di Iuri Maria Prado
L’Unità, 2 gennaio 2024
O forse non se l’è scordata. Forse immagina che non sia un gran problema. E invece... Ecco tutte le ragioni per le quali riguarda non solo la nostra libertà ma anche le nostre tasche. Il fatto che alla fine dell’anno si decida di non dedicare nemmeno una parola alla giustizia, come ha deciso di fare il presidente Mattarella, può significare due cose: che la giustizia non è un problema, oppure che è un problema di cui tuttavia è legittimo disinteressarsi. Conosciamo l’obiezione. D’accordo i diritti, d’accordo lo Stato di diritto, queste menate: ma qui ad aggredire la vita e il benessere degli italiani ci sono i problemi veri, l’economia che arranca, le imprese che chiudono, gli investimenti che calano, la povertà che cresce, l’insicurezza nelle strade, l’immigrazione.
di Errico Novi
Il Dubbio, 2 gennaio 2024
Riforme, certo. Un cambio di passo sulle questioni più urgenti, a cominciare dal carcere. Ma anche uno stile nuovo, una maggiore autorevolezza e autonomia dalla realpolitik. Ecco cosa ci aspettiamo dal guardasigilli e dai rappresentanti dei maggiori partiti.
di Debora Alberici
Italia Oggi, 2 gennaio 2024
Il 2023 è stato l’anno che ha infiammato gli animi degli avvocati con una riforma complessa che, pur mirando ad accelerare il processo e a renderlo sempre più telematico, ha complicato, e non poco, la vita dei professionisti, creando grandi difficoltà di comprensione e quindi di gestione dei ricorsi. Nei mesi scorsi la Corte di cassazione è intervenuta con alcune decisioni cercando di fare chiarezza sul testo legislativo, ma saranno necessari molti altri interventi da parte degli Ermellini.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 2 gennaio 2024
Denunciano il bavaglio. Ma ciò che imbavaglia l’informazione è esattamente l’abitudine di dar voce all’accusa e propalarne le ipotesi prima che essa sia scrutinata nel processo e con la decisione finale. Se un imprenditore vuole far circolare la notizia che un proprio concorrente è destinatario di un provvedimento cautelare, insomma un ordine di giustizia che interviene prima della decisione definitiva, deve stare molto attento. Deve spiegare su quali premesse è stato emesso quell’ordine. Deve spiegare che è provvisorio. Deve spiegare che è impugnabile. Deve spiegare che può essere revocato. Deve spiegare che la decisione finale potrebbe ribaltarlo. Se non fa tutte queste cose, se fa circolare la notizia senza guarnirla di tutte queste meticolose spiegazioni, di tutte queste specifiche avvertenze, di tutti questi dettagli descrittivi, commette un illecito.
di Enrico Costa*
Il Foglio, 2 gennaio 2024
Dieci ragioni per cui la norma sulla giustizia approvata dalla Camera è un giusto bilanciamento tra il diritto di cronaca, il diritto di essere informati e la presunzione di innocenza. In questi giorni la liaison tra alcuni pm e certi giornali, con M5s e Pd a rimorchio, si manifesta in tutta la sua solidità, e giunge al punto di capovolgere radicalmente la realtà. Penso al pubblico ministero che si spinge a sostenere che gli arrestati saranno desaparecidos della cui sorte non si potrà dare notizia, scordando che la norma prevede ben altro. O all’ex vicepresidente della Consulta, che giudica la norma incostituzionale, scordando che fino al 2017 era già così, senza che la Corte costituzionale abbia mosso censure. O a coloro che sollecitano l’Ue a intervenire, scordandosi che è proprio la direttiva europea sulla presunzione d’innocenza a chiedere agli stati una comunicazione giudiziaria rispettosa di tale principio. O a quelli che ci fanno credere che la pubblicazione di centinaia di pagine di ordinanze zeppe di brani intercettati e informative, ancor prima dell’interrogatorio, ancor prima del vaglio del riesame, ancor prima della chiusura delle indagini, sia a tutela dell’indagato, che dovrebbe così ringraziare i giornali notoriamente soliti fare il contropelo alle accuse contenute negli atti giudiziari. O al sindacato dei giornalisti che invita a disertare la conferenza stampa della premier, buttando a mare, loro sì, quel diritto di cronaca e quel diritto di essere informati che accendono e spengono a singhiozzo, secondo le convenienze del momento.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 2 gennaio 2024
La proposta di abrogazione dell’art. 323 c.p. nasce, come è noto, da un dato statistico e da una esigenza politica. Il dato statistico ci dice che un numero elevatissimo di procedimenti a carico di pubblici amministratori si conclude -dopo aver determinato danni politici e personali comunque non riparabili- con l’assoluzione degli imputati.
