di Valeria Valente*
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
Sugli scontri di Torino il governo e la maggioranza hanno perso l’occasione preziosa, forse l’ultima, di mostrarsi in Parlamento e nel Paese all’altezza del loro compito, di essere finalmente uomini e donne delle istituzioni e dello Stato. La segretaria Elly Schlein aveva teso una mano a Giorgia Meloni per costruire l’unità, al fine di stigmatizzare, insieme e con forza, quanto accaduto, condannare senza ambiguità le violenze contro gli agenti ed esprimere vicinanza ai poliziotti feriti e alle loro famiglie. La Premier, i suoi ministri e i tutti i parlamentari di centrodestra hanno preferito invece rifiutare questo terreno e tentare di strumentalizzare la situazione, spostando l’asse dalla condanna condivisa delle violenze alla richiesta di correità con le loro strategie in materia di sicurezza, attraverso una mozione “unitaria” che nei fatti anticipava il contenuto del nuovo pacchetto sicurezza, un decreto e un disegno di legge che rafforzano la loro visione illiberale senza prevedere misure e risorse adeguate per risolvere i problemi.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
Fino al 2022, il Salvador era uno dei paesi più insicuri e pericolosi del mondo con oltre 21 omicidi ogni centomila abitanti, interi quartieri sotto il controllo delle gang e dei cartelli della droga, le forze di polizia disorganizzate e sopraffatte. Quattro anni e dopo tutto è cambiato: i reati violenti sono crollati e il paese centroamericano vanta oggi un tasso di criminalità tra i più bassi del pianeta, paragonabile a quello di molti paesi europei. Come è stato possibile questo “miracolo”? La risposta è semplice: nel marzo 2022 il presidente Najib Bukele ha proclamato lo stato d’emergenza, poi prorogato decine di volte, sospendendo garanzie costituzionali fondamentali: limiti alla detenzione preventiva, diritto alla difesa, controllo giudiziario effettivo. Secondo i report di vari Ong per i diritti umani, migliaia di persone sono finite in carcere senza accuse circostanziate, spesso sulla base di indizi volatili o appartenenze presunte; si registrano centinaia di morti in custodia e condizioni di detenzione estreme. Il caso Salvador conferma l’assioma per cui l’aumento della sicurezza è stato accompagnato da una contrazione sistematica dei diritti civili. Ma fino a che punto è legittimo comprimere le libertà per far sentire luna popolazione al sicuro? E’ un dilemma filosofico-politico a cui non si può rispondere in modo univoco.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
La gestione della paura, alimentata dalla propaganda, può avere effetti negativi anche in ambito legislativo. Ne è convinto l’avvocato Nicola Canestrini. “La legislazione emotiva - dice - non è efficace perché non affronta le cause strutturali dei fenomeni che pretende di contrastare. È, per usare la celebre definizione di Luigi Ferrajoli, “populismo penale”: l’uso demagogico e congiunturale del diritto penale, diretto ad alimentare la paura con misure tanto antigarantiste quanto inefficaci alla prevenzione della criminalità”.
di Filippo Fiorini
La Stampa, 9 febbraio 2026
Lo strumento, già usato a Seattle e a San Francisco ma anche in diverse città italiane, lancia cavi in kevlar per avvinghiare le gambe della persona da fermare. La buona notizia è che non si è mai registrata alcuna morte per colpa del Bola Wrap 150. Quella cattiva è che in molti casi non è servito affatto a contenere il soggetto riottoso e, alla fine, i poliziotti sono comunque ricorsi a strumenti più violenti, che in questo caso, sì, hanno portato a volte al decesso della persona che volevano arrestare. Parliamo della nuova “arma in stile Batman” (così lo definì il news network americano Nbc in un servizio di presentazione qualche anno fa) di cui il Comune di Bologna vorrebbe dotare i propri vigili urbani.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
Il “Sindaco d’America”, così venne definito Rudolph Giuliani quando prestò giuramento come 107esimo primo cittadino di New York nel gennaio 1994. In quel frangente storico la Grande Mela era percepita come una metropoli sull’orlo del collasso. Con oltre duemila omicidi all’anno, una diffusione esponenziale dello spaccio, il consumo di crack e un degrado urbano che divorava interi quartieri: per Giuliani, repubblicano in una città storicamente democratica, un compito enorme, la metropoli infatti sembrava ingovernabile. All’ascesa a primo cittadino contribuì il suo passato, un ex procuratore federale noto per la sua fermezza contro la mafia. Giuliani promise una rivoluzione che ebbe una denominazione precisa: “Tolleranza Zero”. La locuzione è ormai passata alla storia diventando un modello che vanta innumerevoli tentativi di imitazione.
