di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 2 gennaio 2024
Ci siamo illusi per anni, noi volontari che operiamo nelle carceri, che “dovesse passare la nottata”, sentivamo che “il malato era grave” ma speravamo che qualche cosa di buono potesse però ancora succedere. Papa Francesco ha affermato con forza che non ci può essere pena senza una finestra di speranza, sarebbe importante che dicesse anche quanto è doppiamente sadico socchiudere quella finestra, e poi richiuderla brutalmente. E invece è successo e succede di continuo per le carceri, è successo con l’ergastolo ostativo cacciato dalla porta dalla Corte Costituzionale e rientrato dalla finestra in una legge, che rende quasi impossibile l’accesso ai benefici per gli ergastolani ostativi che non hanno collaborato con la giustizia. È successo con il sovraffollamento, per cui la Corte europea ci aveva imposto di dare delle risposte, e delle risposte, per quanto parziali, erano state date, ma ora il sovraffollamento sta montando senza sosta e di risposte non se ne vedono.
di Rebecca
Ristretti Orizzonti, 30 dicembre 2023
Lettera di una studentessa dell’Istituto Newton Pertini di Camposampiero (PD). “Cara persona detenuta, uso un sostantivo così generale per cercare di racchiudere chiunque si trovi in uno stato di detenzione, e non una singola persona. Durante il 2023 ho avuto l’opportunità di avvicinarmi molto al tuo mondo anche grazie al progetto scuola/carcere proposto dalla mia scuola. Prima di questi progetti non mi ero mai preoccupata di cosa potesse significare passare il tempo in carcere e nemmeno di come quest’ultimo fosse organizzato, e penso di poter estendere questa mia noncuranza ed ignoranza a gran parte della società.
di Luigi Travaglia*
Il Manifesto, 30 dicembre 2023
Il dibattito sulla detenzione lo seguiamo anche da qui, dalla tv. Hanno vinto le idee di vendetta e punizione perché soddisfano meglio gli istinti della piazza. Quando poco prima di mezzanotte rientro in carcere dopo una giornata di lavoro, in cella le luci sono già spente. L’unico chiarore che mi aiuta nel buio a evitare di inciampare e svegliare gli altri arriva dalla televisione che qualcuno si è dimenticato di spegnere la voce dei conduttori tv viene fuori dalle celle e raggiunge i corridoi, affianca i miei passi al secondo piano, evidentemente i miei compagni non sono gli unici a seguire l’attualità. La televisione è lo strumento principale attraverso cui i detenuti seguono le notizie, anche i dibattiti sul carcere.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 30 dicembre 2023
Fra i meccanismi che hanno storicamente portato al sistema carcerario, alla sua ipertrofia e alla sua irriducibilità al senso di umanità e al buonsenso pratico c’è l’interesse di una vasta gamma di categorie che del carcere vivono: e non sono soltanto né tanto i carcerieri. Uno che avesse il talento di Jonathan Swift potrebbe raccontare, piuttosto che la galera come specchio della società, la società come rendita materiale e culturale della galera.
