di Ilaria Giaccone
Il Manifesto, 19 dicembre 2025
L’installazione permanente di Eugenio Tibaldi nella Casa circondariale femminile. Un’iniziativa promossa, in occasione del Giubileo, dalla Fondazione Severino e la Fondazione Pastificio Cerere, con il patrocinio del Dicastero per la cultura e l’educazione della santa Sede e del ministero della Giustizia. In occasione del Giubileo, la Fondazione Severino e la Fondazione Pastificio Cerere, che dal 2022 collaborano per far entrare l’arte contemporanea negli istituti penitenziari italiani, hanno deciso di varcare la soglia anche della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia “Germana Stefanini” di Roma con un importante e complesso progetto artistico patrocinato dal Dicastero per la cultura e l’educazione della santa Sede e dal ministero della Giustizia.
di Nicoletta Verna
La Stampa, 19 dicembre 2025
Il pluralismo è limitato nel digitale perché le piattaforme sono gestite da pochi grandi gruppi privati. Parlare di libertà di espressione, e di libertà tout court, ci pone di fronte a un nodo sostanziale. La libertà è un diritto, ovviamente, ma è anche un dovere. È una responsabilità, una scelta etica, un compito. Ce lo ricorda, fra i molti, Kant, che nella sua filosofia morale ripone la libertà nelle nostre motivazioni ad agire, ovvero nella decisione non forzata di obbedire alla legge di cui noi stessi siamo autori. Essere liberi significa in un certo senso dover essere liberi, cioè agire secondo il dovere morale o quello che Hans Jonas definirà principio di responsabilità: ogni gesto dell’uomo deve prendere in considerazione le conseguenze future delle sue scelte e dei suoi atti, in vista del bene comune.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 19 dicembre 2025
L’esecutivo ha varato nella manovra un “gioco” nuovo di zecca. Stavolta per finanziare Olimpiadi e Coni. “Io ho il vizio della coerenza!”, ha tuonato mercoledì in Senato la premier Giorgia Meloni. Immaginatevi quanto sarà indispettita contro la Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia (un’omonima?) che quand’era all’opposizione urlava contro Renzi reo di “continuare a far cassa col gioco d’azzardo” il che “significa guadagnare oggi dei soldi facili, ma pagare domani dei costi sociali altissimi”. E sferzava: “Possiamo trattare il gioco d’azzardo come le sigarette? Possiamo vietare la pubblicità del gioco d’azzardo? Possiamo scrivere come facciamo sui pacchetti di sigarette che il fumo provoca il cancro e che le slot machine e il gioco d’azzardo producono miseria, povertà, droga, suicidio?”.
Il ddl Delrio sull’antisemitismo sposterà il focus dal contrasto dell’odio al controllo del dissenso
di Luca Grandicelli
Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2025
Nel dibattito italiano delle ultime settimane è spesso sembrato che la proposta di legge del Senatore Graziano Delrio sia piovuta dal cielo in un cortile ben recintato da un folto gruppo di riformisti del Partito Democratico. Molti infatti hanno sostenuto la tesi per la quale tale ddl sia mezzo propedeutico a predisporre un piano di convergenza concettuale tra antisemitismo e antisionismo, sebbene il punto non sia assolutamente accademico, quanto piuttosto politico: nessuno sembra infatti voler constatare il rischio concreto che la nostra democrazia si doti di uno strumento capace di comprimere le libertà fondamentali nel nome della lotta all’antisemitismo. Un rischio, peraltro, già verificatosi altrove, documentato e misurabile, che oggi torna a bussare alla porta del Parlamento forte della necessità, agitata da molti settori politici e mediatici, di porre un rimedio al sempre più crescente sentimento anti-israeliano che sta attraversando l’Italia.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 19 dicembre 2025
Nella Giornata internazionale dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, anche il Cnel presieduto da Renato Brunetta avvisa il governo: gli immigrati sono irrinunciabili. Il rapporto sulle migrazioni 2025 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, “Conoscere per includere” ha evidenziato la funzione di “ammortizzatore” del progressivo calo della popolazione autoctona delle migrazioni. Spiega l’indagine statistico-demografica realizzata con l’Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione (Onc) che i cittadini di origine straniera, oltre a fungere da “leva demografica”, hanno un ruolo anche nella tenuta economica del paese, grazie alla presenza di una forte componente giovane e in età attiva.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 dicembre 2025
