di Mariano Turigliatto*
Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2025
Questo è l’effetto della propaganda. A volte la percezione è davvero lontana dalla realtà, quando poi si parla di immigrazione la forza della propaganda della paura finisce per annebbiare perfino le menti più lucide. Prendiamo il caso dei minori stranieri non accompagnati (MSNA). Dei loro viaggi sappiamo parecchio, per fortuna c’è chi li racconta. Meno sappiamo delle loro storie in Italia, del loro percorso verso la maggiore età, dell’impatto con le istituzioni, insomma della loro accoglienza. Per questo sono particolarmente preziosi i dati dell’ultimo rapporto semestrale di approfondimento rilasciato dal Ministero del lavoro e delle Politiche sociali. Cominciamo dal “particolare”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 23 febbraio 2025
Rispetto ai centri d’oltre Adriatico il governo è a un bivio, ma entrambe le strade sembrano senza via d’uscita. Che fine ha fatto il decreto che avrebbe dovuto trasformare i centri albanesi in Cpr? Il governo ha lasciato trapelare la notizia due settimane fa, dando la cosa per fatta. Poi si sono rincorse le dichiarazioni dei Fratelli d’Italia e le indiscrezioni sugli uffici legislativi al lavoro per i dettagli. Mercoledì 12 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto al parlamento che oltre Adriatico un Cpr c’è già e il suo “utilizzo non determinerà, o non determinerebbe, alcun costo aggiuntivo”. Quel condizionale, nascosto in un inciso, poteva sembrare superfluo ma era l’unico passaggio rilevante. Anche perché qualche ora dopo il vicepremier Antonio Tajani ha tagliato corto: “Albania? Non ne abbiamo ancora parlato”. Infatti nel Cdm di quattro giorni fa il decreto non s’è visto.
di Felice Florio
L’Espresso, 23 febbraio 2025
Il rimpatrio di Almasri, figlio degli accordi libici del 2017 e frutto di scelte politiche indifferenti ai destini degli uomini, dice il cappellano dell’ong Mediterranea Saving Humans. Il mare è salvezza. Il mare è morte. La differenza la fa un equipaggio, a bordo di una nave, che strappa dalle onde centinaia, migliaia di sconosciuti. Don Mattia Ferrari è il cappellano dell’ong Mediterranea Saving Humans. Ha 31 anni e una preparazione fisica che gli consente di passare lunghi periodi nel Mediterraneo, a salvare persone. “Noi li soccorriamo, loro ci salvano”, ribatte. A causa delle minacce ricevute dalla mafia libica impegnata nel traffico di migranti, vive sotto vigilanza radiosorvegliata.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 23 febbraio 2025
La non collaborazione del ministro Nordio, la mancata perquisizione del torturatore da parte delle autorità italiane e il suo rimpatrio in Libia. Il procuratore Khan accusa gravemente l’Italia che “ha esposto le vittime e i testimoni, nonché le loro famiglie, al rischio potenziale di gravi danni”. Il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan ha chiesto formalmente di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite per il rilascio del torturatore libico Osama Njeem Almasri. L’inchiesta era stata aperta nelle scorse settimane dopo che le autorità italiane avevano prima arrestato e poi liberato il capo della polizia giudiziaria di Tripoli, riportandolo in Libia a bordo di un volo di stato. Secondo il procuratore Khan, il governo italiano non ha rispettato i suoi obblighi derivati dall’articolo 87 comma 7 dello statuto della Corte penale internazionale e ha deliberatamente deciso di non cooperare con l’Aia per consegnare Almasri alla giustizia.
di Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2025
In Trump we trust: sulla scia di Donald per Trentini libero. Gli Usa hanno avviato una relativa distensione con Maduro: la diplomazia degli ostaggi potrebbe giovarsene, come fu per Cecilia Sala. Potrebbe partire anche un digiuno a staffetta per alzare l’attenzione sul caso di Alberto Trentini, l’operatore umanitario veneziano della ong Humanity & Inclusion detenuto ormai da oltre 100 giorni in Venezuela dove fin qui non ha neppure potuto ricevere una visita consolare. Una petizione su change.org ha già superato le 74.500 firme, c’è una pagina Facebook molto attiva: “Non lasciamo che diventi invisibile”. Le iniziative si moltiplicano soprattutto in Veneto per la liberazione di Alberto, 45 anni, laurea in Storia a Ca’ Foscari, master nel Regno Unito su gestione delle emergenze e sanificazione dell’acqua e grande esperienza di cooperazione internazionale dall’Europa al Medio Oriente, dall’Africa all’America Latina. Legato a una giovane venezuelana, era andato laggiù a lavorare con i disabili per la ong francese, premio Nobel per la pace nel 1997 per la sua campagna contro le mine antiuomo, ed è finito in carcere in un momento delicatissimo per il Venezuela.
