di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 3 novembre 2025
Intervista al ministro della Giustizia: “Mi stupisce Schlein, la legge gioverebbe anche a loro al Governo. Meloni non mi chiede di non fare dibattiti in tv, anzi, sono sollecitato a farli”. Carlo Nordio, ministro della Giustizia: molti suoi ex colleghi si sono ricompattati per il no alla riforma in difesa di autonomia e indipendenza. Non ha nessun dubbio? “Nessun magistrato di buon senso può pensare che si sia attentato all’indipendenza. Perché nella legge costituzionale questo principio è consacrato a chiare lettere. Capisco che i vertici dell’Anm siano contrari: nessun tacchino si candida al pranzo di Natale. Ma nella riservatezza...”.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 3 novembre 2025
Intervista all’ex procuratore di Milano: “Ci sono rischi per lo Stato di diritto, di questa riforma non mi piace nulla”. Lei è stato presidente dell’Anm e di Md, corrente più progressista delle toghe, oltre che procuratore di Milano. Dottor Edmondo Bruti Liberati, che ne pensa della riforma della Giustizia? “Diciamo che è un passo avanti rispetto alla pigrizia di chiamarla “Separazione delle carriere tra giudici e pm”, come era la proposta originaria degli avvocati delle Camere penali ripresa da diversi parlamentari e poi cestinata senza molto garbo dal disegno di legge Meloni/Nordio, nel quale la separazione è un aspetto del tutto marginale”.
di Irene Famà
La Stampa, 3 novembre 2025
L’ex presidente della Consulta: “Ma vedo rischi dalla presenza di due organi di garanzia”. “A prescindere dal risultato del referendum, sono necessarie nuove norme sul tema giustizia”. L’analisi dell’ex presidente della Corte costituzionale e numero due del Consiglio superiore della magistratura Cesare Mirabelli sulla riforma è posata. “Vorrei che il dibattito si svelenisse”.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 3 novembre 2025
La cosa più sconcertare nell’inchiesta di Monza sul commando delle “femministe” d’assalto accusate di stalking e diffamazione è il tribunale in versione chat per emettere sentenze di call out per reati segnalati da chissà chi e del tutto presunti. Al di là delle offese, delle bestemmie, della violenza verbale, dell’inopportunità di parole e comportamenti, c’è una questione di fondo che dovrebbe sconcertare più di ogni altra cosa nell’inchiesta di Monza sul commando delle “femministe” d’assalto accusate di stalking e diffamazione. E cioè il ricorso alla giustizia fai da te. Sommaria e inappellabile.
di Guido Salvini*
Il Dubbio, 3 novembre 2025
Non è possibile che Pino Pelosi, detto non a casa “Pino la rana”, abbia da solo sopraffatto e ucciso in quel modo Pasolini, un uomo più forte e robusto di lui. Troppo gravi le lesioni sul corpo. Sono passati cinquant’anni dall’assassinio di Pierpaolo Pasolini. Il 2 novembre 1975 è un giorno rimasto impresso nella memoria. Mi permetto un ricordo personale. Quando quella mattina dal Telegiornale arrivò la notizia che il suo corpo era stato ritrovato in un campetto dell’Idroscalo di Ostia, ero in montagna con amici per trascorrere i giorni dell’estate di San Martino. Parlammo di cosa era accaduto e di politica sino a notte fonda. Allora non si parlava ancora degli influencer e di banalità simili. Era anche appena avvenuto il massacro del Circeo.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 3 novembre 2025
Chissà se Pier Paolo Pasolini, il più anticonformista e coraggioso ma anche volutamente provocatorio tra i grandi intellettuali italiani, avrebbe apprezzato la canonizzazione di cui è stato fatto oggetto dopo la tragica scomparsa. Probabilmente no. Di certo, comunque, le sue provocazioni avrebbero meritato e meriterebbero di essere vagliate, analizzate e se del caso confutate con lo stesso spirito critico che lo stesso Pasolini esercitava a tempo pieno. Nessuno tra i suoi scritti corsari è stato citato più spesso, e quasi sempre a sproposito, di quello uscito sul Corriere della Sera il 12 novembre 1974 col titolo ‘Io so’ e diventato nella vulgata degli ultimi 15 anni una sorta di Ipse Dixit.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 3 novembre 2025
Sinistra e destra liberali e conservatori, populisti e moderati si accalcano nel cucirgli addosso la toga del giudice o i vestiti del censore. Era un intellettuale libertario, ne abbiamo fatto un poliziotto della morale. E poi lo abbiamo messo a cavallo, come una statua del Risorgimento. Pier Paolo Pasolini - poeta corsaro, scandaloso, eretico - è stato prima processato, poi beatificato, quasi sempre frainteso. Come un santino laico, un monumento equestre in piazza dell’ipocrisia. Da un lato il castigatore che brandisce “Io so” come un mandato d’arresto universale, dall’altro l’icona addomesticata del nuovo moralismo, saccheggiata un po’ da tutti.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 3 novembre 2025
Per trentatré volte si trovò imputato: corruzione di minore, oscenità, oltraggio. dietro i processi, il volto di un’Italia che non sapeva tollerare la sua voce libera. Pier Paolo Pasolini: poeta, scrittore, regista e anche imputato eccellente. Per ben 33 volte è stato processato, tanto da provocare una spaccatura nell’opinione pubblica con opposti schieramenti. I detrattori di Pasolini provarono in tutti i modi ad abbattere un personaggio scomodo e controcorrente per l’epoca in cui visse. La prima volta in cui si presentò al cospetto della legge fu nel 1949 (aveva 27 anni). Gli vennero contestati i reati di corruzione di minorenne e atti osceni in quello che fu ribattezzato lo “scandalo di Ramuscello”.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 3 novembre 2025
In occasione della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, si ricordano anche i 68 ristretti che nel 2025 hanno deciso di togliersi la vita e che vanno ad aggiungersi ai già troppi morti in carcere. Tra chi quest’anno ha compiuto questo gesto estremo, anche un ragazzo destinato all’istituto di pena minorile veneto. Il cappellano: la società deve farsi carico di questo disagio. Non accadeva dal 2003 che un minorenne - nel caso specifico un ragazzo di soli 17 anni - decidesse di farla finita in carcere, ma è accaduto quest’anno a Treviso: “In realtà il giovane di cui parliamo non era ancora in istituto, ma nel Cpa (centro di prima accoglienza, ndr), un percorso che probabilmente lo avrebbe portato comunque in carcere”.
tempostretto.it, 3 novembre 2025
Consensi e partecipazione per lo spettacolo promosso da “D’aRteventi” di Daniela Ursino nella Casa circondariale “Madia”. Il carcere di Barcellona Pozzo di Gotto ha ospitato il 30 ottobre la messa in scena della “Giara” di Luigi Pirandello, interpretata dalla Compagnia dei detenuti attori. L’evento è inserito nel progetto “Ripariamo vite”, un’officina riabilitativa che “esplora l’arte segreta del Kintsugi”, l’arte giapponese di riparare le crepe della vita. Un laboratorio creato da D’aRteventi di Daniela Ursino. E che vede la sinergia tra molti partner come l’Associazione Le Miniere, capofila del progetto, parco naturale votato alla promozione di attività per soggetti fragili, la Cooperativa Azione Sociale, con un’esperienza quarantennale sui servizi per le persone fragili e svantaggiate, La Zappa e il Lombrico, fattoria immersa in un’oasi biologica specializzata nell’agricoltura biologica, l’Uepe - ufficio di esecuzione penale esterna con le sue antenne operative, e l’Orto botanico di Messina, come consulenza sul mondo delle piante.
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