di Giovanni De Luna
La Stampa, 29 ottobre 2023
Le foto e i video dei massacri di Hamas e quelle di Gaza distrutta invadono i nostri salotti televisivi: “una competizione vittimaria” per conquistare il favore dell’opinione pubblica, sempre più distratta. Scorrono le immagini dell’orrore. Imperversano sui social, arrivano sui nostri telefonini, ci sommergono dai televisori. È come avere la guerra in casa. Le hanno spedite prima dall’Ucraina, ora da Israele. E a mandarcele sono entrambi i contendenti. È la “competizione vittimaria”: le guerre si vincono sul campo battendo militarmente il nemico, ma si vincono anche su un altro fronte, quello di una opinione pubblica pronta a indignarsi, emozionarsi e schierarsi a favore di chi sembra (o è) “più vittima” dell’altro. La guerra del Vietnam ce lo ha insegnato: un esercito forte e agguerrito come quello americano fu sconfitto da un avversario militarmente più debole ma reso invincibile dal favore dell’opinione pubblica mondiale che, a cominciare dagli stessi Stati Uniti, si schierò senza esitazioni dalla parte dei piccoli vietcong, dei loro pigiami neri, della loro capacità di battersi contro il napalm e le armi sofisticate di una superpotenza.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 29 ottobre 2023
Senza telefoni né internet non arrivano notizie. I soccorritori girano di quartiere in quartiere in cerca di uccisi e feriti nei raid israeliani. Netanyahu annuncia l’ampliamento dell’invasione di terra: “Battaglia dell’umanità contro i barbari”. Il fotoreporter Motaz Azaiza non ha bisogno di Elon Musk per aggirare la paralisi a Gaza di tutte le comunicazioni telefoniche e di Internet scattata venerdì sera poco prima che Israele lanciasse la sua prima vera incursione di terra a Gaza, accompagnata da bombardamenti aerei di una intensità mai vista. Musk ieri, facendo irritare Israele, ha detto che fornirà i suoi servizi Internet Starlink - connettività globale attraverso i satelliti - alle organizzazioni umanitarie internazionali per superare il blackout delle comunicazioni a Gaza. Più artigianalmente Azaiza, le sue storie da Gaza sono seguite da masse di follower su Instagram, prova e riprova, inserisci una sim piuttosto di un’altra, agganciandosi a ogni singola onda nella Striscia, è riuscito a postare qualche aggiornamento. Grande la soddisfazione. Grazie a lui sono filtrate informazioni sulla situazione e la condizione dei civili palestinesi. Abilità e spirito di iniziativa che non sorprendono. Da questo punto di vista i gazawi hanno sempre riservato delle sorprese. Costretti dalle privazioni ad aguzzare l’ingegno, hanno messo a punto non pochi rimedi ai problemi di vita quotidiana. Quando anni fa ci fu penuria di benzina e gasolio, come quella attuale, che durò settimane, inventarono filtri speciali per l’olio usato per le fritture trasformandolo in carburante per le auto. Uno studente universitario mise a punto un sistema per disinfettare le sale operatorie a costi irrisori, altri giovani inventarono potenti batterie ricaricabili Made in Gaza per avere l’elettricità in casa senza i costosi generatori.
di Francesca Caferri
La Repubblica, 29 ottobre 2023
Netanyahu cerca di tranquillizzare le famiglie dei rapiti. Che insistono: “Non importa come, riportateli a casa”. “Tutti per tutti”. Le parole sussurrate sabato mattina nella grande piazza davanti al museo di Tel Aviv da genitori, fratelli, figli dei 229 ostaggi nelle mani di Hamas a Gaza diventano un urlo quando arriva la sera e, alla fine di un lungo braccio di ferro fatto di appuntamenti rimandati, minacce e compromessi, i rappresentanti delle famiglie si siedono di fronte al primo ministro Benjamin Netanyahu, all’ex capo dell’opposizione Benny Gantz e al ministro della Difesa Yoav Gallant.
