di Giovanni Ferrero*
La Stampa, 2 dicembre 2025
Il 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, Torino e tutta l’Italia si animano di eventi e iniziative dedicate ai diritti, alla partecipazione e alla piena cittadinanza delle persone con disabilità. Nella nostra città, per un’intera settimana, si svolgerà il DisFestival, promosso dalla Cpd - Consulta per le Persone in Difficoltà, un percorso pubblico e diffuso che invita cittadini, scuole, imprese e istituzioni a confrontarsi con l’inclusione in modo concreto e non retorico. È proprio in questo contesto che nasce la riflessione che vorrei condividere. Sono figlio di Paolo Osiride Ferrero, figura nota a Torino per le sue battaglie civili, per il suo ruolo nella vita culturale e sociale della città e per essere stato il presidente storico della Cpd.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 dicembre 2025
Oltre 18mila ragazzi stranieri arrivati in Italia senza genitori. Posti insufficienti, rimborsi in ritardo, strutture che scoppiano. E mentre il governo promette fondi, le associazioni denunciano: stiamo smantellando l’accoglienza proprio quando servirebbe rafforzarla. I numeri parlano chiaro. Al 31 ottobre scorso i minori stranieri non accompagnati ospitati nelle strutture italiane erano 18.038. La maggior parte ha tra i 16 e i 17 anni. Le ragazze sono solo il 12% del totale, ma vivono situazioni drammatiche: quasi una su cinque ha subito torture o violenze, più di una su cinque è stata vittima di tratta, l’11% era incinta al momento dell’arrivo.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 2 dicembre 2025
Un rapporto di Amnesty International denuncia le violazioni dei diritti umani ai danni dei profughi. Il commissario Grandi (Unhcr): qui c’è una repressione più severa rispetto alla Libia. Senza dubbio ha funzionato, lo si vede chiaro dai numeri e dalle percentuali che precipitano se confrontate con quelle libiche. Dalla Tunisia si registrano meno viaggi irregolari verso le coste italiane, dopo quasi tre anni di contrasto ai flussi migratori da parte delle autorità locali, a cui ha dato manforte il Memorandum d’intesa firmato con l’Ue nel 2023. Quello che, invece, si vede di meno è l’impatto reale delle misure adottate sulla vita di chi, su questa rotta, cercava protezione ma è stato efficacemente tenuto fuori dai confini europei. “La fame, le espulsioni verso il deserto, la prigione: sono numerosi i rischi nella vita di un richiedente asilo”, confida ad Avvenire, dalle campagne della città tunisina di Sfax, il giovane I. F., originario della Sierra Leone. Nei primi otto mesi del 2025, sul totale delle persone arrivate in Italia via mare in maniera irregolare l’88% è partito dalla Libia e solo l’8% dalla Tunisia. Nel 2023, le percentuali erano invertite: il 62% si era imbarcato dalle coste tunisine, il 33% da quelle libiche. Proprio quell’anno nelle politiche migratorie della Tunisia si è assistito a un “cambiamento radicale”. Così lo definisce Amnesty International in un rapporto pubblicato il 6 novembre con nuove testimonianze di violazioni dei diritti umani ai danni di migranti subsahariani nel Paese. Si aggiungono alle storie già diffuse in questi tre anni su intercettazioni violente in mare, arresti, detenzioni ed espulsioni collettive verso Libia e Algeria. Rispetto a queste ultime, “poco frequenti prima del 2023”, il report riferisce che “Guardia Nazionale tunisina, esercito e polizia hanno collaborato per espellere sommariamente e collettivamente rifugiati e migranti su base sistematica, compresi bambini e donne incinte”. Sarebbero “almeno 11.500” gli espulsi tra giugno 2023 e maggio 2025, al di fuori di qualsiasi controllo giudiziario.
di Barbara Cottavoz
La Stampa, 2 dicembre 2025
La donna uzbeka accolta dalla Comunità di Sant’Egidio a Novara lottò contro la pena capitale nel mondo. L’iraniano in cella dal 2016. La Cupola si è illuminata di blu ieri e sabato notte per ricordare la battaglia contro la pena di morte. Il 30 novembre infatti ricorre la Giornata internazionale “Città per la vita - Città contro la pena di morte” lanciata dalla Comunità di Sant’Egidio nel 2002. Qui ha un significato particolare: a Novara ha vissuto i suoi ultimi anni ed è sepolta Tamara Chikunova, che lottò e riuscì a far abolire la pena di morte in Uzbekistan applicata al suo unico figlio, e la città ha concesso la cittadinanza onoraria e si batte per liberare Ahmadreza Djalali, lo scienziato condannato alla pena capitale in Iran.
