di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 1 febbraio 2026
La nomina e l’elezione di domicilio presso l’avvocato di fiducia che svolga il mandato presenziando a tutte le udienze non fa venir meno la presunzione - che però non è assoluta o insormontabile - di volontaria assenza dal processo. No alla rescissione del giudicato per chi dichiarato assente non dimostra di non aver colpa per la mancata conoscenza del processo e dell’emissione della sentenza non più impugnabile, nonostante il condannato abbia nominato difensore ed eletto domicilio presso di lui. La prova di essere restato assente incolpevolemente diviene più complessa in caso di difesa fiduciaria e senza che sia stata fatta rilevare in giudizio da parte dell’avvocato nominato la perdurante mancanza di contatti con l’imputato e il difensore abbia persino impugnato la decisione di primo grado.
di Michele Fullin
Il Gazzettino, 1 febbraio 2026
L’allarme della presidente della Corte d’appello di Venezia, Rita Rigoni: “Suicidi, tentativi e episodi di autolesionismo sintomi di profondo malessere”. Ostellari: “In Italia previsti quasi 5mila nuovi posti”. La riforma della magistratura, il dramma dei suicidi nelle carceri e i tempi sempre più lunghi per istruire i processi “di prossimità” come quelli del giudice di pace. Al di là della situazione difficile del distretto di Venezia sotto il profilo delle scoperture di personale e del grande sforzo portato avanti per ridurre gli arretrati, ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 è tornata la polemica sulla riforma Nordio che sarà oggetto di referendum del 22-23 marzo.
di Silvia Quaranta
Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026
“Mio figlio non si è ucciso impiccandosi, è stato ammazzato. Ora voglio giustizia”. L’ipotesi del suicidio per depressione non regge secondo Fiorenza Ponton, madre di Matteo Ghirardello, il detenuto vicentino di 33 anni trovato morto venerdì mattina al carcere Due Palazzi di Padova. La seconda tragedia in tre giorni. Si è immediatamente parlato di un gesto volontario, ma per i familiari c’è stata, quanto meno, una forte istigazione. L’accusa è pesantissima: “Sono più che convinta dice la madre che mio figlio non si sia ucciso impiccandosi, è stato ammazzato oppure è stato istigato al suicidio”. Troppi, per i familiari, i dettagli che non tornano: la madre, in particolare, fa riferimento ad una lettera ricevuta una decina di giorni fa (“Se mi uccidono ti voglio dare le ultime volontà” scriveva Ghirardello), e poi quella richiesta di effettuare un bonifico ad uno sconosciuto. Per quale motivo? L’avvocata del giovane, Letizia de Ponti, parla di debiti e di cattivi rapporti con altri detenuti, recentemente sfociati in un pestaggio violento.
di Claudia Milani Vicenzi
Giornale di Vicenza, 1 febbraio 2026
La madre del 34enne detenuto non crede che il figlio si sia tolto la vita in carcere. “Se mi uccidono ecco le mie disposizioni”. Queste le parole nella lettera scritta alla mamma, il 16 gennaio. Una lettera che lei ha ricevuto il 28, il giorno prima della sua morte. Giovedì sera il 34enne vicentino è stato trovato senza vita nella sua cella. E adesso lei chiede giustizia. “Sono più che convinta che mio figlio non si sia ucciso impiccandosi: è stato ammazzato oppure è stato istigato al suicidio. La mattina del giorno in cui è morto mi ha chiamato ed era sereno anche perché doveva essere trasferito in un altro carcere. Dieci giorni prima mi aveva scritto per lasciare le ultime disposizioni”.
di Alice Ferro
Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026
A parlare è Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti. “Sarebbe meglio fare un indulto e mandare fuori persone che hanno un fine pena vicino, non cambierebbe nulla per sicurezza del Paese”, afferma Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, commentando la drammatica situazione del carcere di Padova. “Un atto di clemenza è l’unica cosa che ora come ora darebbe sollievo”, aggiunge, sottolineando come l’emergenza non riguardi solo singoli casi, ma l’intero sistema penitenziario. Secondo Favero, la sovrappopolazione e la gestione di persone fragili rendono invivibile la detenzione: “C’è un sovraffollamento tale che succede di tutto. C’è molto disagio. Le persone non possono essere seguite bene e inoltre ci sono sempre più detenuti problematici, con problemi di dipendenze varie, più fragili, con alle spalle storie disastrate”.