di Armanda Colusso Trentini
La Repubblica, 23 febbraio 2025
Sono cento giorni che viviamo senza sentire la voce di Alberto. Un’eternità per noi e per lui. Il mio pensiero fisso, la mia preghiera costante è che Alberto esca dall’isolamento e abbia la possibilità di telefonarci. Se potessi sentirlo, gli direi che lo pensiamo costantemente, di resistere, di non mollare mai e di avere fiducia nel nostro impegno a riportarlo a casa. Gli racconterei della vicinanza e della solerzia commuovente di amici vecchi e nuovi che si stanno adoperando per la sua liberazione. Abbiamo scritto anche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiederle di percorrere tutte le strade, domandando se necessario il contributo di istituzioni anche di altri Paesi per porre fine il prima possibile alla detenzione di nostro figlio.
Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2025
Il Garante nazionale dei detenuti scrive a Nordio. Il principio fissato oltre un anno fa dai giudici costituzionali è rimasto sulla carta. Il Garante nazionale delle persone private della libertà ha inviato nei giorni scorsi una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio per “conoscere quali misure di rango legislativo e regolamentare” voglia adottare per dar seguito alla sentenza della Corte costituzionale a tutela del diritto all’affettività delle persone detenute, pronunciata ormai oltre un anno fa. Accogliendo il ricorso di un detenuto nel carcere di Terni, la Consulta aveva affermato il diritto della persona ristretta possa svolgere i colloqui con il coniuge o il convivente senza il controllo a vista del personale di custodia, quando non ci siano ragioni giuridiche o di sicurezza. E aveva ipotizzato la creazione “unità abitative” all’interno degli istituti dove poter esercitare il diritto all’affettività in “un ambiente di tipo domestico”.
di Diego Mazzola
L’Unità, 22 febbraio 2025
Continuo a sognare a occhi aperti che un bel giorno vedremo crollare il Sistema Penale sotto la valanga dei suoi fallimenti e contraddizioni e che siano rasi al suolo tutti gli istituti carcerari penali di questo mondo. Già Aldo Moro credette al superamento del Sistema Penale, che da sempre si è basato sulla sofferenza procurata a chi viene recluso. In pratica, stiamo parlando di tortura, perché il carcere è tortura. Attenzione, dunque, quando si usano termini come “penitenziario”, “esecuzione della pena”, perché “pena” è solo ciò che ci muove quando vediamo il dolore negli occhi di animali e di persone sofferenti: il resto, se procurato, è solo tortura.
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 22 febbraio 2025
Un governo compatto a difesa del sottosegretario Delmastro, ma silenzioso sulla ministra Santanchè, attacca i magistrati. Le conseguenze della condanna del sottosegretario meloniano alla Giustizia, Andrea Delmastro, per rivelazioni di notizie che dovevano rimanere segrete, sono ancora in incubazione. Ma nell’immediato si inasprisce il conflitto istituzionale tra politica e magistratura. E da giovedì la premier Giorgia Meloni ha due membri del governo impigliati in questioni giudiziarie: Delmastro e la ministra del Turismo, Daniela Santanchè. Su entrambi Palazzo Chigi ha scelto una linea di difesa netta in nome del garantismo, seppure venata di imbarazzo. Semmai, a colpire è la differenza con la quale i due casi sono stati accolti da FdI, il partito di Meloni.
di Cataldo Intrieri
Il Domani, 22 febbraio 2025
Con la nuova ondata di polemiche contro le toghe dopo la condanna del sottosegretario Delmastro, l’esecutivo rivela una sorta di lapsus: quella di immaginare anche in regime di separazione delle carriere la prevalenza del parere del pm e la sua signoria del processo. Fraintendimento tecnico o disvelamento di un pensiero recondito? Come prevedibile la condanna del sottosegretario Andrea Delmastro, uomo del cerchio magico meloniano, ha scatenato l’ennesima ondata di polemiche. Era successo già quando egli fu rinviato a giudizio per decisione del Gip di Roma nonostante il contrario avviso della procura che aveva sollecitato l’archiviazione della denuncia a suo carico. Allora diversi esponenti del governo, a partire dalla premier e dallo stesso guardasigilli, avevano manifestato stupore per non dire indignazione di fronte alla scelta di un giudice di disattendere il parere del pm che loro ritengono testualmente “il padrone dell’azione penale”. Alla luce del varo della separazione delle carriere conviene soffermarsi su questa concezione assolutista del processo penale e se dietro essa si celi molto più di quello che l’imminente riforma lasci trapelare.
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