di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 26 settembre 2025
Si può insegnare la matematica dell’amore? Lì, in classe, cattedra e banchi, qualcuno che si distrae in fondo, i professori a volte eroici a volte spenti? Vale o non vale quella che per molti sarà giusto “una pena” in più? Si può insegnare la matematica dell’amore? Lì, in classe, cattedra e banchi, qualcuno che si distrae in fondo, i professori a volte eroici a volte spenti? Vale o non vale quella che per molti sarà giusto “una pena” in più? Sull’educazione affettiva integrata nel curriculum degli istituti superiori - o, perché no, anche prima - ci dividiamo tra adulti secondo un copione ormai consumato dai talk show televisivi e frantumato dalle risse digitali.
di Gabriele Segre
La Stampa, 26 settembre 2025
Solo la modifica del Consiglio di Sicurezza e del diritto di veto può ridarle incisività nei conflitti. Dopo ottant’anni di onorato servizio, le Nazioni Unite sono ormai clinicamente morte. O almeno così sembrano a molti. Tanto più dopo aver assistito a una settimana di passerelle diplomatiche, con capi di Stato e dignitari da tutto il mondo impegnati a pronunciare soliloqui al limite del surreale o formule ritrite della diplomazia internazionale. Parole rarefatte che evaporano appena proferite, senza quasi mai lasciare traccia concreta. Ma la realtà è più sfumata di quanto appare. L’Onu è oggi schiacciata dal collasso dell’ordine mondiale che l’aveva generata, travolta dalla fine del multilateralismo e da un’epoca che predilige i droni alle colombe della pace. Eppure, uno spiraglio di speranza resiste ancora.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 26 settembre 2025
Solo il 20 per cento della popolazione mondiale vive oggi in un regime democratico; qualche decennio fa arrivava al 60. E ora le democrazie stanno perdendo la propria carica emotiva e i propri valori. Dopo la fine della guerra fredda ci siamo adagiati su due certezze: l’inarrestabilità del processo di occidentalizzazione del mondo e la conseguente inarrestabilità del processo di democratizzazione del mondo. Entrambe le certezze stanno franando. Tra il 22 e il 24 ottobre 2024 a Kazan (800 km a Est di Mosca) si sono riuniti i 36 Paesi del gruppo Brics, animati da una forte motivazione antioccidentale.
di Francesca Sforza
La Stampa, 26 settembre 2025
Con tutti i loro evidenti limiti, gli equipaggi sono uno schiaffo all’immobilismo della politica. Visti dal basso del tempo presente sembrano un’eccentrica pattuglia di spostati, un po’ estremisti, ideologici, tendenzialmente settari, piuttosto litigiosi: hanno buttato fuori una giornalista non allineata, un islamico si è seccato per la presenza di persone della comunità Lgbtq+, e anche dal profilo ufficiale Instagram si capisce che quelli deputati a parlare non sono tutti, ma solo quelli più inquadrati nel ruolo. E però, i componenti dell’equipaggio della Sumud Flotilla - coi loro modi da centro sociale globalizzato, con i loro slogan triti e ritriti - hanno dato uno schiaffo alla diplomazia internazionale talmente forte che si preferisce non parlarne. Per imbarazzo, certamente, ma anche perché le conclusioni da trarre sono quanto mai amare per gli Stati, per i governi e per ogni leader che aspiri a un ruolo nel negoziato mediorientale.
di Murat Cinar
Il Manifesto, 26 settembre 2025
Detenuto dal 2010 per un crimine mai commesso, Serkan Yilmaz è in sciopero della fame da 300 giorni contro il sistema di isolamento che ingoia i detenuti in un buco nero. Serkan Onur Yılmaz è in sciopero della fame da più di trecento giorni. È un prigioniero politico, detenuto in un carcere turco di massima sicurezza e ha smesso di mangiare per protestare contro il brutale sistema di isolamento a cui è sottoposto da quasi un anno. Lo chiamano il “pozzo” perché è come un buco nero. E Serkan Onur Yilmaz non è il solo: insieme a lui, altri otto detenuti sono in sciopero della fame per lo stesso motivo.
