di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 12 dicembre 2023
Il Giornale pubblica “prove” contro il capomissione della Ong Mediterranea. Ma il Gip gli diede ragione sull’operazione in mare del 2019: per il giudice c’era l’obbligo di prestare soccorso. Il tiro a bersaglio sulle Ong passa anche per le fake news. Così, mentre il capomissione di Mediterranea, Luca Casarini, aspetta di sapere se verrà rinviato a giudizio a Ragusa per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice della navigazione, alcuni giornali hanno dato il via al cannoneggiamento.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 12 dicembre 2023
L’imminenza del Natale: in questa terra si intreccia la storia di molti popoli e delle tre grandi religioni monoteiste. Tutto obbliga l’Occidente a tirare un bilancio della guerra e a cercarne la fine. C’è un “meme” che gira sul web in questi giorni. Dice: “Miliardi di persone in tutto il mondo stanno per celebrare il compleanno di un ebreo nato a Betlemme più di duemila anni fa, ma non credono che gli ebrei abbiano vissuto lì prima del 1948”. È un modo, certo provocatorio, di ricordare un po’ di storia ai nemici di Israele. Ma dovrebbe ricordarla anche a Israele. Il suo diritto ad esistere nei confini precedenti alla guerra del 1967 è fuori discussione. Eppure quella terra tra il Giordano e il mare è in qualche modo anche nostra, dei cristiani; ed è anche loro, degli arabi e dei musulmani che l’hanno abitata e la abitano. Perché vi si sono intrecciate le storie di molti popoli e delle tre grandi religioni monoteiste.
Il Manifesto, 12 dicembre 2023
Dopo la lettera dell’anarchica detenuta a Budapest. Il Pd, per bocca della deputata Lia Quartapelle, interroga il ministro degli Esteri Antonio Tajani sulle condizioni di Ilaria Salis, la 39enne reclusa in Ungheria dallo scorso febbraio e accusata di aggressione a due neonazisti. Due settimane fa era stata resa pubblica una sua lettera nella quale descriveva le terrificanti condizioni della sua detenzione, tra ambienti fatiscenti e situazioni degradanti, “incompatibili con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che vieta trattamenti inumani e degradanti e per i quali l’Ungheria è già stata condannata dalla Cedu anche con riferimento al sovraffollamento carcerario”.
di Anna Zafesova
La Stampa, 12 dicembre 2023
Da sei giorni nessuna notizia dell’oppositore rinchiuso nella colonia Ik-6. Alexey Navalny è sparito. L’allarme è stato lanciato ieri dai collaboratori del dissidente russo, dopo che per sei giorni non si è avuta nessuna notizia di lui. Ieri non è apparso in videocollegamento all’udienza per uno dei numerosi ricorsi che aveva sporto contro i maltrattamenti subiti nel sistema penitenziario russo. “Problemi con la fornitura di elettricità”, hanno risposto dalla IK-6, la colonia correttiva di regime severo a Melekhovo, regione di Vladimir, dove Navalny era detenuto da due anni.
di Alessandra Fabbretti
Il Manifesto, 12 dicembre 2023
Il nuovo rapporto di EgyptWide: dai 35 milioni di euro del 2021 ai 72 del 2022 per i sistemi d’arma usati dalla polizia. Pistole e armi leggere, esplosivo Tnt, attrezzature per l’addestramento e pezzi di ricambio: questa la parte più consistente dell’export verso l’Egitto di armi fabbricate in Italia. “Sembrano componenti secondarie ma possono giocare un ruolo significativo nella violazione dei diritti umani e quindi del diritto internazionale”, è l’allarme lanciato da Alice Franchini, responsabile advocacy di EgyptWide.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 11 dicembre 2023
Nato oltre trent’anni fa sull’onda dell’orrore e dell’indignazione per le stragi di Capaci e via D’Amelio, il cosiddetto carcere duro è stato applicato quasi esclusivamente ai mafiosi (ancora oggi, su 730 solo quattro sono i condannati per reati non connessi a Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta). Più delle intercettazioni col loro potenziale infamante. Più dell’avviso di garanzia tramutato in lettera scarlatta. Più dell’abuso d’ufficio con annessa paura della firma. C’è una materia che meglio d’ogni altra rivela la torsione dialettica tra garantismo e massimalismo penale, anche in una maggioranza solida come quella che sostiene il governo. E mostra al tempo stesso le sensibilità reali del Paese, le sue opzioni più profonde sulla giustizia e l’espiazione, sulla riabilitazione e la sicurezza sociale. Si trova in un cono d’ombra, un po’ nascosta al dibattito pubblico, perché su di essa è scomodo per molti politici e opinionisti prendere una posizione franca: è il 41 bis, il regime di detenzione speciale dell’ordinamento penitenziario.
