di Paolo Lambruschi
Avvenire, 25 giugno 2025
I “Paesi terzi”, aggettivo quasi rassicurante, meritano sempre una attenzione particolare. Specialmente se un organo della magistratura autorizza un governo a deportarvi migranti. Riepilogo veloce. La Corte suprema degli Stati Uniti ha accolto ieri la richiesta d’urgenza del presidente Donald Trump di riprendere le espulsioni dei migranti verso Paesi diversi dalla loro patria, compresi luoghi come il Sud Sudan, e con un preavviso minimo. La decisione rappresenta, secondo gli osservatori politici, una vittoria significativa per l’amministrazione Trump, la quale aveva sostenuto che un tribunale di grado inferiore avesse usurpato la propria autorità ordinando al Dipartimento della sicurezza interna di fornire ai migranti un avviso scritto su dove sarebbero stati indirizzati, nonché la possibilità di contestare l’espulsione adducendo come motivazione il timore di essere torturati. I tre giudici liberal della Corte hanno espresso dissenso. Gli altri sei sono conservatori, tre dei quali nominati da Trump durante il precedente mandato.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 25 giugno 2025
Istituzioni forensi mobilitate per i colleghi: il caso dell’Ordine di Istanbul al centro del convegno organizzato dai Coa di Brescia e Cremona. In Turchia l’avvocatura è sotto attacco. Pochi mesi fa l’Ordine degli avvocati di Istanbul - il più grande al mondo con quasi 70 mila iscritti -, presieduto dal costituzionalista Ibrahim Kaboglu, è stato dichiarato decaduto con l’accusa di “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica” e “diffusione di informazioni fuorvianti”. Inoltre, nello scorso fine settimana l’avvocato Mehmet Pehlivan, difensore del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu (nel frattempo sospeso dalla carica), in carcere da marzo con l’accusa di corruzione, è stato arresto per la seconda volta. Uno scenario inquietante in cui gli avvocati, sempre più spesso, sono assimilati ai loro assistiti con conseguenze dirette sul loro operato.
di Adalgisa Marrocco
huffingtonpost.it, 25 giugno 2025
L’accusa chiede di raddoppiare in appello la pena per lo scrittore franco-algerino, ottantenne e malato di cancro, accusato di “attentato all’unità nazionale” e detenuto dal novembre scorso. Il verdetto atteso il primo luglio, diplomazie al lavoro per una grazia presidenziale. Dieci anni di reclusione per un uomo di quasi ottant’anni, affetto da un tumore alla prostata. È la richiesta avanzata dalla procura della Corte d’appello di Algeri nei confronti di Boualem Sansal, scrittore franco-algerino detenuto dal 16 novembre 2024 con l’accusa di aver attentato all’unità nazionale. Il verdetto definitivo, riporta Le Figaro, è atteso per il 1° luglio, ma la pena richiesta dal pubblico ministero equivale, di fatto, a una condanna a morte.
Ristretti Orizzonti, 24 giugno 2025
La giustizia minorile italiana sta vivendo una fase di regressione drammatica. Un sistema un tempo all’avanguardia in Europa sta oggi rinnegando i suoi stessi principi fondativi, virando verso una logica esclusivamente punitiva e abbandonando il suo approccio educativo. L’Associazione Antigone, Defence for Children Italia e Libera, hanno lanciato un appello urgente per fermare la deriva repressiva e riaffermare il ruolo della giustizia minorile come spazio di accompagnamento, reinserimento e tutela.