di Daniela Piana
Il Dubbio, 2 gennaio 2024
Ne beneficerà la fiducia del cittadino nelle regole, nelle istituzioni e quindi nella stessa democrazia. Avere cura. È questa la cultura. Di cosa? Dei templi che costruiamo perché durino nel tempo. Chi li costruisce. Nessuno, di individuale, ognuno di partecipe, ancorché non necessario e nemmeno sufficiente, di un percorso che si chiama sviluppo delle istituzioni dello Stato di diritto. Che non valgono nella e per la dimensione individuale, valgono per la dimensione impersonale, anche se vivono attraverso il fare ed il pensare delle persone.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 2 gennaio 2024
Salvo imprevisti dell’ultimo momento, entro il mese è in programma l’insediamento del nuovo Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura, organismo quanto mai prestigioso con la sede principale a Scandicci e che si occupa della formazione e dell’aggiornamento delle circa diecimila toghe italiane gestendo un budget enorme, per la precisione circa 45 milioni di euro. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla vigilia di Capodanno ha nominato i cinque componenti di sua competenza: un magistrato, due professori e due avvocati. I sette componenti di competenza del Csm, sei magistrati ed un professore, saranno invece nominati nei prossimi giorni, tenendo conto che il mandato quadriennale dell’attuale Comitato direttivo termina il prossimo 30 gennaio e che il vice presidente Fabio Pinelli non ha alcuna intenzione di arrivare in ritardo all’appuntamento per il mancato accordo del Plenum. Una volta insediatosi il Comitato direttivo provvederà poi alla nomina del presidente della Scuola superiore. Fra i nomi scelti da Nordio, tranne quello della ex presidente della Corte d’appello di Venezia, la magistrata Ines Marini, nessuno sembra avere le carte per aspirare all’incarico di numero uno della Scuola, fino ad oggi sempre ricoperto dai presidenti emeriti della Corte costituzionale: Giorgio Lattanzi, Gaetano Silvestri e Valerio Onida.
di Vladimiro Zagrebelsky
giustiziainsieme.it, 2 gennaio 2024
Tutti, anche i magistrati, hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (in qualunque forma, anche non verbale). Ma l’esercizio di questa libertà porta con sé obblighi e responsabilità. Questo il quadro di principio come si ricava dalla integrazione dell’art. 21 della Costituzione con l’art. 10 della Convenzione europea dei diritti umani.
di Andrea Aversa
L’Unità, 2 gennaio 2024
La visita per il Partito Radicale insieme a due avvocati dell’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati): il ‘viaggio’ nel reparto sanitario, nel polo universitario e del lavoro, nel reparto “Tirreno”. Questa struttura ospita solo persone condannate in via definitiva e accusate di reati associativi, ergastolani ed ex 41bis. Solo un settore è dedicato ai colpevoli di reati comuni: il “Mediterraneo”. Numeri e cifre del penitenziario napoletano.
- Prato. In via Zipoli una casa per ricominciare. Lo spazio che aiuta gli ex detenuti
- Rimini. Alla vigilia di capodanno visita di monitoraggio alla Casa circondariale
- Padova. Avvocati contro il bullismo, apre uno Sportello gratuito
- Verona. A migranti e senza dimora manca la tessera sanitaria: le cure al Cesaim sono 7mila
- Milano. L’ultima notte 2023 per le strade con i volontari dei City Angels










