di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Parla Michela Di Biase (Pd): “Smantellano un modello di giustizia che ci invidiavano tutti. La risposta alla violenza si dà nei quartieri, non con le retate o le carceri. È un altro tassello dello smantellamento del sistema della giustizia minorile italiana, un modello di riferimento anche a livello internazionale che questo governo sta demolendo a colpi di decreti sicurezza. Il punto è semplice: si vuole superare la specificità del nostro ordinamento, fondato sulla valutazione caso per caso della capacità di intendere e di volere del minore, tenendo conto del suo percorso di crescita, della maturità e della concreta capacità di comprendere il significato delle proprie azioni. Con questo provvedimento si introduce invece una presunzione di capacità tra i 14 e i 18 anni. È una scelta ideologica perché hanno fallito sulla vera risposta che servirebbe: sostegno alle fragilità, percorsi di inclusione sociale, investimenti nell’educazione e nella riduzione delle diseguaglianze.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 25 luglio 2026
Il razzismo sistemico degli Stati Uniti e il clima da far west che da contraddistingue la nazione guidata da Trump “ha avuto presa anche in Italia”. Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Associazione nazionale dei partigiani (Anpi), legge nelle vicende del gioielliere che si è fatto giustizia da solo e nella morte, mentre era nelle mani della polizia, di Abderrahim Fakir, “un segno pesantissimo di imbarbarimento e di americanizzazione della società”. “Le due storie, pur molto diverse tra loro, ricordano quel clima da far west, sempre presente negli Usa, che è esploso in tutta la sua virulenza con l’Ice, il gruppo di squadristi che è una specie di guardia del presidente, è molto preoccupante”
di Viviana Daloiso
Avvenire, 25 luglio 2026
Parla il presidente delle toghe minorili Claudio Cottatellucci, che interviene anche sul nodo dell’imputabilità: “Il ddl del governo smonta il principio rieducativo e il modello fondato sulla persona. I magistrati continueranno a fare accertamenti come oggi”. I casi in cui gli under 18 vengono ritenuti incapaci di intendere e di volere “sono rarissimi”. Da giovedì sera, quando il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sulla giustizia minorile, Claudio Cottatellucci ha letto e riletto il testo parola per parola. Poi è ripartito daccapo, Costituzione e giurisprudenza alla mano.
di Gigliola Alfaro*
agensir.it, 25 luglio 2026
La dilagante violenza tra i giovanissimi rappresenta una sfida complessa per la società odierna, ma quale risposta possono trovare la politica e la società di fronte a questa emergenza? Il Governo prova a dare una risposta con il disegno di legge “Modifiche in materia di imputabilità del minore”, approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio, che prevede “una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto”. Ma è questa la strada giusta? Lo chiediamo a Gennaro Pagano, psicologo psicoterapeuta, coordinatore del Patto educativo delle diocesi di Napoli, di Pozzuoli e di Ischia.
di Teresa Valiani
Il Manifesto, 25 luglio 2026
“La nuova norma sull’imputabilità dei minori? È un provvedimento che serve a mostrare la faccia feroce per motivi di propaganda, ma statisticamente e a livello pratico non cambia niente”. Il presidente del Tribunale per i minorenni di Genova, Domenico Pellegrini, ha trascorso le ultime due settimane visitando tutte le 14 comunità che in città ospitano i minori stranieri non accompagnati diventati obiettivi di raid organizzati. “Dopo le aggressioni avvenute nei mesi scorsi contro questi ragazzi, c’era bisogno di incontrarli, di parlare con loro, riagganciando i fili sempre più fragili con la società civile, per evitare che, reazione su reazione, si degenerasse ancora. Ma chissà cosa hanno pensato, poi, quei ragazzi vedendo in tv chi legittimava la vendetta privata in ogni caso”.
di Federica Nannetti
Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Lo scontro sulla “compressione” da parte dei poliziotti. Gli esami sul corpo di Abderrahim Fakir, morto a Bologna durante un intervento della polizia. L’avvocato Anselmo: “Asfissia violenta da compressione”. Il legale dei poliziotti: “Nessun esubero di forza”. Qualche punto fermo e molti altri ancora da chiarire, destinati a portare avanti quello scontro tra le parti già iniziato negli ultimi giorni: dalle oltre sei ore di autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa al Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra da due agenti di polizia, sono emersi sangue vivo nei polmoni e uno schiacciamento.
Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2026
La Corte costituzionale dichiara illegittimo il divieto automatico di tre anni per l’accesso ai benefici penitenziari dopo la revoca di una misura alternativa. La preclusione sarà ora commisurata alla pena residua, nel rispetto dei principi di ragionevolezza e finalità rieducativa della pena. Con la sentenza numero 149, depositata ieri, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 58-quater, comma 3, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui prevede, in caso di revoca di una misura alternativa alla detenzione, il divieto di concessione di nuovi benefici penitenziari, per un periodo di tre anni dal momento in cui “è stato emesso il provvedimento di revoca indicato nel comma 2”, anziché “per un periodo pari alla metà della pena residua e, comunque, non superiore a tre anni, decorrente dal momento in cui è stato emesso il provvedimento di revoca indicato nel comma 2”.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 25 luglio 2026
La Prefettura non può emettere un’interdittiva antimafia senza avere prima valutato, attraverso una motivazione espressa e adeguata, la possibilità di applicare le misure meno afflittive della prevenzione collaborativa. La verifica non può rimanere implicita né essere compiuta successivamente dal giudice amministrativo per colmare le lacune del provvedimento. È il principio ribadito dalla terza sezione del Consiglio di Stato, che ha accolto parzialmente l’appello presentato dall’avvocato Oreste Morcavallo nell’interesse di una società operante nel settore edile. I giudici di Palazzo Spada hanno riformato la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, sezione di Parma, e annullato l’interdittiva disposta il 26 gennaio 2023 dalla Prefettura di Reggio Emilia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Rimane allibita, Irene Testa. La garante sarda delle persone private della libertà personale ha saputo dai giornali che giovedì mattina il ministro della Giustizia Carlo Nordio era a Uta, nella casa circondariale “Ettore Scalas”, per inaugurare il nuovo reparto destinato al 41 bis. Nessun invito, nessuna comunicazione preventiva all’ufficio che per legge vigila su quelle celle. “Il mancato coinvolgimento delle istituzioni regionali rappresenta uno sgarbo istituzionale”, scrive Testa in una nota diffusa a fine giornata. E chiude con la seguente frase: “Il confronto tra le istituzioni non è una cortesia, ma un dovere, soprattutto quando si parla di carcere, sicurezza, diritti e legalità”.La cerimonia si è svolta nel più assoluto riserbo.
di Emiliano Abramo*
Quotidiano di Sicilia, 25 luglio 2026
La rivolta di Catania, con 400 detenuti coinvolti su 422, l’ultimo segnale di un sistema al collasso. Mentre il ministro Salvini intensifica le sue visite in carcere alimentando il pensiero di una strumentalizzazione della sofferenza dell’oramai famoso gioielliere Roggero (Un ministro dei trasporti perché va in carcere? Perché contesta la legge sulla Privacy voluta da lui e dal suo partito? Perché promette un seggio parlamentare quando dovrebbe sapere che la grazia sospende la pena ma non la condanna e quindi l’incandidabilità?), le carceri italiane vivono da anni in una condizione di sofferenza strutturale. È in Sicilia che questa crisi assume contorni più netti, più crudi, più difficili da ignorare: il sovraffollamento, la carenza di personale, l’inadeguatezza degli edifici e l’assenza di un vero progetto rieducativo sono elementi che si intrecciano in un quadro che non è più emergenza ma piuttosto è normalità. Una normalità che brucia, che logora, che esplode.
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