camerepenali.it, 11 dicembre 2023
Tre suicidi per impiccagione si sono tragicamente susseguiti in questi ultimi giorni nella Casa di reclusione di Parma, nella Casa Circondariale di Milano San Vittore e in quella di Verona-Montorio, portando a sessantasei il numero complessivo delle persone che si sono tolte la vita in carcere in questo ultimo anno. E non vale certo la pena di ragionare sulle unità in più o in meno di questo atroce conteggio come fosse il freddo bilancio consuntivo di un’azienda a fine anno. Quando è in conto la vita di persone affidate alle cure dello Stato nessuno mai dovrebbe essere lasciato morire, in nessun modo e in nessun caso. E invece questo terribile conteggio si allunga inesorabilmente, travalicando le inutili cesure degli anni, nell’indifferenza dei governi che hanno sempre guardato e guardano al carcere con cinica distanza, spesso utilizzandolo come improbabile emblema della sicurezza collettiva o vantandone comunque la salvifica funzione di discarica sociale.
di Giulia Merlo
Il Domani, 11 dicembre 2023
La riforma della prescrizione rischia di far saltare i risultati positivi raggiunti sulla durata dei processi penali. I buoni propositi del ministro per le assunzioni sono smentiti dal fatto che in finanziaria non ci sono fondi. Il Pnrr non è fatto di sole rate incassate, ma anche di obiettivi da raggiungere entro una scadenza precisa - giugno 2026 - e la riforma dell’assetto giudiziario italiano (a cui sono destinati 2,7 miliardi) è uno dei pilastri su cui si fonda l’intero progetto. Per questo, nella scorsa legislatura, l’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia ha fatto approvare tre pacchetti di riforme sotto forma di legge delega al governo: penale, civile e ordinamento giudiziario. Il passaggio all’epoca non è stato indolore, vista la maggioranza spuria che appoggiava il governo tecnico di Mario Draghi, che vedeva però l’appoggio di due dei tre partiti che compongono la maggioranza di Giorgia Meloni: Lega e Forza Italia.
di Milena Gabanelli e Simona Ravizza
Corriere della Sera, 11 dicembre 2023
È un’emergenza collettiva che ci riguarda molto da vicino, ma la vediamo solo quando diventa il titolo di un tg o di un giornale. Parliamo della sofferenza sociale e psichica di bambini e adolescenti: se non curata tempestivamente finisce troppo spesso con l’aggravarsi, fino a procurare danni irreparabili e condizionare o compromette la loro vita adulta. Il fenomeno delle baby gang, la delinquenza minorile, i giovanissimi che abbandonano la scuola, i bambini stranieri senza famiglia, i minori orfani di violenza domestica, vittime di abusi o figli di alcolisti o tossicodipendenti rappresentano solo alcune delle situazioni che richiedono valutazioni adeguate, interventi rapidi e sorveglianza sulla corretta applicazione delle misure. Chi deve occuparsi di tutti questi casi è il Tribunale per i minorenni. Siamo andati a vedere come funziona. Quello che emerge lascia interdetti.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 11 dicembre 2023
Mai fissata la data del secondo grado. Prescritti tutti i reati fra 2009 e 2015. Inutile la sollecitazione dell’avvocato di parte civile Maccioni. Ilaria Cucchi esce di scena. Il generale Alessandro Casarsa che, secondo i giudici di primo grado, diede l’ordine di falsificare l’annotazione relativa alla notte dell’arresto di Stefano Cucchi, dando il via alla catena di manipolazioni che porterà a imbastire un processo nei confronti della polizia penitenziaria, non patirà conseguenze per la sua decisione benché sanzionata con cinque anni di carcere. Tutto è infatti pacificamente prescritto, considerato che stiamo parlando di un reato (il falso) commesso nel 2009. Ma anche i silenzi e le omissioni del colonnello Lorenzo Sabatino che nel 2015, quando era avviata un’inchiesta bis che puntava proprio ai carabinieri quali autori del pestaggio nei confronti del giovane, trascurarono di denunciare al pm Giovanni Musarò la falsa annotazione del fotosegnalamento (prova madre del fatto che qualcosa, negli uffici dei carabinieri, era andata male) non saranno perseguiti. Prescritti anche quelli malgrado in primo grado abbiano prodotto una condanna a un anno e 9 mesi.
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