di Pierfranco Pellizzetti
Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2026
François de La Rochefoucauld, grande aforista francese del XVII secolo, ebbe a dire che “l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”. Ora che - in questa congiuntura astrale avversa - la maschera benevola di maniera non copre più il volto celato del potere, appare in piena luce il suo profilo orripilante. Insieme ai tratti caratteriali - sino al recente passato mantenuti prudentemente sottotraccia - dell’arroganza e dell’avidità; pulsioni ormai dedite a espellere due piccole virtù quotidiane che addolcivano le relazioni umane: il pudore e il buon senso. Insomma, la teatralizzazione seppure insincera della benevolenza, quale apprezzabilità formale, svolgeva una certa funzione di ingentilimento politico, contenendo i peggiori eccessi di violenza barbarica.
di Franco Corleone
Il Manifesto, 4 febbraio 2026
Ho partecipato sabato e domenica a un convegno a Verona dedicato alla figura di Alex Langer, in occasione degli ottanta anni dalla nascita, mentre l’anno scorso ricorrevano i trenta dalla sua tragica scomparsa, organizzato dal Movimento nonviolento con la presenza di centinaia di persone. Non solo per ricordare una figura profetica, ma per trovare forza per rispondere al trionfo della forza e della violenza. La domanda che ha percorso molti interventi è legata alla nonviolenza, agli strumenti da inventare per sostenere le battaglie delle donne curde e iraniane nel momento in cui il dissenso e la disobbedienza sono criminalizzati. Nella cripta di una suggestiva chiesa romanica abbiamo ascoltato con commozione le parole di Langer dedicate a Giona e l’elogio del digiuno.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 febbraio 2026
Cinque suicidi dietro le sbarre dall’inizio dell’anno - uno a settimana - due dei quali nel giro di poche ore al Due Palazzi di Padova, carcere dove il locale garante dei detenuti, Antonio Bincoletto, ha contato ben 467 atti di autolesionismo nell’arco del 2025. E una circolare dell’Amministrazione penitenziaria che dopo tre mesi ancora continua a creare difficoltà burocratiche alla attività trattamentali, parte integrante della pena in carcere secondo il dettame costituzionale. Ebbene, basterebbero queste ultime denunce - ma la realtà dell’emergenza carceraria è ben più vasta e articolata - a giustificare una risposta del Guardasigilli alle opposizioni che, al termine dell’informativa del ministro Piantedosi, lo hanno interpellato con urgenza sulla questione. E invece no. “Abbiamo chiesto una informativa sulle carceri, anche perché il ministro Nordio era in Aula - riferisce Devis Dori, capogruppo Avs in commissione Giustizia alla Camera - ma è scappato di gran lena appena ha sentito l’aria che tirava. Non ha neanche voluto dirci no. Questo è un triste segnale dell’importanza che il tema riveste per il ministro della Giustizia”.
agenparl.eu, 4 febbraio 2026
“A Modena, lo scorso 15 gennaio, con 24 ore di anticipo è stato disdetto il consiglio Comunale nella casa circondariale della città proprio per l’autorizzazione negata dal Dap. E a Brescia, ieri, non è stato possibile assistere alla relazione del garante dei detenuti: la negazione da parte del Dap è arrivata a pochissime ore dalla convocazione della commissione consiliare che si svolge in carcere da almeno 10 anni. Il ministro Nordio venga in aula e spieghi questo comportamento che ora colpisce anche le istituzioni comunali italiane”.
La Repubblica, 4 febbraio 2026
Il mensile diretto da Duccio Facchini sull’economia solidale e la cooperazione internazionale, dedica la sua copertina di febbraio a una inchiesta, firmata da Luca Rondi, sul collasso della polizia penitenziaria. Si parla tanto di “una nuova Giustizia”, per citare l’ultimo libro pubblicato a gennaio dal ministro Carlo Nordio sul tema del referendum, c’è scritto nel sommario della rivista, ma oltre la propaganda restano i problemi delle condizioni di vita dei detenuti nelle carceri e la complicata situazione lavorativa degli agenti della Polizia penitenziaria. Nei 189 istituti italiani la situazione è infatti al collasso e a subirne le conseguenze non sono solo i 63.499 detenuti - contati fino al 31 dicembre 2025, ben 12.222 in più della capienza regolamentare - ma anche gli agenti della Polizia penitenziaria operativi che erano 30.054 nel 2024 a 29.811 nel 2025: 243 unità in meno.
