di Lea Cicelyn
Vanity Fair, 3 gennaio 2024
Siamo stati a Caivano, vicino a Napoli, noto come una delle più grandi piazze di spaccio in Europa dove si sono consumati orrori sui minori. Molte famiglie vivono qui come in una prigione a cielo aperto, vittime di un sistema violento. Lo Stato se ne è finalmente accorto, ma sono le associazioni e le iniziative di alcuni abitanti a contrastare il degrado e a vincere il sentimento di sfiducia nelle istituzioni.
di Mario Marazziti
L’Unità, 3 gennaio 2024
Il presidente Mattarella ha rivolto agli italiani e alla nostra classe dirigente un messaggio di fine anno denso, profondo, forse il più bello dall’inizio dei suoi mandati. Pace e cultura della pace, il monito sulle armi, la responsabilità dei governi di fronte al global warming, una prospettiva esistenziale per i giovani, ancorata nel mondo reale, per resistere alle sirene digitali che si sostituiscono alle relazioni umane, e per resistere al richiamo della violenza: l’inveramento della Costituzione, mai come adesso bussola per il rispetto della dignità umana e l’accesso ai diritti. Con un paio di occhiali offerto a tutti, contenuto nella parola “riconoscere”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 3 gennaio 2024
Guerra. Questa parola fa tremare i polsi delle persone più sensibili e attente. Questa parola si è impossessata anche del Ventunesimo secolo e viceversa. Una parola letta e riletta sui libri di storia, ascoltata nei racconti di chi l’ha vissuta in prima persona, di chi è stato al fronte, indossando una uniforme. Il regista Pupi Avati ha definito la guerra come la “peggiore esperienza che possa vivere un essere umano”. Parole pronunciate da una persona che sa distinguere bene la realtà dalla finzione cinematografica e che vale la pena prendere in seria considerazione. Ma la storia non insegna mai niente?
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 3 gennaio 2024
È un inizio dell’anno segnato da giochi pericolosi. E il riferimento non è solo alle vittime di chi maneggia con disinvoltura irresponsabile le armi: dai vicoli della provincia campana dove si spara “per scherzo” uccidendo con proiettili vaganti, ai castelli piemontesi dove un parlamentare di Fratelli d’Italia, Emanuele Pozzolo, ha portato a una festa una pistola che ha ferito uno dei presenti. La perplessità è più di fondo. Nasce dai messaggi culturali che, volutamente o meno, arrivano dalla nomenklatura di governo all’opinione pubblica.
di Giorgio Beretta*
Il Manifesto, 3 gennaio 2024
Una “cronaca politica” di capodanno. Dietro c’è la cultura di governo che vuole le armi da strumento di offesa, a mezzo ordinario per la difesa personale e per la sicurezza pubblica. È diventato un caso politico quanto accaduto nella notte di San Silvestro al deputato di Fratelli d’Italia, Emanuele Pozzolo. Durante la festa di Capodanno nei locali della Pro loco di Rosazza, un paesino in provincia di Biella, dalla pistola regolarmente detenuta dal deputato meloniano è stato sparato un colpo che ha ferito ad una gamba il genero di un agente della scorta del sottosegretario alla Giustizia e compagno di partito Andrea Delmastro, presente alla festa.
di Leonardo Fiorentini
Il Manifesto, 3 gennaio 2024
In Germania le difficoltà del Cancelliere Scholz e delle forze politiche che compongono il governo del “semaforo” hanno avuto come conseguenza anche il rinvio del voto al Bundestag sul primo pilastro della riforma tedesca sulla cannabis. In Italia, dopo mesi di martellamento dell’offensiva ideologica e repressiva condotta dal sottosegretario Mantovano a suon di decreti (Antirave e Caivano su tutti), dalla minaccia di aprire carceri per tossicodipendenti e dai fondi dell’8 x1000 e non ultimo da una campagna insulsadi spot televisivi, la società civile ha finalmente risposto.
