di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 25 settembre 2025
Palestina tra azioni e intenzioni. Rischia di essere un pio desiderio degli europei l’idea di creare un domani migliore per i due popoli in conflitto. La causa palestinese pare esercitare sui giovani occidentali un fascino simile a quello del Vietnam sulla generazione dei nonni. E sarebbe sbagliato ridurre le motivazioni di tanti idealisti alla vergognosa stupidità di chi l’altro giorno ha messo a ferro e fuoco Milano, devastandone la stazione Centrale nel nome di Gaza. Del resto nella Striscia martoriata si trascina da due anni la più classica delle guerre asimmetriche, come insegna Michael Walzer. In questo tipo di conflitto si affrontano un combattente iper tecnologizzato, spesso indifferente ai danni collaterali, e uno che usa quale arma ibrida la propria stessa popolazione, nascondendosi fra le donne e i bambini e facendo così ricadere sul nemico l’onta della loro morte.
di Marco Galluzzo
Corriere della Sera, 25 settembre 2025
La premier negli Usa torna a parlare di odio: c’è chi mi chiama assassina, qualcuno che ha le rotelle fuori posto potrebbe risolvere il problema. “Stiamo facendo le nostre indagini per avere certezze sulle responsabilità, il ministro Crosetto ha autorizzato l’invio di una nave militare per proteggere e assistere, anche se non è autorizzato l’uso della forza, chiaramente la mia condanna è totale”. In una sala privata dell’hotel Peninsula, nel cuore di Manhattan, Meloni si ferma un attimo, per un secondo sembra prendere fiato, ma lo fa per cambiare rotta e puntare l’indice contro gli organizzatori della Flotilla.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 25 settembre 2025
Nella Nota approvata dal Consiglio permanente la Cei ribadisce anche la necessità che “siano liberati gli ostaggi” e appoggia la soluzione dei due Stati. Baturi andrà a Gerusalemme. “Violenza inaccettabile contro un intero popolo”. “Esilio forzato della popolazione palestinese”. “Inutile strage”. Sono parole inequivocabili quelle che arrivano dai vescovi italiani sulla tragedia di Gaza. Contenute nella Nota approvata dal Consiglio permanente che per tre giorni si è riunito a Gorizia, la terra che racconta una riconciliazione possibile oltre gli scontri, le guerre, i nazionalismi e le ideologie. Una Nota targata Cei che è prima di tutto una “denuncia”, come si legge nel testo diffuso oggi. “Perché la vicinanza della Chiesa all’uomo di ogni tempo comporta anche la denuncia di situazioni incompatibili con la sua dignità”, spiega il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, l’arcivescovo Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa in cui presenta il documento.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 25 settembre 2025
Consegnate le lettere dei genitori. Oggi sono 313 giorni che il cooperante veneziano Alberto Trentini è detenuto a Caracas, ma nelle ultime ore è arrivata una notizia che apre un varco di speranza. Dopo oltre 10 mesi di silenzio, l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito, ha incontrato Alberto per la prima volta. La visita, autorizzata il 23 settembre, è stata confermata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani all’Onu a New York. Insieme a Trentini, l’ambasciatore ha incontrato anche Mario Burlò, imprenditore italiano anche lui detenuto in Venezuela, sotto processo a Torino per reati fiscali, arrestato senza accuse il 10 novembre scorso, 5 giorni prima di Alberto e con lui nello stesso carcere El Rodeo I, nello stato di Miranda, a circa 30 chilometri da Caracas. Si tratta delle strutture penitenziarie più dure del Paese, spesso al centro di denunce da parte di organizzazioni umanitarie.
di Gloria Ghiara
Elle, 25 settembre 2025
Valery Zevallos non si limita a creare abiti, ma con il suo brand “Estrafalario” ricuce storie e vite delle donne in carcere che, grazie alla moda, possono riscrivere il proprio futuro. La prima idea di libertà è racchiusa in una cucitura. È così che, tra le alte mura di un carcere femminile di Lima, in Perù, dove le ore sono scandite da chiavi, sbarre e corridoi e dove il tempo scorre pesante, un nuovo ritmo prende il sopravvento: è scandito dal sussurro dell’ago e del filo che attraversano i tessuti, dal rumore metallico di forbici che indovinano la loro linea, dal ronzio delle macchine per cucire.
