di Irene Famà
La Stampa, 16 giugno 2025
I nuovi reati - dall’omicidio nautico al cyberbullismo - e le aggravanti introdotti dal Governo Meloni produrranno un enorme aumento dei periodi di reclusione. Dai rave party al decreto sicurezza, il governo Meloni sembra avere due filoni chiave: introdurre nuove norme e inasprire le pene. Secondo i calcoli di autorevoli penalisti, che prendono a riferimento i reati più importanti, le modifiche introdotte prevedono, in più rispetto alla legislazione precedente, da un minimo di quaranta ad almeno duecento anni di reclusione. Per gli algoritmi dell’intelligenza artificiale, che prendono in considerazione anche il rafforzamento della cybersicurezza e l’omicidio nautico, si superano i quattrocento anni di carcere.
di Accursio Gallo*
Il Messaggero, 16 giugno 2025
Dai casi Cogne e Avetrana, fino a Garlasco, Perugia, dal caso di Yara, passando per le ultime cronache di femminicidio, ogni tragedia reale si trasforma in una saga da palinsesto. Le trasmissioni si moltiplicano, le dirette web si rincorrono, i talk-show sostituiscono le aule di giustizia. Il dolore si consuma in prima serata, la verità viene piegata allo share. E così le trasmissioni dedicate a casi giudiziari, prima destinate esclusivamente ad alcune trasmissioni “specializzate”, stanno sconfinando in gran parte dei programmi di approfondimento televisivo.
di Pierfrancesco De Robertis
today.it, 16 giugno 2025
Nei giorni scorsi sono state riaperte a Bologna le indagini sulla “Uno Bianca”, la banda di rapinatori e assassini che misero a ferro e fuoco l’Emilia a inizio degli anni Novanta. Oltre trenta anni fa, e nel frattempo coloro che sono stati condannati hanno quasi del tutto scontato le pene che erano state loro inflitte. Nei giorni scorsi la procura di Palermo ha rimesso mano al fascicolo sull’assassinio di Piersanti Mattarella. Due settimane fa in Portogallo si è tornati a parlare della scomparsa di Madeleine McCann, la bambina inglese di sette anni sparita e mai più ritrovata. Nuove ricerche da tecniche non disponibili all’epoca.
di Francesco Palmieri
Il Foglio, 16 giugno 2025
Snaturamenti e abusi ci sono, ma meglio una sicurezza superflua di un improvvido ottimismo. Il disagio e l’irrinunciabile aura di gloria, le fughe in incognito e le sirene spiegate. Così vivono i minacciati illustri. Don Blasco, che aveva visto “i bei tempi” di casa Uzeda di Francalanza, si ricordava ancora di quando suo padre, il principe Giacomo XIII, poteva contare ben “venti cavalli in istalla”. Si valutava così, dallo sfoggio di carrozze e destrieri, l’importanza di una famiglia nella Sicilia crepuscolare raccontata ne “I Viceré” da Federico De Roberto. Forse ancora così si soppesa, centotrentun anni dopo l’uscita del romanzo, la rilevanza pubblica di un personaggio: basta sostituire alle carrozze le auto blindate e ai destrieri gli uomini di scorta.
Il Roma, 16 giugno 2025
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli: “Evitare il rischio che si sostituisca all’uomo”. Intelligenza artificiale, crollo delle “vocazioni” e un futuro, quello della professione forense, che oggi più che mai appare sotto minaccia. “L’approccio dell’avvocatura deve essere positivo e costruttivo. Per questo motivo è necessaria la nostra partecipazione attiva alla determinazione delle nuove regole”.
di Daniele Pisano
italiachecambia.org, 16 giugno 2025
Un approfondimento sulle colonie penali, sistema ad oggi poco valorizzato ma che può essere rivisto in funzione (anche) di una maggiore garanzia di diritti delle persone detenute. In Sardegna esistono tre penitenziari in cui le persone detenute vivono sotto un regime diverso, lavorando all’aperto e rientrando in cella solo la sera. Non si tratta delle più conosciute carceri di Uta, Bancali o Badu e Carros, ma delle colonie penali agricole di Is Arenas, Isili e Mamone. In un articolo pubblicato qualche settimana fa parlavamo del sistema penitenziario italiano come di una scatola nera, difficile da capire e da raccontare: le colonie penali sono ben nascoste all’interno di quella scatola nera, tanto da diventare, per molti versi, un vero e proprio buco nero istituzionale.
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 16 giugno 2025
Un convegno in consiglio regionale per iniziativa dei garanti territoriali. Oggi 16 giugno 2025 alle ore 16.00 nella sala Giancarlo Siani del consiglio regionale della Campania, centro direzionale di Napoli, Isola F13, si svolgerà un convegno organizzato dal garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della regione Campania, Samuele Ciambriello. Una riflessione sulle principali problematiche della realtà penitenziaria: i suicidi in carcere, il sovraffollamento, la situazione di quanti devono scontare meno di un anno di carcere senza avere reati ostativi, sulla necessità di dar luogo a provvedimenti deflattivi.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 16 giugno 2025
Si terrà nella mattinata di oggi, 16 giugno, l’autopsia sul corpo di Adam Compaore, il 34enne morto nella giornata di giovedì 12 giugno all’Ospedale Maggiore di Parma. È finito qui, direttamente nel reparto di Rianimazione, dal carcere di via Burla di Parma. Dopo un breve ricovero in terapia intensiva è deceduto. È l’ennesima morte nel penitenziario di Parma. Nel corso del 2024 ci sono stati quattro suicidi. Ma in questo caso l’ipotesi del suicidio è stata esclusa da subito. Adam sarebbe morto per le conseguenze di una caduta, dovuta ad un malore.
di Giulio Rocco
quotidianomolise.com, 16 giugno 2025
Il 52enne campano sarebbe morto suicida lo scorso 12 giugno: i familiari pretendono verità e annunciano l’autopsia. Presentata anche una denuncia ai carabinieri. La morte di Stefano Papa, detenuto 52enne originario della Campania, avvenuta nei giorni scorsi nel carcere di Campobasso, ha sollevato numerosi interrogativi da parte della sua famiglia. Secondo quanto comunicato da un sindacato di Polizia Penitenziaria, l’uomo si sarebbe tolto la vita lo scorso 12 giugno. Tuttavia, i familiari - i figli Ciro, Maria e Salvatore - chiedono chiarezza sulla dinamica dei fatti e vogliono accertare con precisione le cause del decesso.
di Francesco Li Noce
genovatoday.it, 16 giugno 2025
Dal sovraffollamento al degrado, il report di una visita al carcere di Genova Marassi racconta un sistema in sofferenza. Detenuti psichiatrici isolati, persone malate abbandonate a sé stesse, strutture fatiscenti e servizi sanitari ridotti al minimo. Un viaggio dentro luoghi dove la pena si trasforma in marginalità. Celle sovraffollate, muri pieni di muffa, detenuti malati senza assistenza adeguata e tempi di attesa fino a 50 minuti per ricevere i soccorsi in caso di emergenza.
- Firenze. “Regime di massima sicurezza”, il nuovo numero della rivista Jacobin Italia
- Roma. Quando le parole dei detenuti diventano poesia
- Bannati e oscurati. Libertà e diritti sotto attacco nei nuovi feudi dei social network
- Dal referendum sulla Brexit al voto rumeno. Tik-tok e gli altri contro le democrazie
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