di Domenico Quirico
La Stampa, 3 gennaio 2024
Anche l’Occidente si adegua alle guerre perfide, asimmetriche, che massacrano i civili: condanna Putin e Assad, ma chiude gli occhi davanti a Gaza: perché conta solo vincere. È una verità tragicamente verificabile ogni giorno, in mille luoghi dove agonizzano umanità sfinite: il diritto internazionale, bellico, umanitario non esiste più, è un postulato, un gesto normativo indimostrabile nella realtà. Non perché qualche onnivora canaglia internazionale o imperversante demagogo riesca a renderlo talvolta inapplicato accumulando orribili abilità. La violazione isolata non fa crollare il sistema, anzi lo rafforza come per qualsiasi sistema giuridico che presuppone la violazione. La ferita è più profonda: ovvero nessuno tiene più conto del Diritto nell’agire nella mischia internazionale o nell’impartire ordini a soldati e guerriglieri. La reputazione strategica si ottiene solo al prezzo di innumerevoli ingiustizie legalistiche e bestiali atavismi. Le Leggi sacrosante servono per la propaganda contro il nemico e per tirarle fuori dagli zaini quando si imbandiranno i processi ai vinti. Nelle guerre e nei confronti tra Blocchi del terzo millennio per tutti è facile compiere il male, come ai tempi degli assiri, ci riescono tutti, a occidente e a oriente. Assumere esplicitamente la realtà inesorabile che viviamo, tutti, in un modo darwiniano sottomessi alla sola legge del più forte, è invece impresa insolita.
di Tania Groppi
La Stampa, 3 gennaio 2024
Ci sono giudici a Gerusalemme. L’anno 2024, un anno pieno di incognite per la pace e la democrazia, come ci ha ricordato nel suo denso e accorato discorso del 31 dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si apre con una notizia che arriva, proprio il 1° gennaio, dal Medio Oriente martoriato. Per una volta, non è una notizia di guerra. È di una sentenza che si parla, una sentenza della più alta corte di Israele, la Corte suprema che, convocata eccezionalmente nella solenne composizione di 15 giudici, ha annullato la legge fondamentale (una sorta di legge costituzionale), fortemente voluta dal governo Netanyahu, che sottraeva al potere giudiziario la possibilità di annullare gli atti del governo per “irragionevolezza”. Detta così, sembra una questione minimale, imbevuta di “giuridichese”. In realtà, la legge approvata il 24 luglio 2023 dalla Knesset, il parlamento unicamerale controllato dalla coalizione di governo, di cui fanno parte partiti della destra più estrema, costituiva il primo tassello di un progetto molto più ampio di svuotamento del sistema dei “checks and balances”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 2 gennaio 2024
Nel 2023 si sono tolte la vita in cella 68 persone. Le presenze negli istituti sono oltre 60mila, e possono solo aumentare. Nel 2023 una persona ogni cinque giorni si è tolta la vita nelle carceri italiane. I 67 suicidi in carcere del 2023, 68 se la causa della morte dell’ultima vittima del 24 dicembre ad Avellino fosse da ascrivire a un suicidio, non sembrano però scuotere le coscienze, come successe l’anno scorso, quando i detenuti che si tolsero la vita furono 84. Un record assoluto che fece scattare l’allarme, con successivo effluvio di dichiarazioni di buoni propositi da parte del mondo politico di intervenire in modo rapido ed efficace.
di Giuseppe Caforio*
umbriajournal.com, 2 gennaio 2024
Lo Stato deve assicurare un percorso e un’opportunità riabilitativa. All’inizio del 2024 mi sembra doveroso intanto rivolgere un augurio di buon anno a tutto il mondo penitenziario fatto di detenuti, polizia penitenziaria, amministrazione civile, giudici, avvocati e non per ultimo ai familiari dei detenuti. È stato un anno complicato per le carceri italiane e soprattutto per le carceri umbre che hanno visto momenti di alta tensione con alcune rivolte fortunatamente sedate brillantemente, tanti troppi suicidi e una situazione sanitaria all’interno delle carceri al di sotto anche di quei parametri essenziali per garantire il diritto alla salute. In tale quadro appare proficuo il momento per fare alcune riflessioni su quella che la stessa funzione del nostro sistema carcerario. La funzione riabilitativa del carcere purtroppo appare sempre più una chimera perché spesso il carcere non solo non riabilita ma amplifica la deviazione che ha già condotto un detenuto all’interno delle prigioni.
- Toc, toc, Presidente, s’è scordato la giustizia...
- Letterine a Nordio e agli altri attori della Giustizia: cosa chiediamo per il 2024
- Giustizia 2023, primo tagliando per la riforma Cartabia
- (Mala)giustizia italiana, due pesi e due misure per lo sputtanamento di un cittadino
- Decalogo liberale contro le ordinanze sbattute in prima pagina