di Cesare Burdese*
Ristretti Orizzonti, 1 dicembre 2205
Procede alacremente l’azione governativa per fronteggiare il sovraffollamento carcerario con la costruzione di nuovi posti detentivi nelle carceri in funzione, “ovunque vi sia dello spazio libero da occupare”. La dove c’è l’erba dei campi da calcio, dove ci sono vigneti e serre, presto ci sarà cemento. Le celle inutilizzate per la mancanza reiterata di manutenzione o perché vandalizzate, saranno riportate all’onore del mondo, auspicabilmente anche ottemperando finalmente ad una normativa che, disattesa sin dal 2000, prevede doccia ed acqua calda in ogni cella. Non importa se il risultato lo si raggiungerà costruendo edifici che sembrano più a contenitori per soggetti inanimati che per esseri umani o allestendo prefabbricati, poco più che ricoveri per animali, che per la loro configurazione architettonica lasciano presagire una conflittualità perenne tra detenuti e detenenti. L’imperativo assoluto è che il sovraffollamento vada prontamente risolto, a qualsiasi costo e così sta avvedendo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 dicembre 2025
Il report di Radicali italiani e Nessuno Tocchi Caino evidenzia i numeri drammatici dopo l’introduzione del decreto Caivano: dai 392 reclusi del 2022 ai 586 del 2025, più dell’80 per cento sono in attesa di giudizio, nove istituti su 17 risultano oltre la capienza. Diciassette istituti penali per minorenni sparsi per l’Italia. Dentro, ragazzi di appena 14 anni che dormono con i materassi a terra, celle pensate per due persone che ne ospitano cinque, cavi elettrici pericolosamente esposti. E un dato che dovrebbe far riflettere chiunque: oltre il 60% di chi esce da questi luoghi torna a delinquere. Non è un sistema che riabilita. È una fabbrica di recidiva, come la definisce senza mezzi termini il report presentato la scorsa settimana alla Camera da Radicali Italiani e Nessuno Tocchi Caino, insieme al deputato Fabrizio Benzoni di Azione.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 1 dicembre 2025
“Li sedano per calmarli”. I minori detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (Ipm) si trovano in molti casi a vivere una doppia reclusione, fisica e psichica. Il rapporto “Bambini dietro le sbarre: la fabbrica di recidiva sul sistema italiano degli Istituti Penali per minorenni”, redatto da Radicali italiani in collaborazione con Nessuno tocchi Caino, delinea un quadro della detenzione minorile gettando luce sul crescente disagio psichico dei ragazzi ristretti e sull’aumento dell’uso degli psicofarmaci.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 dicembre 2025
Il caso dei bambini nel bosco ha risvegliato l’attenzione pubblica sul benessere dei minori. Ma non tutti i minori sono uguali: quando si tratta di quelli negli istituti di pena, ad esempio, che rimangono impigliati nelle maglie della giustizia - per un errore o per difficoltà personali - questa attenzione sembra svanire. Eppure, questo vuol dire rinunciare a quei ragazzi forse per sempre. “Le carceri minorili oggi sono luoghi che non hanno alcuna speranza di recuperare nessuno”, dice al Dubbio Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione Antigone, da trent’anni impegnata nella promozione dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario. E la giustizia minorile, dice, è al tracollo: sovraffollamento, mancanza di attività, ragazzi imbottiti di psicofarmaci e un sistema che ha perso rapidamente la sua vocazione educativa. Un cambiamento culturale e politico che, secondo Marietti, sta trasformando i minori da soggetti da proteggere a nuovi “nemici” da punire, cancellando il principio del superiore interesse del minore.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 1 dicembre 2025
“Onorevole Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi… con tutto il da fare che ho avuto non ho trascurato di occuparmi dell’istituto Gaetano Filangieri di Napoli e dei ragazzi che spesso, a causa di carenze sociali, hanno dovuto deviare dalla retta via; e nei prossimi mesi intendo dedicare a loro più tempo di prima. E su questo vorrei soffermarmi. Si tratta di migliaia di giovani e del loro futuro, ed è essenziale che un’Assemblea come il Senato prenda a cuore la riparazione delle carenze dannose, posso dire catastrofiche, che da secoli coinvolgono quasi l’intero territorio dal Sud al Nord dell’Italia. Sono convinto che se si opera con energia, amore e fiducia in questi ragazzi, molto si può ottenere da loro. Ne ho pensate, di cose, nei mesi scorsi, e c’è da fare, si può fare, ne sono certo”.
Il Dubbio, 1 dicembre 2025
Un estratto del libro “Vite minori. Storie vere di ragazzi dietro le sbarre” di Raffaella Di Rosa (ed. Il Millimetro) Capitolo IX - Il ragazzo che legge Dumas. “Devo essere spontaneo e dirti quello che direi io o devo rispettare i canoni del carcere?”. Daniele fa questa domanda, ma si capisce subito che dirà solo quello che vuole. Ha 19 anni, indossa una tuta rossa e le ciabatte con i calzini, quasi una divisa d’ordinanza dietro le sbarre. Ha i capelli biondi a caschetto che cadono un po’ sugli occhi. Due occhi azzurri di ghiaccio, velati di tristezza, una tristezza che Daniele non ha nessuna intenzione di trasmettere con le parole.
- Torino. Il presidente del Tribunale di Sorveglianza: “Valutiamo le persone, non i reati”
- Roma. Ha solo 14 anni: torturato e picchiato dagli altri detenuti nel carcere minorile
- Roma. Social in “festa” per le torture al 14enne detenuto all’Ipm, il padre annuncia querele
- Palermo. Pagliarelli e Ucciardone non trovano “locali idonei”, niente incontri intimi per i detenuti
- Torino. Manifestazioni per l’imam Shahin: “Detenuto per una frase, rischia deportazione e torture”










