di Ilaria Solaini
Avvenire, 27 ottobre 2025
Proteggere i minori, anche attraverso l’introduzione di una “maggiore età digitale”, di fatto un limite anagrafico prestabilito per poter accedere ai social media. È questo uno dei passaggi centrali del documento, redatto dal Consiglio europeo tre giorni fa, che richiama i valori, gli interessi e l’autonomia normativa dell’Unione europea, anche nell’ambito digitale. “L’Ue continuerà a promuovere soluzioni tecnologiche - si legge - antropocentriche che proteggano le persone e i loro dati e salvaguardino la responsabilità digitale, la trasparenza e la resilienza sociale”.
di Marco Impagliazzo
Avvenire, 27 ottobre 2025
“Osare la pace” è il titolo del 39° Incontro internazionale, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, in corso a Roma fino al 28 ottobre. Dopo la caduta del Muro di Berlino sarebbe stato inimmaginabile fino a qualche tempo fa, almeno in Europa, non partire da quel bene comune che era la pace acquisita dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale. Pace tra nazioni che si erano affrontate per secoli come Francia e Germania. Eppure, lo vediamo dolorosamente, oggi il paradigma si è rovesciato: è ormai la guerra e non più la pace ad essere considerata come soluzione delle contese. Stiamo usando il male come farmaco che pretende di divenire la panacea di tutti i mali. Ma è veramente così?
di Alessandro Colombo
La Stampa, 27 ottobre 2025
La giornalista Rula Jebreal: “Il piano Trump deve avere interlocutori palestinesi. In questo momento l’uomo giusto è Barghouti”. “Ogni volta che disumanizzi una nazione apri la porta al genocidio”. È anche sulle parole che si fanno le guerre. Le parole per descrivere e quelle per raccontare. Rula Jebreal, giornalista italo palestinese, le usa in entrambi i modi. Per descrivere le azioni compiute e narrare i fatti avvenuti. Lo fa nel libro Genocidio (ed. Piemme), cronaca di due anni di guerra spietata a Gaza e ricostruzione delle sue premesse. Il saggio sarà presentato questa mattina nella Sala della Lupa a Montecitorio.
La Presse, 27 ottobre 2025
Il padre: “Un bambino in un centro di tortura”. Mohammed Zaher è un adolescente americano-palestinese detenuto in una prigione israeliana da otto mesi, dopo essere stato arrestato all’età di soli 15 anni. Ora suo padre, Zaher Ibrahim, è disperato perché il figlio sta male: “È un bambino in un centro di tortura”, denuncia l’uomo spiegando che dopo 3-4 mesi di carcere il figlio aveva perso un terzo del suo peso corporeo e soffriva di scabbia. Il 16enne palestinese, che vive a Palm Bay, in Florida, era in visita alla sua famiglia in Cisgiordania con i suoi genitori nel mese di febbraio, secondo il Council on American-Islamic Relations.
di Agnese Stracquadanio
Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2025
Così le Ong cercano di raccontare la situazione sul campo. La caduta del regime non ha interrotto le violenze. A farne le spese soprattutto gruppi etnici e religiosi un tempo più vicini al potere: in sei mesi denunciata la morte di 2818 civili. Il ruolo del governo di transizione e la sfida delle associazioni che operano sul campo. “Sicurezza è una parola scomparsa dal dizionario molto tempo fa”, dice Tamara Aboalwan, ricercatrice sul campo e attivista umanitaria originaria di Suwayda, Siria. Lavora per il Syrian for Truth and Justice (STJ) che dal 2016 documenta le violazioni dei diritti umani in Siria, non solo quelle commesse dal regime di Assad.
