di Mario Di Vito
Il Manifesto, 22 febbraio 2025
Il sottosegretario politicizza la sua sentenza. Ma l’unica vera toga rossa voleva assolverlo. L’Anm: “È la prova che la separazione delle carriere non serve a nulla”. Giovedì sciopero. La storia è sempre la stessa: se un giudice prende una decisione sgradita all’esecutivo finisce al centro del mirino. E così la condanna a otto mesi del sottosegretario Andrea Delmastro per la rivelazione di conversazioni segrete dell’anarchico Alfredo Cospito al 41 bis, ha portato al centro del palco allestito per la gogna mediatica filogovernativa i tre giudici che hanno emesso la sentenza. “È un dato di fatto che il collegio fosse fortemente connotato dalla presenza di Magistratura democratica”, ha detto Delmastro tornando sulla sua condanna. Da lì l’attenta analisi della biografia dei magistrati dell’ottava sezione penale del tribunale di Roma. Il presidente, Francesco Rugarli, è l’unico iscritto a Md, ma da nessuna parte si trovano tracce delle sue attività all’interno della corrente. Né di grandi prese di posizione pubbliche, se si esclude la volta che venne tirato in mezzo a una polemica insieme ad altri magistrati napoletani che avrebbero accompagnato i propri figli alla manifestazione contro il Global forum che si tenne a Napoli il 17 marzo del 2001 (vale la pena ricordare che ai tempi c’era un governo di centrosinistra).
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 22 febbraio 2025
Il sottosegretario, condannato per rivelazione del segreto, è stato blindato dalla premier. Rimane con la delega alle carceri, dove potrà veder crescere il “suo” dipartimento per sedare le rivolte, blindare il 41 bis, benedire il nuovo regolamento per gli agenti. Non solo “resta al suo posto”, dopo la condanna a otto mesi per rivelazione del segreto, come dice Giorgia Meloni. Ma il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, potrebbe consolidare ulteriormente il potere nell’ufficio su cui ha le deleghe. Il Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che gestisce le carceri. Quelle stesse carceri nelle quali si reca spesso senza visitare chi li popola perché (citazione) “non mi inchino alla Mecca dei detenuti”. Che il sottosegretario goda di una sorta di adorazione da parte di un pezzo di quel mondo - soprattutto parte della Polizia penitenziaria - è cosa nota. “Lo chiamano per nome, Andrea, hanno il suo numero personale”, ci dice una fonte ben informata.
di Iuri Maria Prado
linkiesta.it, 22 febbraio 2025
Riforme andate male: fascicoli in aumento e processi più difficili per chi vi ricorre, mentre la mediazione forzata sposta un problema senza risolverlo. Messe in campo per il PNRR, dopo qualche anno le nuove norme sulla giustizia civile hanno creato un sistema con più fascicoli e meno diritti. Il fatto che le riforme in materia di giustizia messe in campo da qualche anno a questa parte rischino di non raggiungere gli obiettivi verso cui erano preordinate, cioè il soddisfacimento dei criteri del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), costituisce il segno più appariscente ma meno grave dell’inadeguatezza di quegli interventi normativi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 febbraio 2025
L’Esecutivo tira dritto sul limite di 45 giorni, ma M5S e Pd stigmatizzano l’assenza di esponenti di via Arenula. È iniziata ieri mattina alla Camera la discussione generale del Ddl, a prima firma del senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, sulle “modifiche alla disciplina in materia di durata delle operazioni di intercettazione”. Il testo, già approvato dal Senato, prevede che le intercettazioni telefoniche e ambientali “non possono avere una durata complessiva superiore a quarantacinque giorni, salvo che l’assoluta indispensabilità delle operazioni per una durata superiore sia giustificata dall’emergere di elementi specifici e concreti, che devono essere oggetto di espressa motivazione”. La modifica non riguarda i reati di mafia e terrorismo. La seduta è iniziata con l’illustrazione della relazione da parte del deputato di FI, Tommaso Calderone.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 febbraio 2025
Il ministro della Giustizia ha negato il coinvolgimento del Dap ma resta oscura l’identità del corpo di polizia acquirente del software. In questi giorni, lo scandalo legato allo spyware Graphite della società israeliana Paragon Solutions ha sfiorato la Polizia penitenziaria. Durante il question time alla Camera di mercoledì scorso, si è rotto il “silenzio” che il governo - tramite Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio - aveva invocato appena 24 ore prima, appellandosi all’articolo 131 del regolamento parlamentare e definendo il caso come “classificato”, dunque di competenza del Copasir. A rispondere all’interrogazione di Italia Viva è stato il ministro della Giustizia Nordio, il quale ha confermato che nel 2024 nessuna persona è stata intercettata da strutture finanziate dal suo ministero né dalla Polizia penitenziaria.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 22 febbraio 2025
