progetto “Arte senza confini”. Il reinserimento nella società dopo aver scontato la pena. È questa la missione che porta avanti la direttrice della Casa circondariale di Massa Marittima, Maria Cristina Morrone. Ed è anche per questo motivo che questa settimana le porte del carcere si sono aperte per un progetto molto speciale che ha coinvolto il mondo “fuori” e quello “dentro”: studenti e detenuti. Il risultato è un’opera d’opera d’arte.
di Valerio Marchi
Messaggero Veneto, 21 gennaio 2024
Devianza e mutamento sociale nella vicenda di Fabrizio Maiello: il libro scritto con l’aiuto di Franca Garreffa, docente di Sociologia giuridica. “Oggi Fabrizio è un uomo completamente diverso, un individuo ri-nato che tuttavia vive da libero in una società caratterizzata da un clima culturale legato profondamente a domande di crescente carcerizzazione...”: scrive così nelle sue considerazioni conclusive Franca Garreffa - docente di Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale - condensando il cuore della vicenda di Fabrizio Maiello dopo averlo affiancato nella stesura di un libro appassionante, toccante, necessario: “Nel carcere dei matti delinquenti. Storia di Fabrizio Maiello”, appena edito da Kappa Vu, casa editrice da sempre attenta a storie e questioni legate al disagio sociale e mentale e nelle carceri.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 21 gennaio 2024
I dati lo dicono chiaramente, il consumo di droga è in aumento. Quel che è ancor più preoccupante, e che dovrebbe portare a una seria riflessione collettiva, è che si tratta dell’aumento esponenziale dell’uso di sostanze assunte per curare quello che, con un’espressione persino poetica, potremmo definire il mal di vivere. Riporto un dato impressionante emerso dal monitoraggio che lo Snap (Sistema Nazionale di Allerta Precoce contro la droga) ha messo a disposizione per il 2022: l’uso di sostanze monitorate perché in qualche modo considerate affini alle droghe è cresciuto del 370%. Nel 2023 negli Usa - il che dimostra che la tendenza è mondiale - si è verificato un aumento esponenziale delle morti per overdose tra i teenager dovute in larga parte al consumo illecito di fentanyl.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 21 gennaio 2024
Nell’inchiesta per truffa, l’aggravante della “minorata difesa” di chi sta in rete: è il problema della nostra epoca. C’è un dettaglio dell’inchiesta per truffa sul Pandoro di Chiara Ferragni che va ben al di là di quel processo penale, perché ci dice qualcosa su noi stessi quando stiamo sul web. Sapete che la Procura ha contestato agli indagati l’aggravante della “minorata difesa”. Una circostanza prevista dal nostro codice nei casi in cui il reo, o presunto tale, sfrutti la debolezza della sua vittima, la sua particolare condizione di vulnerabilità, ai fini di commettere o proseguire un reato. Tanto per fare un esempio: se qualcuno ruba il portafoglio a un anziano o a un disabile, si avvale della posizione di svantaggio di chi ha una ridotta capacità di difesa. Dunque deve essere punito più severamente. Lo stesso se qualcuno si approfitta di una persona che abbia avuto un malore, o che sia per esempio priva dei sensi. O se prende a pugni un ragazzino. E così via.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 21 gennaio 2024
A Istanbul la premier in più di due ore di colloquio con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Intesa sui migranti, sintonia sulla guerra Russia-Ucraina ma freddezza sul conflitto in Medio Oriente, sul quale Italia e Turchia mantengono posizioni distanti. Sono alcuni degli argomenti trattati ieri a Istanbul dalla premier Giorgia Meloni in più di due ore di colloquio con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Un bilaterale programmato da tempo e che coincide con l’avvio della presidenza italiana del G7, anche se il passaggio di consegne ufficiale con il Giappone ci sarà il prossimo 3 febbraio a Tokio.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 21 gennaio 2024
Presi ai genitori, prelevati nei convitti, deportati in campi di rieducazione, sono costretti diventare cittadini russi. Le adozioni forzate alle famiglie russe. Almeno 20mila deportati da Mosca. C’è un filmato che Liza Batsura ha ricevuto sul suo telefonino e che l’ha sconvolta. È quello di Zorik Ibrian che viveva con lei nel convitto per minori di Kherson e assieme studiavano nella scuola professionale numero 2. Entrambi ucraini. Ed entrambi 16enni quando i funzionari filo-russi, a servizio delle forze d’occupazione che controllavano la città nei primi mesi di guerra, li avevano “prelevati” e portati a 250 chilometri di distanza in un campo di rieducazione della Crimea chiamato “Amicizia”. “Gloria alla Russia”, le dice Zorik guardando nella fotocamera del cellulare e indicando la bandiera russa sulla sua maglietta. “Ho paura di lui”, sussurra Liza. Lei ce l’ha fatta a rimanere ucraina nonostante la deportazione, le minacce “se parlavo ucraino”, l’obbligo di “cantare brani russi”, le lusinghe di frequentare gratis “l’università a Mosca” o di “ricevere 100mila rubli e un appartamento”. Zorik no. Si è convertito “all’imperialismo di Vladimir Putin con quel lavaggio del cervello che ha un obiettivo: cancellare l’identità ucraina partendo dai nostri bambini e giovani che finiscono in mano russa”, racconta Mykola Kuleba ad Avvenire. Ex presidente della Commissione presidenziale per i diritti dell’infanzia che ha guidato dal 2014 al 2021, è il fondatore “Save Ukraine”, l’organizzazione non profit che riporta a casa i ragazzi trasferiti con la forza nel Paese aggressore. Sono 226 quelli rimpatriati grazie alla Ong dall’inizio dell’invasione. Fra loro anche Liza che ora abita a Kiev ed è stata salvata durante uno dei viaggi della speranza con i quali si fanno arrivare genitori e parenti dei ragazzi fino in Russia a riprenderseli. Come la mamma di Liza, adolescente finita in istituto per le sue difficoltà di relazione. “Ho sempre avuto una madre, ma per i russi ero orfana. Perciò volevano darmi il loro passaporto e trovarmi una famiglia russa”.
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