Alle istituzioni europee basta una sola riunione per trovare l’accordo sui “Paesi sicuri”. In Italia le partite su centri in Albania e referendum sulla riforma della magistratura si possono incrociare a inizio 2026. A Strasburgo si fanno le ore piccole oppure ci si sveglia presto pur di accelerare la corsa allo smantellamento del diritto d’asilo. Tra mercoledì e giovedì, intorno all’una di notte, i negoziatori di Parlamento, Commissione e Consiglio hanno concluso l’accordo per introdurre nei nuovi regolamenti il concetto di “paese terzo sicuro”: ci è voluta una sola riunione, praticamente un record. Ieri mattina l’intesa è arrivata con analoga rapidità sui “paesi di origine sicuri”, sia sulla lista comune che sulle modifiche legislative per ampliarne la definizione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 dicembre 2025
C’è uno spettro che si aggira per i corridoi di Bruxelles, ed è quello della vecchia, cara “guerra alla droga”. Lo si capisce leggendo i documenti presentati lo scorso 4 dicembre dalla Commissione europea. Sulla carta si chiama nuova “Strategia antidroga dell’Ue”, ma a guardarla bene sembra più un bollettino di guerra che un documento di politica sociale e sanitaria. Un cambio di passo netto rispetto al passato che sta facendo discutere. L’International drug policy consortium (Idcp), insieme a 83 organizzazioni della società civile, tra cui diverse italiane come Forum droghe, Lila e l’Associazione Luca Coscioni, hanno scritto la settimana scorsa al Consiglio dell’Unione europea chiedendo modifiche sostanziali prima dell’adozione finale. Il problema è chiaro: la nuova strategia sposta l’asse dalla salute alla sicurezza, relegando in secondo piano quegli interventi di riduzione del danno che negli ultimi anni hanno salvato migliaia di vite in tutta Europa.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 19 dicembre 2025
La gente chiede pace e i governanti aumentano le spese militari. “Mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. Ed è un grido contro il clima bellicistico e le derive “guerrafondaie” che contaminano le nazioni quello che si alza da Leone XIV. Ma è anche un invito al coraggio della fiducia che vince la paura. Perché “la pace esiste, vuole abitarci”, assicura il Papa. Anche in “un tempo di destabilizzazione e di conflitti”. Un tempo, ammonisce il Pontefice, che non considera “scandaloso” che “si faccia la guerra per raggiungere la pace”. Un tempo che ritiene “una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze”. Un tempo in cui si giustifica la folle corsa al riarmo con la scusa del nemico, in cui a scuola e sui media si lanciano “campagne di comunicazione e programmi educativi” che “trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”, in cui si assiste a un “processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane”. Un tempo in cui, con “forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio” si vuole “trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata”.
di Roberta Zunini
Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2025
Secondo i giudici, l’agenzia di sorveglianza delle frontiere assistette al respingimento da parte delle autorità greche di un gruppo di persone sbarcate a Samos, alle quali fu impedito di presentare domanda d’asilo. La Corte di giustizia dell’Ue ha stabilito che Frontex, l’agenzia di sorveglianza delle frontiere, è stata coinvolta nell’espulsione illegale di un profugo siriano. Questa sentenza segna una svolta nella responsabilità dell’istituzione.
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 19 dicembre 2025
Il richiamo alla sicurezza nazionale è fondato: anche se non nei numeri citati dal presidente, la strage di americani è reale. Tre giorni fa Donald Trump ha dichiarato il fentanyl arma di distruzione di massa in un ordine esecutivo che definisce il potente anestetico e antidolorifico usato in medicina ma sfruttato da oltre dieci anni dai narcotrafficanti come droga potente e micidiale che ha ucciso centinaia di migliaia di americani, “più vicino a un’arma chimica che a un narcotico”. Nell’intervento del presidente troviamo vari connotati critici del suo stile di governo. Intanto il ricorso continuo e in tutti i campi a ordini presidenziali, spesso scavalcando il Congresso: in 10 mesi ne ha già emessi 222, più dei 220 da lui firmati nei quattro anni del primo mandato e molto più di tutti i suoi predecessori.










