di Filippo La Porta
L’Unità, 14 novembre 2025
Quando un potere diventa cieco e astratto, e dimentica l’empatia per l’uomo, diventa mostruoso e disumano: così ragionava il padre del garantismo, rileggendo le pagine dell’Ivan Ilic di Tolstoj. All’inizio di un celebre saggio su Gandhi Orwell scrisse che tutti i santi sono colpevoli, fino a prova contraria. Si potrebbe parafrasarlo per definire la posizione di Leonardo Sciascia: tutti i giudici sono colpevoli, fino a prova contraria. Per la ragione che si trovano a disporre di un potere “terribile” (Montesquieu), che li eleva al di sopra di tutti gli altri uomini. Un giudice dovrebbe non tanto “godere” il potere che ha quanto “soffrirlo”. Sciascia ha affrontato questo tema anche in una pagina di Cruciverba (1983) dedicata alla Morte di Ivan Ilic di Tolstoj, dove leggiamo del paragone che sorge in Ivan Ilic, ormai sul punto di morte, tra il giudice, cioè se stesso, e il medico. “La faccia che lui faceva all’accusato, la stessa precisa faccia fece a lui il celebre medico”. Il medico lo guardava come il giudice imperscrutabile “non tenuto a render conto di nulla”.
di Franco Corleone
L’Espresso, 14 novembre 2025
La sete di propaganda del Governo e della maggioranza è inesauribile. L’8 marzo era stata l’occasione per una legge sul femminicidio, il 4 ottobre per stabilire la festività nazionale in onore di San Francesco d’Assisi. Quel giorno era già prevista la solennità civile per Santa Caterina da Siena, quindi una coabitazione foriera di grande confusione che era stata inutilmente segnalata dall’ufficio studi del Senato. Purtroppo la fretta e la demagogia trovano l’accordo di tutte le forze politiche. Così il presidente Mattarella si è trovato di fronte a un pasticcio inestricabile.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 14 novembre 2025
Giuseppe Conte si accorge che le città italiane sono insicure, e ripesca il vecchio armamentario giustizialista, mai del tutto dismesso, della forza politica di cui è il leader. Il primo segretario del Pd, Walter Veltroni, ormai editorialista, lancia la parola d’ordine libertà uguale sicurezza sulle colonne del Corriere della Sera. Anche la segretaria attuale del Pd, Elly Schlein, su richiesta di alcuni amministratori, riapre il tema della sicurezza, da oggi a Bologna. “Con la sicurezza si vince, o si prendono voti”. Questo è il mantra che si ripete a sinistra, guardando gli exploit realizzati in passato dalla Lega e da FdI. Ad essere troppo buonisti con migranti, rom, senzatetto, sex workers, attivisti, si perderebbero le elezioni. Ma davvero la questione della sicurezza non è mai stata affrontata dalla sinistra? E, soprattutto: si può davvero affermare che, fuori dalla destra, il securitarismo non abbia mai attecchito? A svolgere un’analisi diacronica accurata, emerge una realtà di tutt’altro tipo.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 14 novembre 2025
Il riflesso automatico dell’“emergenza”: in passato l’invocazione tattica dell’ordine pubblico ha spianato la strada alla destra. La ciclica “emergenza sicurezza” aleggia di nuovo nel dibattito politico italiano. La agita, come è noto, la destra, che con il passepartout della retorica securitaria ha fatto passare il ddl poi divenuto decreto chiamato, appunto, “sicurezza”. Dopo il quale, a colpi di annunci roboanti, Fratelli d’Italia e Lega si stanno sfidando a chi la spara più grossa, promettendo sfratti brevi, caccia ai maranza, cittadinanze ritirate e via reprimendo. Tuttavia, rischia di succedere che anche nel campo avverso l’emergenza riprenda a strisciare.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 novembre 2025
La Sesta sezione del Consiglio di Stato ha infatti rinviato alla Corte di Giustizia europea le norme italiane che impongono il divieto di produzione, commercio e importazione delle infiorescenze della canapa non psicoattiva e derivati. Un barlume di speranza si apre per i coltivatori di canapa italiani, e anche per la filiera della cannabis light (Thc sotto lo 0,2%). La Sesta sezione del Consiglio di Stato ha infatti rinviato alla Corte di Giustizia europea le norme italiane che impongono il divieto di produzione, commercio e importazione delle infiorescenze della canapa non psicoattiva e derivati, in aperta contraddizione con le regole della Politica Agricola Comune (Pac) dell’Unione europea. Si tratta in particolare dell’articolo 18 del decreto Sicurezza, convertito in legge nell’aprile scorso, che interviene sulla precedente legge 242 del 2016 con cui si intendeva promuovere la produzione della canapa industriale.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 14 novembre 2025