di Asia Buconi
L’Unità, 24 giugno 2025
In Italia la giustizia minorile vive una fase critica, o meglio, una vera e propria crisi. Il sistema - che un tempo faceva scuola anche in Europa - si sta trasformando da educativo a punitivo e repressivo. Una deriva denunciata in un appello pubblico da Antigone, Defence for Children Italia e Libera. La richiesta delle associazioni è chiara: quello strumento deve tornare ad essere uno spazio di accompagnamento, reinserimento e tutela dei giovani. A parlare dell’urgenza di un cambio di rotta immediato sono le cifre: dal 2022 ad oggi, il numero di ragazzi detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (Ipm) è cresciuto del 55%, passando da 392 a 611 presenze.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 24 giugno 2025
Un’autentica sicurezza non si può costruire solamente con cancelli e sbarre. Bisogna conoscere le relazioni che si creano nella popolazione detenuta. La città di Genova si stringe attorno al carcere cittadino e affronta con forza il drammatico episodio accaduto all’istituto penale Marassi all’inizio di questo mese. Nelle scorse ore, su iniziativa del Garante regionale dei diritti dei detenuti, oltre 200 persone tra operatori sociali, avvocati, medici, insegnanti, semplici cittadini hanno firmato un appello per farsi carico di un percorso di accompagnamento per il giovane seviziato per giorni nel buio di quelle mura. Un ragazzino appena 18enne entrato in carcere in attesa di giudizio sarebbe stato sequestrato da quattro detenuti per due giorni, tra il 1° e il 3 giugno, e sottoposto a brutali sevizie che andrebbero dalla violenza fisica a quella sessuale, dalle ustioni con olio bollente ai tatuaggi sulla faccia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 giugno 2025
I legali di Cospito segnalati per un saluto con baci e stretta di mano: la linea (troppo) sottile tra empatia e inaccettabile complicità, secondo il regime del “carcere duro”. “Reato di abbraccio” : ancora non è nel nostro codice ma è questo che ci viene in mente pensando a quanto successo ai due avvocati dell’anarchico Alfredo Cospito, Flavio Rossi Albertini e Maria Teresa Pintus. Entrambi sono stati segnalati, su input del Gom (Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria), dalla direzione del carcere di Sassari all’Ordine degli avvocati per aver salutato il loro assistito, ristretto al 41bis, con due baci sulle guance e una stretta di mano al termine di un colloquio.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 24 giugno 2025
Dietro le sbarre di Montacuto, Matteo ha potuto avviare un percorso di consapevolezza e rinascita. Il racconto degli incontri che gli hanno permesso di cambiare. “Quello che ho fatto è un macigno che peserà sul mio cuore finché avrò vita. Da sei anni cerco di darmi le ragioni di quel gesto. Per molti sono stato e rimarrò per sempre un mostro, ma sto facendo un faticoso percorso di consapevolezza che spero diventi la premessa per un’esistenza che non rimanga prigioniera del male compiuto”.
di Vitalba Azzollini*
pagellapolitica.it, 24 giugno 2025
È allo studio un nuovo meccanismo di tutela per gli agenti in servizio che feriscono o uccidono una persona, ma restano dubbi su tempi, controlli e sul rispetto della Costituzione. Negli ultimi tempi, diversi esponenti del Governo hanno intensificato le richieste di modificare le regole che disciplinano le indagini nei confronti degli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti nell’uccisione di una persona mentre erano in servizio. Il 22 giugno il segretario della Lega Matteo Salvini ha annunciato che il suo partito proporrà in Parlamento l’introduzione del cosiddetto “Codice blu”, “una tutela per le forze dell’ordine che non saranno più indagate in automatico qualora sparassero durante un’attività di servizio”.
di Olivero Mazza
Il Riformista, 24 giugno 2025
Sulle impugnazioni penali spira sempre più impetuoso il vento efficientista. Dalla prima tempesta tropicale delle proposte formulate nel 2014 dalla Commissione ministeriale si è passati attraverso le Sezioni Unite Galtelli del 2016, la riforma Orlando del 2017 per finire con l’uragano, tuttora in atto, della riforma Cartabia. Il clima estremo del furore efficientista è animato da uno smaccato sfavor impugnationis. La questione cognitiva si considera risolta già in fase di indagini, il giudizio di primo grado è conseguentemente pletorico, mentre ulteriori gradi di giudizio sono sterili superfetazioni, in sostanza perdite di tempo. Proprio il fattore tempo è divenuto l’ossessione del processo breve ad ogni costo, soprattutto a discapito delle garanzie che sono l’essenza stessa della procedura penale.
- La scarsa continuità fra l’abuso d’ufficio e il “nuovo” peculato
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