di Luciano Violante
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Molte migliaia di cittadini hanno voluto manifestare non solo solidarietà nei confronti delle vittime della guerra di Gaza, ma anche fiducia in un mondo dove i bambini non debbano morire per fame, le popolazioni non siano costrette con la violenza a spostarsi da una tendopoli all’altra. I seggi sono vuoti e le piazze sono piene. L’apparente contraddizione permette di riflettere sul rapporto tra i cittadini e i valori nei quali crediamo. Molte migliaia di cittadini hanno voluto manifestare non solo solidarietà nei confronti delle vittime della guerra di Gaza, ma anche fiducia in un mondo dove i bambini non debbano morire per fame, le popolazioni non siano costrette con la violenza a spostarsi da una tendopoli all’altra, dove gli ospedali non siano bombardati e i feriti non siano operati senza anestesia perché l’esercito occupante ha vietato i farmaci; un mondo in cui nessuno possa impedire di dare biscotti e miele a donne e bambini perché troppo proteici, nè dove un ministro possa dire: se serve un boia ci sono qui io, anche per i bambini.
di Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli
La Stampa, 6 ottobre 2025
Eman Abu Zayed, scrittrice palestinese, ha inviato questa lettera: “A Gaza le scelte della solidarietà in Italia si sono diffuse da un telefono all’altro, portando un barlume di speranza tra le macerie, la fame e le bombe. Le persone inoltravano i video sulle chat guardando riconoscenti le folle italiane. Queste immagini hanno suscitato sorrisi, ormai rari, sui volti di tanti palestinesi”. La lettera è uno splendido commento sulla marea di gente che è scesa nelle strade, formando un fiume lungo mille chilometri da Nord a Sud del Paese, per sostenere il popolo palestinese contro la follia di Netanyahu. Persone di ogni età, ma soprattutto giovani, capaci di mobilitarsi per una causa sacrosanta, vincendo l’indifferenza che troppo spesso li frena. Milioni di persone che hanno sentito l’indignazione per quello che succede a Gaza e si sono risolutamente scosse, in blocco, da un torpore purtroppo abituale. Con la gente che applaudiva dalle finestre.
di Flavia Amabile
La Stampa, 6 ottobre 2025
Il sociologo: “Landini guida una rivolta non sua. I giovani non conoscono il conflitto”. “La manifestazione di sabato? Un corteo di preti”, provoca Giuseppe De Rita, 93 anni, sociologo, fondatore e presidente del Censis. Questo concetto dei preti poi lo spieghiamo. Intanto però sabato a Roma c’era un milione di persone in piazza per Gaza. Più di venti anni fa Sergio Cofferati, all’epoca segretario generale della Cgil, di persone ne radunò tre milioni ma per l’articolo 18. Ora, invece, gli italiani si mobilitano per Gaza, che cosa sta accadendo? “Se lo sapessi farei il capo del governo. È tutto così labile: ci sono milioni di persone in piazza ma non si capisce perché. Dichiarano di manifestare per Gaza ma che cos’è Gaza? È un sentimento collettivo? Un’indignazione collettiva? Una paura collettiva? Un conflitto collettivo?”.
di Diego Motta
Avvenire, 6 ottobre 2025
Viaggio a Novellara, dove l’adolescente pachistana venne uccisa dalla violenza del suo clan. Qui la lotta per l’emancipazione femminile non si ferma. L’ex sindaca Carletti: denunciare resta difficile. Nella terra in cui è morta Saman, la lotta per l’emancipazione femminile resta la vera battaglia da combattere. Lo era prima, a Novellara, Comune del reggiano di 13.500 abitanti, che da trent’anni ospita comunità di stranieri provenienti dal Pakistan, dall’India, più recentemente dalla Turchia. Lo è adesso, che i processi per la morte della giovane pachistana uccisa a seguito di un piano ordito dalla sua stessa famiglia, hanno svelato al resto d’Italia i contorni di un fenomeno già conosciuto da queste parti: quello della segregazione della donna, vittima di clan familiari che rispondono alle regole arcaiche di culture lontane, quello dei matrimoni combinati che sembra un reperto storico nel nostro Paese eppure qui silenziosamente prosegue.