Vertice a Roma con il premier albanese Edi Rama: al centro l’ingresso nell’Ue e gli affari. La premier promette: “Con il Patto asilo finalmente funzioneranno”. “Quando entrerà in vigore il nuovo Patto Ue i centri in Albania funzioneranno, come dovevano funzionare all’inizio”. Undici mesi dopo averlo sillabato ad Atreju, il punto per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è rimasto lo stesso: la misura più emblematica del programma dell’esecutivo in materia di immigrazione non resterà incompiuta, costi quel che costi.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 14 novembre 2025
Giorgia Meloni non intende mollare sui centri migranti in Albania e lo ha ribadito di fronte all’esecutivo di Tirana, ieri a Roma per il vertice intergovernativo. Accanto al premier Edi Rama, la presidente del Consiglio ha rivendicato una scelta che considera strategica e ha denunciato apertamente chi, in questi mesi, avrebbe tentato di frenarla. “Tanti hanno lavorato per bloccarlo”, ha affermato, lasciando intendere una resistenza interna che non ha mai smesso di ostacolare il progetto. Ma il governo, ha assicurato, è determinato ad andare avanti comunque. Per Meloni, l’intesa con Tirana non è soltanto un accordo bilaterale: rappresenta un “modello innovativo” che può cambiare la gestione dei flussi a livello europeo. Lo ha ripetuto più volte, sottolineando come numerosi Stati Ue stiano già osservando con interesse l’esperimento italiano e, in alcuni casi, tentando di entrare nella stessa iniziativa.
di Lina Palmerini
Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2025
Meloni camuffa il fallimento dell’accordo con l’Albania sul trasferimento degli immigrati. Nel grande allestimento del vertice intergovernativo tra Italia e Albania, un insuccesso è finito sullo sfondo. In effetti, tra i meriti ascrivibili a Meloni ci dovrebbe essere anche quello di camuffare i bersagli mancati quale è stato quello dell’accordo con Rama sul trasferimento di immigrati illegali nei centri albanesi. Due anni di travagli, molte centinaia di milioni di soldi pubblici spesi, per poi essere trasformati in centri (vuoti) per clandestini espulsi con numeri assai esigui.
di Elisa Campisi
Avvenire, 14 novembre 2025
Da Milano a Iglesias, Cameri e Viterbo, fino a Strasburgo: sono alcune delle tappe per la nonviolenza e il disarmo, nei territori e nei luoghi di lavoro. Lo abbiamo visto marciare nei cortei e riunirsi nelle piazze. Lo abbiamo visto persino solcare i mari, come nel caso della Flotilla. Ormai lo sappiamo: il popolo della pace non è disposto ad arrendersi di fronte alle ingiustizie dei nostri tempi. Lo sta dimostrando con iniziative diverse in tutti i territori, a volte in modi più eclatanti, come le manifestazioni, altre volte scegliendo il silenzio, come succede per esempio in piazza Duomo a Milano, dove per un’ora al giorno, da cinque mesi ormai, si ritrovano comuni cittadini con cartelli in mano che chiedono la pace in Palestina.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 14 novembre 2025
Il cooperante italiano è stato arrestato in Venezuela il 15 novembre 2024: da allora è recluso vicino a Caracas. Da innocente. Difficile l’interlocuzione con Maduro, che vuole dall’Italia un riconoscimento politico. Ma il caso non sta suscitando clamore nella società civile, che resta in silenzio. C’è un italiano con una bella faccia buona che ha dedicato la vita a dare una mano a chi soffre e che domani, sabato 15 novembre, compie il suo primo anno da prigioniero innocente in un carcere di Caracas. E la cosa ancora più angosciante è che questa detenzione lunghissima e assurda sembra non smuovere coscienze, proteste, indignazioni istituzionali o popolari. Anche l’informazione latita, salvo rare eccezioni e come tali poco influenti. Eppure il nostro connazionale Alberto Trentini da Venezia, 46 anni, cooperante di professione, è scomparso in un buco nero del Venezuela, prelevato a un posto di blocco esattamente il 15 novembre 2024, trasferito nella prigione infernale di El Rodeo, e lì resta, circondato da guardie brutali e da una indifferenza nazionale che nessun altro italiano finito in mani straniere ha come lui patito. Nessuno, nessuna.