di Enrico Cicchetti
Il Foglio, 30 dicembre 2023
I punti critici sono sempre gli stessi: tasso di crescita dei detenuti, sovraffollamento, istituti fatiscenti. Ci sono stati 68 suicidi dietro le sbarre nell’anno appena trascorso. Migliorano percorsi formativi e istruzione. Un rapporto di Antigone. Dopo avere partecipato alla messa del 24 dicembre nel penitenziario della sua Treviso, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ribadito che occorre “potenziare le occasioni di lavoro per i detenuti” e investire “sul reinserimento”. Ancora però non si vede all’orizzonte nessun progresso del piano che il guardasigilli aveva avanzato quest’estate in risposta all’emergenza sovraffollamento nelle carceri. Un piano che avrebbe dovuto guardare anche al riuso delle caserme dismesse come luoghi di detenzione per i detenuti a bassa pericolosità oltre che al lavoro formativo e professionalizzante per chi è dietro le sbarre. Del resto, già ad agosto Patrizio Gonnella, il presidente di Antigone, l’associazione che da anni si batte per i diritti dei detenuti, aveva detto al Foglio che la proposta di Nordio, “non sta in piedi né sul piano teorico né su quello pratico”. Da un lato perché un carcere ha bisogno di un’architettura pensata appositamente, “in grado di rispettare gli standard internazionali riguardanti gli spazi della detenzione”. Nella pratica perché “si tratta di un processo lungo e costoso”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 30 dicembre 2023
Nel 2023 sono aumentate le presenze: 12.715 i detenuti in più rispetto ai posti disponibili nei 192 istituti di pena. Ora l’Italia rischia una condanna della Corte Europea dei diritti umani. Il garante Mauro Palma: “Nessun piano di rieducazione è possibile per i circa 10mila ristretti che devono scontare in prigione pene minime, il territorio deve interagire e offrire opportunità”. Gonnella (Antigone): “È allarme: governo e parlamento mettano il tema della riforma penitenziaria come priorità” Nuovi delitti, inasprimento delle pene, più strumenti di controllo: ma il “pugno di ferro” di governo e parlamento contro la criminalità per garantire “sicurezza sociale” non è servito finora a fermare la crescita della popolazione carceraria che ha raggiunto in Italia livelli mai visti con la possibilità di una nuova condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo “per trattamenti inumani e degradanti” in violazione dell’art. 3 della Convenzione. E sulla riforma del sistema penitenziario ancora troppi silenzi e promesse non mantenute.
di Guido Stampanoni Bassi*
Avvenire, 30 dicembre 2023
I recenti suicidi in cella e la grande lezione del Pontefice: puntare al reinserimento dei condannati. Poche settimane fa, durante il secondo atto della prima della Scala “diffusa” nella casa circondariale di San Vittore a Milano, un detenuto si è impiccato ed è poi morto nella notte. Più o meno nelle stesse ore, un altro detenuto si è impiccato nella casa circondariale di Verona Montorio (ed era il terzo, in quel carcere, nell’ultimo mese).
di Giovanni Salvi*
La Stampa, 30 dicembre 2023
Quando si parla di sovraffollamento il problema sono le strutture, non l’alto numero di prigionieri. I nuovi penitenziari dovranno essere pensati con spazi di inserimento al lavoro. Sulla Stampa del 28 dicembre Donatella Stasio, a fronte del drammatico sovraffollamento nelle carceri, indica la scelta cui si avvicinò nel 2013 la Corte costituzionale, il numero chiuso. La Corte non fece il passo decisivo e demandò la soluzione al Legislatore. La Corte Suprema degli Stati Uniti impose invece, nel 2014, proprio quel meccanismo.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 30 dicembre 2023
Se esistesse un Pil del diritto penale liberale e del giusto processo, credo che con l’anno che si chiude saremmo scesi a livelli di crisi piuttosto preoccupanti. Anziché procedere sulla strada del diritto penale minimo, caposaldo di un diritto penale liberale, abbiamo assistito ad una superproduzione normativa di nuove fattispecie di reato. Dentro e fuori il pacchetto sicurezza si contano credo una quindicina di nuove ipotesi di reato: riguardano i contesti sociali e criminali più disparati e trovano nei fatti di cronaca i loro spunti opportunistici.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 30 dicembre 2023
Dalla “trattativa stato-mafia” al Ruby-ter, dall’ex calciatore Michele Padovano ai vertici di Monte dei Paschi di Siena, dalla loggia Ungheria ai genitori di Matteo Renzi. Anche nel 2023 sono stati numerosi i processi e le indagini crollati in sede di giudizio, spesso dopo inchieste eclatanti, arresti preventivi e sputtanamento mediatico dei malcapitati. Torna la rassegna del Foglio sui principali casi emersi nel corso dell’anno che sta per concludersi.
- La legge bavaglio, il ritorno al baratto senza garanzie
- “La norma Costa non evita la gogna e mette in crisi il controllo democratico della stampa”
- Presunzione d’innocenza. Un’occasione mancata di mandare a “scuola” la Polizia giudiziaria
- “Così la Consulta tutela le immunità dei parlamentari”
- C’è sufficiente materia per inviare gli ispettori alla procura di Torino, caro Nordio?










