di Andrea Aversa
L’Unità, 4 gennaio 2024
La battaglia della sorella Marisa. Era il 12 ottobre del 2022 quando il giovane è stato trovato senza vita nel carcere di Oristano. Diversi gli elementi emersi che hanno convinto l’autorità giudiziaria. Lo scorso ottobre il parlamentare Roberto Giachetti ha anche presentato un’interrogazione al ministro Nordio. La mattina del prossimo 12 gennaio, secondo quanto appreso da l’Unità, sulla salma di Stefano Dal Corso sarà effettuata prima una tac. Successivamente, a partire dalle 14, sarà eseguita l’autopsia. Il tanto atteso e voluto esame autoptico che finalmente dovrà chiarire le cause del decesso del giovane. Quest’ultimo, romano e 42enni, è stato trovato senza vita il 12 ottobre del 2022 in una cella del carcere di Massama, alle porte di Oristano. In un primo tempo il caso era stato chiuso come un suicidio per impiccagione, ma è stato riaperto a settembre grazie alle rivelazioni della moglie di un detenuto raccolte da Marisa Dal Corso, sorella della vittima.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 4 gennaio 2024
Un ex detenuto fa ripartire l’inchiesta sulla morte di Umberto Paolillo. Il 18 febbraio 2021 il 56enne si è tolto la vita con la sua pistola di ordinanza lasciando un messaggio in cui si diceva vittima di bullismo. “Lo chiamavano gobbetta, dicevano che era ancora vergine, lo sfottevano perché viveva con i genitori, si confidava spesso con noi detenuti”, ha detto il testimone. Disposto l’interrogatorio dei poliziotti riconosciuti dall’uomo.
di Frank Cimini
L’Unità, 4 gennaio 2024
La galera si aggiunge alla galera. I detenuti del carcere di Agrigento si rivoltano utilizzando, secondo la ricostruzione della polizia penitenziaria, bastoni, acqua e olio bollente per protestare contro il freddo (gli impianti di riscaldamento non funzionano). La rivolta viene sedata e scattano nove arresti per danneggiamento aggravato. Alla protesta hanno partecipato una cinquantina di reclusi e siccome le indagini “sono ancora in corso” è molto probabile che altri detenuti subiscano a breve la stessa sorte. Il Consiglio dei ministri nel pacchetto sicurezza aveva inserito una nuova fattispecie di reato contro le rivolte in carcere e nei centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) con pene che vanno dai due agli otto anni di reclusione.
di Federica Pacella
Il Giorno, 4 gennaio 2024
Il “Nerio Fischione” è l’istituto di pena in Italia più “fuorilegge”. Il report dell’associazione Antigone traccia la mappa delle strutture in difficoltà. Che il sovraffollamento sia un male cronico del sistema penitenziario è cosa nota, ma la velocità con cui sta crescendo l’affollamento nelle carceri ha assunto i contorni di un nuovo allarme. E in questo scenario Brescia, con il ‘Nerio Fischionè (Canton Mombello) è al primo posto in Italia tra le situazioni gravissime. A dirlo è l’associazione Antigone nel report di fine anno.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 4 gennaio 2024
La bimba, appena 6 anni, è ristretta nell’Icam da quando aveva 18 mesi. “Che ho fatto di male per stare in carcere?”. È ciò che ha scritto su un foglio Sara, di appena sei anni. La piccola è la figlia di una detenuta madre ristretta presso l’Icam (l’istituto a custodia attenuata per detenute madri) di Lauro. Convive in carcere con la mamma da quando aveva appena diciotto mesi. Come lei ci sono altri cinque bimbi nell’istituto penitenziario con le proprie madri da quando erano in fasce. Frequentano la scuola dell’infanzia del territorio accompagnati dagli agenti e dai volontari. Hanno spazi dedicati al gioco all’interno della struttura. Sono curati e assistiti. Gli agenti in servizio non sono in divisa.
di Manuela Plastina
La Nazione, 4 gennaio 2024
Il provvedimento del Tribunale di sorveglianza ha acceso i riflettori sulle condizioni di degrado all’interno del penitenziario fiorentino. Il garante: “Non ha senso tenere in piedi Sollicciano, costerebbe molto meno demolirlo e costruire una nuova struttura”. Giuseppe Fanfani, il garante dei detenuti della Toscana, ha visitato molte volte il carcere fiorentino. Conosce le sue criticità, tutti i suoi difetti, e non è rimasto stupito quando ha letto il provvedimento del tribunale di sorveglianza di Firenze che ha accolto il ricorso di un detenuto di 58 anni peruviano condannato per omicidio - difeso dall’avvocato Elisa Baldocci - e applicato uno sconto di pena di 312 giorni sulla base dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, laddove si proibisce “la tortura e il trattamento o pena disumano o degradante”.
