di Giulia Ricci
La Stampa, 4 settembre 2026
Il governo non si opporrà all’iniziativa veneta, ma il partito di Meloni teme un effetto boomerang alle urne. La linea comune di Cirio e del leghista Fontana: “Serve un provvedimento del Parlamento”. Il salto in avanti del Veneto, prima Regione di centrodestra ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, non sarà la miccia per una svolta a livello nazionale. Al microfono nessun alto dirigente di Fratelli d’Italia e del governo ha voglia di parlare, tanto più alla vigilia dei grandi festeggiamenti della premier Giorgia Meloni per il record di longevità del suo mandato. Ma da via della Scrofa arriva una linea chiara: niente norma, non c’è più tempo, rischiamo che diventi una bandierina elettorale, il tema è troppo delicato. Anche se i più maligni tengono a sottolineare come l’appoggio non sarebbe arrivato comunque (e nemmeno prima, in effetti, è mai arrivato). E anche se l’esecutivo non pare intenzionato ad impugnare la legge tanto voluta da Luca Zaia (almeno a oggi), le altre Regioni di centrodestra non seguiranno il suo esempio: “Serve un provvedimento nazionale”, affermano i presidenti del Piemonte, Alberto Cirio (Forza Italia), e della Lombardia, Attilio Fontana (Lega).
di Diletta Belotti
L’Espresso, 4 settembre 2026
La storia delle carceri ci insegna che il corpo è sempre l’ultima frontiera della battaglia”, ha scritto il Collettivo rotte balcaniche, assieme a “No Borders Bulgaria” che da Sofia si impegna contro la violenza delle frontiere bulgare. Si riferiscono ai tentativi di suicidio, la notte del 21 agosto, da parte di due ragazzi di 17 anni reclusi nel centro di detenzione di Pastrogor. Hanno provato a togliersi la vita ingerendo prodotti chimici per le pulizie e lamette da barba. Erano lì da diverse settimane come richiedenti asilo, nonostante fossero minorenni, dopo essere stati trasferiti dal centro di detenzione di Busmantsi, a Sofia. In seguito hanno subito violenti maltrattamenti sia da parte della polizia che dei medici.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 3 settembre 2026
Ad agosto in cella superata quota 65mila persone, con un incremento di 868 persone rispetto a luglio. Sovraffollamento in diversi istituti ormai oltre il 200%. Nel mese scorso altri 7 suicidi. Le risorse per trasferire i reclusi nelle comunità non ci sono: eppure sarebbero 20mila i soggetti che potrebbero beneficiarne. Situazione sempre più critica nelle carceri italiane, dove nell’ultimo mese il sovraffollamento è cresciuto fino a raggiungere il 142,1%: percentuale mai così alta. In particolare, secondo i dati diffusi dal ministero della Giustizia, i detenuti presenti al 31 agosto erano 65.661, con un aumento di 868 rispetto a luglio. Con questa cifra, oltre alla soglia dei 65mila è stata superata anche la media di incremento mensile delle presenze, che negli ultimi anni si è attestata su circa 300 unità.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 3 settembre 2026
Sono 65.661 le persone detenute nelle carceri italiane, nel solo mese di agosto sono aumentate di quasi 900 unità. Se gli ingressi dovessero continuare mantenendo questa media, con 28 ristretti in più al giorno, si supererebbero entro il 31 dicembre 2026 le 69mila unità. I commenti di Patrizio Gonnella (Antigone), Rita Bernardini (Nessuno tocchi Caino) e Luigi Pagano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Milano. Secondo i dati del ministero della Giustizia, sono 65.661 le persone detenute al 31 agosto 2026, un mese prima erano 64.793: in 31 giorni sono aumentate di 868 unità. Le celle hanno raggiunto un sovraffollamento del 142,1%. “La capienza regolamentare negli istituti di pena è di 51.220 posti, con un totale di 46.193 posti effettivamente disponibili: 150 in meno in solo un mese, 574 in meno da quando è partito il piano carceri del Governo ad inizio 2025”, dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
di Antonella Ambrosio
videonola.tv, 3 settembre 2026
Cinquecento possibili percorsi terapeutici aggiuntivi davanti a una platea che supera le ventimila persone detenute con problemi di dipendenza: è dentro questa distanza, molto più che nelle definizioni politiche che hanno accompagnato l’approvazione della norma, che si misura il primo limite della nuova legge sui tossicodipendenti in carcere, entrata in vigore il 21 agosto e destinata a introdurre nuove possibilità di accesso alla detenzione domiciliare per chi viene inserito in programmi terapeutici e socio-riabilitativi. A riportare il provvedimento alla dimensione dei numeri è Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, secondo il quale i 19,4 milioni di euro previsti per il 2026 permetteranno di finanziare circa 500 posti aggiuntivi, una quota che supera di poco il 2 per cento rispetto all’intera popolazione carceraria interessata da problemi di tossicodipendenza o alcoldipendenza.
