di Nadia Boffa
huffingtonpost.it, 25 gennaio 2023
Intervista al direttore dell’Institute for Global Studies: “Mancano una leadership e un elemento capace di aggregare”. Sulle sanzioni avverte l’Ue che “assegnare lo status di terroristi ai pasdaran paralizzerebbe i rapporti”, mentre una contromossa iraniana per chiudere il Golfo avrebbe “conseguenze ben più gravi” a livello internazionale.
di Mohsen Makhmalbaf*
La Stampa, 25 gennaio 2023
Cari amici, siete riuniti in solidarietà con la rivoluzione iraniana e per chiedere la scarcerazione dei prigionieri politici, compresi tanti registi. Come sapete, 44 anni fa c’è già stata una rivoluzione contro il regime, che sfortunatamente non ha portato al raggiungimento della democrazia. Anzi, le cose sono via via peggiorate e abbiamo perso le nostre libertà individuali, a causa delle leggi dettate dalla religione. Dopo la rivoluzione in Iran del 1979, al governo si sono radicate le bugie della politica e la propaganda della religione. Contro questa egemonia si è affermato un nuovo corso del cinema iraniano, per mostrare la realtà del nostro Paese e comunicare il sogno della libertà, in particolare la libertà delle donne. Il basilare diritto umano alla libertà, a partire dalla scelta del proprio stile di vita, che è stato rivendicato e gridato nelle strade dell’Iran, non è un desiderio nuovo: lo abbiamo mostrato negli ultimi 40 anni, attraverso i film iraniani, per contrastare la narrazione ufficiale del governo iraniano. Dal punto di vista sociologico, ogni narrazione alternativa, che si oppone a quella egemone, di solito nasce da piccoli gruppi di persone, per poi diventare della maggioranza. Purtroppo, possono volerci generazioni prima che questo sogno si realizzi.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 25 gennaio 2023
A dodici anni dalla rivoluzione, è la miseria a dettare la vita quotidiana: mancano cibo e medicine. Non si trova valuta estera: importazioni bloccate, ma il regime spende miliardi in armi occidentali. Intervista all’attivista Ramy Shaath: “Il paese sta per esplodere. Ma con le opposizioni incarcerate, manca una visione politica”.
di Andrea Pugiotto
Il Riformista, 24 gennaio 2023
Domani, in Cassazione, si terrà un’udienza molto attesa: la prima sezione penale, infatti, deve decidere se riproporre o meno alla Consulta i propri dubbi di costituzionalità riguardanti il c.d. ergastolo ostativo. La Suprema corte rimetterà la questione alla Consulta? O riterrà applicabile la riforma, passando così il testimone al Tribunale di sorveglianza? Una storia senza fine, mentre il tempo della detenzione è sempre più tempo perso.
di Giovanni Maria Flick
La Stampa, 24 gennaio 2023
Ergastolo ostativo e 41bis sono problemi urgenti. In gioco l’equilibrio tra tutela delle libertà personali e sicurezza collettiva. Sin dal 1974 la Corte costituzionale si era posta il problema della compatibilità dell’ergastolo (“fine pena mai”) con la finalità prioritaria della pena di tendere alla rieducazione del condannato e la condizione di non consistere in un trattamento contrario al senso di umanità (articolo 27 della Costituzione).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 gennaio 2023
Rispunta lo spettro della trattativa per la cattura di Matteo Messina Denaro. Una spada di Damocle per fermare qualsiasi cambiamento. Per sfatare tale tesi, basta riportare i fatti e non le opinioni.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 24 gennaio 2023
Adesso possono accedere ai benefici anche gli ergastolani che non collaborano, ma è stato innalzato il tetto di anni di detenzione: vi potrà aspirare solo chi ha già espiato 30 anni di carcere.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 24 gennaio 2023
L’analisi del pm antimafia dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro: “Un’intera generazione di mafiosi mira a ottenere i benefici. Il decreto del governo ha alzato i paletti ma restano alcuni varchi. Potremmo trovarci con una nuova ondata di collaboratori di giustizia o con un ritorno dell’attacco frontale alle istituzioni”. Intercettato in carcere Graviano diceva: “Non collaboro, sull’ergastolo aspettiamo buone notizie dall’Europa”. Tre anni dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.
di Laura Pertici
La Repubblica, 24 gennaio 2023
Tra i sostenitori intellettuali, avvocati e artisti come Zerocalcare, Elio Germano, Ascanio Celestini, Luigi Manconi. Il documento di lancio dell’iniziativa: “Il carcere duro è come la pena di morte”. Contro l’ergastolo e il 41 bis, una sessantina di gruppi e associazioni, e quasi 150 tra artisti, intellettuali, docenti universitari, ricercatori, avvocati, attivisti hanno creato e sottoscritto la neonata piattaforma “Morire di pena”.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 24 gennaio 2023
Il regime speciale per l’anarchico? “Non me lo spiego. Intervenga Nordio: lo faccia curare e lo metta nelle condizioni di difendersi. Non applicare il valore rieducativo della pena significa tradire la Costituzione”. “Nordio si faccia sentire, non intimorire”. È l’appello del filosofo Massimo Cacciari al ministro della giustizia.
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