di Rocco Currado
Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026
Antonio ha 58 anni, è stato al Due Palazzi dopo altre due strutture. “I fatti di questi giorni testimoniano il carattere punitivo delle scelte”. Antonio (nome di fantasia) ha 58 anni e ha chiuso da un po’ di tempo con il carcere. “C’è chi crede che non finirà mai dietro le sbarre, in realtà è più facile di quanto si pensi”, riflette, “io ci sono finito a causa di scelte sbagliate, legate alla fretta di risolvere i miei problemi usando scorciatoie e il fai-da-te: prima o poi si paga”.
di Davide D’Attino
Corriere del Veneto, 1 febbraio 2026
Due Palazzi, i dati del garante. Bincoletto: “I trasferimenti creano solo terra bruciata”. Malgrado sia cominciato soltanto da 31 giorni, il 2026 è già quello che conta il maggior numeri di suicidi, tra i detenuti del carcere Due Palazzi, degli ultimi 11 anni. Dopo il 2014, quando si erano tolti la vita tre reclusi, dal 2015 al 2025 i casi sono stati non più di uno all’anno. Anzi, per la precisione, uno rispettivamente nel 2015, 2016, 2019, 2020, 2022 e 2024. E zero negli altri quattro. Nel 2025, peraltro, nella struttura penitenziaria padovana, con 643 ristretti complessivi, non si è proprio verificato alcun decesso (nemmeno naturale, per intenderci), nonostante 57 episodi di autolesionismo e sette tentati suicidi. Tutti questi dati, insomma, per evidenziare come le due persone che hanno deciso di farla finita mercoledì e venerdì scorsi, il cosentino Pietro M. di 74 anni e il vicentino Matteo G. di 33, entrambi toltisi la vita dentro la loro cella, hanno inevitabilmente fatto suonare un certo allarme.
di Alessandra Ciciotti
marsicalive.it, 1 febbraio 2026
La morte di Veli Selmanaj, 58 anni, detenuto nel carcere di Padova e condannato all’ergastolo per il duplice omicidio della moglie e della figlia, avvenuto nel 2013 a Pescina, continua a sollevare interrogativi a cui, per ora, non seguono risposte ufficiali. Il decesso è avvenuto all’interno della casa circondariale Due Palazzi, ma sulle cause resta il massimo riserbo da parte dell’amministrazione penitenziaria. Selmanaj, protagonista di uno dei casi di cronaca nera più drammatici che abbiano colpito la Marsica, è morto in cella in circostanze non rese note. Nessuna comunicazione formale è stata diffusa sulle condizioni di salute del detenuto o sugli eventi che hanno preceduto il decesso. Anche i legali si muovono con cautela, in attesa di elementi oggettivi che possano chiarire quanto accaduto negli ultimi giorni di vita dell’uomo.
di Gianfranco Bettin
Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026
Cos’è meglio che sia, il carcere, un luogo di mera disperazione, e un costo pesante, umano ed economi co, oppure un luogo che rigenera la vita, un investimento che recupera e restituisce alla società, appunto, risorse umane ed economiche? Sulla carta la Carta fondamentale, la Costituzione è tutto chiaro, all’articolo 27. Il carcere va gestito con umanità, rispettando diritti che a nessuno devono essere negati, con il metodo della rieducazione e la finalità del reinserimento. Basta un po’ di intelligenza per capire che, per una società, è questa la scelta più conveniente e razionale, oltre che più umana: far sì che, nella temporanea detenzione, si prepari un futuro diverso. Una funzione che vale doppio, dunque, se la si esercita secondo il dettato costituzionale. Una funzione che però, in realtà, raramente è garantita.
di Luca Serranò
La Repubblica, 1 febbraio 2026
L’allarme della presidente reggente di Firenze, Isabella Mariani, nella relazione diffusa durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Ove non si provvedesse in tempi rapidi al rifacimento del manto esterno per impedire le ormai copiose infiltrazioni di acqua e il totale integrale eradicamento degli insetti, non resterebbe che la definitiva chiusura dell’istituto e il trasferimento degli oltre 500 detenuti in altre strutture ove garantire il rispetto degli standard minimi di vivibilità”. È un allarme senza precedenti quello lanciato sul carcere di Sollicciano dalla presidente reggente della Corte d’Appello di Firenze, Isabella Mariani, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel carcere fiorentino, si ricorda nella relazione, continuano a susseguirsi suicidi (solo pochi giorni fa si era tolto la vita un cittadino marocchino), atti di autolesionismo e violenze, tutto in un contesto di abbandono e degrado.
- Cremona. “In carcere condizioni disumane”
- Cuneo. Povertà in carcere: i risparmi dei detenuti non superano i 10 euro a testa
- Prato. Celle troppo piccole e misurazioni ufficiali sbagliate: ai detenuti concessa la liberazione anticipata
- La battaglia per libertà e le trappole
- “Ora usano le misure cautelari anche contro i minori”










