Ristetti Orizzonti, 16 giugno 2025
Domani a Firenze la presentazione della rivista Jacobin Italia. Martedì 17 giugno alle ore 18, presso la sede de la Società della Ragione nell’Area San Salvi (Padiglione 35) a Firenze, si terrà la presentazione del numero della rivista Jacobin Italia intitolato “Regime di massima sicurezza”, dedicato al carcere e all’ossessione securitaria che permea sempre più le politiche italiane. L’evento, organizzato da La Società della Ragione, vedrà gli interventi di Vincenzo Scalia, professore associato di Sociologia della Devianza all’Università di Firenze, Katia Poneti, filosofa del diritto che lavora presso l’Ufficio del Garante dei Detenuti della Regione Toscana, e Jasmine Raffaelli del Collettivo Rosso Malpolo.
di Alessio Nannini
romasette.it, 16 giugno 2025
Presentato il libro “Prima Morte”, frutto dei laboratori portati nelle carceri da Asia Vaudo e Allegra Franciosi, di Free from chains. La testimonianza di Maurice Bignami, ex Prima Linea. Nel pomeriggio di sabato 14 giugno si è svolta nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice la presentazione di Prima Morte, un libro che raccoglie l’esperienza di Asia Vaudo e Allegra Franciosi, giovani poetesse e docenti di Free from chains, progetto ideato per portare nelle carceri i laboratori di composizione creativa. Il volume raccoglie le parole dei detenuti degli istituti penitenziari di Rebibbia, Regina Coeli, Poggioreale. Ci sono parti in prosa, scritte da Asia e Allegra, e altre in versi, opera di chi sta scontando la propria condanna.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 16 giugno 2025
Le piattaforme social, in genere accostate all’immagine dell’agorà ateniese, sono nell’opinione di chi scrive, più simili ai feudi medievali, anche se con qualche distinguo, e i loro utenti più vicini ai mezzadri, che ai cittadini di una polis. In primo luogo l’agorà è la piazza, un luogo pubblico, in cui vengono prese decisioni per la collettività e la pubblica autorità esercita la sua giurisdizione. I feudi invece appartengono al sovrano, che concede al feudatario, al signorotto, di amministrarli, a patto che quest’ultimo gli versi gli utili derivanti dalle attività del feudo e gli giuri fedeltà. Il feudatario a sua volta da in concessione parti del territorio datogli dal sovrano ai mezzadri, perché lo coltivino e gli rendano la metà degli utili derivanti dall’attività agricola (a grandi linee).
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 16 giugno 2025
Ormai esiste un modello ricorrente con piattaforme opache, algoritmi manipolabili e attori esterni capaci di influenzare milioni di persone. Quando nel giugno 2016 il Regno Unito votò per uscire dall’Unione europea nessuno aveva previsto la vittoria dei leave. Istituti di sondaggi e media tradizionali erano infatti convinti che la Gran Bretagna non avrebbe compiuto un simile salto nel buio. Ma chi già allora navigava nei meandri dei giovani social network sapeva che nel Paese tirava tutto un altro vento.
di Mauro Calise e Fortunato Musella*
Il Dubbio, 16 giugno 2025
Sono il nuovo oro nero, ambìto da imprese e governi di tutto il mondo. Come in passato il petrolio. Tutti alla rincorsa dei dati digitali, le tracce che lasciamo in una realtà virtuale dove sino a poco tempo fa ci sembrava di “andare”, e che invece ha inghiottito le nostre vite. Basti pensare che quindici anni fa ogni persona in rete era in possesso di un solo device, nel 2010 la media sale a uno e mezzo, nel 2020 arriveremo a 7 device a testa, in un ambiente iperconnesso che segnala una assoluta novità rispetto al passato. Trascorriamo online sei ore al giorno, di cui almeno due su una piattaforma di social media.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 16 giugno 2025
I social network sono davvero degli spazi liberi sui quali far circolare le opinioni? Più volte molti esperti hanno rilevato che il sistema studiato da Facebook è poco trasparente. E in questa opacità è possibile bloccare temporaneamente o per sempre la pagina di qualche utente considerato “indisciplinato”. Regole poco chiare, ai più sconosciute, basate sulla cooperazione tra i filtri dell’Intelligenza artificiale e controllori umani posti a valle della catena di verifica. I controllori umani danno la precedenza agli algoritmi per setacciare le pubblicazioni e solo dopo che un contenuto è ritenuto inappropriato viene inviato un alert ad un team di moderatori per la decisione finale sulla rimozione o meno di un post e sulla permanenza o meno del titolare del profilo. Gli “abitanti” delle piattaforme devono dunque sottostare alle regole di chi le ha ideate e costruite. Sul rischio di censura sui social abbiamo parlato con il professor Salvatore Sica, ordinario di Diritto privato nell’Università di Salerno.
di Domenico Agasso
La Stampa, 16 giugno 2025
Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera, don Luigi Ciotti: “La mia parrocchia è la strada. Una volta la polizia a Torino mi prese per spacciatore. Il Papa? Bene i richiami alla pace”.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 16 giugno 2025
Mezzo di pura eliminazione dell’avversario senza più lo scopo di risoluzione delle contese. La crisi degli equilibri internazionali e delle culture politiche che hanno comunque retto l’Occidente nel corso del secondo dopoguerra si sta ormai manifestando così radicalmente da doverci indurre a considerazioni che vanno ben oltre gli avvenimenti attuali, per quanto tragici, e il giudizio sui loro protagonisti, per quanto detestabili ci appaiano. Possono le potenze statuali che oggi si confrontano raggiungere una politica di pace? Non intendo il “pacifismo” idea regolativa, che vorrebbe metter fuori legge la guerra, bensì la concreta costruzione di una rete di patti e regole, che ogni Stato può sancire nel proprio assetto istituzionale, rendendola così positiva.
di Elena Loewenthal
La Stampa, 16 giugno 2025
La guerra semina morti. Lo fa da sempre, quella è la sua vocazione da che mondo è mondo, o meglio dal tempo in cui l’umanità s’è inventata un tale strumento di distruzione. Che sia barbara o inevitabile, di sopraffazione o difesa, ogni guerra porta con sé la morte: di soldati, condottieri e soprattutto civili. Uomini, donne e bambini che la guerra non la fanno ma ci precipitano dentro in un giorno più o meno qualunque e da quel giorno per loro tutto cambia. Non c’è pezzo di umanità che, prima o poi, non sia stata anche vittima della guerra. E che in quella guerra muore - senza non di rado sapere né troppo né poco del perché di quella guerra e della propria morte. Sotto le bombe, nel fuoco che divora la propria casa, faccia a faccia con una mitragliatrice che spara all’impazzata.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 16 giugno 2025
Non contro il popolo israeliano ma contro il governo di Israele: mentre i missili continuano a piovere tra Teheran e Tel Aviv almeno ottomila persone da mezza Italia si sono ritrovate a Marzabotto per marciare fino a Monte Sole, i luoghi dell’eccidio nazifascista del 1944, per chiedere di fermare la strage di Gaza. Almeno ottomila. Possono sembrare pochi paragonati agli ormai milioni sotto le bombe tra Iran e Israele, Yemen e Gaza, e domani chissà. Ma tanti invece, sotto un sole torrido, in marcia sull’asfalto per chilometri, pensando che di questi tempi perfino tra chi invoca la pace è fatica non farsi la guerra. Guerra non di bombe ma di sigle, distinguo, se-sfilano-loro-non-veniamo-noi. Non questa volta però.
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