di Simone Canettieri e Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 4 febbraio 2026
Slitta a giovedì il primo provvedimento. Lo stop preventivo a manifestanti con precedenti specifici sarà un accertamento. Dopo le osservazioni dei giuristi correzioni e miglioramenti tecnici al testo. Togli, lascia, cassa. È servita un’altra riunione ieri sera a Palazzo Chigi - presenti tecnici legislativi e delle forze di polizia - per limare i testi del pacchetto sicurezza che domani andranno in Consiglio dei ministri sotto forma di decreto e disegno di legge. E non è detto che sia l’ultimo vertice. Nell’esecutivo è forte la consapevolezza dell’”attenzione” del Quirinale. La cabina di regia convocata da Giorgia Meloni ai piani alti di Palazzo Chigi ha deciso di far entrare nel ddl per il contrasto all’immigrazione clandestina, la misura che prevede “l’interdizione fino a trenta giorni prorogabile fino a sei mesi dell’attraversamento del limite delle acque territoriali, nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”. Una sorta di blocco navale nei confronti dei trafficanti di migranti e delle Ong.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 4 febbraio 2026
Il pacchetto sicurezza avanza, ma a passo controllato. E soprattutto non ancora blindato. Ieri, intervenendo in Aula alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato che il provvedimento è destinato ad approdare al prossimo Consiglio dei ministri. Ma ha anche messo le mani avanti: la data non è certa, perché il via libera dipenderà dall’esito delle ultime verifiche politiche e costituzionali. Un chiarimento che vale più di una smentita e che fotografa lo stato reale del dossier: aperto, sensibile, ancora in bilico. Il Cdm, inizialmente ipotizzato per oggi, dovrebbe ora tenersi domani pomeriggio.
di Rita Rapisardi
Il Manifesto, 4 febbraio 2026
Enrico Zucca, pubblico ministero del processo sulle torture alla scuola Diaz nel luglio 2001, oggi procuratore generale a Genova, con le sue parole all’apertura dell’anno giudiziario ha posto l’accento sul recuperare l’azione della polizia alla tutela delle libertà. Qual è il senso oggi con il governo che spinge verso una nuova stretta? “L’ottica repressiva di una polizia in postura militare contro un nemico indistinto, che si annida tra la folla di manifestanti, rischia di farla diventare il bersaglio d’ogni insoddisfazione, identificata con l’oggetto della protesta. Mentre la sua funzione è la tutela del diritto di manifestare, minato anche dall’azione dei violenti. Poliziotti guardiani di libertà e non guerrieri, perché la degenerazione dell’azione della polizia nel G8 ha rappresentato un trauma con effetto di deterrenza per il diritto di protesta, non per le frange violente, che ora puntualmente ritroviamo”.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 4 febbraio 2026
I fatti di Torino, le aggressioni nelle stazioni, le mosse del governo e le critiche delle opposizioni. A un mese e mezzo dal referendum sulla separazione delle carriere sono giornate frenetiche sul fronte politico, e cerchiamo di fare chiarezza con Salvatore Vassallo, direttore dell’Istituto Carlo Cattaneo. Da qui al referendum, spiega, “il clima sarà quello di oggi o ancora più aspro” puntualizzando tuttavia che “la questione sicurezza e gli ‘attacchi del governo alla magistratura non sposteranno voti”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 4 febbraio 2026
La leghista Bongiorno potrebbe presentare un terzo testo. Il Pd: “La destra si fermi, meglio nessuna legge che un arretramento”. Dal vicolo cieco in cui si è infilata da sola, con la modifica unilaterale del ddl sugli stupri, alla presidente della Commissione giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, non è rimasto che prendere tempo. Sono state convocate quindi ulteriori audizioni, un altro giro di opinioni da parte di giuristi ed esperti sul travagliato disegno di legge, prima benedetto da un patto Meloni/Schlein e ora figlio di nessuno. Quella che doveva essere giusto una ratifica della Convenzione di Istanbul, prevedendo il consenso come elemento essenziale del reato di violenza sessuale, si è trasformato nel suo contrario: un impianto che mette al centro il concetto di “volontà contraria”, quindi il dissenso.
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