Adesso che si è rimesso in piedi, dopo il ricovero in ospedale e le prime cure, mentre sconta una misura cautelare per resistenza a pubblico ufficiale ed è accusato di omicidio stradale insieme al carabiniere che guidava la pattuglia lanciata a folle velocità al loro inseguimento per otto chilometri, Fares Bouzidi, il giovane alla guida dello scooter su cui viaggiava il 19enne Ramy Elgaml la notte in cui morì, ha denunciato in Procura i quattro carabinieri del Nucleo radiomobile di Milano che lo avrebbero “speronato” il 24 novembre 2024 e che avrebbero messo in atto un vero e proprio depistaggio, con false dichiarazioni e omissioni.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 22 febbraio 2025
Un detenuto di 58 anni, Giuseppe Spagnulo, è morto nel corso della nottata tra giovedì 20 e venerdì 21 febbraio all’ospedale Maggiore di Parma. Le cause della morte sono in corso di accertamento ma, secondo le prime informazioni, si tratterebbe di un decesso dovuto a cause naturali. Secondo le prime informazioni la morte sarebbe avvenuta verso l’una. Gli era stata concessa la detenzione all’interno della struttura ospedaliera, visti i suoi problemi di salute. Giuseppe Spagnulo era stato condannato all’ergastolo insieme alla moglie Francesca Angiulli per l’assassino dell’ex carabiniere Antonio Cianfrone, avvenuto a Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno, il 3 giugno del 2020.
ansa.it, 22 febbraio 2025
“Durante la riunione abbiamo evidenziato come la scelta di chiudere l’Icam di Lauro, l’unico Istituto a custodia attenuata per madri detenute del Mezzogiorno aperto nel 2016, tra l’altro, con un grosso finanziamento di circa un milione di euro realizzato per ristrutturare quello che in precedenza era l’Icatt (istituto a custodia attenuta per il trattamento delle tossicodipendenze) appare assolutamente dannosa. Il rischio è, che d’ora in poi, da Roma in giù alle detenute madri sarà precluso il rispetto del principio della territorialità della pena, non potendo godere del loro diritto alla difesa, al reinserimento nel territorio, nonché il diritto a conservare relazioni dirette con i propri familiari.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 22 febbraio 2025
È una piccola storia, di quelle che non escono sui giornali, o vengono relegate in un trafiletto. Eppure vale la pena raccontarla, perché la realtà delle carceri somiglia più a questa vicenda che non alle polemiche sull’ultima battuta del ministro o sulla penultima dichiarazione dell’onorevole. Siamo a Bologna, nella casa circondariale Dozza. Un carcere che ha 500 posti di capienza regolamentare e 853 detenuti. Sovraffollamento grave, dunque. Eppure proprio qui il ministero della Giustizia - tramite il Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - ha in programma di installare una sezione speciale per giovani detenuti “difficili”. La motivazione ufficiale è quella del sovraffollamento degli Istituti minorili (Ipm): ci sono in tutta Italia 610 minori detenuti su 500 posti regolamentari. Sovraffollamento grave anche qui, quindi.
di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 22 febbraio 2025
Settanta detenuti dell’Alta sicurezza della Dozza saranno spostati nel carcere di Fossombrone. A riferire l’arrivo del provvedimento che dispone il trasferimento è stato il Garante regionale per le persone private della libertà, Roberto Cavalieri. Uno spostamento propedeutico all’arrivo, alla Casa circondariale bolognese, di altrettanti giovani adulti che saranno trasferiti dagli istituti minorili del centro nord. Un provvedimento, annunciato come temporaneo, che è già stato fortemente contestato dagli organi di rappresentanza dell’avvocatura e visto con preoccupazione dallo stesso garante che ha commentato la notizia di ieri con un “Si è passati ai fatti”.
- Siena. “Ne vale la pena”, per un nuovo futuro oltre il carcere
- Roma. Rivolta nel carcere minorile: “Detenuti barricati in cella appiccano incendi”
- Modena. Detenuto denuncia di essere stato pestato in cella dagli agenti
- Asti. “Una penna per due mani”: il libro che unisce studenti e detenuti
- Brescia. “Progetto carcere”, con Uisp sport e inclusione nelle carceri di Verziano e Nerio Fischione











