di Franco Corleone
Il Manifesto, 17 gennaio 2024
Che accadrà al carcere in questo anno segnato già da tragedie? Non occorre essere una Cassandra per prevedere che la situazione insostenibile, di violazione dei principi della Costituzione e di non applicazione delle norme positive dell’Ordinamento penitenziario e del Regolamento del 2000, continuerà come una maledizione. Un clima di ineluttabilità pervade la vita quotidiana, senza catarsi e senza apocalisse.
di Samuele Ciambriello*
La Notizia, 17 gennaio 2024
Mi colpisce la grande determinazione con cui un detenuto di Poggioreale si è suicidato l’altro giorno. Era a rischio suicidario da un anno, seguito e monitorato. Chi cura le persone libere con sofferenza psichica? Il Dipartimento di Salute Mentale (Dsm). Bene! Il Dsm è formato da psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori, Oss. Dunque per curare la malattia mentale non occorre solo lo psichiatra, motivo per cui anche in carcere per curare i malati mentali occorrono queste figure professionali.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2024
In G.U. (del 15 gennaio n. 11) il Dm 15 dicembre 2023 che modifica il decreto 9 giugno 2023. Cade il divieto di essere iscritti all’albo dei mediatori civili, commerciali o familiari. Il Ministero della Giustizia prova a rimediare al flop di iscrizioni all’elenco dei “Mediatori esperti in giustizia riparativa”, introdotto dalla riforma Cartabia, allargandone le maglie per la registrazione. Si tratta di quei professionisti, adeguatamente formati, che conducono i programmi di mediazione o comunque di dialogo a cui volontariamente partecipano la vittima, chi è indicato come autore dell’offesa, i familiari e chi vi abbia interesse, a seguito di un reato per raggiungere un accordo per riparare l’offesa.
di Gianluca Gambogi*
Il Dubbio, 17 gennaio 2024
Il Tribunale di Genova, con una recente ordinanza, ha evidenziato, come meglio non si sarebbe potuto fare, le criticità della giustizia riparativa. Si tratta, a ben vedere, di questioni più volte trattate su queste pagine anche se rileggerle in un provvedimento dell’Autorità giudiziaria le amplifica non poco. I giudici genovesi hanno colto e sottolineato alcuni aspetti di inadeguatezza del sistema: il primo, davvero sconcertante, attiene all’assenza, assoluta, in questo momento, di strutture che possano garantire percorsi riparativi a chi desidera intraprenderli; il secondo riguarda il meccanismo dell’art. 129-bis c. p. p.; il terzo riguarda la violazione della normativa euro unitaria; il quarto, infine, riguarda l’eccesso di delega, e quindi la violazione degli artt. 76 e 77 della Costituzione, poiché il D.Lgs. n. 150/22 non avrebbe applicato in maniera coerente i principi dettati dalla Legge n. 134/21.
di Marzia Amaranto
Il Riformista, 17 gennaio 2024
Le attuali sfide devono partire da 6 punti fondamentali che richiedono un approccio totale, non solo delle istituzioni ma anche e soprattutto dei professionisti del settore legale. È realisticamente difficile, anche per coloro che non frequentano con regolarità le aule di giustizia, negare che nel nostro Bel Paese è alquanto arduo riuscire a riformare la giustizia. Taluni potrebbero attribuire il problema ad una cultura giuridica radicata, avendo l’Italia una lunga storia tradizione giuridica, la resistenza al cambiamento potrebbe derivare da una forte identità e/o attaccamento agli usi giuridici consolidati nel corso dei secoli.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 17 gennaio 2024
Addio improcedibilità, tornerà la prescrizione. Per la quarta volta in sette anni, si ricambia. Anche per i processi in corso. La Camera ha approvato, con 173 si e 79 no, la proposta di legge che reintroduce il conto alla rovescia per l’estinzione dei reati. Con due sospensioni: due anni dal primo grado all’Appello e uno dal secondo grado alla Cassazione. Com’era nella riforma Orlando, ma con una differenza: nel caso in cui la sentenza non arrivi nei limiti di tempo previsti, ogni giorno in più entrerà nel computo della prescrizione.
