di Diego Motta
Avvenire, 31 dicembre 2023
Il procuratore di Palermo: dopo Messina Denaro, non ci siamo fermati. Ma se vogliamo continuare a contrastare i loro piani criminali, tutto deve funzionare. Lo Stato non si è fermato a Palermo, quella mattina del 16 gennaio 2023 in cui è stato catturato il latitante più pericoloso di Cosa nostra. “L’arresto di Matteo Messina Denaro era un dovere per le istituzioni”, spiega oggi il procuratore Maurizio de Lucia, che di quell’operazione fu il regista.
di Marco D’Agostino
vconews.it, 31 dicembre 2023
Nascono anche dubbi per il progetto del minorile Ferrante Aporti, per cui sono già stati accantonati 25 milioni di euro. Il 6 novembre 2023 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha approvato uno stanziamento di 166 milioni di euro per far fronte agli interventi di ristrutturazione di alcune carceri italiane. La decisione è stata presa dal comitato interministeriale sull’edilizia carceraria, dando il via libera alla ripartizione effettuata dai tecnici del dicastero, guidato dal vicepresidente del Consiglio e ministro Matteo Salvini.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 31 dicembre 2023
Viaggio nella struttura che ha quasi quattro secoli e ospita mille detenuti nel centro di Roma. Anche Nordio ne invoca la chiusura. Ma non sarà facile. “Lo senti ‘sto rumore? Questa è la voce di Regina Coeli”. Comincia fuori, in via delle Mantellate, nelle chiacchiere affumicate delle donne in fila per i colloqui, o al parlatorio del Gianicolo da dove il mondo di fuori urla e spara botti per farsi sentire dal mondo di dentro. Dentro, appunto, la voce diventa assordante.
di Susanna Rugghia
L’Espresso, 31 dicembre 2023
Repressione in divisa contro studenti, persone trans, migranti, manifestanti. E nelle carceri detenuti pestati. Nell’anno del pacchetto sicurezza che tutela gli agenti. Colpire la piazza a costo di inasprire il livello dello scontro. Colpire chi si oppone e reclama diritti: studenti, persone trans, migranti, centri antiviolenza. Gli episodi di repressione violenta da parte delle forze dell’ordine non sono mancati negli ultimi dodici mesi. A dimostrazione di un vento cambiato. A novembre il Consiglio dei ministri non ha perso tempo nell’approvazione del cosiddetto “pacchetto sicurezza”: un corposo ventaglio di misure a tutela di forze di polizia e forze armate voluto fortemente da Fratelli d’Italia, che oltre all’inasprimento delle pene per chi commette violenza o cagiona lesioni agli agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria, “liberalizza” la detenzione di armi. Gli agenti di sicurezza sono infatti autorizzati a detenere un’arma da fuoco privata diversa da quella d’ordinanza. Vengono punite le rivolte nelle carceri - teatro di altre manifestazioni di legittimo dissenso legato alle condizioni detentive - introdotto il reato di blocco stradale contro le attiviste e gli attivisti per il clima e attaccate le occupazioni abitative. Così per strada e oltre i recinti di prigioni e uffici di polizia nel 2023 gli episodi di repressione in divisa sono di un numero considerevole e spesso toccano categorie marginalizzate, per profilazione sessuale, razziale, sociale e politica.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 31 dicembre 2023
Nella notte il percorso unirà simbolicamente Italia e Slovenia con l’arrivo a Nova Gorica. L’omaggio a monsignor Bettazzi, scomparso a luglio, da sempre protagonista dei cortei. Nel tempo cupo in cui la guerra non pare avere alternative, arriva dalla frontiera di Gorizia la lezione di pace dell’Europa. Città carica dei simboli delle guerre del secolo scorso, è oggi simbolo di convivenza tra nord e sud e tra est e ovest d’Europa. E per questo, insieme alla gemella slovena Nova Goriça, con la quale sarà capitale europea della cultura nel 2025, ospita il 31 dicembre la 56esima edizione della marcia nazionale della pace voluta da san Paolo VI, organizzata dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, l’Azione Cattolica, Caritas Italiana, il Movimento dei Focolari Italia e Pax Christi Italia.