di Caterina Pozzi*
Il Manifesto, 24 settembre 2025
Pochi giorni fa è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale di detenuti (decreto 24 luglio 2025, n.128) che disciplina l’art. 8 del cosiddetto “decreto svuota carceri” uscito a luglio 2024 e che già aveva destato forti preoccupazioni. Premesso che qualunque misura di comunità alternativa al carcere è da sostenere con forza, questo regolamento porta con sé alcuni rischi e zone grigie: chi potrà accedere alle misure alternative, quali strutture potranno accogliere, per quanto tempo e con quali risorse? I detenuti che potranno beneficiare di queste misure sono persone senza domicilio, povere e con “problematiche derivanti da dipendenza e disagio psichico, che non richiedono il trattamento in apposite strutture riabilitative”.
di Pino Corrias
Vanity Fair, 24 settembre 2025
Due riforme gioverebbero alla magistratura. Non la separazione delle carriere che servirà solo a metterla sotto controllo politico, ma per prima la più ovvia: soldi, uomini, computer, semplificazione dei codici, per dimezzare il tempo infinito dei processi. In realtà strada scomoda per chi i tribunali li teme. La seconda, utile quanto gli alfabeti giudiziari, riguarda la “formazione dei magistrati in materia di esecuzione delle pene”. La proposta risale al 2006, ma nasce addirittura vent’anni prima, da due galantuomini, Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora, e prevede “un tirocinio in carcere” di quindici giorni (e quindici notti) obbligatori per ogni giovane magistrato prima di andare a sedersi sulle alte sedie dell’accusa e del giudizio nell’aula del processo, dove transiteranno i destini degli imputati e quelli delle vittime. E in quei quindici giorni sperimentare in prima persona il carcere: cosa significa respirarlo, sentirne i rumori, la puzza, la solitudine, la clausura delle sbarre e delle serrature.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 24 settembre 2025
Gli obiettivi del Pnrr sono lontani: meno venti punti percentuali. La giustizia italiana inciampa sempre nell’ordinario: organizzazione fragile, personale amministrativo insufficiente, digitalizzazione a metà. Dossier da studiare. Il governo e il Parlamento discutono di riforme costituzionali della giustizia. Bene, benissimo: separazione delle carriere, ruolo del Csm, nuove architetture. Ma intanto, mentre le bandiere sventolano, il terreno dell’ordinario resta accidentato. E lì si annida il vero ritardo. Basta guardare il dossier appena depositato due giorni fa alle Camere sul decreto legge giustizia. A fine 2024 gli arretrati civili erano stati ridotti, ma per rispettare i target Pnrr bisogna ancora definire 200 mila procedimenti pendenti nei tribunali e 35 mila nelle corti d’appello entro giugno 2026. Un anno e mezzo per svuotare interi magazzini giudiziari. E la riduzione della durata media dei processi civili, il famoso disposition time, si è fermata al -20,1 per cento rispetto al 2019: l’Europa ci chiede il -40 per cento. Mancano venti punti percentuali in diciotto mesi, roba da record mondiale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 settembre 2025
Carriere separate, correnti spaccate tra è chi è pronto a esporsi in piazza e chi dice: “Non possiamo allestire banchetti col Pd”. “Non vogliamo trovarci mica a fare un banchetto accanto a quelli del Partito democratico”. All’interno dell’Associazione nazionale magistrati si è aperto informalmente il dibattito sulle prossime iniziative da intraprendere in vista del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. E le posizioni dei gruppi associativi, per il momento, non sembrano allineate. Si dividono, come in passato su altre questioni, tra interventisti e moderati. La domanda che si pongono ora è la seguente: è opportuno e proficuo promuovere una raccolta firme attraverso il neonato comitato “A difesa della Costituzione e per il No al referendum”? Com’è noto, esso è nato in seno al “parlamentino” dell’Anm, ma sarà aperto a esponenti della società civile per spiegare le ragioni della contrarietà alla riforma targata Carlo Nordio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 settembre 2025
C’è un filo sottile che separa l’inchiesta dalla manipolazione, la verità dalla rappresentazione teatrale. Quando questo confine si sfuma all’interno delle istituzioni preposte alla lotta alla mafia, il rischio è che un organo politico come la Commissione antimafia diventi un luogo privatistico, piegato a interessi personali. È quanto emergerebbe dalle intercettazioni che hanno coinvolto il senatore pentastellato Roberto Scarpinato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato dalla Procura di Caltanissetta per aver presumibilmente insabbiato indagini scaturite da una segnalazione dell’allora procuratore Augusto Lama di Massa Carrara sui rapporti tra i mafiosi Salvatore e Antonino Buscemi e la Ferruzzi-Gardini, una delle tante multinazionali in affari con Cosa nostra. Parliamo degli stessi nomi già citati nel rapporto “mafia-appalti” redatto dai Ros su impulso di Giovanni Falcone.
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