di Errico Novi
Il Dubbio, 17 gennaio 2024
Semaforo verde per la riforma simile alla “Orlando”: pur di opporsi, il Nazareno avalla l’ingerenza togata. Palazzo dei Marescialli aveva diffuso un parere critico, “sposato” dai dem. Nel calcio lo chiamano “salvataggio alla disperata”. Lo tenta il difensore sulla linea di porta. A volte riesce, a volte no. E la scivolata in cui si è prodotto ieri il Pd sulla prescrizione, incoraggiato dal Csm (oltre che da 5S e Verdi-Sinistra), non ha evitato il gol, cioè il primo via libera alla riforma.
di Catello Vitiello
Il Riformista, 17 gennaio 2024
All’inizio sarà positivo, ma non andrà sottovalutata la possibile dilatazione di quei reati più gravi. È vero che la scelta di abrogare radicalmente il reato di abuso d’ufficio risolve il fenomeno del cosiddetto “timore della firma”, che paralizza gli amministratori e in particolare i sindaci? In parte, sì. È certamente fondato il timore dovuto alla scarsa determinatezza della fattispecie di abuso d’ufficio descritta dal codice, in ragione del totale controllo del giudice penale sui limiti della discrezionalità amministrativa, rimessa completamente alla scelta interpretativa di chi investiga. Anche gli obblighi previsti dalla normativa sovranazionale in materia di anticorruzione non conducono a legittimare l’estrema “vaghezza” della fattispecie e, men che mai, l’arbitrio interpretativo. In realtà, la genericità della formulazione era nota al Legislatore del 1930, che scelse una formulazione indefinita che non descriveva tutti i vizi tipici degli atti amministrativi, avallata comunque dalla Consulta che preferì far prevalere il carattere abusivo della condotta sulla effettiva illegittimità dell’atto.
di Giulia Merlo
Il Domani, 17 gennaio 2024
Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, ha fatto sapere che sono in atto monitoraggi, all’interno delle ispezioni ordinarie nelle procure di Avellino, Brescia, Cagliari, Catanzaro, Ferrara, Frosinone, Latina, Livorno, Rimini, Rovigo, Tempio Pausania, Torino e Vercelli. I monitoraggi riguardano il rispetto delle regole sul fatto che solo il procuratore capo possa parlare coi giornalisti, con conferenze o comunicati stampa, attenendosi al principio di presunzione di non colpevolezza
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 17 gennaio 2024
La creazione di Tribunali del Popolo, votati a giudicare senza contraddittorio né possibilità di difesa per l’accusato e finalizzati a erogare la pena di morte senza appello, è sempre stata una caratteristica del terrorismo. E ne sappiamo qualcosa anche noi in Italia. Questi Tribunali sono esistiti, hanno giudicato, hanno ucciso. Non c’è bisogno di ricordare Aldo Moro, la sua non è stata di certo l’unica esecuzione di quegli anni. Bisognava crederci molto, nel moto rivoluzionario contro il potere, per arrivare a uccidere. E a stabilire che la guerra è guerra, per chi ritiene di essere, appunto, in guerra. Ma il punto tragico è prima ancora del gesto di dare la morte, la pretesa di farlo, senza aver avuto investimento alcuno né da alcuno, nel nome del popolo.
- Ma qualcuno ora spieghi perché hanno portato in caserma la ristoratrice Giovanna Pedretti
- Veneto Lavoro: percorsi di reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute
- Campania. Ciambriello: “I suicidi sono anche il prodotto di un clima socio-culturale”
- Napoli. Carcere di Poggioreale, due suicidi in 24 ore e la Procura indaga su un terzo decesso
- Ancona. Carcere, accertato caso di tubercolosi. Dopo le due morti l’anno inizia nel modo peggiore