di Federica Serfilippi
Corriere Adriatico, 4 gennaio 2024
Uno cade di sotto da un’altezza di 4 metri: corsa all’ospedale. La protesta: “Vogliamo essere trasferiti”. Il caos è scoppiato poco dopo l’ora di pranzo, nell’area dei passeggi di Montacuto. Due giovani detenuti, entrambi di origine tunisina, sono riusciti a salire sul tetto, ad una altezza di circa 4 metri. “Fateci uscire, vogliamo essere trasferiti” avrebbero iniziato ad urlare contro gli agenti della polizia penitenziaria. Questi ultimi per lungo tempo hanno provato a instaurare un dialogo con la coppia di tunisini: uno, alla fine, è sceso dal tetto, l’altro è caduto di sotto. L’ipotesi è che si sia lasciato volontariamente cadere.
di Lucia Bianchini
Il Resto del Carlino, 4 gennaio 2024
Report di Benvenuti e Laruccia (Partito Radicale) dopo la visita nell’istituto penitenziario “Situazione peggiore rispetto ad agosto. Nuovo padiglione, incerti i tempi dei lavori”. Rimangono il sovraffollamento e la carenza di personale le problematiche più gravi riscontrate alla casa circondariale ‘Costantino Satta’ da Maura Benvenuti e Vito Laruccia, membri del consiglio generale del Partito Radicale, in occasione della consueta visita alla struttura.
di Lucia Bianchini
Il Resto del Carlino, 4 gennaio 2024
La visita del Partito Radicale al carcere dell’Arginone ha evidenziato criticità nella sezione Z, scarsità di personale, fondi e progetti, e preoccupazione per l’ampliamento previsto che ridurrebbe gli spazi all’aperto. Manca ancora il Garante dei detenuti. Durante la visita del Partito Radicale nel carcere dell’Arginone, ieri, era presente anche una rappresentanza composta da avvocati del direttivo della Camera Penale Ferrarese e del direttivo di Aiga Ferrara. Nel corso della visita, la delegazione sul numero dei detenuti presenti (ad oggi si contano ben 382 unità), sulle varie sezioni di cui si compone l’istituto carcerario, nonché sulle attività trattamentali. Pur apprezzando gli sforzi di tutto il personale per consentire ai detenuti la fruizione del maggior numero di attività possibili (scuola, orti, campo sportivo, laboratori, etc.), “non si può non sottolineare come la scarsità del personale, di fondi e di progetti - si legge in una nota di camera penale e Aiga - impediscano di estendere le attività trattamentali (in particolare quelle lavorative) a numeri rilevanti di detenuti, sì da rendere effettiva la finalità rieducativa della pena e la conseguente risocializzazione delle persone condannate in via definitiva. Criticità sono state riscontrate in particolare nella ‘Sezione Z’ che accoglie circa 20 detenuti familiari dei collaboratori di giustizia, con posizione giuridica mista, i quali hanno a più riprese lamentato condizioni detentive non adeguate, e comunque una situazione di sostanziale isolamento all’interno del carcere stesso (pur motivata da esigenze di sicurezza individuate dal Ministero), tale da rendere ancor meno tollerabile il regime detentivo”. Il progetto di ampliamento della casa circondariale, “che prevede la costruzione di un nuovo padiglione da destinare ad attività ancora peraltro sconosciute alla stessa amministrazione, continua a destare forte preoccupazione. Tale padiglione dovrebbe infatti sorgere nelle aree ove ora si sviluppano gli orti e il campo sportivo determinando, così, una drastica riduzione degli spazi all’aperto utilizzati per lo svolgimento di importanti attività all’aperto. E manca ancora il garante dei detenuti”.
di Sofia Nardi
Il Resto del Carlino, 4 gennaio 2024
Ritrovamenti archeologici e bellici, crisi, ritardi, ricorsi: dal 2007 a oggi si è perso troppo tempo. Le opere per concludere sono state assegnate dal ministero. Ecco cosa resta da costruire. Una lunga e complessa vicenda giudiziaria ha a lungo bloccato i lavori di realizzazione del nuovo carcere, già in avanzato stato di edificazione al quartiere Quattro, ma ora i nodi si stanno sciogliendo e il cantiere sembra pronto a riprendere la sua attività. La relazione di avanzamento dei lavori firmata dall’ingegner Roberto Gambarota, responsabile del procedimento, getta una luce sullo stato dell’arte e su quello che, a operazioni finalmente concluse, sarà il nuovo penitenziario di Forlì.
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