di Marco Antonellis
L’Espresso, 9 febbraio 2026
Nessuno sconto all’esecutivo ma neppure legittimazione di strategie ostruzionistiche. Il nuovo Dpr emesso dal Quirinale sulla separazione delle carriere recepisce la pronuncia della Cassazione, ma conferma la data del voto. Un eventuale nuovo ricorso, forse al Tar, non è escluso, ma avrebbe l’effetto di inasprire ulteriormente il confronto. Dal Quirinale la vicenda del referendum sulla separazione delle carriere viene osservata con una preoccupazione che nelle ultime settimane è andata crescendo. La decisione di Sergio Mattarella di firmare in tempi rapidissimi il decreto che riformula il quesito, mantenendo però invariata la data del voto, è stata letta come un atto di responsabilità istituzionale, ma anche come un segnale politico rivolto a tutti gli attori della partita, in primo luogo alla magistratura associata.
di Nicoletta Cottone
Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2026
I promotori potrebbero anche desistere dal prolungare la battaglia legale per concentrarsi sulla campagna in vista del voto del 22 e 23 marzo. Cosa farà il Comitato dei 15, promotore del quesito accolto dalla Cassazione, dopo la decisione del Consiglio dei ministri di modificare il quesito del referendum sulla giustizia, ma non la data? Subito dopo la modifica del quesito da parte della Cassazione, i promotori si erano detti fiduciosi sulla “fissazione della nuova data del referendum”. In queste ore si sta ragionando sul da farsi, ma la decisione dovrebbe giungere non prima di lunedì 9 febbraio. I promotori potrebbero anche desistere dal prolungare la battaglia legale per concentrarsi sulla campagna in vista del voto del 22 e 23 marzo o fare ricorso.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 9 febbraio 2026
Sulla pagina Instagram di Atreju (Fratelli d’Italia, dunque), compare da ieri un fotomontaggio ove sono immortalati, mentre si danno un tenero bacio sulle labbra, una giovanotta “antifa” - bandana e felpa di un centro sociale - e un canuto giudice della Cassazione, di ermellino vestito. Tecnicamente, una toga di velluto rosso, con evidente gioco evocativo. Foto accompagnata dal titolo: “Una relazione tossica per l’Italia”. L’immagine riassume il racconto messo in campo, da quelle parti, dopo i fatti di Torino. E ha a che fare col referendum, ove si fa di tutta l’erba un fascio, dai centri sociali ai giudici della Cassazione. La “relazione” non si comprende, ma quest’ultimi sono rei di aver ammesso il quesito derivante dalle firme popolari. Nel fascio anche i giudici di Torino da riallineare, con la separazione delle carriere, dopo che il gip ha disposto misure alternative alla detenzione per gli arrestati negli scontri. Peccato che il pm aveva preso decisioni differenti, e dunque le carriere sono già separate.
di Claudio Bozza
Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
L’ex pm di Mani pulite: Le correnti dei magistrati? Resteranno. La riforma è una svolta pericolosa. Ecco perché ho scritto un libro per spiegare ai cittadini cosa succederebbe”. “Inutile girarci attorno: se questa riforma verrà approvata, la giustizia dipenderà sempre di più dal potere del governo”. Gherardo Colombo, protagonista del pool Mani Pulite, ha 79 anni. Da quasi 20 ha lasciato la magistratura e scritto numerosi libri. L’ultimo si intitola La giustizia italiana in 10 risposte e spiega, al di là dei tecnicismi, le ragioni del No al referendum del 22 e 23 marzo.
di Marta Gasparon
Gente Veneta, 9 febbraio 2026
Trent’anni sono tanti, tra esperienze e ricordi che via via si accavallano componendo la storia di un’associazione che ha mosso i primi passi nel 1996, con l’obiettivo di sostenere la popolazione detenuta attraverso attività di sensibilizzazione, culturali, sociali e ricreative all’interno degli istituti di pena della città lagunare. Era il 5 marzo di quell’anno quando un gruppo di persone, tra le quali Gianni Trevisan e padre Andrea Cereser, allora cappellano del carcere della Giudecca, diedero vita a “Il granello di senape”, realtà associativa nata a seguito di un tragico evento avvenuto nel 1993: la morte del provveditore al Porto di Venezia, Alessandro Di Ciò, per mano di un alto dirigente della Compagnia dei lavoratori portuali. Un fatto che toccò nel profondo l’opinione pubblica cittadina, stimolando un confronto sui temi della pena e del carcere.
- Bergamo. Dal Beccaria trasferiti 60 giovani: “Non siamo attrezzati per le loro problematiche”
- Palermo. “Accoglierli nella società”
- Palermo. Dal carcere storie di vita e di riscatto
- Pisa. Sos psichiatria: mancano le Rems. “Noi siamo medici, non poliziotti”
- Lecce. Giustizia che ripara, non solo punisce, un dibattito sul futuro del diritto