di Tommaso Romeo*
Ristretti Orizzonti, 25 settembre 2025
Dove mi trovo io perfino le poche visite dei politici, come quelle di ferragosto, mi ricordano in qualche modo il 2 novembre, la giornata dei defunti. Le carceri assomigliano sempre di più a dei cimiteri. Tutti i nuovi istituti di pena sono stati costruiti lontano dai centri abitati, come i cimiteri e le discariche. Io sono ristretto nel carcere di Oristano, che è situato in aperta campagna. La stazione ferroviaria è distante un bel po’ di chilometri, l’aeroporto più vicino si trova a 100 chilometri, per cui fare il colloquio con i propri familiari comporta molte spese e giorni interi lontani da casa, ma anche lo stesso tribunale di Sorveglianza si trova lontano 100 chilometri, una distanza che influisce tanto anche sull’entrata in questo carcere dei magistrati di Sorveglianza, che infatti si vedono di rado. Io sono qui da due anni e non ho mai incontrato il mio magistrato di riferimento, eppure i colloqui tra detenuti e magistrato sono molto importanti.
di Desi Bruno*
Ristretti Orizzonti, 25 settembre 2025
Come è noto è sempre più pressante il tema del sovraffollamento in carcere (63.160 reclusi per 46.545 posti secondo il dato Uil-Pa Polizia Penitenziaria) e del numero dei suicidi (62 ad oggi dopo la morte di una detenuta nel carcere di Perugia oltre a quello di 3 operatori). A fronte della richiesta, avanzata da più parti, di porre mano ad un provvedimento di clemenza che porti ad una riduzione delle presenze di qualche migliaio (provvedimento di indulto o di liberazione anticipata speciale) il governo, ad oggi, non ha ritenuto di provvedere in tal senso, nonostante l’intervento autorevole del presidente del Senato La Russa che aveva dato segni di apertura, ma di predisporre un piano volto a collocare il maggior numero di detenuti tossicodipendenti presso strutture comunitarie e predisponendo soluzione abitative per i detenuti a fine pena.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 settembre 2025
L’Ufficio per l’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiesto all’avvocata Giovanna Beatrice Araniti un aggiornamento puntuale sul caso di Giuseppe Morabito: lo storico boss ‘ndranghetista che è tuttora al 41bis nonostante la condanna di Strasburgo e il peggioramento del suo stato di salute. La richiesta formale - e la risposta immediata della difesa, che ha trasmesso una relazione dettagliata con sedici documenti allegati - segnano l’innesco di un controllo europeo che potrebbe portare l’Italia davanti al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per omissione di ottemperanza.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 25 settembre 2025
Il testo ora al Senato, ma per le opposizioni si tratta di norme inutili. Poca attrattiva per le applicazioni da remoto. Più tempo in Corte d’appello. Passa alla Camera, e ora il testo approderà in Senato per un voto che dovrà arrivare entro il 7 ottobre, il decreto legge con il pacchetto di misure per provare ad avvicinare l’obiettivo della riduzione della durata delle cause nella misura del 40% nei tre gradi di giudizio. Obiettivo ambizioso, centrale anche negli ultimi accordi con la Commissione europea nel contesto del riconoscimento dei fondi del Pnrr, ma di arduo, se non impossibile, conseguimento, tenuto conto soprattutto del poco tempo a disposizione (giugno 2026).
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 25 settembre 2025
Dopo il flop del bando, il governo modifica il dl 117/2024: domande riaperte, requisiti meno stringenti e indennità più alte per raggiungere gli obiettivi Pnrr. Criteri meno “stringenti” per quanto riguarda i requisiti dei candidati e “migliore” trattamento economico. Dopo il flop del bando per i 500 posti della “task force” chiamata a smaltire, facendo udienza solo da remoto, i processi civili pronti per la decisione ed attualmente pendenti che rischiano di non far raggiungere gli obiettivi del Pnrr, il governo ha dunque deciso di correre ai ripari con alcuni aggiornamenti previsti al dl 117 dello scorso 8 agosto, “Misure urgenti in materia di giustizia”.