di Valter Vecellio
L’Opinione, 3 settembre 2026
Il quotidiano bolognese Il Resto del Carlino, un paio di giorni fa ha pubblicato una significativa intervista a un magistrato, il pubblico ministero Marco Imperato. Il titolo dell’intervista, curata da Chiara Gabrielli, è già un programma: Viaggio alla Dozza, il pm: “In carcere non si respira”. Imperato il 24 agosto scorso ha fatto parte della delegazione che ha visitato il carcere bolognese della Dozza. Al termine ha dichiarato: “Lì non si respira, non mi aspettavo nulla di diverso. Ma un conto è conoscere un problema in modo astratto, altro conto è toccarlo con mano. Vedi queste persone sedute, immobili, lo sguardo nel vuoto. È qualcosa che distrugge. Possibile, viene da chiedersi, non ci sia un modo migliore di impiegare il tempo?
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 settembre 2026
La strada è aperta e Forza Italia intende percorrerla in ogni caso. La proposta sui risarcimenti alle vittime di malagiustizia sarà presentata dagli azzurri, come disegno di legge, alla riapertura dei lavori di Montecitorio. Primo firmatario dovrebbe essere il presidente dei deputati di FI, Enrico Costa. È un’idea dal potenziale spiazzante, per gli alleati prima ancora che per l’opposizione. Innanzitutto perché ripropone sotto altra veste il nodo degli errori giudiziari e, soprattutto, della responsabilità civile dei magistrati: se un cittadino ha diritto a vedersi ricompensato anche il mero indebito coinvolgimento in un processo penale, viene abbattuto il principio, caro a una parte dell’Anm, per cui l’errore giudiziario sarebbe “un fisiologico effetto collaterale della giurisdizione”. A ricordare che spesso la magistratura associata liquida così le sofferenze patite da un cittadino innocente sottoposto a un processo è stato proprio Costa in una dichiarazione rilasciata due giorni fa al Dubbio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 settembre 2026
Giù le mani dall’indipendenza del giudice: è il messaggio lanciato da magistratura e avvocatura contro la decisione di due giorni fa del ministro della Giustizia Carlo Nordio di inviare gli ispettori al Tribunale di Torino. Nell’ufficio del capoluogo piemontese, una gip ha disposto l’obbligo di firma, non convalidando il fermo di polizia, per un cittadino accusato di aver palpeggiato i seni di una tredicenne. “Sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo, che sono andati oltre la critica”, ha dichiarato Giuseppe Tango, presidente dell’Anm. “Ed è questo che stigmatizziamo con forza, così come riteniamo del tutto non ortodosso l’invio degli ispettori, che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti”, ha proseguito il magistrato.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 3 settembre 2026
Ci sono situazioni di palese pericolosità per l’incolumità degli altri, ma fuori dai casi limite tutto il resto è interpretazione e spesso questione di sensibilità dello stesso giudice. La custodia cautelare in carcere andrebbe limitata al massimo. E soprattutto, come prescrive una norma voluta dallo stesso ministro Carlo Nordio, a decidere di privare della libertà un cittadino prima del processo, dovrebbe essere un organo collegiale e non un giudice monocratico. Ci sono situazioni di palese pericolosità per l’incolumità degli altri, caso tipico quello di chi si metta all’improvviso a sparare sulla folla, in cui è evidente la necessità di isolare il comportamento violento. Ma, fuori dai casi limite, tutto il resto è interpretazione e spesso questione di sensibilità dello stesso giudice.
parmatoday.it, 3 settembre 2026
Il decesso è avvenuto nella giornata di martedì 1° settembre. La vittima è Ben Assen Adnane. Suicidio nel carcere di Parma. È deceduto martedì 1° settembre, all’Ospedale Maggiore di Parma un detenuto di 46 anni di origine tunisina che si è impiccato nel carcere di via Burla di Parma nella giornata di giovedì 27 agosto. L’uomo, trasportato in gravissime condizioni di salute nel reparto di Rianimazione, non ce l’ha fatta. L’uomo si trovava in una sezione di isolamento. I suicidi accertati da inizio anno in regione sono quattro, più altre quattro morti da verificare.
- Pordenone. Detenuto 19enne morto in carcere. Il messaggio sul muro: “Tito vive x sempre”.
- Siracusa. Carcere di Cavadonna, lo scontro diventa politico
- Treviso. Il carcere è sovraffollato ma la burocrazia frena: ecco il piano di ampliamento
- Pordenone. 51 detenuti per 37 posti: “Da un anno nessuna risposta dalla Giunta”
- Prato. Ciisa: “Sicurezza e sanità penitenziaria devono procedere insieme”