di Claus Leggewie*
micromega.net, 27 ottobre 2025
Sul caso Sansal, l’Europa deve fare pressioni sull’Algeria. E anche il governo Meloni dovrebbe fare la sua parte. Da quasi un anno lo scrittore franco-algerino Boualem Sansal è detenuto ingiustamente; a giugno è stato condannato a cinque anni di carcere, che sta scontando in un istituto penitenziario nei pressi di Algeri. Sansal, ottantenne malato di cancro, ha pochissimi contatti con il mondo esterno, se non con la moglie, anch’ella malata, e non riceve le cure mediche di cui avrebbe bisogno. Finora non si è avuto alcun segno che il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune intenda concedergli la grazia o espellerlo verso la Francia o un altro paese europeo, come qualche tempo fa si sperava. Dal palazzo presidenziale trapelano di tanto in tanto voci secondo cui il presidente starebbe cercando il momento adatto, dopo aver lasciato passare festività legate alla rivoluzione di liberazione algerina, occasioni in cui di norma vengono rilasciati detenuti comuni.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 26 ottobre 2025
Via alla campagna per il No: la separazione delle carriere altera la Carta. La figlia del Cavaliere: “Stop a 30 anni di veleni”. Ovazione per Ranucci. Adesso la battaglia è ufficialmente aperta. Quasi otto ore di assemblea generale, testimonial di peso venuti nel sabato piovoso fino in Cassazione per sostenere la campagna dell’Anm contro la riforma sulla giustizia. L’ovazione a sorpresa per Sigfrido Ranucci, l’abbraccio per una rockstar come Edoardo Bennato, lo show agrodolce (eppure apprezzato) di Nicola Gratteri, gli applausi per Carofiglio e De Cataldo, le analisi pacate e l’emozione dei giovani tirocinanti.
di Francesco Curridori
Il Giornale, 26 ottobre 2025
L’Associazione Nazionale Magistrati boccia la riforma della giustizia, giudicandola un rischio per l’indipendenza delle toghe e l’equilibrio dei poteri. Annuncia una campagna nazionale contro il progetto. “L’Associazione Nazionale Magistrati non può restare inerte di fronte a una riforma che altera l’assetto dei poteri disegnato dai Costituenti e mette in pericolo la piena realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge”. È quanto si legge nella mozione conclusiva dell’Assemblea Generale dell’Anm, secondo la quale “é giusto dire no”, perché “dire no alla riforma significa difendere la Costituzione, l’equilibrio tra i poteri e la libertà di tutti”.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 26 ottobre 2025
Il dibattito sollevato da Enrico Costa riaccende il confronto sui limiti costituzionali alla partecipazione politica dei magistrati in servizio. Il ruolo dei comitati come “soggetti politici”. Nel dibattito apertosi attorno al ruolo dei magistrati nei comitati referendari, il nodo giuridico di fondo è uno: se tali comitati possano essere considerati “soggetti politici” e, in tal caso, se la partecipazione dei magistrati in carica a essi configuri una violazione del divieto costituzionale di appartenenza a partiti politici. La questione, sollevata da Enrico Costa e accennata anche dal professor Oliviero Mazza, tocca il cuore del rapporto tra indipendenza della magistratura e libertà di espressione politica dei singoli magistrati. Il punto di partenza è l’articolo 98, terzo comma, della Costituzione, secondo cui “si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati”.
di Rocco Romeo*
Il Riformista, 26 ottobre 2025
Quando la critica diventa delegittimazione: l’equilibrio fragile tra autonomia e potere nella magistratura italiana. Nel rapporto, spesso irrisolto, tra magistratura e politica, c’è un confine sottile che separa la critica legittima dalla delegittimazione. È un confine che, negli ultimi anni, appare sempre più labile, e che rischia di trasformare il confronto istituzionale in un’arena di sospetti e accuse reciproche. Il consigliere togato del Consiglio Superiore della Magistratura Tullio Morello ha recentemente richiamato l’attenzione su questo tema cruciale, affermando con chiarezza: “I giudizi sui magistrati sono rischiosi, perché ci delegittimano”. Parole semplici, ma dense di significato. In quella frase si racchiude non solo una preoccupazione corporativa, ma una riflessione profonda sul senso stesso dell’indipendenza della giurisdizione e sulla tenuta morale delle istituzioni repubblicane.
- Marina Berlusconi: “Urgente la riforma della giustizia”
- Bruti Liberati: “È in gioco la democrazia. Il Governo ha ignorato le voci critiche”
- Il bisogno di un’informazione libera per contrastare la spettacolarizzazione mediatica delle violenze
- Puglia. Il Garante dei detenuti: “Colloqui intimi in carcere, boom di richieste”
- Benevento. Omicidio alla Rems di San Nicola Baronia, l’accusato trasferito in carcere