di Lorenzo Mantignoni
Il Giorno, 6 ottobre 2025
“Partiranno domani con un volo charter per Atene”. Con queste parole il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nella tarda serata di ieri ha annunciato (a sorpresa, almeno per le tempistiche) l’imminente rientro dei quindici attivisti italiani che non avevano firmato il foglio di via. “Saranno assistiti - continua - dalla nostra ambasciata nel trasferimento verso l’Italia”. Una buona notizia, dunque, che conclude una giornata, quella di ieri, caratterizzata dai racconti che gli attivisti della Global Sumud Flotilla hanno reso pubblici a proposito della detenzione. Una vera e propria denuncia. “Siamo stati trattati come le vecchie scimmie dei peggiori circhi degli anni Venti”, ha detto il giornalista di Fanpage, Saverio Tommasi, appena rientrato in Italia. “Abbiamo ricevuto botte - ha continuato - nella schiena e in testa. Ci hanno tolto le medicine, e un signore di 86 anni, a cui è stata sequestrata la bomboletta per l’asma, si è sentito male ma non ha ricevuto alcuna assistenza medica”.
di Gian Guido Vecchi
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Il cardinale e patriarca di Gerusalemme: “Il cessate il fuoco sarebbe il primo passo”. Come vede, eminenza, il piano Trump? C’è la possibilità che si arrivi a un’intesa? “Un clima di speranza si percepisce. Anche i media locali qui si mostrano speranzosi, ma con misura. Il fatto è che ci sono tante difficoltà, tanti punti interrogativi. C’è ancora tanto da fare. Tanto. Però questa è una possibilità che non si era mai vista prima”.
di Pier Luigi Vercesi
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
La religiosa comboniana si è raccontata alla rassegna Poeti sociali a Verona. Nata nell’Eritrea in guerra, ha vissuto per 14 anni tra Israele, Cisgiordania e Gaza. “Sono nata in guerra, ho seguito la mia vocazione in guerra, ho pregato tanto per la pace. Poi, vivendo per 14 anni tra Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza, ho smesso di pregare per la pace. Perché ho capito che quella è una guerra diversa da tutte le altre sperimentate sulla mia pelle. Scaturisce dall’assurdo desiderio di due popoli fratelli di eliminarsi a vicenda: io devo vivere e tu no. Così ho cominciato a pregare per la coesistenza. Un rabbino con cui lavoravamo mi ha detto: “Sister, non arriveremo a nulla fino a quando non riscriveremo i nostri libri di scuola, noi ebrei e loro musulmani, perché nella gran parte di quei testi instilliamo la paura dell’altro, da cui sgorga l’odio che ci uccide”.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Per 48 ore in tutto il Paese il capo supremo dei talebani ha ordinato di “prevenire il vizio” e favorire la “moralità pubblica” tagliando completamente la connessione Internet. per le donne la Rete è l’unica possibilità per seguire lezioni online; l’unico sguardo aperto sul mondo; l’unica possibilità di comunicare con più persone contemporaneamente attraverso i gruppi di WhatsApp.
di Irene Famà
La Stampa, 5 ottobre 2025
La sfida del carcere è reinserimento e recupero sociale: lo stabilisce la Costituzione, lo vuole il senso comune di speranza e umanità. E questa sfida, quando si tratta di ragazzi, è ancora più rilevante e significativa. Il passaggio dagli istituti penitenziari minorili a quelli per adulti è estremamente delicato e complesso, soprattutto quando si hanno davanti diciottenni o poco più: troppo grandi per stare con detenuti adolescenti, troppo piccoli per scontrarsi con il mondo dei reclusi adulti.
di Antonella La Morgia
vocididentro.it, 5 ottobre 2025
È ripartito a settembre il digiuno a staffetta “per un carcere umano” per denunciare le condizioni degli istituti di pena, iniziativa che si aggiunge a quella di Rita Bernardini per sollecitare misure contro il sovraffollamento. L’iniziativa che ha unito avvocati delle camere penali e magistrati si è spontaneamente estesa attraverso i social anche ai cittadini. L’idea è nata ai primi di luglio davanti ad un caffè di Milano. Ce lo ha raccontato il magistrato Stefano Celli a cui abbiamo rivolto alcune domande. Stefano Celli è pubblico ministero presso la Procura di Rimini e vicesegretario generale dell’ANM. Ha lanciato l’iniziativa insieme all’Avvocata Valentina Alberta, ex presidente della Camera penale di Milano. Per aderire al digiuno a staffetta si può inviare una mail all’indirizzo
- “Dentro e fuori il tunnel resta sempre buio”
- Padova. Stanze dell’amore per i detenuti: “Così carcere più umano”
- Padova. Stanza dell’amore in carcere, la rivoluzione sessuale e affettiva divide
- Scandurra: “L’affettività in cella non sia un tabù, altre strutture pronte ad attivarsi”
- Napoli. Detenuto muore in carcere. Il Garante: “Condizioni invivibili”










