di Serena Uvale
metropolisweb.it, 18 ottobre 2025
Nelle carceri italiane si continua a morire. Lo conferma la nota di Samuele Ciambriello, Garante Campano delle persone private della libertà personale, relativa alle ultime morti di due detenuti, una delle due per cause ancora da accertare. Solo nel carcere di Poggioreale dall’inizio dell’anno si contano 2 suicidi, 25 tentativi di suicidio, 202 atti di autolesionismo, 3 decessi per cause da accertare e 9 decessi per cause naturali, come ricorda la stessa nota.
di Vinicio Marchetti
avellinotoday.it, 18 ottobre 2025
Nella notte, all’ospedale “Moscati”, è morto Paolo Piccolo. Aveva 26 anni. Da quasi un anno viveva in stato vegetativo, dopo il pestaggio subito nel carcere di Bellizzi Irpino nell’ottobre del 2024. Piccolo aveva trascorso la maggior parte del tempo proprio al “Moscati”, dove era stato ricoverato sin dai giorni immediatamente successivi all’aggressione. Era stato trasferito alla struttura “Don Gnocchi” di Sant’Angelo dei Lombardi, ma un improvviso peggioramento lo aveva costretto a tornare subito in ospedale. “Non possiamo accudirlo”, dissero. Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre il suo cuore ha smesso di battere.
di Dario Crippa
Il Giorno, 18 ottobre 2025
Nel fascicolo i nomi del compagno di cella e quelli dei sanitari che lo hanno visitato. Ci sono tre indagati per la misteriosa morte di un detenuto nel carcere di Monza. L’uomo, 63 anni, italiano, soffriva già di svariate gravi patologie, ma il suo decesso non sembrerebbe dovuto a cause naturali. A insospettire gli inquirenti, la lite avuta il giorno prima con un compagno di cella, finita in infermeria. La vittima infatti avrebbe chiesto aiuto ai medici della casa circondariale per un dolore intenso al costato, conseguenza a suo dire del colpo infertogli dal rivale. Il caso sarebbe stato affrontato con la somministrazione di un antidolorifico e l’uomo sarebbe poi stato riaccompagnato in cella e separato dal compagno.
di Natalino Benacci
La Nazione, 18 ottobre 2025
È una storia terribile quella di Elena. Una storia di abbandono, sfruttamento e solitudine, fino al suicidio, a 26 anni, nel carcere di Sollicciano a Firenze. Originaria della Romania, aveva lasciato la sua famiglia a 14 anni. Una vita segnata dalla violenza e dalla detenzione. Elena era finita due volte in carcere: prima all’Istituto penale minorile di Pontremoli poi a Sollicciano. Quando è arrivata a Pontremoli, qualche anno fa, Elena non aveva nulla se non un grande bagaglio emotivo, affettivo, umano. La ricordano Mario Abrate, ex direttore dell’Istituto e le educatrici Manuela Ribolla e Alessia Leonardi.
di Raffaele Palumbo
Corriere Fiorentino, 18 ottobre 2025
No, non ci siamo. La gravità della situazione nelle nostre carceri si mescola e si intreccia alla situazione che riguarda la governance del sistema penitenziario e passa da un livello a un altro, da un carcere a un altro, da un provvedimento a un altro, come in un groviglio vizioso e senza un comprensibile bandolo della matassa. A Firenze il potenziamento degli organici della Polizia Penitenziaria finisce in farsa. Nonostante le promesse degli organismi preposti dal governo, alla fine sembra di assistere al gioco delle tre carte.
di Paolo Aresi
primabergamo.it, 18 ottobre 2025
Non solo è stato toccato il record del sovraffollamento (605 reclusi su 319 posti), ma è sempre più difficile accedere ai laboratori e alle attività. Il carcere è un quartiere della città, con mille abitanti. Seicento sono detenuti. Il carcere è il quartiere peggiore della città, non soltanto perché gran parte di quelli che ci vivono sono privati della libertà, ma anche perché le condizioni abitative sono al limite del sopportabile. E le prospettive per le persone si sono fatte via via più anguste nell’ultimo anno. Risulta sempre più difficile accedere alle misure alternative e alle possibilità di lavoro e di educazione. Per quali motivi?
di Sandro Marotta
La Stampa, 18 ottobre 2025
Da un carcere sovraffollato a un altro, cambia solo la città: il detenuto che soffre di diabete e obesità è stato trasferito di nuovo, questa volta dal carcere di Genova a quello di Torino. L’ultimo aggiornamento sull’odissea del cinquantenne, che ora pesa tra i 230 e i 260 kg, risale a una settimana fa. “A Torino gli hanno preparato una stanza con un letto bariatrico, su cui sta sdraiato tutto il giorno - spiega Roberto Testi, direttore della Medicina legale dell’Asl Città di Torino - ha anche delle operatrici sanitarie a curarlo”.
di Ludovica Lopetti
Corriere di Torino, 18 ottobre 2025
Il primo agosto 2024 i detenuti appiccarono il fuoco e distrussero celle, uffici, aule e palestra a colpi di sedie e tavoli. Le rivolte scoppiate contemporaneamente al carcere minorile Ferrante Aporti e al Lorusso e Cutugno di Torino la sera del 1 agosto 2024 non furono collegate. O almeno, così la pensano magistrati e polizia giudiziaria che hanno indagato per ricostruire i fatti di quella notte. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale minorile a luglio ha inflitto 35 anni di carcere a 9 minorenni, processati per devastazione, saccheggio, violenza e resistenza. Le pene per coloro che hanno scelto il rito abbreviato vanno da 3 a 4 anni e 8 mesi di carcere, mentre per l’unico che ha scelto il dibattimento la sentenza è attesa l’11 novembre.
gnewsonline.it, 18 ottobre 2025
Rimodellare le aiuole poste all’ingresso del carcere è stato il proposito di un progetto realizzato nella casa circondariale di Spini di Gardolo, organizzato in collaborazione con il Comune di Trento e il Liceo Antonio Rosmini. L’iniziativa, collegata alla manifestazione Fiori in centro, inaugurata a giugno di quest’anno nelle zone centrali della città, e proseguita con la conquista di luoghi periferici, ha previsto che quattro detenuti ammessi al lavoro all’esterno partecipassero a un laboratorio volto ad abbellire gli spazi tramite il verde.
gnewsonline.it, 18 ottobre 2025
L’iniziativa dei penalisti bolognesi “La vita dietro le sbarre: una cella al centro della città”, che avrà luogo questo fine settimana, 18 e 19 ottobre, porterà una cella carceraria nel centro cittadino con l’obiettivo di avvicinare le persone alla vita dei detenuti e sarà una ricostruzione a grandezza reale e fedele nei dettagli. La possibilità di visitare questa installazione, anche se per pochi minuti, permetterà a chiunque di sperimentare in prima persona la spazialità con la quale si rapporta la vita del “ristretto”.
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