di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 8 gennaio 2024
“Così i detenuti non possono uscire di carcere”. L’allarme degli avvocati: La carenza provocata anche dalle nuove regole del “codice rosso” che hanno esteso e facilitato l’uso dei dispositivi di controllo hi tech su chi minaccia le donne. I braccialetti elettronici non bastano per tutti. E così accade, raccontano avvocati tra Prato e Firenze, che un condannato debba restare in cella, anche dopo una decisione del giudice che gli permette di passare dal carcere ai domiciliari. A volte vi rimane per giorni. A volte settimane. “Ho una persona, ad esempio, che aspetta dal 16 dicembre. Virtualmente è scarcerato, ma ancora non è stato messo a disposizione il braccialetto elettronico per lui - spiega l’avvocato Federico Febbo, presidente dell’Unione delle Camere Penali di Prato. Ci è stato detto che bisogna attendere se ne liberi uno, fino ad allora lui il mio assistito deve rimanere nel penitenziario”.
di Dario del Porto
La Repubblica, 8 gennaio 2024
“Ha chiesto per due volte una moneta da 2 euro”. Oggi il processo di appello per il nigeriano accusato di estorsione. Il Garante: “Indignarsi è poco”. Chiesti i domiciliari in una struttura del Casertano. “Indignarsi è poco”, scuote il capo il Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello, mentre commenta il caso di Kelvin Egubor, nigeriano di 25 anni, da venti mesi in carcere a Poggioreale per un’estorsione da due euro. La storia, raccontata ieri da Repubblica, arriva questa mattina davanti alla Corte di Appello. In primo grado, l’imputato, mendicante senza fissa dimora e irregolare in Italia, è stato condannato a cinque anni di reclusione.
di Associazione Marco Pannella
noinotizie.it, 8 gennaio 2024
“Il carcere di Taranto è parte integrante della città, eppure la classe politica ne è totalmente avulsa e disinteressata”. Inizia così la nota dell’associazione Marco Pannella che ne ha per il sindaco ed anche per il presidente della Regione Puglia. “È bene ricordare infatti che la sanità penitenziaria è affidata alla Regione. Eppure gravissime sono le denunce che, ancora una volta, sono state messe in luce da un sindacato nell’incuranza dei vertici politici regionali e comunali. Non basta il sovraffollamento con 900 persone ristrette.
ilfattonisseno.it, 8 gennaio 2024
Per il sesto anno consecutivo, l’Associazione Culturale Marionettistica Popolare Siciliana fondata e presieduta da Angelo Sicilia lavorerà accanto ai giovani che scontano pene intramurarie presso l’Istituto Penale per Minorenni “Malaspina” di Palermo, diretto da Clara Pangaro, grazie ad un progetto che prevede l’addestramento all’arte dei pupi siciliani fino alla realizzazione di uno spettacolo. Un ampio progetto portato avanti da Angelo Sicilia, in questi ultimi anni, con il Centro di Giustizia Minorile della Sicilia, con gli USSM di Palermo, Messina e Caltanissetta e gli IPM di Palermo e Caltanissetta.
di Maurizio Porro
Corriere della Sera, 8 gennaio 2024
Il regista è il figlio dell’esperta di cucina Silvia Polleri, che coordina la brigata composta da otto detenuti. “I clienti? A volte sono curiosi in modo morboso, altre volte capiscono e i ragazzi si aprono al dialogo”. Il 26 ottobre 2015 è stata una data storica per il carcere di Bollate. Quel giorno si è aperto il ristorante interno, il primo al mondo, con una settantina di posti a tavola e dehors. È gestito da otto detenuti che ordinano le vivande, ragionano sui piatti, cucinano e servono a tavola, escluso il maître dei vini perché con l’alcol non possono averci a che fare. È stato subito un successo, grazie anche alla visione comune dei direttori dell’istituto negli anni. Lista di attesa nelle prenotazioni e curiosità internazionali, compreso un giornalista del New York Times.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 8 gennaio 2024
La portavoce del Forum, dopo l’annuncio della premier Meloni sull’arrivo di nuove regole dopo il caso Balocco-Ferragni, precisa che con la Riforma il mondo del Terzo settore è già sottoposto a controlli meticolosi sulle donazioni e chiede al Governo che gli enti possano conoscere l’identità dei loro benefattori anche nel caso del 5xmille.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2024
In sei giorni in Italia sono già morti 11 senza fissa dimora. L’ultimo è Modesto, un uomo di circa sessant’anni, che viveva alla stazione di Foggia: si è spento domenica al policlinico Riuniti di Foggia, dopo essere stato soccorso nei giorni scorsi dagli operatori del 118 che l’hanno trovato infreddolito e zuppo d’acqua. Sempre nella notte tra sabato e domenica, un altro uomo di 66 anni, ha perso la vita all’interno di un garage di piazza Carità a Napoli: si era trovato un riparo lì per trascorrere la notte ma un incendio scoppiato poco prima delle quattro lo ha sorpreso e ucciso. Prima di loro, da capodanno alla Befana, sono morti nell’indifferenza della maggioranza che volge lo sguardo dall’altra parte quando passa di fronte loro altre nove persone.
di Flavia Amabile
La Stampa, 8 gennaio 2024
Alle nuove generazioni solo il 3 per cento delle risorse previste della legge di Bilancio 2024. Stanziamenti a 800 milioni su 24 miliardi. Al termine del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgia Meloni si è affrettata a chiamare al telefono Sergio Mattarella per esprimergli “particolare gratitudine per la specifica attenzione prestata dal Capo dello Stato alle giovani generazioni, ai loro bisogni e alle loro aspettative”, come recita una nota di palazzo Chigi diffusa pochi minuti dopo la fine del discorso e della telefonata. Un’attenzione che sembra mancare invece nella legge di bilancio approvata due giorni prima in via definitiva dalla Camera.
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Freedom House: gli operatori dell’informazione che vivono in esilio subiscono aggressioni, molestie e deportazioni illegali per mano dei governi da cui sono fuggiti. Un nuovo rapporto pubblicato dall’Organizzazione Non Governativa Freedom House denuncia i regimi autoritari e il loro tentativo di prendere di mira i giornalisti per controllare l’informazione e reprimere il dissenso. Il dossier “A Light That Cannot Be Extinguished: Exiled Journalism and Transnational Repression”, rileva che tra il 2014 e il 2023 sono stati commessi almeno 112 atti di repressione transnazionale contro i giornalisti da 26 governi diversi. Tra i Paesi più persecutori spiccano la Bielorussia, la Cambogia, la Cina, l’Iran, il Pakistan, la Russia, l’Arabia Saudita e la Turchia. Attacchi fisici, deportazioni illegali, detenzioni, molestie digitali e rappresaglie contro i familiari sono alcune delle tattiche più comuni tra quelle utilizzate dai regimi per perseguire i reporter che lavorano lontano dai propri luoghi d’origine.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 8 gennaio 2024
L’Onu: negli ultimi quattro anni mai un momento così grave. Oltre 15 milioni di persone in difficoltà. Presentando il suo rapporto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Paulo Pinheiro, capo della commissione indipendente del Palazzo di Vetro sulla Siria, non ha usato giri di parole. Allo stato attualle, la guerra in Siria, iniziata nel 2011, è nel suo momento peggiore degli ultimi quattro anni. La percentuale di persone che si trova in stato di necessità è aumentata di 9 punti percentuali rispetto all’anno scorso e attualmente ammonta a 15 milioni di persone.