di Adriana Pollice
Il Manifesto, 31 dicembre 2023
Il governo vara una stretta dietro l’altra, l’effetto è nullo mentre taglia l’accoglienza. Sono sbarcati nel 2023 in 155.754 (erano 103.846 nel 2022); scomparse 2.678 persone. Due decreti Cutro, accordi con Libia, Tunisia e adesso anche Albania, fondi dirottati dall’accoglienza alla detenzione nei Cpr, il risultato è nei dati del “cruscotto statistico” del Viminale: dal primo gennaio al 29 dicembre 2023 sono sbarcati in Italia 155.754 migranti, nel 2022 erano stati 103.846, nel 2021 67.040. Per usare uno degli slogan cari alla destra, “la sostituzione etnica” ha accelerato il ritmo durante il governo Meloni: gli arrivi sono cresciuti del 50%. Le politiche feroci, quindi, non sono servite a bloccare i flussi ma solo a rendere più difficile l’inserimento nel tessuto sociale. D’altro canto l’Istat ha appena pubblicato il censimento del 2022, ribadendo che l’Italia è nel pieno della spirale demografica verso il basso, con la popolazione che è calata sotto i 59 milioni.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 31 dicembre 2023
Sei strutture pronte nelle prime settimane. Si rafforza la collaborazione di tunisini e libici. Albania e Ue: si aspettano gli effetti dell’intesa con Tirana
e del Patto tra i Paesi europei sui migranti. La strategia 2024 per affrontare le ondate di migranti che potrebbero ancora una volta investire le coste italiane (ma anche la frontiera terrestre orientale, dove termina la rotta balcanica) si muove su due canali: l’apertura effettiva dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e gli stessi rimpatri di profughi, ai quali non sarà riconosciuta la richiesta di asilo: se ne annunciano molti, vista la stima del 90% di domande presentate da persone che provengono da Paesi considerati sicuri, in base alle norme europee.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 31 dicembre 2023
Bilancio di fine 2023 del ministro dell’Interno: “Ma va detto grazie a Libia e Tunisia. Se non ne avessero fermati più di 120 mila, ci sarebbe stato il doppio di arrivi”. A Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, piace parlar chiaro. Anche a spese del politicamente corretto. E se deve fare un bilancio di fine anno, per dire, sull’immigrazione ringrazia sentitamente la Guardia costiera della Libia come quella della Tunisia perché hanno bloccato “molte decine di migliaia di altri arrivi”. Il ministro ha sul tavolo anche un numero preciso: sarebbero stati 121.883 migranti fermati quest’anno in mare o a terra in Tunisia e in Libia.
di Ammiraglio Vittorio Alessandro*
L’Unità, 31 dicembre 2023
Non avremmo saputo neanche degli annegati del 15 dicembre se la notizia non fosse stata diffusa da una fonte non istituzionale, come non accade mai per qualunque altro navigante. Parlo da ufficiale in congedo delle Capitanerie di porto (ma non ci si congeda mai da un impegno che ha segnato la propria vita) e da cittadino modestamente impegnato a mantenere alta l’attenzione sul soccorso in mare. Non capisco l’imbarazzo e il silenzio sui soccorsi in favore dei migranti: il celebrato comandante Todaro testimoniò la prevalenza delle ragioni etiche sul rigore degli ordini ingiusti.
di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 31 dicembre 2023
Parla la fondatrice di una rete di scuole clandestine nel Paese che sta portando avanti una sistematica persecuzione di genere. “Non possiamo più fare niente, siamo escluse dalla vita sociale. Per questo rischiamo la vita pur di imparare”. “Sapevo che sarebbe andata così. Quando nell’estate del 2021 i talebani sono entrati a Kabul - mentre gli americani completavano il disordinato ritiro delle truppe e migliaia di persone cercavano disperatamente di lasciare l’Afghanistan- hanno usato proprio le stesse parole che avevano già detto nel 1996: che avrebbero reso il Paese sicuro seguendo i dettami della Sharia. E che le donne avrebbero potuto frequentare scuole e università”, ricorda Parasto Hakim, con la voce che ancora trema. E l’emozione che ogni tanto le fa mancare il respiro necessario a mantenere un tono stabile.