di David Allegranti
linkiesta.it, 28 ottobre 2023
Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Russo, ha annunciato cambiamenti sostanziali nei penitenziari: dal reinserimento sociale alle misure alternative, fino alla riduzione del volontariato e all’abolizione delle pene incostituzionali. Potrebbe essere una autentica rivoluzione, quella annunciata da Giovanni Russo, capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), al recente “Salone della Giustizia”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 ottobre 2023
I modelli di detenzione del passato non possono più soddisfare le esigenze attuali. In questa prospettiva, la Circolare del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) del 18 luglio 2022, che indica le direttive per il rilancio del regime e del trattamento penitenziario per il circuito della media sicurezza, rappresentava un passo necessario. Tuttavia, il Garante nazionale, nell’esprimere il proprio parere sulla circolare in fase di elaborazione, aveva già evidenziato perplessità su alcuni aspetti rimasti però anche nella versione definitiva del testo; perplessità in parte confermate dalla sperimentazione della Circolare effettuata nei quattro Provveditorati di Campania, Lombardia, Triveneto e Sicilia. Parliamo di uno degli ultimi atti del Garante nazionale uscente. Per questo vale la pena soffermarsi.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 28 ottobre 2023
Sergio Mattarella, nel ricordare il magistrato Luigi Daga, ci racconta come egli “si impegnò per restringere la carcerazione ai delitti gravi, per offrire l’opportunità di reinserimento sociale dei detenuti attraverso il più ampio ricorso alle misure alternative alla detenzione”. Il ricordo si è svolto giovedì, nel trentesimo anniversario dell’attentato in Egitto che portò Daga alla morte. Ma le parole di Mattarella non guardano solamente al passato. È evidente il messaggio relativo al cosiddetto decreto Caivano, che recherebbe supposte misure urgenti di contrasto alla criminalità minorile e sulla cui conversione in legge è oggi impegnato il Parlamento.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 28 ottobre 2023
Il provvedimento assunto nei confronti dell’anarchico sembra avere il significato di una sentenza esemplare e di un messaggio pesantemente simbolico. Il 15 novembre di un anno fa sulle pagine di questo giornale si parlava per la prima volta dell’applicazione del regime di detenzione del 41 bis all’anarchico Alfredo Cospito. Detenuto nel carcere di Sassari, Cospito da un mese aveva iniziato lo sciopero della fame contro le limitazioni imposte da quel regime speciale: l’ora d’aria passata in un piccolo rettangolo di cemento, la socialità ridotta a due persone, le comunicazioni con l’esterno trattenute in entrata e in uscita, la possibilità di leggere pochi e selezionati testi. E a seguire tutta una serie di ulteriori proibizioni e divieti, tra cui - il più insensato - quello di tenere sulle pareti della cella le fotografie dei propri genitori defunti. Misure, tutte, che nulla hanno a che fare con l’obiettivo originario del 41 bis, che è solamente uno: l’interruzione delle relazioni tra il recluso e l’organizzazione criminale di appartenenza.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 28 ottobre 2023
Critici i penalisti: gli aumenti di pena massima e minima per i reati di lieve entità in materia di stupefacenti contraddicono i principi di proporzionalità. Via libera in Senato (con 90 sì, 45 no, e zero astenuti) alla conversione in legge (con modificazioni) del cd. Dl Caivano (123/2023), norma “bandiera” del Governo Meloni che contiene “misure urgenti di contrasto al disagio giovanile e alla criminalità minorile”, prevedendo un generale inasprimento delle pene e un accesso al carcere più facile per i minori. Il voto è passato con la “fiducia”. Per Boccia (Pd): “è sintomo che la maggioranza è spaccata”. Per Gasparri (Fi) la fiducia è giustificata dai 340 emendamenti: “una procedura chiaramente ostruzionistica” mentre “Caivano è urgente”. Il testo ampiamente modificato a seguito dell’esame presso le Commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali, passa ora all’esame della Camera.
di Simona Musco
Il Dubbio, 28 ottobre 2023
Il giudice che ha negato gli arresti è stato accusato di aver fatto fare passi indietro nella lotta alle mafie. Ma la sua non è la prima decisione critica sulle accuse di mafia. Il gran rifiuto di Tommaso Perna, il gip che ha respinto la richiesta di misure cautelari per 142 persone avanzata dalla procuratrice aggiunta di Milano Alessandra Dolci e dalla sostituta Alessandra Cerreti, non è un’azione peregrina che crea una novità assoluta nel panorama giudiziario. E trova anzi la sua più grande conferma in una sentenza che ha fatto storia, ovvero quella del processo “Mafia Capitale” (rectius: Mondo di mezzo). Un processo che è servito a chiarire un concetto: se tutto è mafia, nulla è mafia.
di Frank Cimini
L’Unità, 28 ottobre 2023
L’ex br scrive ad Albamonte, che lo accusa di favoreggiamento. “Come avrei potuto essere complice nel 2021 di una persona fuggita nel 1981?”. “Vorrei tanto che un uomo, un uomo solo mi capisse. E desidererei che quell’uomo fosse lei”. Questo scriveva il protagonista del romanzo di Georges Simenon, Lettera al mio giudice. Paolo Persichetti, invece, ha scritto al pm Eugenio Albamonte una lettera aperta dal titolo: “Io indagato per favoreggiamento di chi e per cosa?”. “Il favoreggiamento c’è o non c’è” scrive il ricercatore storico in passato condannato per fatti di lotta armata. Il favoreggiamento sarebbe relativo alla presunta divulgazione di materiale riservato della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro.
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